Ötztaler 2016, una granfondo

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Ci sono manifestazioni che meglio esprimono il concetto che rappresenta la loro categoria di appartenenza. Non è mia intenzione approfondire questo discorso già ampiamente trattato altrove. A mio avviso, e nella poca esperienza che ho nel settore, reputo la Ötztaler Radmarathon la granfondo per antonomasia. Percorso duro, percorso unico. 238km, 5500mt di dislivello. “Ich habe eine traum” recita il motto della gara: “Io ho un sogno”, sì, il sogno di portarla a termine. La strada verso il sogno però è inquietante, a volte allucinante. Ho visto cose che voi umani….mi verrebbe da dire. La nostra non è la stessa gara dei primi (che impiegano meno di 7 ore) dove la performance atletica la fa da padrone tra i corridori. Chi vive la gara come me per più di 12 ore, per tutto il giorno ha una sola cosa in testa: il Passo Rombo. E’ lì, un’ incombenza psicologica che sa far male. Per chi lo conosce, per chi non lo ha mai fatto, per chi lo ha scavalcato magari proprio il giorno prima con la macchina per raggiungere Sölden, città di partenza. Arriva dopo 180km e lascerà il segno.

Se mi guardo intorno sull’ ultima salita non vedo intorno a me atleti di punta. Vedo persone comuni, con mezzi comuni, ma nel loro sguardo c’ è tutta la determinazione di chi vuole arrivare alla fine, in cima al Passo Rombo, a conquistare il suo sogno. Forse anche troppo determinati. C’ è chi si spinge oltre quella soglia, chi non ha il corpo forte come quanto lo è la mente. E vinto dalla fatica si accascia a terra. Nella maggior parte dei casi basta una flebo di soluzione salina per far tornare la macchina alla sua funzionalità vitale. Ma il sogno no, quello è scappato. Almeno fino al prossimo anno.

Nel 2015, post Parigi, il Timmelsjoch si è preso un pezzo della mia anima di ciclista: ho sofferto tanto, forse troppo. Sono andato al mio limite e oltre per varcare le porte di quel tunnel, ma ce l’ ho fatta. E da allora ha un posto speciale nella mia memoria delle esperienze in sella. E voglio tornare la, e vorrò tornare la, anno dopo anno, per andarmi a conquistare quella maglia di finisher a cui tanti ambiscono.

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Oetztaler Radmarathon 2013, DNF

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Ok, il meteo ci ha messo la sua, ma non vuole essere una scusa. Non starò qui a riportare quello che ho scritto sul mio taccuino nelle lunghe ore di attesa del mio bag drop (bagaglio che se tutto fosse andato come da programma avrei dovuto trovare sul Passo Giovo e che invece mi ha costretto a passare tutta la giornata a Solden dopo il mio ritiro: consegna ore 21:30!), potrei sembrare troppo malinconico. Così come non racconterò nel dettaglio come è andata, abbastanza patetico il mio ritiro sul Kuhtai, anche se per lo meno mi sono evitato lo smacco di salire sul “carro scopa”.

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Guardando il lato positivo della situazione, ho imparato qualcosa anche questa volta. La Oetzi mi ha ricordato che le Gran Fondo non sono randonnée, i ritmi sono diversi e quindi bisogna approcciarle diversamente, più con uno spirito race.  Anche il contorno è diverso, migliaia di persone tra ciclisti e accompagnatori, una vera e propria fiera nella zona di partenza con tanto di area espositiva, festa, spettacoli. Un paese mobilitato per questa manifestazione, tantissimi volontari, strade chiuse, serviti e riveriti, coccolati. Ok, il costo dell’ iscrizione era alto ma il servizio impareggiabile. Ma soprattutto ho imparato che si può essere “eroi” anche con un percorso di 200km, non serve farne 600/1000/1200 ecc.

Quindi il morale della favola è che per un po’ mi stacco dal mondo rando, ho bisogno di ricaricare le batterie, ma soprattutto ho bisogno di pormi dei traguardi più raggiungibili in questo periodo della mia vita. Detto questo non andrò in Francia per la 1000 du Sud, il resto si vedrà. Una cosa che ho scritto sul mio Moleskine però ve la voglio dire:

Il ciclismo è sofferenza, bisogna accettarlo.

Base invernale e alcune novità

L’ ultimo periodo è passato abbastanza in sordina. Ho deciso di dedicare questi due primi mesi dell’ anno per fare una buona base su cui costruire la preparazione; quindi uscite non troppo impegnative pedalando a “sensazione” e senza forzare troppo, con qualche lungo oltre i cento chilometri. L’ obbiettivo di stagione (la 1000 du Sud) è molto lontano, quindi ho tutto il tempo per arrivarci in forma, e soprattutto non voglio correre il rischio di anticipare troppo la condizione ritrovandomi poi stanco e/o demotivato quando sarà il momento. Proprio in vista del mio grande appuntamento ho tentato la sorte mandando la preiscrizione alla Öetztaler Radmarathon che si terrà proprio due settimane prima della randonnée francese; con il suo percorso di 238km e oltre 5000mt di dislivello sarà un ottimo test (sempre a patto che mi prendano). Non sono patito di granfondo, ma questa è una di quelle che mi ha sempre attirato per via delle sua durezza, e in più ne approfitteremo per fare qualche giorno di vacanza in Austria con tutta la famiglia.

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Visto che si tratterà di un anno dai “grandi dislivelli” sto lavorando parecchio al set-up da utilizzare alle randonnée a cui parteciperò (ufficiali e non); leggerezza e minimalismo sono le parole chiave per il 2013. La Giant Defy si sta rivelando un ottimo mezzo, non avevo mai avuto una bici appartenente alla fascia alta (sia come telaio che come componentistica) e devo ammettere che la differenza si sente, soprattutto in salita, da imputare in buona parte al peso della bicicletta (6.8kg). Dopo i primi chilometri sono riuscito a trovare la giusta posizione in sella e mi ci sto abituando gradatamente. L’ idea è percorrere con questa le distanze fino ai 300km, dove non si passa ancora una notte in sella e può bastare un impianto di illuminazione a batteria. La Mercian invece è al momento sotto i ferri, per lei è in corso una trasformazione radicale sempre sulla linea che ho impostato quest’ anno, e le dedicherò un bel post a lavori ultimati.

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Per quanto riguarda le mie due randonnée di quest’ anno segnalo che sono state inserite sul sito Audax Italia, dove è possibile iscriversi on-line seguendo le indicazioni sulla pagina dedicata ai due brevetti (dal sito Trentino Randonneurs per l’ iscrizione si viene linkati alla stessa pagina). Per il 300 ho ancora un po’ di lavoro da fare ma conto di essere pronto un mese circa prima della rando con tutti i dettagli definiti (controlli e road-book). Anche quest’ anno ci sarà una t-shirt omaggio per tutti i partecipanti realizzata da Crazy Idea, in più come sempre la possibilità di acquistare la medaglia Audax Club Parisien.

Sto valutando la possibilità di rendere questi e i prossimi brevetti anche in formula “permanente”: questo mi darebbe l’ occasione di inserire a calendario nuovi percorsi (anche più facili, soprattutto in vista delle qualifiche 2015 della Paris-Brest-Paris) senza dimenticare quelli “vecchi”. Credo molto nelle randonnée permanenti in quanto rappresentano l’ espressione massima di libertà e autosufficienza e spero di riuscire a realizzare questo progetto. Insomma, tanta carne al fuoco, con una sorpresa per il 2014, ma di questo è presto per parlarne 😉