Il mio Solstizio d’ Inverno 2016

Ok, è andata, l’ edizione numero cinque si è conclusa con successo, sempre oltre le mie aspettative. Mi stupisco ogni anno di avere così tanti iscritti, e soprattutto molti nuovi adepti delle randonnée, di distanze così lunghe e di prove notturne. E ne vado fiero! Le previsioni meteo erano ottime, e così è stato, anche se le temperature leggermente inferiori alla media del periodo hanno probabilmente inciso sulla non partecipazione di una cinquantina di iscritti. Dei 270 previsti, hanno preso il via in 220 circa: una decina gli abbandoni, tra guasti meccanici e piccoli problemi fisici. Tanti quelli venuti da lontano, sia in Italia che all’ estero, ma sono sempre anche molto contento di vedere tanti ciclisti del posto, che non necessariamente partecipano di solito ai brevetti Audax ma che sono qui più per la particolarità della manifestazione, che con la sua semplicità sta ottenendo sempre maggiore successo.

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Come organizzatore ho dovuto rinunciare anche questa volta a pedalare insieme agli altri, ma non potrei fare altrimenti.

Per me il Solstizio d’ Inverno inizia circa tre/quattro mesi prima della prova, con il controllo del percorso: cerco di vedere se è possibile migliorarlo, renderlo più sicuro ed interessante, come ho fatto quest’ anno (la variante iniziale anche se più dura è piaciuta a tutti). Nuovo percorso però significa una nuova traccia GPS ed un nuovo road-book, elementi che una volta aggiornati sul pc vanno verificati di persona, meglio se in bici. Poi si passa all’ apertura delle iscrizioni. Per fortuna sono gestite online sul sito Audax Italia, ma necessitano sempre di alcune verifiche per non avere poi brutte sorprese la sera dell’ evento.

Arriva il momento di compilare tutte le carte dei partecipanti (più partecipanti=più lavoro!), stampare i road-book e i moduli delega e ordinare tutto per bene in modo da non avere intoppi al momento di distribuirle. Ah già, le toppe/trofeo! Quest’ anno ho preferito averle già pronte per tutti all’ arrivo, e sono piaciute 😉

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E infine arriva il grande giorno, sono agitato come se dovessi pedalare una Parigi-Brest-Parigi; sempre con la paura che qualcosa non funzioni, un ultimo sguardo al meteo, una telefonata ai posti di controllo. Avrò pensato a tutto?

La notte per me è quasi più lunga (ma non più fredda!) di quelli che lo pedalano, il Solstizio: un turno di 12 ore al bar, luogo di partenza/arrivo. Consegno le carte ai primi, un po’ di relazioni pubbliche (mi scuso con tutti se non mi sono dilungato troppo nei discorsi ma quella sera per me è davvero uno stress!) poi fuori a preparare la partenza. Alcune raccomandazioni sul percorso e poi via, si inizia a timbrare, coi soliti che scalpitano per partire! Liberati tutti è tempo di preparare il ristoro per il secondo controllo: dopo un paio d’ ore ecco i primi che arrivano. Via di nuovo coi timbri, prima a piccoli gruppetti, poi c’ è il caos del gruppone centrale. Gli ultimi arrivano a mezzanotte. Fuori tutti, il bar chiude, posso andare a dormire due orette a casa. Il cellulare però rimane acceso sempre, non si sa mai. Mentre mi infilo sotto le coperte ho quasi un senso di colpa per tutti voi la fuori al freddo…..

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Alle 02:30 sono già li davanti nel furgone: il bar aprirà alle 03:00 ma i primi arrivi non si vedranno fino alle 03:45. Il nuovo percorso ha allungato di circa mezz’ ora la percorrenza dei più veloci rispetto alla passata edizione, meglio così.

Timbro, registro il tempo di arrivo e partenza, controllo le carte e le riconsegno, insieme alla toppa ricordo. Tra le 05:00 e le 06:00 arriva il grosso della truppa, devo correre parecchio per gestire tutto ma alla fine ce la faccio. Facce stanche, sorridenti e soddisfatte, concludere il Solstizio è sempre un bel traguardo.

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Ora i ciclisti si rilassano, chi con una birra, chi con un latte macchiato, panini, torte, chi più ne ha più ne metta. Alcuni dormiranno in albergo, qualcuno si infila nel sacco a pelo qualche ora prima di mettersi in viaggio verso casa. C’ è anche qualche “matto” che tornerà a casa in bici, chapeau.

Più passano le ore più l’ atmosfera si rilassa. Al bar arrivano i clienti della domenica mattina, si iniziano ad intravedere anche abiti normali tra i presenti, non più solo gilet riflettenti e lycra. Alle 09:30 circa gli ultimi arrivi, un attento controllo sul pc per vedere che ci siano tutti e posso finalmente chiudere le porte di questa V edizione della Randonnée del Solstizio d’ Inverno.

Organizzare una manifestazione che richiama al via molti nuovi adepti del mondo randagio ha il suo piccolo prezzo da pagare: non tutti hanno seguito il percorso alla lettera (basta guardare Flybys su Strava per rendersene conto), c’ è stata qualche irregolarità nella timbratura dei cartellini gialli, per non parlare poi della già citata assistenza con vetture al seguito. Ma in linea di massima sono stati tutti bravi, bisogna ricordarsi che stare fuori una notte intera con quelle temperature non è mai uno scherzo.

Dal canto mio come organizzatore mi sono limitato ad una tirata d’ orecchi dove potevo vedere l’ errore, cercando di mettere sulla “giusta strada” chi aveva sbagliato.

Dico solo una cosa: cercate di approcciarvi a questo nuovo tipo di esperienza in maniera diversa e non come siete abituati a fare. Scoprirete un modo nuovo di vivere il ciclismo, forse migliore di quello che praticate già e più soddisfacente. Non sempre arrivare prima o primi è meglio, soprattutto quando è il viaggio la vera esperienza, non la sua fine.

Ci vediamo al prossimo Solstizio, grazie a tutti!