PREPARAZIONE LEL GIUGNO 2017

705km, 13.442mt dsl.

Un mese di scarico, il chilometraggio sembrerebbe basso ma in realtà è in linea con gli altri mesi calcolando una settimana al mare di vacanza dove non ho portato la bici.

Il mese è iniziato con la mia Randonnée delle Dolomiti di Brenta, brevetto ufficiale Audax da 200km che ormai organizzo -e pedalo- dal 2012. Una trentina di partecipanti al via, fatta in gruppo con i ragazzi dell’ Audax Club Arco. Per il 2017 percorso rinnovato e facilitato, circa 1000mt di dsl in meno, anche se sinceramente il vento contro trovato in Val d’ Adige negli ultimi 50km non ha reso la vita facile a nessuno. Per il prossimo anno con molta probabilità si ritornerà al tracciato classico, più duro ma più suggestivo. Il mancato passaggio del lago di Molveno di quest’ anno ha tolto parte della spettacolarità di questa randonnée.

La settimana successiva mi sono concesso un giro fenomenale con molto sterrato. Poi è arrivata l’ ondata di caldo. Tanti giri in pianura durante la pausa pranzo lungo il lago testando la nuova sella: ho montato una Brooks Swift Titanium, modello che avevo già usato in passato. Come tutte le Brooks il cuoio necessita di un periodo piuttosto lungo di “rodaggio”, spero di farcela durante questo mese ad ammorbidirla per bene….

Rientrato dal mare avevo voglia di montagna! Due bei giri dove il dislivello ha prevalso sul chilometraggio: dopo un Monte Velo + Ballino infrasettimanale mi sono avventurato in un percorso già affrontato in passato: un anello comprendente l’ ascesa al Passo Fittanze della Sega (una delle salite più dure del trentino) e del Monte Baldo. Una giornata splendida che mi ha fatto riavvicinare alla montagna, cosa di cui avevo ampiamente bisogno. La scalata di un passo in sella alla propria bicicletta fa parte della mia visione che ho del ciclismo e la preparazione alla Londra-Edinburgo-Londra me ne aveva fatto allontanare (più km che dsl). La solitudine e la sfida contro la natura, il caldo, il freddo, la pioggia. La battaglia psicologica contro il proprio io che si ribella alla fatica estrema. Ma poi valichi e tutto svanisce, rimane solo quella sensazione di libertà e conquista che ti riempie, prima di lanciarti nella discesa a ruota libera.

Così mi sono sentito giovedì al Rifugio Graziani, 1600mt slm. Dopo oltre 10 ore che spingevo sui pedali. Da solo con la montagna, una sfida unica ed inimitabile che continua ad appassionarmi.

Due belle giornate in montagna

Nel giro di una settimana ho avuto l’ occasione (ormai rara!) di avere due giornate libere da poter dedicare alla bici. Da randonneur quale sono per “giornata libera” intendo proprio tutto il giorno, che tradotto in termini ciclistici significa partire all’ alba e tornare per cena. No, niente notti in sella. Avevo l’ opzione per fare un giro molto lungo, 400km, in una delle due giornate, ma poi ho preferito scegliere percorsi più corti e più vicini a quello che andrò a fare a fine mese, la Oetzy.

Prima uscita, Mercoledì 10 Agosto 2016: Passo Udalrico-Viote Monte Bondone-Vigolo Vattaro-Menador-Passo Cost-Passo Sommo-Serrada.

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Visti i forti temporali della notte protratti fino al mattino opto per una partenza non consona al mio stile: monto in sella poco prima delle 10:00. Come sempre ho tracciato il percorso in precedenza su Openrunner, quindi so cosa mi aspetta. L’ idea è quella di partire seguendo le tracce della Super Randonnée delle Dolomiti nelle sue due prime salite, per poi deviare verso una scalata a me sconosciuta, il Menador.

Menador

Il Bondone da Lasino lo conosco a menadito ormai, ma se si calcola anche il Passo Udalrico diventa comunque un’ ascesa lunga e impegnativa. Il cielo rimane coperto per tutta la salita con una forte umidità che mi fa rimpiangere di non essermi vestito di più. Per fortuna ho i manicotti e la ventina, anche se sono costretto a infilarli già da Lagolo in fase di salita. In cima sbuca il sole a scaldare un po’, Discesa molto tecnica su Garniga Terme e sono in Valle dell’ Adige.

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Taaac, foratura anteriore. Mi fermo e cambio la camera: valvola saltata, forse colpa del surriscaldamento del cerchio sulla discesa. Ero convinto di averne due nel borsello ma ne ho solo una, spero nella sorte e continuo “a secco”.

Nda: ricordarsi di portare una pompa migliore dell’ attuale mini-mini-mini pompa. Arrivato a casa ho realizzato che la pressione massima raggiunta di gonfiaggio è stata 4 Bar!

Su Vigolo Vattaro esce il sol leone; le rampe iniziali sono importanti e mi cuocio per benino. In cima mi fermo in un baretto a mangiare qualcosa e incontro un cicloturista stracarico con una bella bici vissuta. Per me coca e barretta, per lui birra media. A voi il giudizio sulla scelta migliore.

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L’ antica strada Kaiserjägerstraße, detta anche Menador, sale da Caldonazzo e porta alla località di Monterovere e proseguendo all’ altipiano di Lavarone. Non c’ è un valico vero e proprio da conquistare al termine della salita ma merita lo stesso per durezza e spettacolarità del tracciato. La strada in alcuni punti non supera i due metri di larghezza e presenta molti punti a sbalzo nel vuoto e alcune gallerie strettissime scavate nella roccia. Inoltre offre un panorama mozzafiato sul lago di Caldonazzo e tutta la vallata.

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Fa parte del progetto “Le Grandi Salite del Trentino”, quindi è presente una cartellonista dedicata con pendenza e altimetria: ve lo dico, leggere quel +12% di pendenza media al penultimo chilometro fa male davvero!

In cima sono vuoto, per fortuna a Lavarone trovo una pasticceria che con due fette di ottimo Strudel mi da la forza necessaria per svalicare Passo Sommo e Serrada. La lunga discesa su Rovereto è fantastica, con un bel colpo d’ occhio sulle Piccole Dolomiti. A Loppio il temporale mi rovina un po’ la festa, per fortuna senza scaricare del tutto.

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Seconda uscita, Martedì 16 Agosto 2016: Passo Crocedomini-Colle San Zeno-Passo del Santellone-Passo del Termine

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L’ ultima volta che sono salito al Crocedomini l’ ho fatto insieme a Valentina: quindi calcolando che Eva, la nostra figlia più grande, ha cinque anni compiuti, è un bel po’ di tempo. E il tempo cancella le fatiche dalla memoria. Si, perché il Crocedomini è un vero gigante da scalare: 30km di ascesa per 1500mt di dislivello in un’ unica tirata, da perdere la testa. Come la scorsa settimana parto in mezzo alle nuvole e su asfalto bagnato; questa volta però sono stato previdente e ho portato la borsa al telaio Apidura per stivare qualche capo di abbigliamento extra.

C’ è poco traffico in giro, d’ altronde è ancora presto; stamattina sono riuscito a partire per le 07:00, però a differenza del solito ho aggiunto al percorso un’ ora di macchina fino a Storo. Di solito preferisco partire da casa in bici, ma ormai se voglio esplorare un po’ di posti nuovi senza sobbarcarmi ogni volta una distanza Audax importante è il compromesso da accettare.

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La scalata da questo versante è molto incostante, alternando tratti molto duri ad altri di più respiro; poi  giunti a Gaver, a 1500mt circa di quota, il manto stradale si stringe notevolmente come di solito accade quando si raggiungono queste quote: lo scollinamento avviene in discesa dopo aver superato altri due colli, fattore che la rende interessante anche da un punto di vista di “caccia ai colli” per il Club des Cent Cols.

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In cima sono abbastanza cotto, più di quello che mi aspettavo. Decido comunque di provare il giro, non ho voglia di tornare indietro dalla stessa strada.

La discesa è tremenda, l’ asfalto pessimo e la visibilità scarsa dovuta al continuo entrare/uscire dal bosco non mi fanno decollare la velocità media come di solito.

Con un lungo tratto di trasferimento praticamente sotto forma di linea retta, arrivo al Lago d’ Iseo dove inizia la seconda salita di giornata, il Colle di San Zeno, 20km di pendenze costanti tra il 7% e il 10%. Salita molto esigente, esposta al sole nella prima parte, più ombreggiata nella seconda. A metà sono obbligato a fermarmi in cerca di rifornimenti: mi sono alimentato poco da questa mattina e ora ne pago le conseguenze. Per fortuna trovo un bar aperto quando mancano 5km alla vetta: coca e gelato, un po’ di zuccheri per il rush finale!

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Altra discesa terrificante e altro gelato prima dell’ ultima salita: 5/6km fino alla Bocca d’ Ardole per poi proseguire in costa con un susseguirsi di saliscendi e scollinare definitivamente al Passo del Termine. Faccio la salita in compagnia di un ciclista locale, il caldo e la fatica bussano alla porta ma il fisico regge bene.

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Mi aspetta una discesa che vale tutta la fatica fatta fino a qui. La strada scende a mezza costa con una serpentina costante di curve, tecnica e veloce, asfalto medio e una spettacolare vista sulla valle interna verde e selvaggia, attraversando piccoli paesi che sembrano dimenticati. Ecco quello che cerco, scenari diversi da quelli a cui sono abituato, ecco cosa mi piace del mondo Audax, la sua parte esplorativa è alla base per me. Stesso discorso per il Club Cento Colli: se penso a quanti posti fantastici ho scoperto per “cacciare” un colle!

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Purtroppo a -20km dalla fine si inizia a intravedere un cielo nero come la notte, di quelli che spaventano. Tengo d’ occhio le auto che mi vengono incontro per capire quando sarà ora di fermarsi a mettere la giacca. Poi il diluvio si scatena, ultimi chilometri sotto un temporale epico e finalmente arrivo alla macchina.

Due belle giornate piene, come non ne facevo da tempo. 4 colli nuovi aggiunti alla lista e zone nuove esplorate. Adesso tempo di vacanze e girate un po’ più leggere fino all’ appuntamento di fine Agosto.

Sulle strade del Brenta, 200km Audax DIY

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Due lunghi in un mese, un lusso che non capitava da tempo. E per lunghi intendo una distanza ufficiale Audax, ovvero dai 200km in su. Mi piace chiamarlo ufficiale anche se ufficiale non è, ovvero nessuno mi farà un’ omologazione per questi giri; è la mia maniera per restare dentro ad un modo di vedere il ciclismo (che non deve essere sempre e solo “a tutta”) anche senza partecipare ad eventi del calendario nazionale.

Questo week-end avevo programmato la randonnée di Corsico da 400km, ma vuoi per il poco tempo che ho potuto dedicare alla bici nell’ ultimo periodo (un brevetto di lunga distanza richiede un certo tipo di preparazione anche logistica che non va lasciata al caso e che richiede tempo ed energie) vuoi per la meteo sfavorevole di domenica, decido di anticipare a sabato con un giro più semplice ma comunque che mi metta un po’ alla frusta. Ho voglia di stancarmi, ma senza strafare. Venerdì sera mi metto al computer e su Openrunner studio al volo il percorso: primi 70km di pianura, poi a seguire tre salite con la prima più impegnativa e ritorno a casa dopo 190km.

Mando un messaggio a Carlo che approva il percorso, bene, si va in compagnia!

Partenza ore 07:00 da Bolognano; una corrente d’ aria fredda piombata sul nord Italia la scorsa settimana ci fa patire un po’ appena partiti, giusto il tempo di arrivare a Loppio però che sbuca il sole e si sta già meglio. A Mori prendiamo la SP 90 Destra Adige invece della ciclabile, un po’ più varia e veloce; il traffico a quest’ ora è scarso e i vari strappetti rendono l’ arrivo a Trento meno monotono.

50km fatti, è tempo di controllo, come se fosse un vero brevetto: siamo in modalità rando, quindi un controllo-caffè ci sta tutto. Ci fermiamo al bar della funivia: è di strada, la proprietaria è simpatica, il caffè buono e il bagno pulito. E poi ha dei bei tavoli al sole da dove si possono tenere d’ occhio le bici parcheggiate. E’ anche punto di incontro dei ciclisti di Trento per i giri del fine settimana, sono parecchi quelli pronti a partire.

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Proseguiamo in ciclabile verso Nord, evitando solo la tratta parecchio scomoda che tra Lavis e Nave San Rocco fa un’ interminabile andirivieni a zig zag,  procedendo per quel breve tratto sulla SS12 del Brennero.

Sono passate tre ore circa da quando siamo partiti mentre raggiungiamo Mezzolombardo, in piena tabella oraria; girando il senso di marcia butto uno sguardo alla valle dell’ Adige verso Sud e mi viene da pensare a quanta strada abbiamo già fatto in così poco tempo. Che mezzo fantastico è la bicicletta!

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Per arrivare al bivio della salita che ci porterà ad Andalo siamo costretti a restare sulla SS43 della Val di Non, un tratto a traffico veicolare intenso e a rapido scorrimento che necessiterebbe di una pista ciclabile. Per fortuna sono solo un paio di chilometri, poi noi giriamo a sinistra, direzione Spormaggiore/Cavedago/Andalo: qui inizia l’ ascesa che percorreremo anche alla prossima Randonnée delle Dolomiti di Brenta del 5 Giugno. In quel caso i chilometri nelle gambe saranno più del doppio di quelli con cui l’ affrontiamo oggi!

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Dopo esserci tolti gli ultimi strati pesanti, iniziamo la nostra scalata in maniera tranquilla, godendo ad ogni pedalata del panorama che mano a mano si apre sotto di noi. Per ora le sensazioni di giornata sono ottime, stiamo bene e il clima è favorevole, non si potrebbe volere di meglio. Spezziamo la salita per riempire le borracce a Spormaggiore, poi su diretti fino allo scollamento della Sella di Andalo a quota 1042mt.

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Siamo sulle strade che il Giro d’ Italia percorrerà con la prossima edizione (nello specifico le tappe 16 e 17) e come sempre succede in questi casi beneficiamo di uno splendido asfalto tirato come un biliardo!

Dopo una splendida discesa e il passaggio sul Lago di Molveno c’ è ancora lo strappetto di Sclemo che ci separa dalla meritata pausa pranzo che abbiamo deciso di fare a Stenico. Siamo tutti e due un po’ vuoti in questo frangente, per fortuna ci pensa Clarissa, proprietaria dell’ omonimo bar di Stenico, a farci il pieno di carboidrati con un paio di piadine imbottite. Il suo bar è un controllo storico della Randonnée delle Dolomiti di Brenta, e anche quest’ anno ci conferma la sua presenza. Addirittura oggi ci viene offerto il pranzo sia a me che a Carlo, una gentilezza davvero inaspettata e per niente dovuta, grazie mille Clarissa!

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Da Stenico a Tione scendiamo sulla SP34 del Lisano e Sesena, altra perla di strada delle nostre zone, tra il resto piena di ottime fontane di acqua freschissima. La Sella di Bondo passa indolore, e a parte il primo tratto caratterizzato da lunghi rettoni esposti (per fortuna mentre passiamo il sole si nasconde tra le nuvole) il resto è molto pedalabile e gradevole, scollinando a quota 815mt. Da qui la strada prosegue tutta in discesa fino a Storo, inizialmente in modo marcato per poi calare fino a trasformarsi in un leggero falsopiano a scendere. Non fosse per il vento contro di oggi! Comunque cambi regolari per 15km e via, passa anche questa.

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Il Passo d’ Ampola è l’ ultimo scoglio di giornata, salita poco impegnativa che si lascia domare anche in condizioni di gamba non ottimali. Carlo ha qualcosa in più di me, quindi lo lascio davanti a fare l’ andatura fino in cima. Scollinare sull’ ultima difficoltà di giornata ha sempre un fascino particolare, a maggior ragione quando lo fai in uno dei paradisi del Trentino-Alto Adige, la Val di Ledro. La percorriamo tutta prima di tuffarci nella lunga galleria ai 60km/h che ci porterà di nuovo ad Arco dopo circa una decina di ore in sella.

Tempo di saluti, non prima di una meritata birra media! Grande giornata, grande giro, grazie Carlo e alla prossima!

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Caccia scarsa nel 2015

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Sono già 8 anni che sono iscritto al Club Cento Colli, storica confraternita Francese per gli amanti delle salite e delle sfide in montagna a cavallo della propria bicicletta (per farne parte bisogna avere scalato almeno 100 colli diversi, di cui almeno 5 sopra i 2000mt), ma la stagione passata è stata per me la peggiore come nuove conquiste.

Solo 4 i colli del 2015:

IT-TN-0418 Bocca di Padaro

418

Trentino A.A.
IT-VA-0890 Passo di San Michele

890

Lombardia
IT-FI-0897 Passo della Futa

897

Toscana
IT-BZ-1375 Passo del Brennero

1375

Trentino A.A.

che portano il mio totale personale a quota 290. Speravo di raggiungere i 300 già quest’ anno, ma sapevo che le qualifiche alla Parigi-Brest-Parigi avrebbero rubato molto tempo alla famiglia; poco male, resta come obbiettivo del 2016, e soprattutto mi dovrò impegnare per portare a casa qualche nuovo +2000mt dato che non ne segno dal 2013!

Tanto per dare qualche numero, per ora la personale classifica al ribasso vede:

  1. 2015, 4 colli;
  2. 2012, 5 colli;
  3. 2011 e 2014 a pari merito, 10 colli;
  4. 2013, 12 colli;
  5. 2010, 49 colli;
  6. 2009, 79 colli;
  7. 2008, anno di ingresso nel Club con 121 colli.

Più la lista personale si allunga (anche se la mia fa ridere se paragonata a un certo Michel detto “Le Top” che ha collezionato 10.000/diecimila colli!), più è difficile conquistarne di nuovi, ma fa parte del gioco; i miei sono praticamente tutti asfaltati, e ho una gran voglia di dedicarmi alla ricerca di quelli catalogati come R1 (route non goudronnée, cyclable) da percorrere sempre con la mia amata specialissima.

Un sogno? Chiudere la carriera ciclistica a quota 1000/mille, ma ci vorrà impegno e dedizione 😉

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