200-300-400-600 fatti, ma Parigi?

Con il 600 di Verona e il 300 di Spilamberto-MO, ho concluso positivamente il ciclo di qualifiche per poter partecipare alla Parigi-Brest-Parigi. Ma ad oggi non sono ancora sicuro di voler andare in Francia.

Le qualifiche sono andate bene, ovvio non senza difficoltà, soprattutto nella prima giornata della rando di Musseu. 600km da fare, se ci penso mi viene male. Si fa per dire. Ma almeno la testa ormai è abituata a dover affrontare ostacoli simili e reagisce di conseguenza. O forse non reagisce proprio, si va e basta. Poi mica li ho fatti tante volte 600km. Ecco, di nuovo i dubbi e le paure.

Più partecipo alle rando e più mi accorgo che non sono il “randagio” tipo. E me ne accorgo sempre quando sono in crisi. Perché quando hai una crisi in una rando (e stai sicuro che lei prima o poi arriva quando pedali di filato per due giorni) cosa fai se non pensare a chi te lo ha fatto fare? Già, quante volte mi è capitato….ho perso il conto. Come questa volta, quando alle 22:30 di sabato ho scollinato da solo sul Passo di Cimabanche, con circa 300km nelle gambe, da solo, al buio, freddo e sotto la pioggia. E tutte le volte mi dico mai più, e sono già li che penso che domattina prenderò un treno, perché io in bici domani mica ci voglio risalire. Poi mi butto per terra sul parquet di una palestra con le luci accese a riposare quattro ore avvolto nel mio sacco a pelo e la mente si resetta. E alle 04:00 del mattino sono di nuovo in strada, ancora sotto l’ acqua ma con un’ energia rinnovata. Eh sì, poi oggi è tutta discesa, e a Loppio potrò vedere i miei bimbi (e la Vale), come i prof quando col Giro passano vicino a casa.

E così è andata in porto anche questa, 600km, 37 ore. Ma devo già pensare alla prossima settimana, che c’ è il 300 e io non sono mica il randagio tipo che tutte le settimane si spara una mega distanza, e già so che farò fatica.

E farà caldo. Eccome. Ma stavolta la partenza non mi frega. Mica come al 600 che sono partito 45 minuti dopo tutti. Oggi a Spilamberto si parte alle 08:00, primi 100km di pianura, imperativo ciucciare le ruote del gruppo. Ma poi arrivi al primo controllo, e tra chi fa pipì, chi guarda il negozio, chi si perde via per altri motivi, riparti da solo, di nuovo, perché in fondo è così che ti piace. Al tuo ritmo ed un controllo alla volta, è così che si arriva sempre alla fine. E poi iniziano le salite, e tu c’ hai la bici coi parafanghi che è un po’ più pesante, perché sei fesso e ti piace fare le cose come la tradizione, perché quelle bici li troppo moderne con le loro borse belle leggere non ti piacciono mica. Ma tu che pesi meno di 70kg se avessi una bici leggera sarebbe meglio no? La prossima volta forse…..

Per fortuna che oggi ci saranno tanti bei momenti condivisi a farti passare i chilometri insieme a randagi vecchi e nuovi, e ti accorgi che alla fine è questo il bello, e stasera è questo che ti porterai a casa. Beh, e poi quel fantastico arrivo al crepuscolo pedalando avvolto tra le lucciole, neanche quello te lo scorderai per un bel po’. Ah, e neanche il pasta party.

PBP, ricapitolando

Ok, tempo di mettere mano di nuovo al blog. Ci eravamo lasciati in Febbraio con le mie prime salite invernali, e a dirla tutta la primavera non sembra sia ancora arrivata. Oggi è l’ ennesima domenica piovosa, ne approfitto dunque per fare il punto sulla mia preparazione alla Parigi-Brest-Parigi che si terrà il prossimo Agosto e che sta catalizzando l’ attenzione di tutto il randomondo.

Anche grazie ad un aumento delle quote di partecipanti ammessi fatto dall’ organizzazione, sono riuscito a preiscrivermi all’ evento (nota da ricordare: per l’ edizione 2023 fare qualcosa in più di un brevetto da 300km l’ anno prima!), il che significa che ora bisogna qualificarsi! Croce e delizia della PBP, da regolamento per partecipare ad un brevetto da 1200km qualsiasi (alcune eccezioni come la LEL) bisogna fare le quattro classiche distanze nel corso dell’ anno 200/300/400/600 e ottenere così il già di per sé prestigioso titolo di Super Randonneur.

Sembra facile ma non è, e incastrare le date disponibili con tutti gli altri impegni è sempre più difficoltoso (senza dimenticarsi che può sempre andare storto qualcosa ad una qualifica, vedi poi). Avevo quindi deciso di prendere parte ai quattro eventi organizzati da Musseu e Sportverona, sia per comodità essendo la partenza ad un’ oretta di macchina da casa, che per omogeneità e bellezza dei percorsi creati da Giorgio, che in parte conosco bene. Purtroppo però i piani non sono andati come previsto: il 200 è saltato per un’ influenza presa un giorno prima del via, e per il 300 invece ci si è messo un calo motivazionale che mi ha fatto quasi perdere la retta via.

Ad Aprile mi rimbocco le maniche e trovo un’ alternativa, il TFC Tour organizzato a cavallo dei colli Berici ed Eugànei. La giornata scorre liscia e senza intoppi, percorso impegnativo con salite corte e ripide dove ho modo di provare per bene la Condor Fratello, con la quale mi trovo decisamente a mio agio, “assetto” a parte che andrà poi modificato.

Una settimana sola ed è già tempo del 400. Non è mai preferibile saltare a piedi pari una distanza (il 300 in questo caso) ma mi ci ritrovo costretto, ed essendo già iscritto ai Magnifici Quattro vado lo stesso, al 300 penserò poi. Le partenze pomeridiane (il via è alle 16:00) non sono il mio forte, e anche questa volta non è diverso. Ci si mette un forte mal di testa a complicare la situazione, così a mezzanotte con circa 200km fatti, sono costretto a fermarmi in un albergo a Borgo Valsugana che per fortuna sono riuscito a prenotare nonostante l’ ora tarda (tra l’ altro fantastico, consigliato proprio!). Ripartirò alle 5 del mattino per concludere la rando in solitaria e con ancora due ore nel sacco. Nota positiva oltre al percorso stupendo, il passaggio proprio di fronte a casa mia la mattina di domenica che mi ha permesso di fare una bella colazione, salutare tutti e ripartire asciutto e rinfrancato. Ma il vento contro degli ultimi 80km!!!

Dieci giorni dopo sono in pista per il 300, a Ponte nelle Alpi, una rando che avevo già fatto tanti anni fa. Però succede quello che non ti aspetti, anche se un po’ la colpa è mia: ritiro per guasto meccanico. Dopo 50km mi si smonta il reggisella, un bullone è perso e non c’ è modo di sistemarlo. Sconfortato e abbattuto me ne torno alla partenza pedalando in qualche maniera. Altra nota da ricordare: 1-mai andare ad una rando con una bici messa insieme la sera prima, 2-verificare sempre per bene quando appare un rumore strano sulla bici. Se avessi agito in tempo è probabile che il bullone non lo avrei perso, 3-non si parte per 300km con una camera, una pompetta e un multi-tool soltanto, perché “shit happens”. Sbagliando s’ impara, forse.

Mi rifarò due settimane dopo sulle strade di casa con il giro delle Dolomiti di Brenta in solitaria (la randonnée torna il prossimo anno, non mancate!) con delle condizioni quasi invernali, ma che mi ha lasciato un po’ di sicurezza in più sulla mia condizione fisica.

Quindi ad oggi sono a metà strada di questo percorso tortuoso di qualificazioni che dovrebbe portarmi a Parigi per la terza volta. Una settimana esatta e toccherà al 600. La bici è in assetto rando, il meteo non è ancora il massimo ma la voglia di avventura c’è; martedì ultima uscita e poi incrociamo le dita!

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Obbiettivi 2018

Ok, tempo di scoprire le carte, con la speranza che questo post mi aiuti a fare chiarezza e a dare un quadro ai tanti progetti in mente.

Il 2018 è l’ anno che precede la Parigi-Brest-Parigi, anno di pre-qualifiche, ovvero maggiore sarà la distanza pedalata in un singolo evento omologato ACP, prima ci si potrà iscrivere il prossimo anno all’ olimpiade del cicloturismo. Saltata l’ idea di prendere parte alla Alpi 4000 ho deciso di accorciare la distanza a 600km garantendomi così un posto per Parigi.

Inoltre ripropongo un brevetto da 300km su un percorso simile a quello affrontato nel 2013 che si chiamerà “Giro del Lagorai” e che andrà ad aggiungersi alla ormai classica “Dolomiti di Brenta” sulla distanza dei 200km. Due brevetti entrambi proposti con la mia nuova società Audax Club Arco che seppur semplici come organizzazione mi porteranno via parecchio tempo (per info e iscrizioni visitate qui per il Brenta e qui per il Lagorai).

Il 2018 per me sarà l’ anno dei grandi dislivelli, o almeno ci proverò. Ecco quindi svelati i miei progetti.

  • Febbraio: un brevetto DIY da 200km o la rando del Lago d’ Iseo del Team Testa il 25;
  • Marzo: Dolomiti di Brenta pre-ride, 200km +3500mt dsl;
  • Aprile: Giro del Lagorai pre-ride, 300km +4400mt dsl;
  • Maggio: Rando Imperator, 600km +3800mt dsl;
  • Giugno: Brenta-Ortles, 400km +8000mt dsl+ GF Sportful, 200km +5000mt dsl;
  • Luglio: Super Randonnée delle Dolomiti, 600km +13000mt dsl;
  • Settembre: Ötztaler Radmarathon (se mi prendono), 238km +5500mt dsl.

Va da sé che la preparazione e il raggiungimento degli obbiettivi sarà di pari passo ed in crescendo, valutando di volta in volta se tentare lo step successivo. Per questo motivo ho deciso di seguire un programma di allenamento che mi aiuterà nella crescita progressiva fisica, ma soprattutto manterrà alta la motivazione/concentrazione.

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Esperienze dal Solstizio

E’ già da alcuni anni che non riesco a pedalare la mia randonnée del Solstizio, il prezzo da pagare dell’ organizzatore. Quindi, visto che non posso raccontarvi di persona come è andata (parlarvi del mio “turno” da 13 ore al bar ad aspettare tutti sarebbe abbastanza noioso!) qui di seguito trovate alcune delle esperienze condivise sul web.

La magia del Solstizio è unica, grazie a tutti voi per renderlo possibile.

Le foto fatte da Oxeego (grazie infinite Carlo e Maurizio per la vostra disponibilità e per aver passato un’ intera notte a servire the caldo all’ ultimo controllo!):

Sesta edizione della classica Randonnée invernale in notturna, 200km tra la Valle del Sarca e il Lago di Garda.

Posted by Oxeego on Monday, December 18, 2017

 

Il racconto di Giuliano:

https://randonneepercaso.wordpress.com/2017/12/19/16-dicembre-randonnee-solstizio-d-inverno/

Il racconto di Christian e Christopher (in Inglese):

http://www.lieblingstouren.de/the-longest-night/

Il video di Andrea:

 

Il racconto di Cristiano:

https://bestieparde.wordpress.com/2018/01/30/solstizio-dinverno-e-quattro/

Se siete a conoscenza di altri racconti lasciate un commento e li aggiungerò alla lista.

Micro avventura overnight in Val di Daone

Un po’ per ottimizzare il tempo libero a disposizione, un po’ per la voglia di fare qualcosa di diverso, un po’ perché sono fatto così, venerdì sera dopolavoro sono partito con Carlo per una micro-avventura notturna. Niente strusciate in vista però, o chilometraggi da sfondarsi le gambe (e la testa); il giro di per sé è un anello di 150km con la risalita completa della Valle di Daone. Si tratta di una delle valli più belle e selvagge del Trentino: la strada asfaltata risale lungo il fiume Chiese per 23km, attraversando uno scenario da favola, laghi alpini, boschi incontaminati e pareti vertiginose di granito, terminando all’ imbocco dell’ imponente diga di Bissina a circa 1800mt di quota. La salita non è estrema, dura al punto giusto per potersi godere lo spettacolo che la natura qui offre.

Solo che noi la faremo di notte. O forse all’ alba? Carlo ci teneva a fare un test notturno in vista del Tuscany Road per provare un po’ i materiali, così appena mi ha proposto l’ idea della bivaccata in bici ho colto la palla al balzo con il giro che in versione diurna avevo appena saltato causa pioggia.

Partenza ore 19:30, a Comano ci faremo una pizza e poi su verso la Valle per fermarci a bivaccare sotto le stelle al suo ingresso e proseguire la scalata prima dell’ alba, rientrando a casa di primo mattino. Programma invitante, no?

Beh, è andata proprio così!

Al Monte Toraro, 200km Audax DIY

Dopo il mio ritiro alla LEL (lo so, non ne ho parlato qui, ma chi mi segue su altri canali come Strava già sapeva come era finita: se troverò l’ ispirazione ne scriverò più avanti) avevo bisogno di qualcosa che mi facesse riprendere sicurezza nelle mie capacità. E poi volevo ricominciare la mia corsa al Randonneur Round The Year, magari questa volta ponendomi obbiettivi più “facili” come fa la maggior parte dei ciclisti che ottengono il brevetto.

Quindi di una distanza da 200km avevo bisogno. Ma volevo anche andare a scoprire strade nuove, e perché no, portarmi a casa qualche colle inedito per la mia collezione di Centocollista.

Sfogliando un libro della Ediciclo, “Prealpi Venete 2”, della collana passi e valli in bicicletta, mi salta all’ occhio la salita al Monte Toraro per la ciclabile della Barcarola:

E’ un lungo e impegnativo itinerario, in ambiente solitario e severo nella parte finale, e che porta proprio sulla vetta del Monte Toraro, quota più alta (1897mt) di tutti gli itinerari descritti in questa guida.

Vado a memoria, e mi pare di ricordare che un amico, Alvaro, poco tempo fa è passato proprio in zona, partito da Arco e ritornato a casa con 200km nel sacco. Detto fatto, creo una nuova traccia su Strava simile alla sua ma in senso inverso per non perdere la famosa ciclabile della Barcarola (e ci aggiungo anche una variantella che si rivelerà molto dura –e sterrata– per conquistare il Passo di Vena), la carico sul Garmin e sono pronto a partire.

Trovo anche compagnia per il viaggio, con me viene Carlo, sempre disponibile a mettersi alla prova quando c’ è da esplorare nuove strade. Grazie delle foto!

Ora non mi dilungo troppo sul racconto della giornata. Vi dico solo che è stato un giro epico, in assoluto uno dei più bei vagabondaggi di una giornata con partenza da casa che abbia mai fatto. La salita di Folgaria all’ alba, attraversare tutto l’ altopiano di Asiago, il passaggio nella città omonima, una discesa a dir poco spettacolare su Pedescala, i 23 tornanti della ciclabile della Barcarola, la strada chiusa al traffico ripida e sterrata per conquistare i Passi di Vena di Sotto e di Sopra, quei due fantastici chilometri per la vetta del Monte Toraro e la discesa senza fine in Val d’ Adige. Che dire, una giornata perfetta.

Se volete scaricarvi la traccia la trovate qua: https://www.strava.com/activities/1138315754

 

Al Passo Rolle, 300km Audax a modo mio

Primo 300 di stagione. Avevo pensato all’ idea di scendere verso il basso Garda a provare il percorso di una rando da 200km svoltasi a fine Marzo. Sarebbe stato un 300 “facile”, circa 2000mt di dislivello con primi/ultimi 50km totalmente pianeggianti (il percorso del 200 partiva da Garda).

Ma poi ho sentito il richiamo della montagna, l’ idea di raggiungere un valico alpino da casa mi stimola sempre; cosÌ anche se la condizione non è al top ho deciso per il Passo Rolle. Traccio il percorso su Openrunner e quello che ne viene fuori è una variante più semplice della mia 300km delle Pale di San Martino. Con 1000mt di dislivello in meno resta comunque un percorso impegnativo vista la distanza.

Il limite di tempo per un 300km ufficiale Audax è 20 ore, ma io spero di arrivare a casa con un po’ di tempo “in cassaforte”.
Alle 5 del mattino sono in strada, e seguendo il credo del #packlighttravelfar viaggio davvero leggero: le previsioni sono buone, quindi l’ unico extra che mi concedo sulla bici oltre alle luci è una piccola borsa dell’ Apidura per le barrette e la frutta secca. Come abbigliamento poca roba, lascio a casa anche la giacca a vento avendo fatto di recente l’ acquisto di una bella maglia antivento.

Val d’ Adige per 40km circa, buon riscaldamento prima di affrontare la prima salita di giornata: devo salire a Vigolo Vattaro per poter accedere alla Valsugana. Le rampe della Valsorda al 18% sono sempre dure ma sento che oggi la gamba è quella giusta.

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Arrivato a Calceranica mi accorgo subito che il clima non è lo stesso dell’ Alto Garda: dopo una pausa al bar entro in ciclabile, ma il sole non è ancora arrivato e il termometro scende a 1°. Si soffre ma avanti tutta, vento a favore e strada che tende a scendere impercittibilmente mi fanno volare. A Borgo la temperatura prende una piega decente ed inizio a godermi la giornata.

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Ero d’ accordo con Andrea che ci saremmo sentiti per telefono: lui è di Belluno ed essendo in preparazione da TCR ultimamente sta macinando chilometri su chilometri. Ci incontriamo ad Arsiè per un caffè veloce, poi lui procede in direzione opposta alla mia. E’ un piacere trovarlo in una condizione così serena, è entrato in maniera perfetta nello stato mentale e fisico che una gara di quel genere richiede. Andrea ti ho trovato in forma!

Poco dopo io prendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle, che mi porterà appunto su quest’ ultimo. La strada è una meraviglia, le gallerie sono tutte o quasi evitabili con la vecchia strada chiusa al traffico, che costeggia il torrente Cismon in un ambiente da urlo. Inoltre è lunedì e il traffico veicolare è davvero scarso.

Poco prima di Fiera di Primiero tappa d’ obbligo alla pasticceria che c’ è sulla sinistra, fanno torte da paura e la Sacher sarà il mio carburante per valicare il colle.

Per la prima volta riesco a godermi la salita: l’ avevo sempre affrontata da questo versante con condizioni difficili, caldo torrido o troppo stanco. Oggi il clima è perfetto per la scalata. Mi concedo una sosta a metà salita circa seduto su una panchina nella lussuosa ma deserta San Martino di Castrozza e poi via fino in cima.

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16° sul valico, niente a che vedere con la bufera di neve trovata quell’ Aprile della rando.

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Una volta sceso in Val di Fiemme prendo la bella ciclabile che mi porta a Molina ed imbocco la Val di Cembra. Non me la ricordavo così suggestiva: la strada passa alta sulla valle sottostante con scorci d’ ampleur. Il vento che mi ha aiutato per metà percorso adesso chiede il conto, rafforzato da un’ aria di tempesta che mi ronza intorno. Nuvoloni neri sulle cime non presagiscono nulla di buono. Devo procedere veloce per non farmi raggiungere dal maltempo, per fortuna non mi prenderà.

Ultimo ristoro in una bottega alimentare d’ altri tempi, due panini imbottiti e una coca, poi via verso la Val d’ Adige, la sera avanza.

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A Trento ho due opzioni: proseguire verso Rovereto senza ulteriori difficoltà altimetriche o salire a Candriai e concludere attraversando la Valle del Sarca in leggera discesa. Opto per la seconda opzione visto il forte vento contro: preferisco stringere i denti per mezz’ oretta piuttosto che soffrire fino a casa spingendo contro il nemico invisibile del ciclista.

Alle 20:00 sono a casa, più stanco del previsto. 300km e 4100mt di dislivello.

Ma basterà una lunga dormita a farmi pensare già a nuovi progetti.

Primo brevetto Audax DIY GPS ufficiale

DIY sta per Do It Yourself.

In Italia non esiste questa possibilità, ma facendo parte dell’ Audax UK ho avuto la fortuna di poter provare quest’ esperienza. In poche parole si tratta di percorrere un brevetto pensato e ideato da soli in maniera ufficiale (con tanto di omologazione valida al fine di poter ottenere altri riconoscimenti).

Funziona così:

  • si acquistano delle carte di viaggio virtuali da uno degli organizzatori dell’ AUK che si occupa di questo (si potrebbero avere anche carte di viaggio vere e proprie nella variante non GPS, ma la tracciatura del percorso diventa più complicata dovendo rispettare la regola della distanza minima tra due controlli);
  • si prepara il percorso a tavolino utilizzando uno dei tanti programmi disponibili online, mantenendo i classici canoni Audax (distanza ufficiale 200-300-400-600-1000 e +1000) e scegliendo gli opportuni luoghi di controllo;
  • si salva la traccia ottenuta e la si carica online attraverso un modulo automatico indicando la data decisa per il brevetto, la distanza e i controlli;
  • viene inviata dall’ AUK una carta di viaggio virtuale con un link identificativo che servirà a caricare la traccia una volta effettuata la randonnée;
  • alla data scelta si monta in sella e si compie il giro avendo cura di registrare il tutto per bene;
  • una volta finito si invia la traccia all’ organizzatore e si aspetta la sua validazione. Stop.

Sembra complicato ma non lo è. E comunque sul sito è indicato in maniera chiara come fare il tutto.

Calcolando che è Novembre ho scelto di iniziare con una distanza di base, 200km, e vedere come andava. Come al solito mi sono lasciato prendere la mano al momento della tracciatura e ne sono venuti fuori 2500mt di dislivello!

Il percorso prevedeva: Passo San Giovanni e Val d’ Adige, salita Peri-Fosse, discesa da Breonio a Sant’ Ambrogio di Valpolicella, Lazise e poi il periplo del Garda fino a Riva, salita al lago di Tenno da Deva, ridiscesa su Arco.

Il problema iniziale è stato il freddo: per le prime tre ore (sono partito alle 06:30 circa) il sole non si è visto, in pratica fino a Fosse, e il termometro è sceso a -2° . Primo controllo virtuale e prima pausa al bar del paese. La stufa a legna accesa all’ interno fa molto baita di montagna e mi ricorda che l’ inverno è alle porte ed è ora di vestirsi per bene.

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Fuori l’ aria mattutina è gelida ma a dispetto delle previsioni che davano coperto c’ è un bel sole. Colpo d’ occhio magico sulla Lessinia mentre scendo verso il Garda. Consapevole che lo zoccolo duro del percorso è alle spalle mi godo la girata del lago, approfittando del passaggio a Peschiera del Garda per una sosta al Mc Donalds che ospiterà il controllo del Solstizio a sincerarmi che sia tutto ok. Pranzo rando style con un bel Mc Menù e si riparte.

Passate le cinque ore in sella passa anche il mal di schiena. La mente ha avuto la meglio sul fisico  che ora sta zitto e lavora. E poi c’ è il vento a favore. Per raggiungere Salò faccio una strada alternativa scovata l’ ultima volta che sono passato di qua: meraviglie del gps, oggi per la prima volta uso le mappe con navigazione e ne sto apprezzando l’ utilità.

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Una piada alla nutella mi darà l’ energia necessaria a tornare verso casa. Sempre con il vento che mi spinge percorro la Gardesana Occidentale con in testa l’ ultima salita, e più mi avvicino, più mi pento di averla inserita nel percorso. Sono a Riva alle 16:00, sta già facendo buio e sono in bici da  quasi dieci ore. E’ freddo e sono stanco. In più non sono più certo che il percorso verrà approvato: proprio in fase di partenza ho fatto un errore con la traccia sul Garmin perdendo i primi 15km. Quasi quasi vado dritto a casa e mi evito la Deva…..

Per fortuna alla fine lo spirito randagio prevale sul buon senso. La Deva doveva essere e la Deva sarà. Scollino in qualche modo e mi preparo alla fredda discesa prima di rientrare a casa. Comunque vada traccia o non traccia so di avere fatto 200km ed è sempre un bel “pezzo”, quindi sono soddisfatto della giornata.

Alla fine il brevetto verrà omologato, per fortuna il Garmin aveva comunque segnato la partenza del percorso e l’ organizzatore ha potuto verificarlo!

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Aggiornamenti dalla Super Randonnée delle Dolomiti

Sono per ora quattro i coraggiosi (tra i quali una donna) che nel 2016 hanno preso parte alla SR delle Dolomiti. Dopo l’ exploit di Giorgio lo scorso Ottobre i primi a tentare e riuscire nell’ avventura sono stati Giorgio Zampedri e Luciano Margoni: tra l’ 8 e il 10 Luglio hanno completato la prova e ricevuto  l’ omologazione. Per loro una strategia diversa da come l’ avevo concepita io (partenza mattina presto e tirata fino a Cortina; notte in albergo e giorno 2 fino a Bolzano; altra notte in albergo e mattinata per compiere gli ultimi 100km con Mendola e Carlo Magno). Sono partiti alle 16:00 del pomeriggio e hanno pedalato tutta la notte e il giorno seguente inanellando in questa prima tranche: Bondone, Vigolo Vattaro, Cereda, Forcella Aurine, Duran, Staulanza, Giau, Tre Croci, S. Antonio, Monte Croce di Comelico, Furcia. Dopo una lunga pausa notturna di 9 ore si sono rimessi in sella per la tirata finale con Gardena, Pinei, Mendola, Campo Carlo Magno, terminando alle 23:30 entro il tempo limite delle 56 ore.

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Lo scorso sabato invece Paola Macedo e Lauro Scagnolari si sono lanciati nell’ impresa: ne ho approfittato per accompagnarli nella prima salita, quella del Monte Bondone, per poi lasciarli alla loro avventura. Purtroppo per Lauro un guasto meccanico banale ma di difficile riparazione senza gli attrezzi adeguati (gli si è allentato il pacco pignoni durante l’ ultima notte) lo ha costretto al ritiro, mentre Paola è riuscita a terminare la prova, diventando così la prima donna omologata  alla SR delle Dolomiti.

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Felicitazioni a tutti e in bocca al lupo a quelli che in Agosto tenteranno la sfida!

Sulle strade del Brenta, 200km Audax DIY

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Due lunghi in un mese, un lusso che non capitava da tempo. E per lunghi intendo una distanza ufficiale Audax, ovvero dai 200km in su. Mi piace chiamarlo ufficiale anche se ufficiale non è, ovvero nessuno mi farà un’ omologazione per questi giri; è la mia maniera per restare dentro ad un modo di vedere il ciclismo (che non deve essere sempre e solo “a tutta”) anche senza partecipare ad eventi del calendario nazionale.

Questo week-end avevo programmato la randonnée di Corsico da 400km, ma vuoi per il poco tempo che ho potuto dedicare alla bici nell’ ultimo periodo (un brevetto di lunga distanza richiede un certo tipo di preparazione anche logistica che non va lasciata al caso e che richiede tempo ed energie) vuoi per la meteo sfavorevole di domenica, decido di anticipare a sabato con un giro più semplice ma comunque che mi metta un po’ alla frusta. Ho voglia di stancarmi, ma senza strafare. Venerdì sera mi metto al computer e su Openrunner studio al volo il percorso: primi 70km di pianura, poi a seguire tre salite con la prima più impegnativa e ritorno a casa dopo 190km.

Mando un messaggio a Carlo che approva il percorso, bene, si va in compagnia!

Partenza ore 07:00 da Bolognano; una corrente d’ aria fredda piombata sul nord Italia la scorsa settimana ci fa patire un po’ appena partiti, giusto il tempo di arrivare a Loppio però che sbuca il sole e si sta già meglio. A Mori prendiamo la SP 90 Destra Adige invece della ciclabile, un po’ più varia e veloce; il traffico a quest’ ora è scarso e i vari strappetti rendono l’ arrivo a Trento meno monotono.

50km fatti, è tempo di controllo, come se fosse un vero brevetto: siamo in modalità rando, quindi un controllo-caffè ci sta tutto. Ci fermiamo al bar della funivia: è di strada, la proprietaria è simpatica, il caffè buono e il bagno pulito. E poi ha dei bei tavoli al sole da dove si possono tenere d’ occhio le bici parcheggiate. E’ anche punto di incontro dei ciclisti di Trento per i giri del fine settimana, sono parecchi quelli pronti a partire.

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Proseguiamo in ciclabile verso Nord, evitando solo la tratta parecchio scomoda che tra Lavis e Nave San Rocco fa un’ interminabile andirivieni a zig zag,  procedendo per quel breve tratto sulla SS12 del Brennero.

Sono passate tre ore circa da quando siamo partiti mentre raggiungiamo Mezzolombardo, in piena tabella oraria; girando il senso di marcia butto uno sguardo alla valle dell’ Adige verso Sud e mi viene da pensare a quanta strada abbiamo già fatto in così poco tempo. Che mezzo fantastico è la bicicletta!

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Per arrivare al bivio della salita che ci porterà ad Andalo siamo costretti a restare sulla SS43 della Val di Non, un tratto a traffico veicolare intenso e a rapido scorrimento che necessiterebbe di una pista ciclabile. Per fortuna sono solo un paio di chilometri, poi noi giriamo a sinistra, direzione Spormaggiore/Cavedago/Andalo: qui inizia l’ ascesa che percorreremo anche alla prossima Randonnée delle Dolomiti di Brenta del 5 Giugno. In quel caso i chilometri nelle gambe saranno più del doppio di quelli con cui l’ affrontiamo oggi!

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Dopo esserci tolti gli ultimi strati pesanti, iniziamo la nostra scalata in maniera tranquilla, godendo ad ogni pedalata del panorama che mano a mano si apre sotto di noi. Per ora le sensazioni di giornata sono ottime, stiamo bene e il clima è favorevole, non si potrebbe volere di meglio. Spezziamo la salita per riempire le borracce a Spormaggiore, poi su diretti fino allo scollamento della Sella di Andalo a quota 1042mt.

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Siamo sulle strade che il Giro d’ Italia percorrerà con la prossima edizione (nello specifico le tappe 16 e 17) e come sempre succede in questi casi beneficiamo di uno splendido asfalto tirato come un biliardo!

Dopo una splendida discesa e il passaggio sul Lago di Molveno c’ è ancora lo strappetto di Sclemo che ci separa dalla meritata pausa pranzo che abbiamo deciso di fare a Stenico. Siamo tutti e due un po’ vuoti in questo frangente, per fortuna ci pensa Clarissa, proprietaria dell’ omonimo bar di Stenico, a farci il pieno di carboidrati con un paio di piadine imbottite. Il suo bar è un controllo storico della Randonnée delle Dolomiti di Brenta, e anche quest’ anno ci conferma la sua presenza. Addirittura oggi ci viene offerto il pranzo sia a me che a Carlo, una gentilezza davvero inaspettata e per niente dovuta, grazie mille Clarissa!

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Da Stenico a Tione scendiamo sulla SP34 del Lisano e Sesena, altra perla di strada delle nostre zone, tra il resto piena di ottime fontane di acqua freschissima. La Sella di Bondo passa indolore, e a parte il primo tratto caratterizzato da lunghi rettoni esposti (per fortuna mentre passiamo il sole si nasconde tra le nuvole) il resto è molto pedalabile e gradevole, scollinando a quota 815mt. Da qui la strada prosegue tutta in discesa fino a Storo, inizialmente in modo marcato per poi calare fino a trasformarsi in un leggero falsopiano a scendere. Non fosse per il vento contro di oggi! Comunque cambi regolari per 15km e via, passa anche questa.

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Il Passo d’ Ampola è l’ ultimo scoglio di giornata, salita poco impegnativa che si lascia domare anche in condizioni di gamba non ottimali. Carlo ha qualcosa in più di me, quindi lo lascio davanti a fare l’ andatura fino in cima. Scollinare sull’ ultima difficoltà di giornata ha sempre un fascino particolare, a maggior ragione quando lo fai in uno dei paradisi del Trentino-Alto Adige, la Val di Ledro. La percorriamo tutta prima di tuffarci nella lunga galleria ai 60km/h che ci porterà di nuovo ad Arco dopo circa una decina di ore in sella.

Tempo di saluti, non prima di una meritata birra media! Grande giornata, grande giro, grazie Carlo e alla prossima!

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