Bici da randonnée_Salsa Colossal

“Specifiche di montaggio”

In questo post cercherò di analizzare le decisioni prese riguardanti il set-up del mezzoche ho effettuato pensando alla tecnica, alla praticità e al portafoglio.

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  • Telaio e forcella

Acciaio e freni a disco. Della Colossal esiste anche una bellissima versione in titanio, ma la ritenevo un po’ troppo per me. Così ho scelto quella in acciaio, un telaio pensato per il nostro mondo, quello delle lunghe distanze ma non solo. Viene definita dalla casa “veloce, comoda, stabile ed efficiente” e devo dire che alla prima impressione non ha tradito le mie aspettative. Ha in comune con la sorella del metallo più pregiato la forcella Enve in carbonio per freni a disco sviluppata appositamente per le bici da corsa. Un vero gioiello tecnologico, poco più di 400gr, stelo conico, passaggio cavo semi-integrato, può ospitare dischi da 140mm e 160mm e copertoni da 28mm.

Tra le piccole cose da segnalare la presenza di un terzo portaborraccia sotto al tubo obliquo.

  • Ruote e impianto luci dinamo

Ruote e illuminazione per me vanno di pari passo perchè da quando ho scoperto il mozzo a dinamo della SON (nel 2009) non ne posso più fare a meno. Per me rimane la soluzione migliore per l’ utilizzo randonnée, anche e soprattutto per quei ciclisti poco avvezzi alla tecnologia, lo monti e non ci pensi più. Per fortuna fanno anche la versione per freni a disco, in questo caso 6 fori IS; dal modello “Delux” sono passato questa volta al “New 28”. Le differenze oltre che a livello estetico (il 28 è un po’ più largo) sono una maggiore intensità luminosa alla bassa velocità e la possibilità di collegare e ricaricare con minore spreco di energia luminosa eventuali apparecchiature elettroniche (GPS, telefoni, ecc.). Questo vantaggio si paga in termini minimi con un aumento di peso e attrito.

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Per la ruota posteriore la Colossal ha una battuta da MTB di 135mm, quindi ho scelto un mozzo American Classic , il 225 Disc 11v.

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Ovviamente le ho montate io su cerchi No Tubes, gli ZTR Alpha 340 Disc, leggeri e robusti.

Come coperture ho utilizzato la massima dimensione che il telaio accetta, degli Schwalbe Ultremo ZX da 28mm con camere Extralight sempre Schwalbe.

Luci entrambe alimentate dal mozzo dinamo, all’ anteriore (fissata al manubrio con il suo supporto originale) la nuovissima Edelux II da 90lux: è in grado d’ illuminare l’ intera sede stradale anche in prossimità della ruota anteriore (questa la grossa differenza rispetto al modello precedente che tendeva a creare un buco di luce nell’ immediata vicinanza), è dotata di sensore automatico (disattivabile) e luce di stazionamento. Dietro c’ è  la Busch & Muller Seculite Plus fissata al tubo reggisella. Il cavo di alimentazione scorre insieme a quello del freno posteriore sotto al tubo orizzontale e non da nessun fastidio o intralcio.

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  • Trasmissione

Qui è dove si può risparmiare. Avendo provato tutti i cambi della gamma Shimano posso garantire che non ci sono grandi differenze all’ atto pratico tra il 105 e il Dura-Ace a parte il peso. Ok, il top di gamma ha un leveraggio minore dei comandi (quindi cambiata più rapida) ma per il resto (peso a parte, che però in questo caso non giustifica l’ enorme differenza di prezzo) non ci sono differenze. Quindi non essendo ne il peso ne la velocità di cambiata predominanti nella scelta per quello che mi riguarda ho optato per un mix economico ma funzionale.

Comandi, deragliatore anteriore e cambio posteriore Shimano 105 Black 10 velocità, guarnitura ovviamente compact 50/34; cassetta Shimano Tiagra 12-30, catena Sram PC 10-50.

La cambiata è veloce, precisa e silenziosa, ma già lo sapevo.

Per i pedali una coppia di Shimano SPD XT.

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  • Freni

Come già anticipato parliamo di freni a disco, per me la grande scommessa che già dalle prime uscite si è rivelata vincente. Ho montato una coppia di Avid BB7 SL Road meccanici con entrambi i dischi da 140mm. Gli SL sono la versione più leggera (e più cara); qui la scelta è stata obbligata, al momento erano disponibili solo questi e mi serviva la bici in fretta.

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Il funzionamento di questi freni meccanici è diverso rispetto agli idraulici: quando si tira la leva viene azionata una sola pastiglia che va a spingere sul disco, mentre l’ altra lavora in battuta dalla parte opposta. E’ obbligatorio quindi per avere una frenata ottimale regolare quella “passiva” il più vicino possibile al disco, regolazione che si fa facilmente con le mani grazie ad una rotella posta sulla pinza freno. Per la regolazione in corsa (se ce ne fosse bisogno) ho montato due comodi regolatori sui cavi azionabili anche mentre si pedala.

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  • Sella e manubrio

Come sella sono andato sul sicuro scegliendo Brooks; ho voluto però provare una tipologia nuova, la linea Select (con il modello Swallow). E’ costruita con pellami particolarmente robusti adatti a chi percorre molti chilometri. Da nuova risulta un po’ più rigida del normale, per ora deve ancora “farsi” ma promette bene.

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Il manubrio è un Salsa Cowbell da 44cm, più largo di quello che uso di solito e leggermente aperto alle estremità. Da subito ho notato una comodità fuori dal comune, sia in presa alta che in presa bassa; il passaggio delle mani da sopra a sotto risulta molto veloce e riesco a mantenere la posizione aerodinamica con facilità, fattore dovuto anche al tubo sterzo del telaio leggermente più alto.

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Attacco e tubo reggisella Thomson Elite, un classico.

  • Borse

Revelate Designs. Per me una novità scoperta insieme al mondo del bikepacking. Si tratta di borse estremamente leggere che si fissano direttamente al telaio/sella/manubrio tramite straps e velcro, un sistema che rende il bagaglio fermo e stabile anche pedalando in fuorisella. Sono costruite con un robusto materiale sviluppato per l’ utilizzo nautico con parti rinforzate nei punti di maggiore usura e cerniere YKK impermeabili. Non sono stagne, consiglio di inserire il bagaglio in comode sacche da compressione impermeabili prima di metterlo nelle borse. Oltre a mantenerlo asciutto questa accortezza fa si di avere il materiale ben organizzato risparmiando spazio.

Per la mia Colossal ho scelto:

  • Gas Tank, si fissa sopra al tubo orizzontale dietro il manubrio. Capacità 1.3L, adatta alle barrette, telefono/macchina fotografica compatta, carta di viaggio ACP.
  • Tangle-Bag, è la mia framebag in misura M, capacità 4.5L, ha due scomparti, quello destro più capiente. Va scelta in base alla misura del tubo orizzontale della bici.
  • Pika, la borsa sottosella (non presente in foto), capacità fino a 12L.
  • Harness, si fissa al manubrio e offre una pratica base per attaccare materiale. Nel mio caso ospiterà un piccolo sacco a pelo che ho previsto per le randonnée più lunghe.

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Con una dotazione del genere posso affrontare qualunque chilometraggio del mondo Audax (e non solo) in perfetta autonomia. Non sono economiche ma è una spesa che vale la pena fare.

  • Piccoli accessori

I portaborraccia sono due bellissimi Salsa in acciaio inox, nastro manubrio un Cinelli che avevo in cantina, borsetta sottosella una Carradice Cape Roll e come parafango il praticissimo Ass-Savers che oltre al fondoschiena offre riparo anche alla parte inferiore della Brooks preservando le qualità della pelle nel tempo.

Per info e prezzi contattatemi.

Al prossimo post con il test su strada, non prima di averci macinato qualche migliaio di chilometri!

ps foto a bici sporca, lo so, ma il mezzo di un randagio non può essere ne troppo pulito ne troppo sporco in quanto mai troppo fermo (cit. Ivano Vinai).

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La mia Surly Pacer.

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Con questa Pacer è iniziato tutto per caso: mi serviva una bicicletta da portare in vacanza quest’ estate al mare, non volendo prendere con me la Colnago (adesso venduta). Avevo in negozio il telaio da più di un anno, proprio della mia misura, così ne ho approfittato e l’ ho montata con pezzi “di recupero”, ossia tutta roba che avevo in garage. Ne è venuta fuori una bici onesta che in vacanza ha fatto il suo lavoro, stupendomi positivamente in quanto a performance e comodità. Una volta rientrati dalle ferie ho deciso che si meritava un restyling per renderla una perfetta “budget randonneuse” come dicono gli americani, ossia una bici da randonnée che non ti svuota il portafoglio. Come sempre mi sono ispirato oltre oceano, anche per la reperibilità di alcuni pezzi (in questo caso poco economici) e il risultato è quello che mi aspettavo.

Partiamo dalla base, un telaio di acciaio con triangolo principale Double Butted e geometria sportiva, una via di mezzo tra una bici da corsa e una da turismo. La Pacer non consente di montare coperture di larghezza superiore a 32mm (che sarebbe già un lusso considerando che con la stragrande maggiranza delle bici da corsa in commercio non si può superare i 25mm senza parafanghi), che diventano 28mm in presenza di parafanghi. Purtroppo a conti fatti con i parafanghi che ho montato da 45mm (Velo Orange, l’ anteriore è stato modificato utilizzando questo semplice sistema) la larghezza massima dei copertoni credo non potrà superare i 25mm (attualmente ho dei 23mm trooooppo rigidi), limite abbastanza fastidioso che potrebbe farmi optare per una trasformazione in 650b (l’ ultima tendenza, un ritorno al passato che permette di usare coperture di ampiezza generosa aumentando esponenzialmente il comfort di guida. Mi sono dovuto ricredere, il giorno seguente la pubblicazione dell’ articolo sono riuscito a montare dei Vittoria Rubino Pro da 28mm modificando l’ attacco del parafango anteriore.

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Il gruppo è uno Shimano 105 10v con cassetta posteriore 11-28 a cui ho sostituito la guarnitura montando una Sugino compact 48×33. I comandi cambio sono i Dura-Ace 7900 al telaio, un orologio svizzero, non falliscono un colpo, sono economici, leggeri e di facile manutenzione in caso di sostituzione del cavo en course.

Per le ruote due assemblate che ho montato io personalmente, cerchi Mavic Open Pro per entrambe a 32 fori; la posteriore con mozzo Shimano Dura-Ace 7800, l’ anteriore con mozzo a dinamo Son Delux collegato alla lampada della stessa casa mod. Edelux che genera fino a 90lux.

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Al manubrio un attacco di Velo Orange tradizionale da 1-1/8 x 26mm sul quale è fissato il più classico dei manubri da randonnée, un Nitto Noodle, impareggiabile; leve freno economicissime, le Shimano BL-400 e per la presa l’ intramontabile nastro cork della Cinelli. Sella Brooks Professional e reggisella in asse Thomson Masterpiece (per le mie misure una necessità, questo lo avevo già, non proprio budget).

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Per i pedali ho scelto Shimano, i PD-A600, un pedale stradale con tacchetta SPD.

Nelle randonnée bisogna essere autosufficienti, la scelta di “cosa” portarsi può diventare il fattore determinante per la riuscita di un brevetto. Nella mia borsa Gilles Berthoud, la GB25, ci stà tutto l’ occorrente fino a distanze di 600km: necessita di un portapacchi anteriore, in questo caso un Nitto Marks Rack fissato con dei clamp alla forcella (forniti); leggero e stabile, è anche dotato di un comodo foro anteriore per montare la lampada (vedi foto sopra). La borsa è dotata (optional) di un sistema a sgancio rapido molto pratico che si fissa all’ attacco manubrio chiamato decaleur: ce ne sono di vari tipi per soddisfare tutte le esigenze, e svolge anche la funzione di tenere la borsa distante dal manubrio per non ostacolare la presa sullo stesso.

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Completano il kit due portaborraccia King Cage, una luce posteriore Knog Skink e la pompa della SKS al telaio, un attrezzo indispensabile per ripartire al più presto in caso di foratura.

Diciamo che i componenti dove è meglio non risparmiare (come in questo caso) sono le ruote, la sella e il bagaglio. Per il resto si tratta di una budget randonneuse a tutti gli effetti, pronta ad affrontare le sfide più dure. Mi aspetto di condividere con lei qualche bella avventura prima di lasciarla andare.

Interessati a questa o montaggi similari? Lasciate un commento o contattatemi via mail, vi aiuterò a realizare la randonneuse dei vostri sogni.

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