Rombo e Brennero, 300km Audax DIY

Aprile 2020. Riprendo in mano per la pubblicazione questo racconto che avevo scritto in grossa parte ma mai completato di una bella giornata in bici di quesi due anni fa, esattamente il 23 Giugno 2018.

Giro di boa alla mia scalata al RRTY con questo che è il sesto brevetto da gennaio che concludo.

Ero iscritto al Tour dell’ Ortles che ci sarà questo sabato (30-07) ma poi per un impegno imprevisto ho dovuto cambiare programmi. Mi metto al volo su Openrunner: voglio andare in montagna, scalare un bel valico di quelli importanti, e scelgo il Passo Rombo, o Timmelsjoch, che con i suoi 2509mt di quota è un gigante di prima categoria. Se si vuole includere il Rombo in un giro ad anello non si hanno molte possibilità: o si fa il percorso dell’ Ötztaler Radmarathon (256km con quasi 6000mt di dislivello) oppure si fa quello che ho fatto io, molto più bilanciato anche se più lungo (alla fine saranno 325km con 4000mt di scalata).

Alle 6:00 circa riesco a partire da Bolzano, dalla solita stazione dei treni di Ponte d’ Adige che è in prossimità della pista ciclabile che porta a Merano. Questa volta sono arrivato qui in macchina però, ma dovrei imparare ad utilizzare più spesso i treni per questo tipo di spostamenti. Come parto subito mi accorgo del clima non proprio estivo: la temperatura scende a 6°, ma ero preparato così non patisco più di tanto. Incrocio dei ciclisti che provengono da Merano in tenuta estiva, non so proprio come facciano! In città seguo le indicazioni per il percorso ciclabile, ma poi come mi dirigo verso la Val Passiria preferisco rimanere sulla statale già esposta al sole (la ciclabile passa sul fondo valle destro e non avendola mai fatta non so se si tratti di sterrato o asfalto. Avendo oggi tanti chilometri da fare e non essendoci ancora troppo traffico sarà la scelta giusta).

Quando arrivo a San Leonardo in Passiria, dove si inizia a salire verso il Passo Rombo, ne  approfitto per fermarmi a mangiare qualcosa. Mi ricordo di una panetteria all’ interno del paese e ci vado (Feinbäckerei Ploner): hanno delle brioches di dimensioni esagerate, merita una tappa! Riparto dopo avere bevuto un caffè, ora si fa sul serio!

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30km circa che mi costeranno 3 orette di impegno profondo, inclusa un’ ulteriore pausa al Gasthof Schönau, dove di solito c’ è il ristoro della Öetzi, a circa 3/4 di salita. Come ricordavo il panorama è da togliere il fiato, l’ unico punto negativo sono i soliti motociclisti incivili (la maggior parte) che hanno fatto di questa salita il loro campo personale di gara incuranti degli altri utenti della strada.

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Unico mio piccolo godimento sarà quello di attraversare il pedaggio posto sull’ altro versante senza dovere pagare, mentre una fila di motociclisti attende il proprio turno al botteghino (uno dei grandi vantaggi della granfondo è forse proprio quello di effettuare questa salita senza traffico).

Dopo il casello in 15km circa si arriva a Soelden, c’ è un’ altra panetteria che conosco proprio sulla via centrale del paese che ha dei tavolini fuori, dei bei panini pronti e prezzi abbastanza rando. Quando riparto mi ritrovo un gran bel vento forte in faccia proprio di quelli antipatici, che trasforma questa bella discesa verso il fondo valle in un leggero falsopiano in salita dove mi tocca spingere forte per andare a 20km/h.

Comunque, in un’ ora e trenta abbondante raggiungo la valle dell’ Inn e dopo un breve tratto sulla monotona statale a Haiming cerco e trovo la pista ciclabile. Festeggio il ritrovamento con un cono gelato in un baracchino in parte ad un centro rafting da dove ero passato lo scorso anno con Andrea.

Il vento sta calando e riesco a prendere il mio ritmo senza perdere troppo tempo fino a Innsbruck, dove il mio tracciato Openrunner mi manda su una rampa da garage per imboccare il Brennero e mi tocca scendere e spingere la bici. Raggiunta di nuovo la strada principale mi metto in marcia al mio passo. Mi ci vorranno due ore per scollinare, compresa una pausa in un tipico locale da randagi, il market di un distributore di benzina, dove acquisto un po’ di cibo sano ricco di grassi e carboidrati: Redbull, Snickers, Mars e Twix (la pausa a posteriori mi ricorda un video visto di recente di Bjorn Lenhard). Mi sembra comunque di riuscire meglio a gestire lo sforzo rispetto ai passaggi fatti in passato durante l’ Oetztaler, dove l’ andatura più sostenuta mi aveva lasciato un pessimo ricordo del valico affrontato da questo versante. C’ è poi una luce stupenda e il traffico è a calare.

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Arrivo sul Passo del Brennero che la giornata sta per finire. Sono circa le 19:00 e ho fatto 225km. Ne mancano un centinaio ma il sapere che sono quasi tutti in discesa mi tiene alto il morale.

All’ inizio sono in dubbio se restare in ciclabile o proseguire sulla statale: ho pochi ricordi in merito allo sviluppo della pista ciclabile, ma ci rimango. Poco prima di raggiungere Colle Isarco si prende una notevole deviazione a destra rispetto alla strada statale, tanto che mi viene da pensare di avere sbagliato strada e mi innervosisco per la mia scelta. Per fortuna poi la ciclabile rientra sui suoi passi riprendendo la giusta direzione. Intorno a Vipiteno mi rendo conto che devo fermarmi per cena, le energie stanno calando ed ho bisogno di una sosta decente per poter finire la tappa. Dopo un primo tentativo in un locale alquanto squallido e affollato che non mi garantisce una cena in tempi brevi, decido di proseguire. Nessun approvvigionamento disponibile in vista in ciclabile, stavo gettando la spugna rassegnandomi a dover proseguire a colpi di barrette energetiche fino alla fine quando grazie ad una deviazione per lavori passo davanti ad un locale moderno ed invitante. E’ una bella pizzeria/pub a Campo di Trens, Griesser. Ha delle grandi vetrate che mi consentono di lasciare fuori la bici e controllarla mentre ceno. Il locale non è affollato e sembro non attirare troppa attenzione nonostante il mio lycra-look un pelo fuori luogo vista l’ ora. Mi concedo una mezz’ ora buona, un bel piatto di pasta, una birra media e una telefonata a casa prima di ripartire.

Sono le 21:00 quando mi rimetto in strada. Una volta raggiunta Bressanone la ciclabile tende in maniera decisa alla discesa. Sono strade che conosco bene avendole percorse più volte, e anche se ormai è notte e sono stanco riesco a rilassarmi e a godermi questo tratto. Alle 23:00 circa arrivo a Bolzano. Devo attraversare la città per raggiungere il furgone, ma passare dalle vie del centro a quest’ ora tarda è piacevole visto lo scarso traffico. C’è pochissima gente in giro nonostante sia sabato sera.

Dopo 17 ore e 30 minuti e 325km arrivo di nuovo alla stazione dei treni di Ponte d’ Adige dove ho parcheggiato questa mattina. Carico la bici, mi cambio e chiamo mia moglie. E in meno di due ore di viaggio sono a casa.

Riassumendo, una giornata impegnativa il giusto. Giro bellissimo con grossa parte del percorso su pista ciclabile che presenta il grosso delle difficoltà quando ancora si ha il pieno delle forze. Da ripetere, magari in senso inverso?

Il percorso su Strava: https://www.strava.com/activities/1658133801

Ötztaler 2016, una granfondo

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Ci sono manifestazioni che meglio esprimono il concetto che rappresenta la loro categoria di appartenenza. Non è mia intenzione approfondire questo discorso già ampiamente trattato altrove. A mio avviso, e nella poca esperienza che ho nel settore, reputo la Ötztaler Radmarathon la granfondo per antonomasia. Percorso duro, percorso unico. 238km, 5500mt di dislivello. “Ich habe eine traum” recita il motto della gara: “Io ho un sogno”, sì, il sogno di portarla a termine. La strada verso il sogno però è inquietante, a volte allucinante. Ho visto cose che voi umani….mi verrebbe da dire. La nostra non è la stessa gara dei primi (che impiegano meno di 7 ore) dove la performance atletica la fa da padrone tra i corridori. Chi vive la gara come me per più di 12 ore, per tutto il giorno ha una sola cosa in testa: il Passo Rombo. E’ lì, un’ incombenza psicologica che sa far male. Per chi lo conosce, per chi non lo ha mai fatto, per chi lo ha scavalcato magari proprio il giorno prima con la macchina per raggiungere Sölden, città di partenza. Arriva dopo 180km e lascerà il segno.

Se mi guardo intorno sull’ ultima salita non vedo intorno a me atleti di punta. Vedo persone comuni, con mezzi comuni, ma nel loro sguardo c’ è tutta la determinazione di chi vuole arrivare alla fine, in cima al Passo Rombo, a conquistare il suo sogno. Forse anche troppo determinati. C’ è chi si spinge oltre quella soglia, chi non ha il corpo forte come quanto lo è la mente. E vinto dalla fatica si accascia a terra. Nella maggior parte dei casi basta una flebo di soluzione salina per far tornare la macchina alla sua funzionalità vitale. Ma il sogno no, quello è scappato. Almeno fino al prossimo anno.

Nel 2015, post Parigi, il Timmelsjoch si è preso un pezzo della mia anima di ciclista: ho sofferto tanto, forse troppo. Sono andato al mio limite e oltre per varcare le porte di quel tunnel, ma ce l’ ho fatta. E da allora ha un posto speciale nella mia memoria delle esperienze in sella. E voglio tornare la, e vorrò tornare la, anno dopo anno, per andarmi a conquistare quella maglia di finisher a cui tanti ambiscono.

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