Obbiettivi 2018

Ok, tempo di scoprire le carte, con la speranza che questo post mi aiuti a fare chiarezza e a dare un quadro ai tanti progetti in mente.

Il 2018 è l’ anno che precede la Parigi-Brest-Parigi, anno di pre-qualifiche, ovvero maggiore sarà la distanza pedalata in un singolo evento omologato ACP, prima ci si potrà iscrivere il prossimo anno all’ olimpiade del cicloturismo. Saltata l’ idea di prendere parte alla Alpi 4000 ho deciso di accorciare la distanza a 600km garantendomi così un posto per Parigi.

Inoltre ripropongo un brevetto da 300km su un percorso simile a quello affrontato nel 2013 che si chiamerà “Giro del Lagorai” e che andrà ad aggiungersi alla ormai classica “Dolomiti di Brenta” sulla distanza dei 200km. Due brevetti entrambi proposti con la mia nuova società Audax Club Arco che seppur semplici come organizzazione mi porteranno via parecchio tempo (per info e iscrizioni visitate qui per il Brenta e qui per il Lagorai).

Il 2018 per me sarà l’ anno dei grandi dislivelli, o almeno ci proverò. Ecco quindi svelati i miei progetti.

  • Febbraio: un brevetto DIY da 200km o la rando del Lago d’ Iseo del Team Testa il 25;
  • Marzo: Dolomiti di Brenta pre-ride, 200km +3500mt dsl;
  • Aprile: Giro del Lagorai pre-ride, 300km +4400mt dsl;
  • Maggio: Rando Imperator, 600km +3800mt dsl;
  • Giugno: Brenta-Ortles, 400km +8000mt dsl+ GF Sportful, 200km +5000mt dsl;
  • Luglio: Super Randonnée delle Dolomiti, 600km +13000mt dsl;
  • Settembre: Ötztaler Radmarathon (se mi prendono), 238km +5500mt dsl.

Va da sé che la preparazione e il raggiungimento degli obbiettivi sarà di pari passo ed in crescendo, valutando di volta in volta se tentare lo step successivo. Per questo motivo ho deciso di seguire un programma di allenamento che mi aiuterà nella crescita progressiva fisica, ma soprattutto manterrà alta la motivazione/concentrazione.

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Paris-Brest-Paris 2015, kit-list

Dato che non ho avuto il tempo di farlo prima inizierò con la mia kit list per Parigi, ovvero cosa ho portato con me (e cosa ha funzionato) per affrontare i 1200km no-stop in autosufficienza (niente bagdrop) della prova francese.

Bici:

Mercian Rapha Continental.

Dopo varie tribolazioni e insicurezze per fortuna ha prevalso la ragione e così ho portato con me la bici in acciaio montata in versione classica, sella Brooks Swift titanium, ruote da rando con mozzo dinamo all’ anteriore, gruppo Shimano 105 e parafanghi. Una bici che ben figurava tra tutte quelle presenti al via. Purtroppo la sera prima della partenza ho smontato i parafanghi confidando nelle previsioni meteo (cosa che non farò mai più!): ovvio che ha piovuto e neanche poco, facendomi rimpiangere amaramente i miei SKS Raceblade Long rimasti in albergo.

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Borse:

Carradice Barley, c’ è stato tutto quello citato in questo articolo.

Il Bagman (supporto per borse posteriori) e la Caperoll previste inizialmente le ho lasciate in albergo: optando per una riduzione del bagaglio sempre per via delle ottime previsioni, non li ho montati. Nella Caperoll doveva andare il kit pioggia, ma avendolo ridotto al minimo indispensabile (giacca in Gore-Tex Paclite) la giacca l’ ho fissata arrotolata all’ esterno della Barley. Del Bagman invece me ne sono pentito, avrei preferito 500gr in più in corsa ma una maggiore stabilità e comodità di accesso della borsa. La borsa posteriore ha mantenuto le promesse di impermeabilità: nonostante non ci fossero i parafanghi non è entrata una goccia di acqua all’ interno e tengo a precisare che non le ho ancora ritrattate con la cera apposita.

Attrezzatura per le piccole riparazioni:

  • 2 camere d’ aria, levette, pezze e mastice, pompa al telaio;
  • pezza per riparare i copertoni della Park Tool autoadesiva;
  • smagliacatena e falsamaglia (grazie Matteo!);
  • multitool con chiavi a brugola più due misure extra a parte, 4 e 5;
  • tiraraggi e raggio di ricambio universale FiberFix;
  • guanti in lattice (non li ho usati in corsa perché non ho avuto nessun problema meccanico, ma mi sono risultati comodi quando ho smontato la bici per rimetterla nella sacca al mio ritorno verso l’ Italia in treno);
  • bussolotto sella di ricambio (alla partenza del raduno della Nazionale quasi mi restava in mano, da allora ne porto sempre uno con me nei giri più lunghi);
  • fascette da elettricista.

Abbigliamento:

  • maglia intima manica corta lana merinos, sempre indosso;
  • 2 paia di calzini lana merinos Rapha (uno di ricambio ma li ho anche indossati insieme nelle notti più fredde per avere maggiore termicità);
  • 2 paia di salopette Assos/Rapha, da cambiarsi al giro di boa di Brest;
  • maglia da bici manica corta in lana merinos leggera Rapha, sempre indosso;
  • maglia manica lunga da bici pesante in lana merinos Mercian;
  • manicotti in lana merinos Smartwool;
  • gambali lunghi Norain Sportful;
  • copriscarpe in neoprene Endura e copripantaloni pioggia Rainlegs (lasciati in albergo dopo previsioni meteo favorevoli. Sembrerebbe un errore con la pioggia trovata, ma mi ha fatto capire che sono due articoli che non mi servono se le temperature non vanno sotto ai 10°);
  • guanti in pelle corti Rapha;
  • guanti lunghi leggeri Sportful;
  • cappellino in cotone Rapha, ottimo per il sole, il sudore e anche la pioggia;
  • copricasco impermeabile (usato sia contro la pioggia che per il freddo);
  • bandana in cotone per il collo;
  • boxer in lana merinos Smartwool per i momenti di riposo notturno (mi aiutava psicologicamente mettermi una sorta di pigiama per dormire, anche se per poche ore, e così facendo permettevo alle parti intime di respirare un po’);
  • casco con luce frontale fissata;
  • gilet riflettente ufficiale PBP. Ho usato quello della versione 2011, praticamente uguale ma senza l’ anno, faceva molto figo far vedere che ero già un Ancien 😉

Extra:

  • documenti e soldi contanti (ai controlli si paga quasi sempre cash, sono partito con 250€, ne ho spesi circa 130 durante la corsa)
  • medicine (antidolorifici, antipiretici, antiinfiammatori). Nessuno utilizzato per fortuna;
  • spazzolino/dentifricio, per mantenere un minimo di igiene orale, molto importante per evitare la formazione di infiammazioni batteriche in bocca. Le afte possono essere un grosso fastidio da evitare;
  • piccolo sapone/asciugamano microfibra. Non utilizzati, non ho sentito la necessità di farmi la doccia dedicando così più tempo al riposo notturno;
  • fazzoletti/salviette detergenti. Queste ultime importantissime per mantenere pulita una zona già di per se molto soggetta a irritazioni;
  • crema sottosella;
  • burrocacao (viste scene di gente con labbra devastate all’ arrivo, l’ esperienza insegna);
  • tappi per le orecchie (inutile dire che sono fondamentali per un buon riposo notturno in una stanza piena di randonneurs che dormono e di altri che vanno e vengono. Altri preferiscono coprirsi anche gli occhi, spesso nei dormitori c’ è luce, ma io non ho questo problema);
  • cellulare abilitato per la navigazione (non avevo con me il gps e l’ ultima notte l’ app di Googlemaps ad un certo punto mi ha dato certezza assoluta che non mi fossi perso nelle campagne francesi) con una batteria esterna per una ricarica (il mio iphone mi è servito anche da macchina fotografica. Durante il giorno lo tenevo in modalità aereo per il risparmio energetico accendendo solo ai controlli);
  • due pacchetti di batterie per luci casco e posteriore (la prossima volta di sicuro cablo alla dinamo anche questa: dopo i primi acquazzoni del giorno 1 mi ha dato un po’ di problemi lasciandomi al buio più di una volta);
  • 5 barrette Clifbar, 8 gel Sponser e Clifbar, 3 buste di R2 Enervit per il recupero notturno. Ho mangiato tutto ovviamente e anche integrato con alcune barrette e gel comprate ai controlli. Perlopiù le utilizzavo durante la notte o la mattina presto.
  • 2 borracce da 0,5l l’ una. Viste le temperature non sono mai rimasto a secco di acqua, nel caso mi sarebbe bastato fermarmi ad uno dei tanti ristori improvvisati dalla gente per strada. Comunque pochissime fontane viste.

Mi sembra di avere messo tutto, penso di avere portato il minimo indispensabile, di sicuro c’ è chi viaggia più leggero di me, altri invece con più cose.  Io negli anni credo di avere trovato il giusto compromesso, questa volta in particolare ho usato tutto quello che avevo portato senza sentire la necessità di altro. Il tutto stivato in una borsa da 9l di capienza.

Prossimo post, com’ è andata la mia PBP.

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Raduno Nazionale Audax Italia, 300km ACP, Bologna, 20/21 Luglio 2015

C’ è un’ aria particolare al brevetto scelto dal calendario come raduno della Nazionale Randonneurs, aria di festa, un po’ come l’ ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Tutti vogliono essere presenti, inoltre ARI consegnerà la maglia (gratuita!) a tutti quelli che con i brevetti qualificativi se la sono guadagnata, motivo in più per non mancare.

Certo che “Nazionale” è un gran parolone; onore farne parte e sicuramente anche motivo di stimolo a non sfigurare in terra Francese. Per fortuna il brevetto si svolgerà per buona parte durante la notte (partenza ore 22), perché viste le temperature della settimana non so se sarei partito di giorno (era anche prevista una distanza da 200km con partenza la domenica mattina, qualcuno l’ avrà fatta ma di sicuro sarà stata più dura del 300!). Il chilometraggio, l’ orario e la data in calendario sono perfetti per fare un’ ultima rifinitura prima della Parigi-Brest-Parigi; ad un mese circa dall’ Olimpiade del Cicloturismo un lungo ci sta più che bene per testare la forma fisica e i materiali, in più si passa tutta una notte in sella, croce e delizia del pedalatore di lungo raggio e mia in particolare.

IMG_4243Ma questa notte ha un sapore diverso per me, non c’ è più quel senso di timore solito che mi accompagnava prima di una prova del genere, la paura ha ceduto il passo a un sano senso di riverenza verso quello che è il banco di prova del vero randonneur. Complice una compagnia perfetta formata da un piccolo gruppo di randagi DOC sono riuscito ad assaporarne il senso: si pedalava spesso in silenzio ed in fila indiana ad un’ andatura più che regolare, consentendo alla mente di vagare distante.

Dopo il primo controllo, dove ancora qualcuno ci chiede cosa stiamo facendo, cala il silenzio, arriva la notte vera. Ognuno prende il suo ritmo, capisco che da qui in avanti non ci si fermerà, se non per riempire le borracce.

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A Marrani non si arriva mai, poi quando ci siamo scopro che c’ è anche da valicare sul Passo di Carnevale. E’ uno scherzo? No. In cima albeggia ed è fresco, poi per effetto dell’ inversione termica a valle si gela. Ma c’ è il controllo con il suo bombolone caldo. Non ora però, perchè bisogna risalire per altri dieci chilometri. Il Valico del Paretaio ha rischiato di seppellirmi, se non fosse stato per il Prof (vecchia conoscenza randagia) sarei ancora li a dormire sui suoi tornanti.

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Dopo un passaggio stupendo a Castel del Rio sul Ponte degli Alidosi c’ è l’ ultima salita di giornata, quella di Sassoleone; il gruppo si è sparpagliato, ci penserà l’ ultima sosta a ricompattarci. Una bella piada al prosciutto (praticamente la colazione visto che sono le otto del mattino) e ci tuffiamo lungo la via Emilia. Sembra che qualcuno abbia acceso un foen da tanto l’ aria è calda. Alle 11:00 circa sono di nuovo a Bologna, giusto il tempo di provare a rinfrescarmi un attimo e dopo i saluti me ne torno a casa che la famiglia mi aspetta per un pomeriggio al lago 😉

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400km Castelfranco Emilia, si va a Parigi!

Mettere in tasca i due più grandi brevetti Audax di qualifica (600 e 400) in una sola settimana è stata dura ma rappresenta un bel traguardo personale. Calcolando le varie tribolazioni fisiche avute poi, il successo segna il fatto che la testa c’è e una piccola iniezione di autostima in vista della prova transalpina non può che farmi bene. Eh già, iscrizione fatta. Salvo cause di forza maggiore sarò al via per la mia seconda Parigi-Brest-Parigi.

Come dicevo completare 1000km un week-end dopo l’ altro non è stato facile, soprattutto a livello fisico. Il 600 di Rapolano Terme ha lasciato tracce nonostante non abbia toccato la bici nei giorni infrasettimanali intercorsi tra le due prove: al via del 400 di Castelfranco sentivo di non essere al 100%. Tutta la parte alta del corpo stanca e un fastidioso intorpidimento alle mani (che ancora non è passato, e siamo a Luglio) non facevano ben sperare. Per fortuna con un po’ di esperienza e soprattutto con la voglia di farcela è andato tutto bene, o quasi.

IMG_4080Partenza mattutina. Per un 400km insolita, ma a Castelfranco si poteva scegliere anche per un percorso da 600km, ecco il perché. Meglio comunque per me, tanto le partenze notturne le digerisco poco. E forse altrimenti non ce l ‘avrei fatta.

Dopo una giornata sulle strade emiliane che molti definiscono calda (non quelli che sono stati a Rapolano la settimana prima!) mi ritrovo con un problema mai avuto che rischia di compromettere la riuscita del brevetto. Sempre di sottosella si tratta, ma questa volta invece che avere male alle ossa ischiatiche (ho montato una sella più larga questa volta, la SMP Dynamic) ho un problema da sfregamento causato dai calzoncini nella zona inguinale. La cosa si fa seria a partire dai 200km circa, dopo il controllo di Mongardino ormai mi rendo conto di non riuscire più a forzare sui pedali stando seduto in sella. Mi si sta formando una piaga all’ interno della gamba e ogni colpo di pedale è una rasoiata.

A San Vito l’ accoglienza mi tira un po’ su il morale, spalmo un po’ di crema Assos e provo a stringere i denti. L’ obbiettivo ormai è raggiungere il controllo dei 300km in gruppo, poi deciderò il da farsi.

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Cala la sera, ogni strappetto che la strada propone è un piccolo calvario personale, ma i ragazzi mi aspettano e così nonostante tutto mantengo una buona media che mi consentirà di avere un buon margine di recupero giunto a Roncolo di Quattrocastella al controllo. Per fortuna davanti a una farmacia (chiusa) trovo un distributore di medicine 24/24 così mi fermo e compro dei cerotti imbevuti di disinfettante, saranno la mia salvezza.

Arriviamo all’ albergo Barabba (300km) alle 23:30 circa, saluto gli altri e senza pensarci due volte prendo una camera. Ho un ampio margine di tempo e se voglio arrivare alla fine devo concedere al mio corpo riposo da questo supplizio che mi infastidisce ormai da troppe ore. Sotto la doccia mi accorgo che la situazione è quasi peggio del previsto, la piaga è grande come una moneta da 2€ e spessa 1cm, piena di siero. Mi butto nel letto senza medicarla per farla respirare e mi addormento subito; dormirò 5 ore, lusso che raramente mi sono concesso in una rando. Al mio risveglio con piacevole sorpresa mi accorgo che è scoppiata da sola durante il sonno! Faccio la medicazione e dopo una breve colazione improvvisata alle 05:00 sono in strada con ancora otto ore di tempo per completare i 100km mancanti.

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Giungerò a Castelfranco in mattinata da solo, probabilmente tra gli ultimi del 400 ma incredibilmente fresco e riposato (ferita a parte che comunque va molto meglio). La strategia alla fine ha pagato.

Grazie a Carmine, Umberto e gli altri del nostro gruppetto del giorno 1 e anche agli organizzatori per aver piazzato quel controllo strategico presso un albergo, altrimenti dubito che avrei concluso la prova.

Una nota la devo fare ai tanti che ho visto tagliare il percorso prendendo la strada più breve che dal controllo dei 300 portava a Modena. Ne abbiamo visti parecchi la sera mentre arrivavamo e ne ho trovato un altro la mattina quando sono ripartito che mi ha detto testuali parole quando gli ho fatto notare che si andava a destra dal controllo e non a sinistra (usciva come me da una camera): “Sono sfinito, ho messo sul Garmin la strada più breve verso Modena e seguo quella”. Ci sta, se ti sei ritirato. Spero solo che tutte queste persone non abbiano ritenuto valida la loro prova e quindi non abbiano richiesto l’ omologazione perché loro la prova non l’ hanno completata! Anche se si trattasse di 5km in meno. E con questo finisco la polemica (e ne ho visti altri anche a Rapolano, della serie predicare bene e poi….)

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100km in Valle del Sarca

Populaire è il nome che danno i nostri “colleghi” americani e inglesi (e probabilmente anche altri) per quei brevetti che non rientrano nella canonica distanza minima dei 200km per l’ omologazione ACP. Anche in Italia ce ne sono, pochini comunque, di solito a inizio stagione o come percorsi alternativi a manifestazioni con distanze più lunghe. 100km sono quelli che io ritengo il biglietto d’ ingresso della lunga distanza, un’ uscita che non richiede particolare preparazione ma che comunque, soprattutto a inizio stagione, si fa sentire nelle gambe, almeno nelle mie!

Quest’ anno c’ è la PBP e un po’ ovunque si parla di come si prepara un evento del genere. A differenza dello scorso anno dove ho seguito una precisa tabella di allenamento per partecipare alle granfondo, questa volta ritorno sulla mia “non-preparazione” classica, che per i brevetti Audax ha sempre funzionato bene: andare a sensazione con un’ idea di base, questa:

  • due volte a settimana il tragitto casa-lavoro (38km andata e ritorno) o un’ uscita in pausa pranzo (50km circa);
  • un’ uscita di 100km alla settimana (nel week-end o nel giorno di riposo);
  • un’ uscita di 200km al mese (nei mesi dove non sono previsti i brevetti qualificativi);
  • i 4 brevetti qualificativi 200/300/400/600;
  • dislivello altimetrico delle uscite da aumentare nel corso della stagione.

Con un piano del genere dovrei riuscire a preparami a dovere, il più sarà riuscire a seguirlo!

Gennaio se n’ è già andato (e con lui la mia ambizione di conquistare il RRtY, un riconoscimento per i membri dell’ Audax UK che riescono a fare un brevetto di almeno 200km al mese per un anno*) quindi è ora di partire, Agosto non è poi così lontano.

Oggi ho iniziato il programma con un bel giro in Valle del Sarca inserendo un paio di salite, Ranzo e il passo S. Udalrico, con la fatidica quota 100km raggiunta. Una giornata meravigliosa con un clima fuori del comune.

https://www.strava.com/activities/253469474

Ranzo 11-02-2015

* in effetti RRtY si può iniziare in qualunque mese dell’ anno, quindi sono ancora in tempo!

Randonnée del Solstizio d’ Inverno III, 20-12-2014

E’ sera quando esco sul balcone per andare a buttare le immondizie. Il freddo mi fa stringere la testa tra le spalle e mentre mi chiudo addosso il piumino penso che non avrei proprio voglia di uscire in bicicletta. Per una notte intera poi….

E invece anche quest’ anno l’ ho fatto. Sabato sera, nella notte tra il 20 e il 21 Dicembre, insieme ad oltre cento randagi del pedale ho concluso la mia terza randonnée del Solstizio d’ Inverno.

Devo ammettere che organizzare il tutto mi ha preso parecchio tempo ed energie, ma la soddisfazione di vedere in un sabato sera d’ inverno (ok, era ancora autunno in effetti) la piazza centrale di Arco gremita di ciclisti mi ha ricaricato di energie. Ma soprattutto mi ha dato la forza necessaria a percorrere i 200km, distanza che dopo l’ incidente non avevo più affrontato, neanche di giorno.

Il tutto non sarebbe stato possibile senza l’ aiuto di alcune persone: la Vale, che insieme a suo fratello Emiliano ed alla sua compagna Mabel hanno distribuito le carte gialle prima del via. E Fabio Leoni, boss del Vertical che appena chiuso il negozio a Pietramurata si è precipitato giù ad Arco e ha fatto partire tutti i ciclisti timbrando le carte gialle. Grazie. E un grazie va anche a Pio e Andrea del bar Conti, senza il loro appoggio non avrei potuto realizzare il Solstizio.

Ad essere sincero non ero troppo sereno prima del via, oltre alle solite paure che un giro invernale di 200km in notturna può causare, si sono aggiunte quelle di organizzatore, il peso di essere responsabile per oltre 100 persone mi ha stressato giusto un attimo, ma alla fine tutto è filato liscio.

La mia rando è andata bene nel complesso e soprattutto la clavicola non mi ha dato problemi. Alla fine avevo male ovunque tranne che alla spalla! La prima parte è volata, insieme a Gabriele e Rinaldo abbiamo macinato la Valle del Sarca più in fretta del previsto e con l’ aiuto del Föhn alle spalle siamo arrivati velocemente a Peschiera. Qualche problema di stomaco non mi ha permesso di alimentarmi come dovuto e sul basso lago ne ho pagato le conseguenze. Per fortuna è in questi casi che viene fuori l’ esperienza. Le randonnée ti insegnano che le crisi vanno e vengono, l’ unico rimedio è salire in sella e pedalare. Così mi rimetto in marcia dal Mc Donalds da solo, al mio passo, lento. C’ è una fitta nebbiolina, di quella che bagna e il freddo entra un po’ nelle ossa. Faccio girare le gambe in agilità senza guardare il contachilometri fino a Salò. Pausa alla Fonte Tavina per riempire la borraccia dove vengo raggiunto da Rinaldo che si era attardato al controllo di Peschiera. Resteremo insieme fino all’ arrivo.

La gardesana ci regala un bel momento, il cielo stellato e il panorama di luci colorate sull’ altro versante del lago racchiudono il segreto della bellezza di questa rando. La solitudine di una notte d’ inverno, il freddo che ovatta, il cielo limpido, la magia del Natale, insomma se prima mi chiedevo chi me lo facesse fare, adesso ho la risposta. In questo momento non vorrei essere in nessun altro posto.

Da Limone in avanti il vento chiede il conto. Ora la fatica è tanta e si sente, la pedalata pesante, le gambe non girano, ma Riva del Garda è li a portata di mano e poi mancheranno solo 5km prima di potersi rilassare al caldo con un cappuccio bollente raccontandosi l’ avventura vissuta.

Alle 05:00 siamo a destinazione, il bar gremito di ciclisti contenti, stanchi ma soddisfatti per aver comunque concluso una prova fuori del comune, fisica e mentale. Aspetto che arrivino tutti, poi raccolgo le mie cose e vado a casa in bici a godermi una dormita mattutina. E’ fatta, il Solstizio 2014 va in archivio e con lui la prima qualifica della Parigi-Brest-Parigi.

Grazie a tutti gli amici randagi che hanno partecipato, iscritti e non. E’ stato bello anche quest’ anno.

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Altre foto qui.

Lista di viaggio

“Cosa mi porto?”

Messo in cantiere l’ ultimo giro preparativo (la 300km di Arquata Scrivia si è tramutata in un 130km dovendo optare per il “corto” causa problemi allo stomaco: peccato perchè si preannunciava uno splendido percorso in buona compagnia, nel compenso ho pedalato tutta notte senza troppi problemi di sonno, a dimostrazione del fatto che ci sto facendo l’ abitudine…) è ora di pensare a cosa mettere in valigia, o meglio, nelle borse che mi accompagneranno lungo i 1200km della Parigi-Brest-Parigi. Nonostante sia al mio terzo over 1000, ho sempre dei dubbi sul cosa portarmi, e finisce sempre che esagero; proprio stamattina ho letto un articolo sul sito ufficiale della PBP che mi ha fatto propendere per una versione light dei bagagli.

Di seguito la mia lista che ho compilato prendendo spunto da quella di Juan Salinas, autore dell’ articolo sopra citato nonchè finisher di due PBP; spero che possa servire a qualcuno che ha ancora dei dubbi.

  • 2 borracce;
  • 1 luce posteriore di scorta (per l’ anteriore ho la dinamo Son);
  • 1 lampada frontale sul casco;
  • il necessario per le forature e le piccole riparazioni;
  • 4 raggi di scorta;
  • gilet catarifrangente ufficiale PBP;
  • giacca e pantaloni Endura per la pioggia;
  • copriscarpe/guanti lunghi/cappellino di lana;
  • 2 paia di calzini di ricambio;
  • 1 calzoncino di ricambio;
  • manicotti/gambali;
  • 1 maglia manica lunga Smartwool in lana Merinos;
  • piccoli medicinali;
  • fazzoletti di carta /salviette umidificate;
  • spazzolino da denti/dentifricio;
  • crema sottosella;
  • cartina stradale.

E’ tutto, basterà a superare le avversità del clima rigido della bretagna?

Photo TheGreatDane