Pietramurata-Bressanone-Pietramurata

La pratica del Randonneuring, ovvero il ciclismo di lunga distanza in autosufficienza, è l’ aspetto più significativo che mi ha fatto avvicinare al ciclismo. Quel senso di libertà che si prova a partire in sella alla propria bicicletta alla scoperta di luoghi inesplorati non ha paragoni con gli sport da me praticati in precedenza. Sono sempre stato un solitario e allo stesso tempo una persona poco competitiva con gli altri, e ho trovato da subito nelle randonnée il mio mondo. La sfida fisica e mentale che implica il portare a termine un’ ultra distanza mi ha affascinato da subito. Certo è però che randonneurs non ci si improvvisa: portare a termine un brevetto, qualsiasi distanza esso sia, implica passione, dedizione e anche un minimo di sacrificio. Finchè ero da solo nessuno di questi componenti è mai stato un problema, ma adesso che a casa mi aspetta sempre qualcuno, il gioco si fa sempre più difficile. Ogni momento passato in sella so che si tratta di un qualcosa “rubato” a loro, e partire non è più così facile.

Sabato sera dopo lavoro ho deciso di andare sulle strade del brevetto da 400km che probabilmente proporrò nel 2014 per Trentino Randonneurs. L’ idea (audace) era di compiere il giro in 20 ore, per essere così di ritorno nel primo pomeriggio, ma come al solito le cose sono andate diversamente.

Alle 19:30 monto in sella e parto, devo raggiungere Trento dove imboccherò la pista ciclabile verso nord. Le calde temperature di questi giorni mi fanno optare per un set-up leggero, solo una piccola borsa manubrio con dentro manicotti, un gilet e qualche cibaria per la notte, batterie di scorta per la luce posteriore (davanti ho il mozzo dinamo della SON) e un paio di camere d’ aria.

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Dopo circa 50 minuti sono a Trento ed entro in ciclabile: sta calando l’ oscurità e mi gusto questo attimo di tranquillità sospinto dal vento che mi facilita il viaggio.

La notte. Il mio tallone d’ achille. Non posso dire che non mi piace pedalare di notte, mentirei, ma l’ idea di passare in sella tutte quelle ore al buio è sempre stata per me una fonte di ansia enorme. Per qualche oscura (eh si!) ragione non riesco ad abituarmici, e non si può dire che non abbia fatto esperienza!

Così fino a Bolzano sono un po’ teso, non riesco a rilassarmi. Alle 23:00 faccio una pausa in città per mangiare un gelato. lo stomaco è così-così, non me lo gusto del tutto ma cerco di non pensarci e riparto.

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Sono su terreno inesplorato, mai fatta questa tratta di ciclabile; si passa sul percorso della vecchia ferrovia e sempre in leggera salita la strada è molto varia, anche di notte: gallerie, strappetti, curve, mi sto rilassando e mi diverto. Ma il tarlo della stanchezza inizia a farsi sentire. Nessun problema se non fosse per Francesco che mi aspetta a Bressanone bello carico per tenermi compagnia e pedalare insieme a me! Verso l’ una di notte ci incontriamo ma io ho già preso la mia decisione, devo fermarmi a dormire. Lui prosegue da solo, io ho bisogno di trovare un posto per riposare qualche ora. L’ interno di un bancomat a Chiusa-BZ fa al caso mio, dentro è bello caldo, stendo per terra un cartone e mi sdraio. Il sonno non sarà proprio dei più tranquilli, ma quando mi sveglio sono le cinque del mattino e la notte se ne sta andando.

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Purtroppo la lunga pausa ha inciso sull’ esito del giro, se proseguissi sarei a casa non prima di cena, e come ho detto all’ inizio non è quello che voglio. Rientro sui miei passi percorrendo l’ itinerario a ritroso. A mezzogiorno sono a destinazione con quasi 300km nelle gambe e un po’ di rammarico per avere saltato la tratta più bella e che in effetti dovevo verificare. Sarà per la prossima volta.

A due giorni di distanza me ne sto a letto con quasi 39 di febbre, ecco forse spiegato il motivo di tanta stanchezza durante quella notte. Invece degna di nota l’ impresa dell’ amico Giorgio Murari “Musseu”, che partito circa mezz’ ora dopo di me da Pietramurata ha portato a termine (come sempre) una bella impresa unendo in un unico brevetto la mia Randonnée delle Dolomiti di Brenta e il Tour dell’ Ortles, creando un mostro da 410km per 8800 metri di dislivello, compiuti in poco più di 18 ore! Persone come lui sono uno stimolo a spingersi oltre i propri limiti, bravo.