Un giro al Lago di Tenno

Non vorrei ripetermi nel dire che la neve evoca grandi gesta vissute in bicicletta, imprese epiche e leggendarie che a rivederle viene la pelle d’ oca. E mai come questa settimana sono sul pezzo. Sul sito Rapha c’ è un bell’ articolo che riporta alla memoria una Liège-Bastogne-Liège. Bello e interessante come sempre, un po’ di storia della corsa ed un paio di foto che rendono l’ idea di quanto devono avere sofferto i corridori durante quel lontano 20 Aprile 1980. Curioso anche il video della gara con la lunga intervista a Bernard Hinault, vincitore della tappa, subito dopo la corsa. A vederlo mi ha trasmesso la sensazione di un uomo comune capace di grandi imprese, non un “atleta” nel termine intrinseco della parola usata oggi a catalogare i professionisti. C’ era qualcosa di diverso allora, rispetto allo sport che siamo abituati a vedere oggi. E’ questo quello che amo del ciclismo di un tempo. Il rendere epico qualcosa alla portata di tutti. Il fatto di vederli lì, a combattere nella neve su biciclette semplici, con indosso solo una maglia ed un paio di calzoncini, beh, mi fa sognare. Senza approfondire troppo, senza conoscere la storia del ciclismo, mi basta quello, un uomo e la sua bicicletta contro la natura, contro il tempo, contro i suoi avversari. Bello.

E così ispirato da questo articolo esco anch’ io a fare la mia parte, a combattere il gelo e la neve. Anche se in fondo non nevica, e i miei di chilometri sono solo 40, ma non importa, è lo spirito che conta. Oggi ho voglia di salire un po’, fino al Lago di Tenno e la sua verde acqua cristallina, anche se la giornata non è delle più belle; ma la strada che passa da Gavazzo con i suoi tetti imbiancati merita sempre il viaggio fin quassù. Ci sarà un po’ da soffrire in discesa, ma ne sarà valsa la pena.

Chariot Cougar 2

Post veloce, settimana carica di impegni lavorativi e non. Come avranno notato i miei fedeli lettori manca da un po’ un bel racconto di viaggio. E vi assicuro che manca anche a me. Ma d’ altronde non riesco a fare nulla di particolarmente significativo quest’ inverno, o perlomeno che mi ispiri a scriverne. Mi limito a tenermi un minimo allenato con la fissa (che oltretutto mi diverte!), e a fare qualche giretto il fine settimana senza soffrire troppo, giusto per tenere su il chilometraggio in vista delle prove che verranno-forse.

Ma non sono qui a parlare di programmi del 2012. Il post è dedicato al nuovo acquisto di famiglia, il carrellino da bici della Chariot. Con l’ inverno in pieno corso è ora di pensare a come ci divertiremo tutti insieme io, Valentina ed Eva con l’ arrivo della bella stagione. Il progetto è ambizioso, una ciclovacanza! La meta è ancora da decidere, anche se l’ Olanda è al primo posto della lista. Si tratterà comunque di un viaggio itinerante, niente di organizzato, 10/15gg con tappe da 40/50km che ci daranno modo di prendere le misure con questa nuova dimensione.

Tutto dipende però da come Eva reagirà al trasporto nel carrellino. E così ho fatto l’ acquisto, e data l’ importanza del “bagaglio” io e Vale non abbiamo badato a spese, prendendo quasi il meglio che offre il mercato. La Chariot è il leader nel suo settore, e propone un’ ampia scelta di carrelli per il trasporto dei bambini. Hanno sviluppato un sistema chiamato CTS-Child Transportation System-che consente di trasformare lo stesso carrello per utilizzi differenti tra loro con l’ ausilio di alcuni accessori (trekking, corsa, sci di fondo, bici e passeggino).

La scelta è caduta sul “Cougar 2”, modello che ha un buon rapporto qualità prezzo e si pone nella fascia medio-alta. A diffrenza del modello basico-Cheetah– il Cougar è dotato di un sistema di sospensioni regolabili a bilancere, il tutto a vantaggio del comfort per il passeggero. Il telaio è in alluminio, come tutti i modelli Chariot, e dispone di una borsa extra nella parte posteriore utile a stivare parecchio materiale. Sia sui lati che sulle parti anteriore e posteriore sono cuciti inserti catarifrangenti, più alcune bande fosforescenti che lo rendono visibile anche al buio. Il peso per il nostro modello è di 12.7kg, 2kg in più della versione monoposto, ma abbiamo pensato che qui Eva avrebbe avuto molto più spazio per poter viaggiare in maniera più comoda e serena, avendo anche l’ opportunità di tenere con lei alcuni giochi.

Adesso resta solo da provarlo, la Giant sarà il mulo adibito al traino, ma ci vuole ancora un mesetto almeno, quando le temperature saranno più a misura di bambina 🙂

Luce dinamo posteriore

“Bush & Müller Seculite Plus”

Perchè non ci avessi pensato prima ancora non lo so. Nel 2009 Valentina mi ha fatto il più bel regalo che un randonneur possa sperare di ricevere: un mozzo dinamo Wilfried Schmidt, e più precisamente il SON20 (di recente rinominato SON EDELUX). Inutile dire che è il miglior sistema di illuminazione per quel che concerne le randonnée, elevata potenza di luce, leggerezza dell’ impianto, attrito impercettibile e assenza di manutenzione (garantiti 50.000km senza metterci mano). E poi rende liberi dalle batterie, che oltre ad inquinare parecchio, costano e pesano. Fino ad oggi avevo rinunciato a collegare anche una luce posteriore, limitandomi ad utilizzare una Bush & Müller IQ FLY SENSO PLUS per l’ anteriore, modello da 40lux che ho avuto modo di apprezzare nel tempo, un ottimo rapporto qualità prezzo (costa circa la metà della Schmidt Edelux pur facendo un’ ottima luce).

E così, essendomi trovato bene con la ditta tedesca, ne ho scelto una anche per il posteriore, la Seculite Plus.

6 volt di potenza, come devono essere le lampade dinamo posteriori da abbinare all’ anteriore, è dotata di catarifrangente basso, led rosso fisso nella parte alta (in Germania è vietato l’ utilizzo di led a intermittenza), e accumulatore in grado di mantenere la luce accesa per 3/4 minuti anche in posizione ferma (versione Plus). E’ un modello che va montato sul parafango, previa la foratura dello stesso per fissare la lampada in maniera stabile e sicura. Il passo seguente è il collegamento dei fili, che vanno portati dalla luce anteriore (e non dal mozzo, dove si collega solo quella davanti) e fatti scorrere per tutto il telaio.

Questo mi aveva fatto desistere dal montarla, fino ad oggi. Inizialmente era l’ idea di avere un cavo che correva per tutta la bici con la conseguente paura di romperlo o strapparlo a fermarmi. E poi la “pulizia della linea” ne avrebbe risentito. Due punti importanti? No. Per il primo, basterà fare un po’ di attenzione alla bicicletta, così come si tengono controllati i fili dei freni, del cambio, ecc. Con una buona cura del mezzo preventiva non ci saranno problemi. Il lato estetico merita invece un discorso a parte.

Nel randonneuring ci sono diverse scuole di pensiero, generalmente riconducibili a nazioni con una cultura del cicloturismo importante alle spalle. Francia e Inghilterra sono tra le mie preferite, sia per bellezza che per diversità dei mezzi e dei sistemi utilizzati per le biciclette da randonnée. La Francia con i suoi famosi constructeur (Gilles Berthoud e Alex Singer per citarne due) è caratterizzata dalla purezza delle linee, telai disegnati con l’ integrazione di tutto quello che serve (parafanghi, luci, portapacchi) per ridurre al minimo i problemi in corsa mantenendo uno stile impeccabile. L’ Inghilterra invece la vedo molto più essenziale, il superfluo lascia spazio alla praticità, meno estetica e più funzionalità (Mercian, Bob Jackson, Thorn), stile che sento più mio. Quindi invece di optare per un cablaggio interno molto francese, ho scelto il sistema più diretto, restando esterno al telaio con semplici fascette, e nascondendo il cavo solo lungo il parafango posteriore, fissandolo al suo interno con del silicone (operazione che ha richiesto una considerevole dose di pazienza e quattro mani, grazie Gabriele!).

Il risultato finale è più che positivo, la luce prodotta dalla Seculite Plus è di un bel rosso vivo, con un’ ottima visibilità, coadiuvata anche dal catarifrangente aggiunto.

La Knog Skink resterà la mia unica coppia di luci a batteria sulla bici, ma solo per    le randonnée più lunghe, e solo di scorta. Provo un certo piacere nel constatare che da ora in avanti sarò io stesso con ogni colpo di pedale a produrre l’ energia neccesaria per illuminarmi la strada 🙂

Gabriele fissa il cavo all’ interno del parafango con il silicone

Parte terminale con fori di montaggio della luce e uscita cavi

Lavoro finito.

Progetto Randonneurs Trentino Alto-Adige

Sono ormai passati quasi tre anni dal lontano maggio 2009, quando in piena preparazione per la Londra-Edinburgo-Londra, mi sono avventurato oltre confine per andare a fare l’ unico brevetto di 600km disponibile in quel periodo. La scelta è caduta sulla vicina Germania, ma le informazioni sull’ evento erano davvero poche. Un sito internet scarno e solo in tedesco (che purtroppo non parlo), era l’ unica fonte di informazioni disponibile: però erano specificate quattro date ben distinte, ognuna per un brevetto ACP organizzato: 200-300-400-600. Così dopo uno scambio di email, decido di iscrivermi e partecipare da solo al 600. Non vi dico il mio stupore quando, a meno di una settimana dalla partenza ho ricevuto il road-book, e chiamarlo essenziale era poco, una sola paginetta per 600km in terra straniera (e infatti una volta sul percorso ho dovuto improvvisare spesso per trovare la retta via, ma il tutto faceva parte del gioco ed era probabilmente previsto dall’ organizzatore). L’ esperienza è stata bellissima nella sua essenzialità; mi ricordo ancora il thè caldo con i biscotti, servito su di un tavolino da campeggio, nel parcheggio prima di partire, la lunga prima giornata vissuta tutti insieme (una ventina di partecipanti), e la doccia calda a casa di Jorg con il seguente piatto di pasta squisita cucinata dalla moglie al mio arrivo. Semplicità. E il randonneuring è anche questo.

Così mi sono detto che se mai avessi organizzato un brevetto sarebbe stato così-o quasi, la pasta per tutti a casa mia con la Eva che piange perchè non riesce a fare le nanne non la vedo una buona idea 🙂 Quindi non aspettatevi dalla “Randonnée delle Dolomiti di Brenta” grandi sfarzi, sarà una semplice randonnée, un po’ austera se volete, ma è così che mi piace pensare all’ Audax Club Parisien e alle origini di questo movimento.

E veniamo ai Randonneurs Trentino Alto-Adige. E’  soprattutto un progetto a lungo termine: arrivare nel 2015, anno della prossima Paris-Brest-Paris, con la serie completa di brevetti omologati ACP e quindi validi come qualifica, in Trentino. Ci sarà un sito molto basico che ospiterà le pagine di ogni singolo brevetto organizzato da me (2012/200, 2013/200-300, 2014/200-300-400, 2015/200-300-400-600) più eventuali info su altri brevetti in regione ufficiali e non, se ce ne saranno, nonchè uscite/raduni organizzate. Vi si potranno anche trovare utili consigli per chi si avvicina al mondo delle randonnée per la prima volta. Non si tratta di una ASD, quindi non ci si potrà tesserare come Randonneurs Trentino Alto-Adige, nè per ora farne parte in qualche modo (ma ci sto pensando…).

Resta solo da vedere il sito adesso, ma bisognerà aspettare ancora qualche giorno, giusto il tempo di sistemare il nuovo logo dedicato  e il volantino della manifestazione. Vi lascio con un panorama sul Brenta dalla Val di Cavedine, pausa pranzo di oggi. Sono sicuro che la RDB non deluderà le aspettative.

Il post del venerdì

“Buoni propositi per il 2012”

Solitamente l’ inizio dell’ anno porta sempre ispirazione per una sacco di cose nuove, compresi i buoni propositi. Per quel che riguarda il mio blog ho deciso di scrivere in maniera più regolare nel corso del 2012, almeno una volta alla settimana. E WordPress ci aveva già pensato, proponendo per chi lo volesse (l’ anno scorso) Postaweek, iniziativa per spingere i bloggers a scrivere più spesso.  Calcolando che nel 2011 ho pubblicato 40 post e le settimane nel 2012 sono 52, si tratta di un incremento del 30%, che non è poco (per i più curiosi a questo indirizzo il mio report annuale su WordPress); ma è soprattutto il dare una cadenza fissa agli articoli quello che mi piace di quest’ idea. Il mio intento sarà quello di raccontare le mie avventure come sempre, ma anche approfondire argomenti inerenti il randonneuring, cercando di aiutare chi si avvicina per la prima volta a questo splendido modo di andare in bicicletta, e perchè no, aprire qualche “finestra” anche ai randagi più navigati.

Per quel che riguarda la bici il mio anno nuovo è partito un po’ in sordina, 160km per questi primi 6 giorni, di cui però buona parte a scatto fisso (tra l’ altro hanno pubblicato una prima lista dei più interessanti che hanno concluso il Rapha Festive 500, impressionante, qualcuno ha fatto 1400km!). La mia Rossignoli continua a darmi grandi soddisfazioni, anche con un solo rapporto; ho finalmente trovato il tempo di montare il nuovo manubrio Nitto ed entrambi i freni (grazie Andrea per le splendide leve Campy Record!). I puristi della fissa storceranno il naso, ma ci ho pensato su parecchio e alla fine ho optato per montarli tutti e due. La bicicletta (fissa e non) deve essere funzionale, comoda e sicura, quindi la scelta è venuta da sè. Non escludo di montarle di nuovo i parafanghi. Nel 2012 voglio spingermi un po’ più in la con lo scatto fisso, come ho già detto le foto viste in rete dai reduci della 1001Miglia, LEL, PBP e via dicendo sono pura fonte di ispirazione (è il post dell’ ispirazione o no?) e curiosando ho anche scoperto che nel Regno Unito l’ Audax UK ha addirittura un riconoscimento particolare per chi consegue i brevetti con la fixed.

Insomma, si ricomincia. Sarà difficile eguagliare il 2011 in quanto ad emozioni ma ci proverò, buona befana e buon anno a tutti.