Un Bondone invernale

Il 2019 è l’ anno della Parigi-Brest-Parigi, come tutti sanno, che ovviamente è anche il mio obbiettivo ciclistico di questa stagione. Se però riesco a iscrivermi. Ad oggi infatti sono rimasti solo un migliaio di posti disponibili, e con il mio 300 di pre-qualifica ho ancora qualche speranza di farcela. Lo scoprirò il 25 Febbraio.

Meglio comunque prepararsi, che tanto se non è la PBP qualcosa di alternativo lo si trova sempre.

Domenica ero libero, e cogliendo l’ occasione di una gita in famiglia sulla neve alle Viote del Monte Bondone, ho deciso di raggiungerli in bici. Febbraio, mattina presto, salita dal versante Nord, temperature rigide, la mia bici leggera in manutenzione ecc. ecc., tutte scuse per una testa che forse ha perso un po’ di abitudine a quelle sane strusciate che in fin dei conti sono quello per cui vado ancora in bici. E come poi si è visto, tutte scuse inutili.

Sì, a salire ci abbiamo messo 3 ore da casa (con me anche Carlo, e grazie perché se non fosse stato per lui con tutta probabilità mi sarei rigirato nel letto), sì, era freddo (sottozero in valle e sulla salita 2/3 gradi sopra massimo), sì, ho fatto una bella faticaccia, ma ne è valsa davvero la pena. L’ essenza del ciclismo invernale, come ha scritto poi Carlo in un suo post su Instagram.

E’ stata poi la molla che mi ha fatto pensare: ” SI PUO’ FARE”. Così dopo un paio di giorni sono pronto per la replica con il Passo Bordala. Altri orari ma soprattutto altre temperature! Comunque la caccia alle salite è aperta, per fortuna. E mi viene da pensare perché ho aspettato così tanto…

PREPARAZIONE LEL GIUGNO 2017

705km, 13.442mt dsl.

Un mese di scarico, il chilometraggio sembrerebbe basso ma in realtà è in linea con gli altri mesi calcolando una settimana al mare di vacanza dove non ho portato la bici.

Il mese è iniziato con la mia Randonnée delle Dolomiti di Brenta, brevetto ufficiale Audax da 200km che ormai organizzo -e pedalo- dal 2012. Una trentina di partecipanti al via, fatta in gruppo con i ragazzi dell’ Audax Club Arco. Per il 2017 percorso rinnovato e facilitato, circa 1000mt di dsl in meno, anche se sinceramente il vento contro trovato in Val d’ Adige negli ultimi 50km non ha reso la vita facile a nessuno. Per il prossimo anno con molta probabilità si ritornerà al tracciato classico, più duro ma più suggestivo. Il mancato passaggio del lago di Molveno di quest’ anno ha tolto parte della spettacolarità di questa randonnée.

La settimana successiva mi sono concesso un giro fenomenale con molto sterrato. Poi è arrivata l’ ondata di caldo. Tanti giri in pianura durante la pausa pranzo lungo il lago testando la nuova sella: ho montato una Brooks Swift Titanium, modello che avevo già usato in passato. Come tutte le Brooks il cuoio necessita di un periodo piuttosto lungo di “rodaggio”, spero di farcela durante questo mese ad ammorbidirla per bene….

Rientrato dal mare avevo voglia di montagna! Due bei giri dove il dislivello ha prevalso sul chilometraggio: dopo un Monte Velo + Ballino infrasettimanale mi sono avventurato in un percorso già affrontato in passato: un anello comprendente l’ ascesa al Passo Fittanze della Sega (una delle salite più dure del trentino) e del Monte Baldo. Una giornata splendida che mi ha fatto riavvicinare alla montagna, cosa di cui avevo ampiamente bisogno. La scalata di un passo in sella alla propria bicicletta fa parte della mia visione che ho del ciclismo e la preparazione alla Londra-Edinburgo-Londra me ne aveva fatto allontanare (più km che dsl). La solitudine e la sfida contro la natura, il caldo, il freddo, la pioggia. La battaglia psicologica contro il proprio io che si ribella alla fatica estrema. Ma poi valichi e tutto svanisce, rimane solo quella sensazione di libertà e conquista che ti riempie, prima di lanciarti nella discesa a ruota libera.

Così mi sono sentito giovedì al Rifugio Graziani, 1600mt slm. Dopo oltre 10 ore che spingevo sui pedali. Da solo con la montagna, una sfida unica ed inimitabile che continua ad appassionarmi.

Primavera, la montagna chiama.

Martedì ero di riposo settimanale sul lavoro, così dopo aver accompagnato Eva all’ asilo sono partito per un’ uscita mattutina sfruttando il meteo splendido e primaverile che questa settimana pre-Pasquale ha regalato in Valle del Sarca.

Dopo varie tribolazioni ho finalmente trovato il giusto assetto in bici e così mi è tornata la voglia di fare fatica, quindi oggi si va in montagna. Non posso certo dire di non amare la salita, ma non sono neanche uno di quelli “ammalati” di dislivello o di performance fuori del comune. Una cosa è certa però, senza montagne da scalare per me non ci sarebbe ciclismo.

Ore 09:30 sono in strada, vado su per il Ballino. Non venivo di qua dal giorno dell’ incidente. Brutti ricordi che ancora non mi mollano, soprattutto quando punto il manubrio verso valle. Comunque oggi eviterò la tratta incriminata, a Fiavè devierò per il passo Durone.

Sento subito buone sensazioni alle gambe, ultimamente ho calato di un po’ il chilometraggio settimanale e il risultato è stato quello di avere una maggiore freschezza fisica e mentale. Probabilmente l’ anno scorso andavo più forte, ma andare forte non è tra le priorità di quest’ anno quindi va bene così. La strada che sale dopo Varone è ancora trafficata, mi distraggo con la splendida vista sul Lago di Garda mentre prendo il ritmo con la salita.

Superato il lago di Tenno mi accorgo di uno zaino buttato in mezzo al prato a lato della strada; mi fermo a dare un’ occhiata. Raccolgo il contenuto sparpagliato per terra e lo ripongo all’ interno (effetti personali, occhiali, un maglione ma niente portafogli o documenti) prima di posarlo in vista a bordo strada. Ecco il risultato di un furto da una macchina, brutta situazione purtroppo sempre presente nei luoghi turistici. Magari il legittimo proprietario passerà di qua e lo potrà recuperare.

In cima al passo Ballino non mi fermo neanche, mi infilo la mantellina sulla piana prima del valico e poi mi butto sulla discesa (prudente) verso l’ altopiano di Fiavè. L’ aria è fredda ma non si soffre, è proprio una giornata ideale per pedalare.

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Il Durone da questo versante è più facile, circa 6km di pendenze più che abbordabili per scollinare a quota 1039mt. In cima faccio sosta, scendo dalla bici e mi mangio una barretta. Si sente il rumore del vento che si insinua nel bosco, gli alberi si piegano e scricchiolano tra loro. Seduto al sole mi guardo intorno e mi sento proprio fortunato a poter godere di tutto questo. Il piccolo senso di conquista dell’ aver valicato un passo con le proprie forze aggiunge soddisfazione al momento.

Una volta sceso a Tione faccio una piccola modifica all’ itinerario causa tempo che stringe: non voglio privarmi dell’ ultima salita, quindi invece di affrontare il passo Daone da Spiazzo come da programma (essendo per me il versante di salita sconosciuto) vado direttamente a Preore. Farò la salita in andata-ritorno dal versante che già conosco e temo! Ma oggi è proprio la mia giornata, dopo le prime rampe che servono alle gambe a riprendere il ritmo, mi godo la fatica fino in cima. L’ unico fastidio è il caldo, il versante è molto assolato, la velocità è bassa e io sono vestito un pelo di troppo, ma in fondo una bela sudata non ha mai fatto male a nessuno! Per chi non avesse mai fatto questa salita, bisogna tenere duro per i primi 5km, poi si tira il fiato per 2km (pendenza media che scende di due punti ma rimane comunque intorno all’ 8%) prima del chilometro finale di nuovo a due cifre. L’ arrivo è un po’ anonimo e chiuso nel bosco, ma ne vale comunque la pena, è una signora scalata.

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La discesa è tanto faticosa quanto l’ ascesa da quanto la strada è ripida! Ultima fatica la risalita fino a Stenico, ma niente di che, prima della lunga planata verso Sarche dove il solito vento fortissimo e contrario mi farà penare fino a casa.

Posso dire il primo giro impegnativo dell’ anno (altimetricamente parlando), 95km con più di 2000mt di dislivello.

Non contento ed approfittando sempre dell’ alta pressione in valle, oggi, dopo due giorni dal giro, una bella “sgambata” di pausa pranzo sul Monte Bondone. Semplicemente meraviglioso poter fare un giro così in una giornata lavorativa. Le gambe avevano già recuperato e mi sono proprio divertito salendo bene, a parte piccole crisi di fame. In cima ancora un po’ di neve e gente con gli sci, ma anche parecchi ciclisti trovati per strada, sintomo che è proprio ora di salire in quota, e non posso che essere felice.

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