Randonnée delle Pale di San Martino, 300km ACP

Un Maggio così non si vedeva da duecento anni. Il venerdì e sabato precedenti la randonnée una perturbazione anomala porta abbondanti nevicate in quota, ne cadono venti centimetri sul Passo Brocon e quaranta sul Rolle.

Sabato, dopo un giro di telefonate per verificare lo stato delle strade, decido per partire, la rando domani si fa. Le previsioni sono per un’ apertura, l’ unico problema sarà dato dal freddo.

Per il ritiro documenti mi organizzo alla bell’ e meglio nell’ officina del negozio dato che sono da solo: brioches fresche, caffè e qualche succo di frutta. A partire dalle cinque del mattino i randagi arrivano, nessun nuovo iscritto, partiremo in quattordici, tra i quali una donna, Gabi (una nota di merito anche all’ amico Giorgio che è arrivato in bici da Verona, e che quindi tornerà a casa sempre in bici).

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Alle sei partiamo in gruppo direzione Trento, il freddo è pungente, 3°, roba da inverno. Qualcuno si stacca sulle prime rampe ma in linea di massima procediamo tutti insieme; dopo il rapido attraversamento di Trento si ricomincia a salire un po’ fino a Civezzano, poi giù a Pergine e su di nuovo verso il lago di Levico. Tanti saliscendi che ci fanno accumulare 700mt di dislivello in questa prima frazione. Seguono 35km facili sulla bella ciclabile della Valsugana.

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A Grigno c’ è il primo controllo. Da qui in avanti il percorso inizia a fare sul serio, seguiranno in rapida successione le salite al Passo Brocon, Passo Gobbera e Passo Rolle. Il gruppo si scioglie sulle prime rampe del Morello, salgo insieme ad Ivano, Lorenzo e Alberto fino a Castello Tesino, poi come inizia la seconda parte della salita ci separiamo. Qui commetto un errore grave che probabilmente ha compromesso il resto della giornata: procedo da Castello Tesino fino al passo con la borraccia vuota, arrivando in cima con i crampi alle gambe, situazione ormai difficile da recuperare.

Prima di scollinare incappiamo nel problema neve!

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In cima al Brocon non fa particolarmente freddo, c’ è ancora il sole ma soprattutto la strada da questo versante è asciutta e pulita: la discesa è spettacolare, divertimento puro. Riparto dal controllo da solo, supero Gabi e Alberto, e a Canal San Bovo ritrovo Ivano e ci facciamo compagnia sulla breve scalata al Gobbera. Nessun problema a superare i lavori, si passa in sella su strada sterrata.

Il Rolle. E’ diventato un po’ il mio incubo. E’ lungo e costante, e le pendenze non sono mai eccessive. Di sicuro non il mio terreno di gioco preferito. Sento subito che la gamba non risponde bene, sarà un lungo scandire dei chilometri, due ore da solo dove cerco di restare concentrato sull’ obbiettivo finale. In quota il paesaggio è allucinante, sembra di stare in inverno, completamente diverso da come lo avevo trovato pochi giorni fa. Condivido gli ultimi chilometri con Giancarlo e Bruno Nicola (quest’ ultimo oggi veramente a spasso, continuava a fare su e giù per parlare un po’ con me e un po’ con Giancarlo) e insieme raggiungiamo il controllo. Nel bar una piccola stufa riscalda l’ ambiente, fuori dalle finestre si intravedono solo nebbia e nuvole, il sole è sparito e la temperatura è scesa vicino allo zero.

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Ho speso parecchio tempo a pensare all’ abbigliamento che avrei dovuto portarmi oggi, e per fortuna ci ho preso: la maglia intima invernale e i copripantaloni si faranno apprezzare nella lunga discesa verso Predazzo, nevica!

Formiamo un gruppetto di cinque fino al controllo di Ora. La lunga discesa dal Passo di San Lugano è stata un toccasana per recuperare le energie. Al Bar Abram ci fermiamo qualche minuto in più a mangiare qualcosa; nel frattempo ci ha raggiunto anche il marito di Gabi, sarà il nostro asso nella manica per raggiungere Trento; il vento oggi è fortissimo, non perdona, ma grazie a lui percorriamo i 45km che ci separano dalla città ad una buona andatura. Si sacrifica per noi tirando quasi tutto il tempo, doveroso offrirgli un buon piatto di pasta una volta giunti a Pietramurata!

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Adesso manca solo Candriai, “mezzo” Bondone. Mai mi sono maledetto tanto. Pensavo che il fatto che questo fosse l’ ultimo ostacolo di giornata mi avrebbe aiutato. Mi sbagliavo. Gabi e suo marito procedono spediti, Alberto lo trovo fermo dopo un chilometro: “ho bisogno di un minuto di raccoglimento ogni chilometro” mi dice mentre lo supero. A Sardagna riempio la borraccia, ogni scusa è buona per mettere il piede a terra. Poi i chilometri non scorrono più, si contano le centinaia di metri. Fino a quando salto, ai -1 piede a terra e si cammina in fianco alla bici! La vista del Bar Posta mi fa tornare le energie, rimonto in sella per salvare la faccia.

Alle 21:30 arrivo a destinazione, stanco ma contento. Mi concedo anche io un bel piatto di pasta al ragù e un paio di birre; nel frattempo arrivano anche gli ultimi, posso finalmente rilassarmi, nonostante l’ inconveniente “freddo” è andato tutto per il verso giusto.

Un grazie a tutti i ciclisti che hanno partecipato, a Gianni del Bar New Entry che ci ha ospitati al nostro arrivo e al boss che mi ha dato una mano la mattina prima del via.

Pale di San Martino pre-ride

Come di consueto ieri sono uscito in bici sul percorso della Randonnée delle Pale di San Martino del prossimo 26 Maggio per verificare gli ultimi dettagli.

Sono partito da Trento per accorciare un po’ il percorso e perchè non volevo fare troppo tardi la sera. Una cinquantina di chilometri e 1200mt di dislivello in meno dal percorso ufficiale: sono stato in giro 12 ore, quindi bisognerà prevederne circa 15 per portare a termine la randonnée. Non ho corso particolarmente, ma allo stesso tempo ho ridotto al minimo le soste (solo ai controlli, più alcune brevi fermate per vestirmi e svestirmi). La giornata è stata discreta, un alternarsi di sole e nuvole con tempertaure che hanno oscillato dai 10° ai 27°: manicotti, ginocchiere ed una mantellina antivento sono bastati, maglia a manica lunga e guanti più pesanti invece sono restati inutilizzati nella borsa Carradice sul manubrio.

C’ è un problema sul Passo Gobbera: la strada è chiusa ma si riesce a passare in qualche maniera a piedi. Bisognerà scendere, caricarsi la bici in spalla e superare i lavori. Seguiranno 300mt di strada sterrata (vedere foto sotto).

Definiti i controlli:

  • km 79 Grigno, Bar Alpino;
  • km 106 Passo Brocon, Albergo Passo Brocon;
  • km 160 Passo Rolle, Bar Cimone 2000 (subito dopo il passo);
  • km 221 Ora, (ancora in fase di verifica);
  • km 274, Candriai, Bar Posta.

La salita al Passo Brocon presenta qualche strappetto duro nella sua prima parte, poi da Castello Tesino sale regolare. La discesa invece è molto tecnica, prestare attenzione soprattutto perchè l’ asfalto non è dei migliori.

Anche il Passo Rolle è una salita morbida dal punto di vista delle pendenze, ma è la classica ascesa che ti consuma lentamente: sono 21.5km da Fiera di Primiero, una volta in cima il grosso sarà alle spalle.

Una difficoltà da non sottovalutare potrebbe essere il forte vento contro in Valle dell’ Adige. Da Ora ci sono 45km circa fino a Trento, bisognerà cercare di forzare il meno possibile l’ andatura per richiamare a raccolta le ultime energie rimaste per la salita di Candriai.

IMG_1866Controllo Bar Alpino, Grigno

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Salendo al Passo Brocon

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Controllo Passo Brocon

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Canal San Bovo

IMG_1871I lavori al Passo Gobbera

IMG_1873Fiera di Primiero

IMG_1874IMG_1875IMG_1876San Martino di Castrozza

IMG_1877Salendo al Passo Rolle

IMG_1878In vista del passo

IMG_1879Passo Rolle

IMG_1880Il controllo subito dopo il passo

IMG_1881Imbocco della pista ciclabile a Ora

Il giro del Passo Rolle

Ricognizione percorso del 300km Randonneurs Trentino Alto Adige 2013

La realizzazione di un brevetto potrebbe sembrare semplice, ma in realtà comporta una serie di elementi da tenere in considerazione in fase di progettazione. Il movimento randonnée in Italia si è evoluto molto negli ultimi anni, e la tendenza è quella di andare sempre più alla ricerca dell’ estremo, sia come difficoltà che come lunghezza dei percorsi. Il solo fatto che siamo il paese con “la più dura randonnée d’ Europa” , la 1001 Miglia, e che abbiamo da quest’ anno anche un vero e proprio circuito chiamato “Challenge Randonnée Extreme Italia” chiarisce bene l’ idea. Non sono per niente contro a questo sviluppo (e la 1001 Miglia rimane per me uno degli obbiettivi futuri) ma come organizzatore non vorrei andare in questa direzione.

Mi sono avvicinato al mondo Audax nel 1999 perchè mi sembrava un bel modo di mettersi alla prova, ma alla portata di tutti. I percorsi di allora erano studiati per dare respiro a chi li affrontava, mettendo in primo piano l’ attraversamento di zone interessanti a livello paesaggistico/ambientale, e soprattutto a basso indice di traffico veicolare (e qui una menzione al bellissimo progetto Roads Sweet Roads Italia). Con dei tempi abbastanza comodi per portare a termine i brevetti vedevo nelle randonnée una sfida fattibile, anche a patto di non essere un super atleta. E con l’ esperienza maturata in questi anni, vedendo soprattutto molte persone “normali” concludere eventi come la Londra-Edinburgo-Londra o la Parigi-Brest-Parigi, mi sono reso conto che avevo ragione. Certo, ci vogliono alcune caratteristiche, determinazione, forza di volontà, predisposizione a soffrire un po’, ma tutti con un minimo di preparazione ci possono riuscire. E sono piccole soddisfazioni che rimarranno con noi per sempre.

Come organizzatore di brevetti non ho mai avuto dubbi sulla strada da prendere; il mio obbiettivo è quello di fare scoprire a quante più persone possibili questo strano modo di andare in bicicletta, ma purtroppo mi scontro con un territorio (il Trentino Alto Adige) che proprio facile non è, e fare combaciare le cose non è spesso possibile. Già la Randonnée Dolomiti di Brenta si è rivelato un 200 difficile (e probabilmente in fase di qualifica della prossima PBP verrà proposta un’ alternativa), adesso si pone il problema del 300 per il prossimo anno. Così ieri sono partito per dare un primo sguardo a dove vi faremo passare nel 2013.

Alle sei di mattina parto dal parcheggio dell’ area Zuffo di Trento, direzione Valsugana. Con me una piccola guida del Trentino con tanto di mappe e percorsi, qualche panino e uno spolverino, tutto stivato nella borsetta al manubrio della mia Mercian. L’ idea è anche quella di fare un test in vista del TourBlancRando che partirà venerdì prossimo per vedere se sono pronto.

Dal centro città salgo subito prendendo la strada che inizia a Port’ Aquila, dietro il Castello del Buonconsiglio, seguendo le indicazioni per la Valsugana. Superate alcune piccole frazioni mi immetto sulla vecchia strada dei Forti, con una bella vista sulla valle sottostante. Sempre su strade secondarie arrivo a Pergine Valsugana, e da qui in breve al lago di Caldonazzo. Nel centro storico dell’ omonimo paese mi inoltro nelle campagne svoltando a sinistra ed in breve seguendo i cartelli mi ritrovo sulla ciclovia del Brenta. C’ è un lieve vento a favore che mi alleggerisce la pedalata facendo passare in fretta questi primi chilometri. A Borgo Valsugana si entra in paese con un passaggio sulla piazza centrale, poi seguendo i cartelli per Bassano si riprende il largo. Poco prima di Selva approfitto di una sorgente d’ acqua ben segnalata per fare il pieno alla borraccia. E’ ancora presto e non si vede nessuno per strada. C’ è così silenzio che due caprioli se ne stanno tranquilli presso un’ area attrezzata e quasi non si accorgono della mia presenza, cos’ ne approfitto per fare una foto al volo!

A Grigno pausa caffè in uno di quei bar tipici di paese (che probabilmente sarà sede di controllo) e poi su per la strada del Murello, una carrozzabile costruita nel 1915 dal genio militare che in 9km di spettacolari passaggi scavati nella roccia, piccoli ponti sospesi e tornanti racchiusi nelle gallerie, raggiunge Castello Tesino. Da qui al valico del Passo Brocon ci sono altri 20km di ascesa, facili si, ma pur sempre 20km. Alle 11:00 sono in cima, quota 1630mt. In compagnia di qualche motociclista mi godo il panorama seduto al tavolino del rifugio, giusto il tempo di bere una coca e riparto.

15km di discesa molto tecnica mi portano a Canal San Bovo dove prendo a sinistra per il Passo della Gòbbera, una facile salita di 6km, e poi giù di nuovo verso il Primiero. A Imer prendo la pista ciclabile, un’ ottima idea dato che il sole ormai scalda parecchio e la pista è per lo più all’ ombra. Sbaglio un’ uscita e quasi non mi accorgo che sto salendo verso il Passo Cereda invece del Passo Rolle! Per fortuna una pausa in un ristorante mi chiarisce le idee…e mi riempie lo stomaco, oggi gnocchi freschi di giornata, come rinunciare!

Con la pancia piena mi rimetto in marcia, adesso è davvero caldo, il sole picchia forte e mi sono anche dimenticato la crema protettiva. Nonostante la pendenza sia lieve i chilometri non scorrono mai e annebbiato dalla fatica mi scordo di un passaggio che volevo verificare e rimango a cucinarmi sulla statale invece che proseguire all’ interno del bosco. A San Martino di Castrozza sono lesso, mi ci vuole una pausa sdraiato tra il muschio fresco di un’ area attrezzata e un successivo gelato per riprendermi un attimo prima dei 10km finali al passo, che raggiungo in ritardo sulla tabella di marcia. Il panorama toglie il fiato, da un lato le guglie appuntite delle Pale di San Martino, dall’ altro verdi distese di prati dai morbidi profili, con tutta la foresta di Paneveggio e i suoi abeti rossi plurisecolari. Si dice che il famoso Stradivari si aggirasse per la foresta alla ricerca degli esemplari migliori per realizzare i suoi violini, viste le particolari caratteristiche armoniche ed elastiche di questi alberi. Un posto che sa di magico.

Devo fare i conti con il tempo, sono quasi le quattro quando raggiungo il bivio “obbligato” per il Passo Valles: obbligato perchè sul fondovalle c’ è stata una frana e questa è l’ unica via possibile verso casa. Con un rapido calcolo mi rendo conto che non posso salire ancora (il che vorrebbe dire Valles più S. Pellegrino, aggiungendo 30km circa al percorso) se voglio arrivare alla macchina con la luce del giorno, quindi vado alla cieca nella speranza di superare in qualche modo la frana. Per fortuna ce la faccio, ma non senza preoccupazioni. La frana è imponente, blocchi enormi sono precipitati sull’ asfalto distruggendo completamente il manto stradale, lasciando delle voragini che sono costretto a superare bici in spalla. Due operai dall’ altro lato mi danno del pazzo, ma non potevo fare altrimenti.

Sono un po’ in ritardo, così invece di andare a vedere dove passa la ciclabile della Val di Fiemme, resto sulla vecchia statale, che superato l’ abitato di Ziano di Fiemme si mantiene alta rispetto al fondovalle, facendomi risparmiare qualche metro di dislivello sull’ ultima salita al Passo di S. Lugano. Una bella e lunga discesa mi riporta alle temperature calde della Valle dell’ Adige. Gli ultimi 25km sono una battaglia mentale, sapevo che avrei trovato il vento contro ma non immaginavo fosse così forte. Ci sarà da tenerne conto durante la randonnée del prossimo anno.

Non avevo con me il contachilometri, ma così com’ è si tratta di 240km con più di 4000mt di dislivello, e ci ho messo la bellezza di tredici ore! Il bilancio è comunque positivo, anche se come accennato rimane un percorso molto duro. Ci sarà da fare ancora qualche aggiustamento per evitare il più possibile le strade statali (anche con qualche sterrato nel mezzo) ma credo che si possa fare, e verrà fuori un altro gioiello.

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