Esperienze dal Solstizio

E’ già da alcuni anni che non riesco a pedalare la mia randonnée del Solstizio, il prezzo da pagare dell’ organizzatore. Quindi, visto che non posso raccontarvi di persona come è andata (parlarvi del mio “turno” da 13 ore al bar ad aspettare tutti sarebbe abbastanza noioso!) qui di seguito trovate alcune delle esperienze condivise sul web.

La magia del Solstizio è unica, grazie a tutti voi per renderlo possibile.

Le foto fatte da Oxeego (grazie infinite Carlo e Maurizio per la vostra disponibilità e per aver passato un’ intera notte a servire the caldo all’ ultimo controllo!):

Sesta edizione della classica Randonnée invernale in notturna, 200km tra la Valle del Sarca e il Lago di Garda.

Posted by Oxeego on Monday, December 18, 2017

 

Il racconto di Giuliano:

https://randonneepercaso.wordpress.com/2017/12/19/16-dicembre-randonnee-solstizio-d-inverno/

Il racconto di Christian e Christopher (in Inglese):

http://www.lieblingstouren.de/the-longest-night/

Il video di Andrea:

 

Il racconto di Cristiano:

https://bestieparde.wordpress.com/2018/01/30/solstizio-dinverno-e-quattro/

Se siete a conoscenza di altri racconti lasciate un commento e li aggiungerò alla lista.

Al Passo Rolle, 300km Audax a modo mio

Primo 300 di stagione. Avevo pensato all’ idea di scendere verso il basso Garda a provare il percorso di una rando da 200km svoltasi a fine Marzo. Sarebbe stato un 300 “facile”, circa 2000mt di dislivello con primi/ultimi 50km totalmente pianeggianti (il percorso del 200 partiva da Garda).

Ma poi ho sentito il richiamo della montagna, l’ idea di raggiungere un valico alpino da casa mi stimola sempre; cosÌ anche se la condizione non è al top ho deciso per il Passo Rolle. Traccio il percorso su Openrunner e quello che ne viene fuori è una variante più semplice della mia 300km delle Pale di San Martino. Con 1000mt di dislivello in meno resta comunque un percorso impegnativo vista la distanza.

Il limite di tempo per un 300km ufficiale Audax è 20 ore, ma io spero di arrivare a casa con un po’ di tempo “in cassaforte”.
Alle 5 del mattino sono in strada, e seguendo il credo del #packlighttravelfar viaggio davvero leggero: le previsioni sono buone, quindi l’ unico extra che mi concedo sulla bici oltre alle luci è una piccola borsa dell’ Apidura per le barrette e la frutta secca. Come abbigliamento poca roba, lascio a casa anche la giacca a vento avendo fatto di recente l’ acquisto di una bella maglia antivento.

Val d’ Adige per 40km circa, buon riscaldamento prima di affrontare la prima salita di giornata: devo salire a Vigolo Vattaro per poter accedere alla Valsugana. Le rampe della Valsorda al 18% sono sempre dure ma sento che oggi la gamba è quella giusta.

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Arrivato a Calceranica mi accorgo subito che il clima non è lo stesso dell’ Alto Garda: dopo una pausa al bar entro in ciclabile, ma il sole non è ancora arrivato e il termometro scende a 1°. Si soffre ma avanti tutta, vento a favore e strada che tende a scendere impercittibilmente mi fanno volare. A Borgo la temperatura prende una piega decente ed inizio a godermi la giornata.

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Ero d’ accordo con Andrea che ci saremmo sentiti per telefono: lui è di Belluno ed essendo in preparazione da TCR ultimamente sta macinando chilometri su chilometri. Ci incontriamo ad Arsiè per un caffè veloce, poi lui procede in direzione opposta alla mia. E’ un piacere trovarlo in una condizione così serena, è entrato in maniera perfetta nello stato mentale e fisico che una gara di quel genere richiede. Andrea ti ho trovato in forma!

Poco dopo io prendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle, che mi porterà appunto su quest’ ultimo. La strada è una meraviglia, le gallerie sono tutte o quasi evitabili con la vecchia strada chiusa al traffico, che costeggia il torrente Cismon in un ambiente da urlo. Inoltre è lunedì e il traffico veicolare è davvero scarso.

Poco prima di Fiera di Primiero tappa d’ obbligo alla pasticceria che c’ è sulla sinistra, fanno torte da paura e la Sacher sarà il mio carburante per valicare il colle.

Per la prima volta riesco a godermi la salita: l’ avevo sempre affrontata da questo versante con condizioni difficili, caldo torrido o troppo stanco. Oggi il clima è perfetto per la scalata. Mi concedo una sosta a metà salita circa seduto su una panchina nella lussuosa ma deserta San Martino di Castrozza e poi via fino in cima.

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16° sul valico, niente a che vedere con la bufera di neve trovata quell’ Aprile della rando.

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Una volta sceso in Val di Fiemme prendo la bella ciclabile che mi porta a Molina ed imbocco la Val di Cembra. Non me la ricordavo così suggestiva: la strada passa alta sulla valle sottostante con scorci d’ ampleur. Il vento che mi ha aiutato per metà percorso adesso chiede il conto, rafforzato da un’ aria di tempesta che mi ronza intorno. Nuvoloni neri sulle cime non presagiscono nulla di buono. Devo procedere veloce per non farmi raggiungere dal maltempo, per fortuna non mi prenderà.

Ultimo ristoro in una bottega alimentare d’ altri tempi, due panini imbottiti e una coca, poi via verso la Val d’ Adige, la sera avanza.

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A Trento ho due opzioni: proseguire verso Rovereto senza ulteriori difficoltà altimetriche o salire a Candriai e concludere attraversando la Valle del Sarca in leggera discesa. Opto per la seconda opzione visto il forte vento contro: preferisco stringere i denti per mezz’ oretta piuttosto che soffrire fino a casa spingendo contro il nemico invisibile del ciclista.

Alle 20:00 sono a casa, più stanco del previsto. 300km e 4100mt di dislivello.

Ma basterà una lunga dormita a farmi pensare già a nuovi progetti.

Acciaio moderno, la mia Salsa Colossal

Da quando vado in bici da corsa sono sempre stato affascinato dalla semplicità che un telaio classico in acciaio richiama allo sguardo. Non ho mai ricercato la leggerezza fine a se stessa quando dovevo scegliere il giusto mezzo per me, mettendo sempre come priorità il comfort e in seconda posizione l’ estetica, anche quando si parlava poco di randonnée in Italia.

Certo che lavorare in un negozio di bici e portare avanti questa “filosofia” è dura, soprattutto quando hai a che fare ogni giorno con mezzi che pesano metà del tuo e costano uguale! Non sono uno di quelli radicali (come jan Heine, editore della bellissima rivista Bike Quarterly) convinti che le bici di una volta siano impareggiabili in quanto a comfort e prestazioni. Progressi se ne sono fatti, il problema è che fino a pochi anni fa niente o nulla si muoveva nella mia direzione –randonnée, ciclismo di lunga distanza in autosufficienza- ben diversa dal cicloturismo. Così dopo aver provato con il carbonio senza successo (mi piace comunque l’ idea che il mio mezzo nasca per quello e non venga adattato a) ero ritornato sui miei passi, anche se la voglia di cambiare, di “ammodernarmi” un po’, c’ era ancora. Tornato dalla Oetztaler lo scorso Agosto avevo iniziato a pensare ad un mio cambio radicale nell’ approccio alla bici, volevo guardare avanti sfruttando la mia esperienza per migliorarmi, in vista soprattutto degli impegni per il 2014, dove la salita la farà da padrona.

Così, alla ricerca di qualcosa di diverso, ho dato uno sguardo dove non ti aspetti di vedere una bici da corsa, o perlomeno dove la bici da corsa non è il pane quotidiano. Anche se in effetti classificare una bici da randonnée come bici da corsa è riduttivo: il randagio non è ossessionato dal tempo impiegato, ma dai chilometri da macinare e necessita di un mezzo fatto apposta per quello. Per fortuna che ci sono aziende che innovano e azzardano, senza guardare ai numeri di mercato ma solamente puntando a quella che è la loro “visione” aziendale, e Salsa Cycles è una di quelle.

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Con delle contaminazioni provenienti dal mountainbiking in primis non potevano che proporre come bici da strada la Colossal, una bicicletta che ha il compito di traghettare la loro esperienza nel bike-packing direttamente al nostro mondo, quello delle randonnée. Essenzialità, comfort e soprattutto come lo chiamano loro, rack-less, ovvero assenza di portapacchi, cercando di spostare il carico più vicino possibile alla bici con un duplice obbiettivo: aumentare la guidabilità del mezzo (aspetto fondamentale in MTB) e ridurre drasticamente il peso eliminando tutto quello che non serve come portapacchi e prolunghe varie di collegamento tra borsa e bicicletta.

Ovviamente questo concetto si potrebbe adattare a qualsiasi bici con le apposite borse, ma qui entrano in gioco le specifiche tutte rando della Colossal. Un telaio che riesce ad unire la tradizione e il comfort dell’ acciaio (o del titanio a seconda del portafoglio) con l’ innovazione: forcella Enve in carbonio, tubo sterzo maggiorato, movimento centrale press-fit e come ultima chicca i freni a disco. Questa è la grande incognita e da dove mi aspetto di restare maggiormente stupito. Vedremo.

Domani inizia il montaggio, nel frattempo devo fare un doveroso ringraziamento a tutto il team di Pedal Domain (Mauro e Michele in primis) per aver velocizzato la consegna come da mia richiesta in vista della randonnée del Solstizio, grazie ragazzi!

Nel prossimo post il dettaglio dei componenti scelti e le prime sensazioni di guida.

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