Sulle strade del Brenta, 200km Audax DIY

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Due lunghi in un mese, un lusso che non capitava da tempo. E per lunghi intendo una distanza ufficiale Audax, ovvero dai 200km in su. Mi piace chiamarlo ufficiale anche se ufficiale non è, ovvero nessuno mi farà un’ omologazione per questi giri; è la mia maniera per restare dentro ad un modo di vedere il ciclismo (che non deve essere sempre e solo “a tutta”) anche senza partecipare ad eventi del calendario nazionale.

Questo week-end avevo programmato la randonnée di Corsico da 400km, ma vuoi per il poco tempo che ho potuto dedicare alla bici nell’ ultimo periodo (un brevetto di lunga distanza richiede un certo tipo di preparazione anche logistica che non va lasciata al caso e che richiede tempo ed energie) vuoi per la meteo sfavorevole di domenica, decido di anticipare a sabato con un giro più semplice ma comunque che mi metta un po’ alla frusta. Ho voglia di stancarmi, ma senza strafare. Venerdì sera mi metto al computer e su Openrunner studio al volo il percorso: primi 70km di pianura, poi a seguire tre salite con la prima più impegnativa e ritorno a casa dopo 190km.

Mando un messaggio a Carlo che approva il percorso, bene, si va in compagnia!

Partenza ore 07:00 da Bolognano; una corrente d’ aria fredda piombata sul nord Italia la scorsa settimana ci fa patire un po’ appena partiti, giusto il tempo di arrivare a Loppio però che sbuca il sole e si sta già meglio. A Mori prendiamo la SP 90 Destra Adige invece della ciclabile, un po’ più varia e veloce; il traffico a quest’ ora è scarso e i vari strappetti rendono l’ arrivo a Trento meno monotono.

50km fatti, è tempo di controllo, come se fosse un vero brevetto: siamo in modalità rando, quindi un controllo-caffè ci sta tutto. Ci fermiamo al bar della funivia: è di strada, la proprietaria è simpatica, il caffè buono e il bagno pulito. E poi ha dei bei tavoli al sole da dove si possono tenere d’ occhio le bici parcheggiate. E’ anche punto di incontro dei ciclisti di Trento per i giri del fine settimana, sono parecchi quelli pronti a partire.

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Proseguiamo in ciclabile verso Nord, evitando solo la tratta parecchio scomoda che tra Lavis e Nave San Rocco fa un’ interminabile andirivieni a zig zag,  procedendo per quel breve tratto sulla SS12 del Brennero.

Sono passate tre ore circa da quando siamo partiti mentre raggiungiamo Mezzolombardo, in piena tabella oraria; girando il senso di marcia butto uno sguardo alla valle dell’ Adige verso Sud e mi viene da pensare a quanta strada abbiamo già fatto in così poco tempo. Che mezzo fantastico è la bicicletta!

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Per arrivare al bivio della salita che ci porterà ad Andalo siamo costretti a restare sulla SS43 della Val di Non, un tratto a traffico veicolare intenso e a rapido scorrimento che necessiterebbe di una pista ciclabile. Per fortuna sono solo un paio di chilometri, poi noi giriamo a sinistra, direzione Spormaggiore/Cavedago/Andalo: qui inizia l’ ascesa che percorreremo anche alla prossima Randonnée delle Dolomiti di Brenta del 5 Giugno. In quel caso i chilometri nelle gambe saranno più del doppio di quelli con cui l’ affrontiamo oggi!

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Dopo esserci tolti gli ultimi strati pesanti, iniziamo la nostra scalata in maniera tranquilla, godendo ad ogni pedalata del panorama che mano a mano si apre sotto di noi. Per ora le sensazioni di giornata sono ottime, stiamo bene e il clima è favorevole, non si potrebbe volere di meglio. Spezziamo la salita per riempire le borracce a Spormaggiore, poi su diretti fino allo scollamento della Sella di Andalo a quota 1042mt.

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Siamo sulle strade che il Giro d’ Italia percorrerà con la prossima edizione (nello specifico le tappe 16 e 17) e come sempre succede in questi casi beneficiamo di uno splendido asfalto tirato come un biliardo!

Dopo una splendida discesa e il passaggio sul Lago di Molveno c’ è ancora lo strappetto di Sclemo che ci separa dalla meritata pausa pranzo che abbiamo deciso di fare a Stenico. Siamo tutti e due un po’ vuoti in questo frangente, per fortuna ci pensa Clarissa, proprietaria dell’ omonimo bar di Stenico, a farci il pieno di carboidrati con un paio di piadine imbottite. Il suo bar è un controllo storico della Randonnée delle Dolomiti di Brenta, e anche quest’ anno ci conferma la sua presenza. Addirittura oggi ci viene offerto il pranzo sia a me che a Carlo, una gentilezza davvero inaspettata e per niente dovuta, grazie mille Clarissa!

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Da Stenico a Tione scendiamo sulla SP34 del Lisano e Sesena, altra perla di strada delle nostre zone, tra il resto piena di ottime fontane di acqua freschissima. La Sella di Bondo passa indolore, e a parte il primo tratto caratterizzato da lunghi rettoni esposti (per fortuna mentre passiamo il sole si nasconde tra le nuvole) il resto è molto pedalabile e gradevole, scollinando a quota 815mt. Da qui la strada prosegue tutta in discesa fino a Storo, inizialmente in modo marcato per poi calare fino a trasformarsi in un leggero falsopiano a scendere. Non fosse per il vento contro di oggi! Comunque cambi regolari per 15km e via, passa anche questa.

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Il Passo d’ Ampola è l’ ultimo scoglio di giornata, salita poco impegnativa che si lascia domare anche in condizioni di gamba non ottimali. Carlo ha qualcosa in più di me, quindi lo lascio davanti a fare l’ andatura fino in cima. Scollinare sull’ ultima difficoltà di giornata ha sempre un fascino particolare, a maggior ragione quando lo fai in uno dei paradisi del Trentino-Alto Adige, la Val di Ledro. La percorriamo tutta prima di tuffarci nella lunga galleria ai 60km/h che ci porterà di nuovo ad Arco dopo circa una decina di ore in sella.

Tempo di saluti, non prima di una meritata birra media! Grande giornata, grande giro, grazie Carlo e alla prossima!

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Giro del Brenta invernale

“Una futura randonnée di 200km”

L’ essere umano è abitudinario. Nel bene e nel male, ma si abitua a tutto. Per un randagio però, questa nostra peculiarità rischia di diventare pericolosa. Le distanze non sembrano mai troppo lunghe, le ore in sella non sono mai abbastanza, i metri di dislivello sempre troppo pochi. E anche questa volta ci sono caduto. Così mi è venuta la brillante idea di fare il giro delle Dolomiti di Brenta (un giretto da 200km e 3200mt di dislivello) a Febbraio, e l’ ho pagata. Risultato, una bella acciaccata con tanto di raffreddore e infiammazione ai bronchi. Ma passerà, passa tutto no?

Dopo una serata trascorsa in garage a preparare la Mercian (rimozione di parafanghi, portapacchi e, ahimè, luci) lunedì mattina alle 08:30 sono partito da solo per testare il percorso di quello che spero prima o poi (possibile 2012) organizzare come vero e proprio brevetto, il giro delle Dolomiti di Brenta. Quando esco la Valle del Sarca non è ancora stata raggiunta dal sole e il termometro si piazza sui 2° facendomi subito rimpiangere di avere lasciato a casa i guanti pesanti; da Arco raggiungo Dro e subito inizio a salire verso le Marocche (caotico ammasso di rovine calcaree risalente all’ epoca glaciale) per poi planare sul lago di Toblino e giungere a Sarche passando lungo una strada secondaria che attraversa coltivazioni di frutta e piccole frazioni. Sono passati circa 20km, alla rotatoria giro a sinistra verso Madonna di Campiglio sulla Statale 237 del Càffaro che si arrampica sulla costa rocciosa del Monte Casale, 1631mt. Purtroppo è una salita molto trafficata essendo la via di accesso più comoda delle Valli Giudicarie. Dopo 4/5 tornanti numerati si incontrano alcune brevi gallerie, e all’ imbocco della quarta devio a destra per la vecchia strada subito prima di entrare nel tunnel. Come spesso accade per le strade in disuso il panorama è qualcosa di strepitoso; la carreggiata è sospesa a picco sulla Gola del Limarò, una forra di 4km circondata da alte pareti rocciose, che purtroppo per me non prende quasi mai il sole e come risultato ne ottengo una ulteriore precipitazione della colonnina del termometro, 0°. Rientro sulla statale dopo un paio di chilometri, breve discesa e poco prima delle Terme di Comano giro a destra sul Ponte dei Serbi e ricomincio a salire verso San Lorenzo in Banale. Abbandono il rumore di fondo delle auto e mi arrampico alle pendici della costa meridionale della Cima di Ghez, che con i suoi 2713mt domina l’ abitato di S. Lorenzo, non prima però di aver approfittato di un bar aperto a Dorsino: sono già due ore che pedalo e il forte vento contro trovato in valle mi ha consumato più del previsto.

La Strada Statale 421 procede in salita fino a raggiungere il Lago di Molveno, 823mt, e lo percorre in tutta la sua lunghezza attorniata da maestose montagne, il Monte Gazza, 1990mt a est e i contrafforti del Brenta a ovest. 51km dopo la mia partenza (e, a percezione, quasi tutti di salita) raggiungo il primo valico di giornata, la Sella di Andalo, 1041mt, posta nella nota stazione sciistica con panorama sulla Paganella, 2124mt, e il Pizzo Gallino, 2442mt. Dopo una lunga e fredda discesa attraverso Spormaggiore e poco dopo sono a valle, catapultato sulla S.S. 43 della Val di Non per fortuna solo per pochi chilometri, data la sua alta frequentazione di mezzi a motore; un cartello indica in modo chiaro la svolta obbligata a destra per le biciclette e continua poi con il percorso a pedali consigliato per Cles, che io seguo. Bisogna risalire le morbide colline che ospitano chilometri di coltivazioni di frutta, perlopiù mele; fino a Flavon, 572mt, la strada prosegue in salita, e la mia media ne risente. E’ passato mezzogiorno e ho percorso a malapena 80km, mi accorgo che sono in ritardo sulla tabella di marcia. Dopo una breve discesa la strada risale ancora sempre tra i frutteti fino a Tuenno, 629mt, dove approfitto di una panchina al sole per mangiarmi un panino e rilassarmi qualche minuto.

Cles, 658mt, adagiata su un vasto pianoro, è il centro principale della valle; attraverso la piazza del paese dove sorge la chiesa dell’ Assunta risalente al XVI secolo, mi districo tra il traffico quotidiano ed inizio a scendere fino a Ponte Mostizzolo, 593mt, entrando in Val di Sole. Mi ricordavo della bella pista ciclabile, ma trovandosi sul lato ovest della valle è ancora chiusa per via della neve; sono costretto ad attraversare il torrente Noce (sul ponte eh!) e ad infilarmi sulla solare ma trafficata Statale 42 del Tonale e della Méndola. Ho sempre il vento contro ed i 15km che mi separano da Dimaro sembrano non finire mai. Supero Malè, 738mt, situata all’ incrocio con la Val di Rabbi, e oltrepassando di nuovo il Noce arrivo a destinazione.

Dimaro, 747mt, è il luogo di partenza della salita al Passo Campo Carlo Magno, 1681mt, che ben conosco; l’ ho già percorsa alcune volte e me la ricordo ostica, soprattutto nella prima parte. Ho solo 106km nelle gambe, ma mi sono costati parecchie energie e raggiungere Folgàrida è difficile; la salita è immersa in un fitto bosco di abeti, freddo e umido, salgo circondato dalla neve e ad ogni respiro sento i polmoni ghiacciarsi. Per fortuna l’ ultima parte di salita è più dolce e per merito dell’ inversione termica la temperatura si alza, e dopo 15km di battaglia svalico. Arrivare quassù è come togliersi un peso, psicologicamente adesso fino a casa è tutta discesa!

Il panorama è bellissimo, a est svetta imponente la Pietra Grande che con i suoi 2937mt è la cima più alta del settore settentrionale del Brenta, mentre  a ovest il massiccio della Presanella troneggia sul suo dèdalo di valli incastonate tra ghiacciai millenari. E’ tardi e la strada da fare è ancora tanta, ma non posso ripartire se non prima di aver fatto rifornimento di zuccheri: cappuccio bollente e mega fetta di torta in un bar dall’ aria deserta, anche gli sciatori sono già a casa.

Sono le 15:45 e mi restano ancora 80km e due ore a disposizione di luce. Quasi impossibile con ancora un passo da fare nel mezzo. Ma non riesco a non fermarmi per una foto, poco sotto Madonna di Campiglio lo sguardo è rapito dalla maestosità di queste cattedrali rocciose spruzzate di bianco: dal Doss del Sabbion alla Bocca di Brenta e al Passo Grostè, con le vette illuminate dal sole che sta calando come a metterle in primo piano. Uno spettacolo unico.

Da Pinzolo, 770mt, fino a Ponte Arche è una vera e propria cronometro, sfrutto al massimo la conoscenza delle strade per farcela nel più breve tempo possibile; aggiro sulla sinistra Tione passando sulla strada panoramica che sale verso Stenico, per poi abbandonarla nuovamente a Préore al costo di fare una brutta galleria, ma il tempo stringe. Sono le 17:00, ho già fatto 160km quando prendo le prime rampe che mi porteranno a Fiavè, 669mt, nella bella conca di Bleggio ed infine sul Passo Ballino, 750mt.

Non sò più che ore sono ma ormai non mi importa, è quasi fatta, mi butto in discesa mentre cala l’ oscurità, attraverso Tenno, poi Ville del Monte, mi faccio cullare dai tornanti mentre la busa giù in fondo si illumina pronta ad accogliere un’ altra notte, e penso che mi sarei perso questo momento se non fossi quello che sono, e ne vado fiero.

Su Flickr il set completo delle immagini.