AUDAX DIY 02-2018

Ovviamente mi sbagliavo quando pensavo di avere messo nel sacco il peggio dell’ inverno con il brevetto di gennaio. Credevo di fare una furbata ad aspettare fine mese: “sono vicino a marzo, ci sarà una tiepida temperatura” mi dicevo. Non avevo fatto i conti con il Buran:

Il buran, (in russo: буран?, in italiano buriana) è un vento di aria gelida, a volte molto forte, caratteristico delle steppe della pianura sarmatica, a ovest degli Urali.

Quindi con l’ unica giornata disponibile concomitante con previsioni meteo che davano neve a bassa quota, mi sono avventurato verso nord con la speranza di una previsione poco veritiera. Di nuovo a sbagliarmi ero io. Ovviamente.

Come metto il culo in sella e raggiungo la pista ciclabile della Valle del Sarca iniziano i primi fiocchi, dapprima inconsistenti, poi, mentre risalgo verso nord la neve si fa più fitta. A Càdine è una vera tormenta, pista ciclabile imbiancata e neve che mi si appiccica addosso: mi fermo per vestirmi prima della discesa su Trento, dove spero di trovare condizioni migliori. Il bus de vela si rivela più impegnativo del previsto, con parte della carreggiata ricoperta da uno strato bianco che mi costringe a stare nel mezzo della corsia. Per fortuna è ancora presto e il traffico è modesto e, forse, più attento del solito vista la bufera in corso.

Il bar che avevo pensato come controllo e dove speravo di scaldarmi, mangiare qualcosa e fare il punto della situazione, è chiuso, quindi mi tocca ragionare in fretta. Dal cielo cadono fiocchi del diametro di 2/3 centimetri e non sembra diminuire.  Se giro a destra in 2 ore sono a casa,  se giro a sinistra in 2 ore sono a Bolzano. Mi dico che se proprio continua a nevicare fino a Bolzano posso sempre salire su treno, e giro a sinistra.

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Il Bicigrill di Faedo appare come un miraggio nel deserto, ma è reale, e soprattutto è aperto! Intravedo le stufe accese all’ interno dove fare asciugare i miei guanti mentre mi bevo un cappuccino con un’ ottima fetta di torta. Scambio quattro chiacchiere con le ragazze che stanno dietro al bancone, oggi poco indaffarate visto il clima, e prima di salutare prometto una visita anche al mio ritorno.

Il conta passaggi a Egna dice che sono il 5° di oggi sulla ciclabile. Con il vento che soffia forte alle mie spalle e la neve che ha smesso di cadere dal cielo, mi godo il paesaggio mentre mi avvicino al giro di boa. A Bolzano arrivo all’ ora di pranzo, ma visto che non mi voglio fare spennare in piazza Duomo, scatto una foto e riparto subito.

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Come esco dalla città mi rendo subito conto che mi aspetta una lunga e dura battaglia contro il Buran, che adesso è pronto a rallentarmi a tutta forza. Complice forse un insieme di fattori (stanchezza, stomaco vuoto, freddo) ho un vero e proprio cedimento: sono costretto a calare giù il 34 con una velocità di punta che non raggiunge i 20km/h. Sbando e arranco. La topografia della ciclabile con i suoi interminabili rettilinei non aiuta di certo. Poco prima di Salorno trovo un piccolo punto di ristoro e ne approfitto per riempire la borraccia di succo di mele, poi riparto subito con in mente una sola cosa: il bicigrill!

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Nonostante siano passate da poco le 15:00 mi viene comunque data la possibilità di consumare un pasto caldo; un bel piatto di penne al ragù seduto comodamente al riparo dal gelo è proprio quello che mi serviva per rimettermi in sesto prima della tirata finale fino a casa. Ancora 65 km circa e potrò dire che è fatta. Mezz’ oretta di relax, poi esco e mi infilo addosso tutto quello che mi sono portato. Per inciso, ecco com’ ero vestito:

  • intimo: maglia smaccata Rapha merino/mesh + maglia m/l Rapha merino + calzini Oxeego invernali in lana merino;
  • salopette Assos con inserti antivento;
  • smanicato felpato reduce da una Maratona delle Dolomiti;
  • giacca softshell Rapha in Polartec Alpha;
  • buff + berretto Rapha in lana merino + cappellino Assos antipioggia;
  • guanti Assos pesanti + copriguanti Assos impermeabili;
  • giacca Endura hardshell in membrana impermeabile;
  • copripantaloni 3/4 antipioggia/antivento/antifreddo/antitutto Rainlegs (5 stelle+++);
  • scarpe invernali in Gore-Tex Sidi + copriscarpe pesanti invernali.

Sembra un’ esagerazione ma mi è servito tutto e non ho sudato. Grazie alla temperatura molto bassa (sul finale di giornata era a -3 con una media di tutto il giro di 0°) la traspirazione dei capi è rimasta ottimale.

Tra Trento e Rovereto devo accendere le luci. Credevo sarei già stato a casa a quest’ ora, ma poco male, sono attrezzato bene e mi pare pure che il vento stia calando. Ne approfitto per assaporare questi ultimi istanti di una giornata parecchio intensa dove ho potuto apprezzare la bellezza e la solitudine, se vogliamo, del ciclismo invernale.

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Audax DIY 01-2018

Tra i buoni propositi del 2018 c’ è quello di completare il Randonneur Round The Year o RRTY, challenge iniziato lo scorso anno ma che purtroppo non sono riuscito a terminare. Si tratta “semplicemente” di portare a termine almeno un brevetto da 200km al mese per un anno intero.

Va da se che i mesi invernali sono quelli più duri e credo che con quello fatto oggi il più difficile me lo sono messo alle spalle, forse.

La sveglia suona alle sei, tutti dormono. Quando alzo la tapparella della sala per fare entrare Leo – il nostro gatto – mi accorgo con dispiacere che il giardino è tutto bagnato. A dire la verità sta proprio piovendo. In una giornata normale avrei  chiuso la finestra e me ne sarei tornato a letto. Oggi no. Anche se solo in maniera virtuale sono iscritto ad un brevetto da 200km. Non ci sarà nessuno ad aspettarmi alla partenza o all’ arrivo, no, il percorso è frutto della mia immaginazione: preparato sul pc con Openrunner è stato inviato all’ organizzatore dell’ Audax UK che se ne occupa e che controllerà la mia traccia GPS a giro concluso per approvarla e omologarla.

Dopo aver fatto colazione mi vesto, porto con me qualche capo in più che infilerò nella frame-bag (guanti di ricambio, una giacca impermeabile e un gilet termico) e scendo in garage a prendere la bici. Poco dopo le 07:00 sono in strada, ancora al buio. L’ asfalto è bagnato ma non piove. Supero il centro di Arco semi deserto in questo sabato festivo e mi dirigo verso il Garda approfittando delle luci cittadine per risparmiare le batterie della lampada “buona”, un led lampeggiante per ora mi basta. C’ è sempre il rischio di terminare al buio con un giro da 200km invernale, meglio usarle con cautela.

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Il percorso inizia con il lato della Gardesana Occidentale, che anche se presenta le gallerie più lunghe e strette è il mio versante preferito; molto più vario, dinamico e selvaggio, non mi annoia mai. Le macchine che mi superano sono poche e provo a non pensare alla distanza che ho davanti da percorrere. La sensazione non è delle migliori, stanotte ho dormito poco e male, e so che di sicuro oggi ci sarà da soffrire. Ma so anche che fatta questa le altre saranno più facili, la prima volta è sempre la peggiore.

Finite le gallerie inizia la pioggia: sulla discesa verso Gargnano viene giù sostenuta, così anticipo la pausa colazione che di solito faccio dopo Salò. Quando esco dal bar il vento si è portato via il grosso, rimane qualche gocciolina che a tratti mi accompagnerà per tutta la giornata. Mi rimetto in marcia senza vestirmi ulteriormente, sono un po’ umido ma già a Toscolano Maderno il corpo si è riscaldato. Il primo controllo sarebbe a Portese, al km55, ma visto che la sosta l’ ho già fatta mi porto avanti e non mi fermo ulteriormente; non servono timbri in questo caso, basterà la traccia GPS.

Passo dalle “mie” stradine, quelle che ho scoperto nella tracciatura del Solstizio d’ Inverno: è uno dei momenti più interessanti del giro del lago, mi toglie un po’ dal traffico passando da piccoli paesi. A Solarolo il Garmin mi fa un regalo: scopro il “Keutenberg del Garda” o così chiamato su Strava. Un vero e proprio muro che mi porta in centro paese. Di soddisfazione, ma meglio non inserirlo nel Solstizio!

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Il resto della traversata scorre senza intoppi, un po’ di vento contro, un po’ di pioggia, un po’ di traffico, come sempre. A Malcesine decido di fare una pausa, è già da sei ore che sono in giro e non mi sento troppo in forma. Un toast confezionato, coca e caffè, non proprio un pranzo da re ma almeno butto giù qualcosa di caldo. All’ interno del bar si guarda il mondiale di Slalom Gigante che va in scena a Kranjska Gora, bellissima località Slovena dove siamo stati questa estate in vacanza. La durezza del Vrsič Pass è ancora vivida nei miei ricordi.

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Non piove più, perlomeno. Ma la gamba proprio non gira. Male al sedere, un po’ di dolori alla schiena, rifletto sul mio ostinarmi a fare lunghe distanze con posizione in sella e set-up del mezzo race-oriented. Forse è giunto il momento di tornare indietro e rivedere alcune cose riguardo alla bici. Poco dopo incontro Silla, lui va nella direzione opposta: un breve saluto mentre è alle prese con le brugole per regolare la nuova sella (tra l’ altro la stessa che sto utilizzando io di recente, una Brooks Cambium C13) e ci separiamo.

A Torbole prendo la pista ciclabile della Valle del Sarca che mi accompagnerà per i restanti 50km, un bel sollievo dopo tutta la giornata passata nel traffico e il modo migliore di concludere il giro. Devo farmi forza quando attraverso Arco per non andare a casa, ma l’ omologazione attende, si tira dritto.

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L’ ultimo controllo virtuale è a Santa Massenza ma sono costretto ad anticipare la fermata al bar Ideal di Sarche. Ci arrivo sotto una pioggia battente. Mai idea fu più sensata, cioccolata calda e strudel di pastafrolla mi rimetteranno in sesto. È una violenza psicologica abbandonare l’ ambiente caldo e accogliente del bar, ma ormai manca poco. Un messaggio a casa per avvisare dei miei progressi e riparto rinvigorito con la consapevolezza che dopo il giro di boa avrò il vento a favore fino a casa.

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Il giro come l’ ho fatto oggi ricalca quello dell’ edizione 0 del mio Solstizio d’ Inverno e dato che quest’ anno non lo avevo ancora pedalato, la toppa è meritata, parola di organizzatore!

Il mio #Festive500 n.4

Più di 80.000 partecipanti, quasi 20.000.000 di km percorsi, 18.000 finisher. Numeri impressionanti. Per chi non lo conoscesse è il Rapha Festive. Una sfida lanciata per la prima volta nel 2010 che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni. Insomma, una mossa pubblicitaria ben riuscita direi. A differenza di tutte le sfide “digitali” di Strava, è una delle poche che prevede per tutti i finisher una toppa commemorativa, motivo in più per non gettare la spugna e tenere duro fino alla fine.

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500km, 8 giorni, dal 24 al 31 Dicembre. Di solito, a complicare le cose, per me cade sempre in una settimana lavorativa, e così è stato anche quest’ anno. Complice il meteo favorevole e due giorni di turno di riposo, ammetto però che dei quattro conclusi (2010-’13-’16-’17) è stato il mio Festive più facile.

Mi è sempre piaciuto pensare al Festive come ad un semplice ed essenziale stimolo all’ uscire in bici, seguendo la filosofia con cui il challenge è stato creato. In linea di massima da solo, perché è così che mi piace pedalare. Senza cercare l’ estremo nell’ estremo.

Giorno 1

Ho imparato che è meglio portarsi avanti da subito, gli inconvenienti sono sempre dietro l ‘angolo, il meteo in primis trattandosi di uscite invernali. Visto che il 24 Dicembre lavoravo ho deciso di fare una doppia uscita: 60km lungo il lago all’ alba prima di andare a lavoro e successivi 40km in Valle del Sarca in pausa pranzo. L ‘alba sul Garda è stato un meraviglioso e motivante modo di iniziare il Festive.

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Giorno 2

Dopo il giorno di Natale rigorosamente passato in famiglia, S. Stefano bisogna pedalare. Ma il meteo non partecipa. La pioggia mi fa accorciare i 100km previsti della metà, ma mi accontento. Come sempre se piove e devo uscire vado giù per il lago lato Limone per sfruttare le gallerie al coperto. Ne viene fuori un’ uscita divertente in clima tipicamente #Festive500

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Giorno 3

Altro giorno di riposo e si riparte con un giro del lago. 150km sono una distanza fattibile anche se non sono troppo allenato sul lungo. Alle 07:00 sono già in strada, al buio, ma voglio essere di ritorno presto. Presto è relativo, con le pause varie impiego sempre 7 ore. E’ giornata di vento forte da Nord: da Peschiera fino a casa è un’ agonia, arrivo finito ma soddisfatto e dentro di me so che la prossima volta sarà più facile.

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Giorno 4

Il giorno dopo. Gambe stanche, una breve uscita in pausa pranzo e altri 50km nel sacco. Però ne viene fuori uno degli scatti preferiti di questo Festive. Ne mancano solo 150.

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Giorno 5

Ultima uscita, altro giro del lago. Mi sento fortunato a poter passare mezza giornata per conto mio. Il tempo sembra buono, ma alla partenza il freddo è intenso, almeno per la prima ora. Purtroppo un muro di nebbia copre il basso lago e di sole ne vedrò poco, ma la gamba è sorprendentemente buona e ne approfitto. Merito di tutti i chilometri della settimana?

Come di solito quando faccio il lago mi concedo una sosta lunga per colazione dopo Salò, per il resto brevi pause borraccia e fisiologiche. Oggi sul lago c’ è il mondo, in fin dei conti è domenica: approfitto di un gruppetto che conosco e mi faccio tirare sul rientro da Torri a Malcesine. L’ andatura in gruppo sostenuta mi rendo conto non è più cosa per me, mi diverto poco, si viaggia parecchio e l’ unica cosa che vedo è la bici di quello che mi precede. Poco prima che mi stacchi da solo, uno del gruppo salta e gli altri lo aspettano. Non li rivedrò più.

Rientro con calma assaporando con gusto quella sensazione appagante di aver concluso di nuovo il Rapha Festive500. Buon Anno a tutti di grandi pedalate, ci vediamo nel 2018!

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Esperienze dal Solstizio

E’ già da alcuni anni che non riesco a pedalare la mia randonnée del Solstizio, il prezzo da pagare dell’ organizzatore. Quindi, visto che non posso raccontarvi di persona come è andata (parlarvi del mio “turno” da 13 ore al bar ad aspettare tutti sarebbe abbastanza noioso!) qui di seguito trovate alcune delle esperienze condivise sul web.

La magia del Solstizio è unica, grazie a tutti voi per renderlo possibile.

Le foto fatte da Oxeego (grazie infinite Carlo e Maurizio per la vostra disponibilità e per aver passato un’ intera notte a servire the caldo all’ ultimo controllo!):

Sesta edizione della classica Randonnée invernale in notturna, 200km tra la Valle del Sarca e il Lago di Garda.

Posted by Oxeego on Monday, December 18, 2017

 

Il racconto di Giuliano:

https://randonneepercaso.wordpress.com/2017/12/19/16-dicembre-randonnee-solstizio-d-inverno/

Il racconto di Christian e Christopher (in Inglese):

http://www.lieblingstouren.de/the-longest-night/

Il video di Andrea:

 

Il racconto di Cristiano:

https://bestieparde.wordpress.com/2018/01/30/solstizio-dinverno-e-quattro/

Se siete a conoscenza di altri racconti lasciate un commento e li aggiungerò alla lista.

Rapha #festive500 2016

2010, 2013, 2016. Neanche a farlo apposta ma sono riuscito a chiudere un Festive 500 ogni tre anni. Impegnarmi per il prossimo nel 2019 non mi pare male come idea, vista la fatica fatta per chiudere questo.

Con le condizioni climatiche che stiamo vivendo da ormai lungo tempo nell’ area Nord-Est dell’ Italia non si tratta certo di un Festive epico. Avevo pensato a una cosa un po’ diversa per rendere il challenge più interessante ma poi durante il corso della settimana le gambe hanno deciso diversamente. Ed ho finito per concludere la prova con un senso di insoddisfazione mista a non-appartenenza per quello che stavo vivendo.

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Ogni mio Festive è sempre stato caratterizzato da una settimana lavorativa, che tradotto in parole povere significa incastrare molte uscite durante la pausa pranzo, di certo non la pedalata più stimolante che si possa fare. Due lunghi e cinque uscite corte, un giorno di riposo (Natale): il classico giro del Bondone, con la scalata da Garniga, in una giornata eccezionalmente calda (13° a 1500mt di quota!) e il giro del Lago di Garda, il Monte Velo e il Ballino, poi tanto lago, a cercare un po’ di pianura quando ormai le gambe non giravano più.

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500km in una settimana è la distanza doppia di quello che percorro normalmente, e alla fine ho provato quella sensazione di essere ai “lavori forzati” che avevo già provato in passato sempre con il Festive500, un tour de force più da professionista che da randagio. Ma va bene così, è andata, un modo intenso per concludere in sella il 2016, e con 11.300km fatti non c’ è certo da lamentarsi!

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