Primavera, la montagna chiama.

Martedì ero di riposo settimanale sul lavoro, così dopo aver accompagnato Eva all’ asilo sono partito per un’ uscita mattutina sfruttando il meteo splendido e primaverile che questa settimana pre-Pasquale ha regalato in Valle del Sarca.

Dopo varie tribolazioni ho finalmente trovato il giusto assetto in bici e così mi è tornata la voglia di fare fatica, quindi oggi si va in montagna. Non posso certo dire di non amare la salita, ma non sono neanche uno di quelli “ammalati” di dislivello o di performance fuori del comune. Una cosa è certa però, senza montagne da scalare per me non ci sarebbe ciclismo.

Ore 09:30 sono in strada, vado su per il Ballino. Non venivo di qua dal giorno dell’ incidente. Brutti ricordi che ancora non mi mollano, soprattutto quando punto il manubrio verso valle. Comunque oggi eviterò la tratta incriminata, a Fiavè devierò per il passo Durone.

Sento subito buone sensazioni alle gambe, ultimamente ho calato di un po’ il chilometraggio settimanale e il risultato è stato quello di avere una maggiore freschezza fisica e mentale. Probabilmente l’ anno scorso andavo più forte, ma andare forte non è tra le priorità di quest’ anno quindi va bene così. La strada che sale dopo Varone è ancora trafficata, mi distraggo con la splendida vista sul Lago di Garda mentre prendo il ritmo con la salita.

Superato il lago di Tenno mi accorgo di uno zaino buttato in mezzo al prato a lato della strada; mi fermo a dare un’ occhiata. Raccolgo il contenuto sparpagliato per terra e lo ripongo all’ interno (effetti personali, occhiali, un maglione ma niente portafogli o documenti) prima di posarlo in vista a bordo strada. Ecco il risultato di un furto da una macchina, brutta situazione purtroppo sempre presente nei luoghi turistici. Magari il legittimo proprietario passerà di qua e lo potrà recuperare.

In cima al passo Ballino non mi fermo neanche, mi infilo la mantellina sulla piana prima del valico e poi mi butto sulla discesa (prudente) verso l’ altopiano di Fiavè. L’ aria è fredda ma non si soffre, è proprio una giornata ideale per pedalare.

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Il Durone da questo versante è più facile, circa 6km di pendenze più che abbordabili per scollinare a quota 1039mt. In cima faccio sosta, scendo dalla bici e mi mangio una barretta. Si sente il rumore del vento che si insinua nel bosco, gli alberi si piegano e scricchiolano tra loro. Seduto al sole mi guardo intorno e mi sento proprio fortunato a poter godere di tutto questo. Il piccolo senso di conquista dell’ aver valicato un passo con le proprie forze aggiunge soddisfazione al momento.

Una volta sceso a Tione faccio una piccola modifica all’ itinerario causa tempo che stringe: non voglio privarmi dell’ ultima salita, quindi invece di affrontare il passo Daone da Spiazzo come da programma (essendo per me il versante di salita sconosciuto) vado direttamente a Preore. Farò la salita in andata-ritorno dal versante che già conosco e temo! Ma oggi è proprio la mia giornata, dopo le prime rampe che servono alle gambe a riprendere il ritmo, mi godo la fatica fino in cima. L’ unico fastidio è il caldo, il versante è molto assolato, la velocità è bassa e io sono vestito un pelo di troppo, ma in fondo una bela sudata non ha mai fatto male a nessuno! Per chi non avesse mai fatto questa salita, bisogna tenere duro per i primi 5km, poi si tira il fiato per 2km (pendenza media che scende di due punti ma rimane comunque intorno all’ 8%) prima del chilometro finale di nuovo a due cifre. L’ arrivo è un po’ anonimo e chiuso nel bosco, ma ne vale comunque la pena, è una signora scalata.

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La discesa è tanto faticosa quanto l’ ascesa da quanto la strada è ripida! Ultima fatica la risalita fino a Stenico, ma niente di che, prima della lunga planata verso Sarche dove il solito vento fortissimo e contrario mi farà penare fino a casa.

Posso dire il primo giro impegnativo dell’ anno (altimetricamente parlando), 95km con più di 2000mt di dislivello.

Non contento ed approfittando sempre dell’ alta pressione in valle, oggi, dopo due giorni dal giro, una bella “sgambata” di pausa pranzo sul Monte Bondone. Semplicemente meraviglioso poter fare un giro così in una giornata lavorativa. Le gambe avevano già recuperato e mi sono proprio divertito salendo bene, a parte piccole crisi di fame. In cima ancora un po’ di neve e gente con gli sci, ma anche parecchi ciclisti trovati per strada, sintomo che è proprio ora di salire in quota, e non posso che essere felice.

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Giro del Brenta invernale

“Una futura randonnée di 200km”

L’ essere umano è abitudinario. Nel bene e nel male, ma si abitua a tutto. Per un randagio però, questa nostra peculiarità rischia di diventare pericolosa. Le distanze non sembrano mai troppo lunghe, le ore in sella non sono mai abbastanza, i metri di dislivello sempre troppo pochi. E anche questa volta ci sono caduto. Così mi è venuta la brillante idea di fare il giro delle Dolomiti di Brenta (un giretto da 200km e 3200mt di dislivello) a Febbraio, e l’ ho pagata. Risultato, una bella acciaccata con tanto di raffreddore e infiammazione ai bronchi. Ma passerà, passa tutto no?

Dopo una serata trascorsa in garage a preparare la Mercian (rimozione di parafanghi, portapacchi e, ahimè, luci) lunedì mattina alle 08:30 sono partito da solo per testare il percorso di quello che spero prima o poi (possibile 2012) organizzare come vero e proprio brevetto, il giro delle Dolomiti di Brenta. Quando esco la Valle del Sarca non è ancora stata raggiunta dal sole e il termometro si piazza sui 2° facendomi subito rimpiangere di avere lasciato a casa i guanti pesanti; da Arco raggiungo Dro e subito inizio a salire verso le Marocche (caotico ammasso di rovine calcaree risalente all’ epoca glaciale) per poi planare sul lago di Toblino e giungere a Sarche passando lungo una strada secondaria che attraversa coltivazioni di frutta e piccole frazioni. Sono passati circa 20km, alla rotatoria giro a sinistra verso Madonna di Campiglio sulla Statale 237 del Càffaro che si arrampica sulla costa rocciosa del Monte Casale, 1631mt. Purtroppo è una salita molto trafficata essendo la via di accesso più comoda delle Valli Giudicarie. Dopo 4/5 tornanti numerati si incontrano alcune brevi gallerie, e all’ imbocco della quarta devio a destra per la vecchia strada subito prima di entrare nel tunnel. Come spesso accade per le strade in disuso il panorama è qualcosa di strepitoso; la carreggiata è sospesa a picco sulla Gola del Limarò, una forra di 4km circondata da alte pareti rocciose, che purtroppo per me non prende quasi mai il sole e come risultato ne ottengo una ulteriore precipitazione della colonnina del termometro, 0°. Rientro sulla statale dopo un paio di chilometri, breve discesa e poco prima delle Terme di Comano giro a destra sul Ponte dei Serbi e ricomincio a salire verso San Lorenzo in Banale. Abbandono il rumore di fondo delle auto e mi arrampico alle pendici della costa meridionale della Cima di Ghez, che con i suoi 2713mt domina l’ abitato di S. Lorenzo, non prima però di aver approfittato di un bar aperto a Dorsino: sono già due ore che pedalo e il forte vento contro trovato in valle mi ha consumato più del previsto.

La Strada Statale 421 procede in salita fino a raggiungere il Lago di Molveno, 823mt, e lo percorre in tutta la sua lunghezza attorniata da maestose montagne, il Monte Gazza, 1990mt a est e i contrafforti del Brenta a ovest. 51km dopo la mia partenza (e, a percezione, quasi tutti di salita) raggiungo il primo valico di giornata, la Sella di Andalo, 1041mt, posta nella nota stazione sciistica con panorama sulla Paganella, 2124mt, e il Pizzo Gallino, 2442mt. Dopo una lunga e fredda discesa attraverso Spormaggiore e poco dopo sono a valle, catapultato sulla S.S. 43 della Val di Non per fortuna solo per pochi chilometri, data la sua alta frequentazione di mezzi a motore; un cartello indica in modo chiaro la svolta obbligata a destra per le biciclette e continua poi con il percorso a pedali consigliato per Cles, che io seguo. Bisogna risalire le morbide colline che ospitano chilometri di coltivazioni di frutta, perlopiù mele; fino a Flavon, 572mt, la strada prosegue in salita, e la mia media ne risente. E’ passato mezzogiorno e ho percorso a malapena 80km, mi accorgo che sono in ritardo sulla tabella di marcia. Dopo una breve discesa la strada risale ancora sempre tra i frutteti fino a Tuenno, 629mt, dove approfitto di una panchina al sole per mangiarmi un panino e rilassarmi qualche minuto.

Cles, 658mt, adagiata su un vasto pianoro, è il centro principale della valle; attraverso la piazza del paese dove sorge la chiesa dell’ Assunta risalente al XVI secolo, mi districo tra il traffico quotidiano ed inizio a scendere fino a Ponte Mostizzolo, 593mt, entrando in Val di Sole. Mi ricordavo della bella pista ciclabile, ma trovandosi sul lato ovest della valle è ancora chiusa per via della neve; sono costretto ad attraversare il torrente Noce (sul ponte eh!) e ad infilarmi sulla solare ma trafficata Statale 42 del Tonale e della Méndola. Ho sempre il vento contro ed i 15km che mi separano da Dimaro sembrano non finire mai. Supero Malè, 738mt, situata all’ incrocio con la Val di Rabbi, e oltrepassando di nuovo il Noce arrivo a destinazione.

Dimaro, 747mt, è il luogo di partenza della salita al Passo Campo Carlo Magno, 1681mt, che ben conosco; l’ ho già percorsa alcune volte e me la ricordo ostica, soprattutto nella prima parte. Ho solo 106km nelle gambe, ma mi sono costati parecchie energie e raggiungere Folgàrida è difficile; la salita è immersa in un fitto bosco di abeti, freddo e umido, salgo circondato dalla neve e ad ogni respiro sento i polmoni ghiacciarsi. Per fortuna l’ ultima parte di salita è più dolce e per merito dell’ inversione termica la temperatura si alza, e dopo 15km di battaglia svalico. Arrivare quassù è come togliersi un peso, psicologicamente adesso fino a casa è tutta discesa!

Il panorama è bellissimo, a est svetta imponente la Pietra Grande che con i suoi 2937mt è la cima più alta del settore settentrionale del Brenta, mentre  a ovest il massiccio della Presanella troneggia sul suo dèdalo di valli incastonate tra ghiacciai millenari. E’ tardi e la strada da fare è ancora tanta, ma non posso ripartire se non prima di aver fatto rifornimento di zuccheri: cappuccio bollente e mega fetta di torta in un bar dall’ aria deserta, anche gli sciatori sono già a casa.

Sono le 15:45 e mi restano ancora 80km e due ore a disposizione di luce. Quasi impossibile con ancora un passo da fare nel mezzo. Ma non riesco a non fermarmi per una foto, poco sotto Madonna di Campiglio lo sguardo è rapito dalla maestosità di queste cattedrali rocciose spruzzate di bianco: dal Doss del Sabbion alla Bocca di Brenta e al Passo Grostè, con le vette illuminate dal sole che sta calando come a metterle in primo piano. Uno spettacolo unico.

Da Pinzolo, 770mt, fino a Ponte Arche è una vera e propria cronometro, sfrutto al massimo la conoscenza delle strade per farcela nel più breve tempo possibile; aggiro sulla sinistra Tione passando sulla strada panoramica che sale verso Stenico, per poi abbandonarla nuovamente a Préore al costo di fare una brutta galleria, ma il tempo stringe. Sono le 17:00, ho già fatto 160km quando prendo le prime rampe che mi porteranno a Fiavè, 669mt, nella bella conca di Bleggio ed infine sul Passo Ballino, 750mt.

Non sò più che ore sono ma ormai non mi importa, è quasi fatta, mi butto in discesa mentre cala l’ oscurità, attraverso Tenno, poi Ville del Monte, mi faccio cullare dai tornanti mentre la busa giù in fondo si illumina pronta ad accogliere un’ altra notte, e penso che mi sarei perso questo momento se non fossi quello che sono, e ne vado fiero.

Su Flickr il set completo delle immagini.