Giro della valle

“Randagi, viandanti moderni.”

Una settimana e si parte. Domenica prossima prende il via la stagione brevetti 2011 con il classico appuntamento della Randolario. Inizio a sentire il bisogno di quello spirito di aggregazione che si prova ad una randonnée, quel confrontarsi con altre persone che condividono la mia stessa passione, come a cercare conferma in quello che faccio vedendo che non sono solo come sembra. E’ incredibile quanto il mondo dei brevetti Audax sia ancora sconosciuto alla stragrande maggioranza dei ciclisti; ogni volta che ne parlo con qualcuno del settore sembra che caschino dalle nuvole, soprattutto ora che mi sto confrontando con il lato “professionale” del ciclismo. Quasi ogni giorno dell’ ultimo mese l’ ho passato con addetti del settore per preparare ordini stagionali per il negozio dove andrò a lavorare, ma le espressioni sul volto degli interrogati ogni qualvolta accennavo a quello che faccio in bicicletta era sempre lo stesso: stupore ed estraneità alla cosa. E mi chiedo, perche? La Parigi-Brest-Parigi c’ era già prima del Tour de France, e 6000 iscritti da tutto il mondo non sono pochi, per non parlare poi del fascino intrinseco che una prova come questa potrebbe suscitare sul grande pubblico. Invece si continua a mitizzare il nostro mondo, poche notizie (e spesso sbagliate) non fanno che allontanare le persone dalle randonnée, facendo credere che il nostro sia un mondo difficile e inavvicinabile, una faccenda da uomini duri. Cosa quanto mai sbagliata. La distanza minima dei 200km può spaventare, ma non tutti sanno che ci sono tredici ore e trenta minuti per portarli a termine, chiunque con un minimo di allenamento ce la può fare, basta volerlo. Chiuso il discorso.

Questa mattina il cielo era grigio come il mio umore. Non avevo voglia di prendermi una stancata, la temperatura era piuttosto bassa e in più c’ era la minaccia che piovesse, tanto che alle nove le strade erano ancora bagnate; così ho preso con me il kit da pioggia e sono partito verso sud, senza una meta precisa.

Giù fino a Garda, 50km di vento contro immerso tra le nebbie umide del lago, breve salita a Costermano e mi perdo tra le campagne dove la valle dell’ Adige si mescola alla pianura Veneta. Per fortuna una ciclista mi rimette sulla retta via, passo da Rivoli Veronese per osservare il Forte Wohlgemuth da vicino e faccio una pausa al Bar Centrale, dove il tempo si è fermato agli anni settanta. All’ interno un’ allegra combriccola di pensionati discute in maniera vivace sui problemi del mondo noncuranti della mia presenza; mi siedo in disparte ad ascoltarli bevendo un cappuccio bollente. Momenti di italiana quotidianità, splendido.

Il vento adesso mi spinge verso casa, la Terra dei Forti si lascia attraversare senza chiedere dazio, e mi gusto così lo splendido ambiente che ha da offrirmi, un luogo duro e selvaggio che non mi stanco mai di scoprire, come la piccola osteria abbandonata di Preabocco con la sua bella lanterna, di quelle che non se ne vedono più, chissa a quanti viandanti avrà offerto riparo in passato. Viandanti e randonneurs. Coincidenze.

Il viandante – “der Wanderer” – nel Romanticismo tedesco è un avventuriero dello spirito, un essere che va alla ricerca di sé stesso, o meglio dell’indefinibile che sfugge ad ogni più rigorosa disamina razionale.

Starei in giro ancora, ma la vita, il quotidiano, richiede la mia presenza, è ora di tornare a casa, alle faccende, agli amori, alle cose importanti. Fino alla prossima partenza.