Passo Gardena

Con la TV spenta l’ appartamento cala in un silenzio ovattato. Dalla finestra del primo piano un ripido pendio erboso culmina sulla collina con un bosco di abeti da dove si affacciano quasi timidamente due cime imponenti, il Sassongher e il Sass Ciampàc, entrambi di poco inferiori ai 2700mt che nonostante non godano della fama degli altri gruppi montuosi che li circondano mi affascinano per imponenza e verticalità.

Siamo a Colfosco, in Alta Badia, un piccolo paese a 1645mt di quota ai piedi del Parco Regionale “Puez-Odle” sulla statale che sale al Passo Gardena. Non potevamo che iniziare con questo valico per dare il via alla nostra vacanza.

L’ arrivo della piccola Eva ha sicuramente modificato tempi e distanze delle nostre uscite. Abbiamo scelto di adattarci ai suoi ritmi e non viceversa, ma non significa l’ aver rinunciato a qualcosa. Questo “calare il ritmo” mi ha invece aiutato a riscoprire il gusto per le piccole cose che si era un po’ perso per strada con la costante ricerca dell’ oltre.

In un luogo magico come questo, le Dolomiti, basta mettere il naso fuori di casa per restare emozionati, e un piccolo gesto come scalare un valico meraviglioso (il Gardena) tutti insieme è in grado di appagare corpo e spirito.

Il carrellino poi suscita molto interesse e “rispetto” tra i vari ciclisti incontrati per strada, pronti sempre ad un cenno d’ incoraggiamento nei miei confronti, e devo ammettere che la cosa è alquanto gradita.

Conquistata la cima foto di rito, ci giriamo e torniamo alla base, Eva dorme beata e sarà così fino a destinazione.

Queste montagne sono davvero magiche, vorrei non allontanarmene mai.

Nota sul traffico:

devo ammettere che quella mattina siamo stati più che fortunati avendo trovato un traffico veicolare molto scarso che ci ha permesso di arrivare in cima godendo dell’ ambiente che ci circondava. Non è andata così purtroppo quando abbiamo provato a salire al Valparola, dove l’ enorme presenza di macchine rendeva l’ ascesa pericolosa e nauseante per via dei gas di scarico (siamo tornati indietro dopo qualche chilometro), facendoci desistere dal tentare altre volte su altri passi. Un vero peccato che le auto/moto rovinino un ambiente così.

Chariot Cougar 2

Post veloce, settimana carica di impegni lavorativi e non. Come avranno notato i miei fedeli lettori manca da un po’ un bel racconto di viaggio. E vi assicuro che manca anche a me. Ma d’ altronde non riesco a fare nulla di particolarmente significativo quest’ inverno, o perlomeno che mi ispiri a scriverne. Mi limito a tenermi un minimo allenato con la fissa (che oltretutto mi diverte!), e a fare qualche giretto il fine settimana senza soffrire troppo, giusto per tenere su il chilometraggio in vista delle prove che verranno-forse.

Ma non sono qui a parlare di programmi del 2012. Il post è dedicato al nuovo acquisto di famiglia, il carrellino da bici della Chariot. Con l’ inverno in pieno corso è ora di pensare a come ci divertiremo tutti insieme io, Valentina ed Eva con l’ arrivo della bella stagione. Il progetto è ambizioso, una ciclovacanza! La meta è ancora da decidere, anche se l’ Olanda è al primo posto della lista. Si tratterà comunque di un viaggio itinerante, niente di organizzato, 10/15gg con tappe da 40/50km che ci daranno modo di prendere le misure con questa nuova dimensione.

Tutto dipende però da come Eva reagirà al trasporto nel carrellino. E così ho fatto l’ acquisto, e data l’ importanza del “bagaglio” io e Vale non abbiamo badato a spese, prendendo quasi il meglio che offre il mercato. La Chariot è il leader nel suo settore, e propone un’ ampia scelta di carrelli per il trasporto dei bambini. Hanno sviluppato un sistema chiamato CTS-Child Transportation System-che consente di trasformare lo stesso carrello per utilizzi differenti tra loro con l’ ausilio di alcuni accessori (trekking, corsa, sci di fondo, bici e passeggino).

La scelta è caduta sul “Cougar 2”, modello che ha un buon rapporto qualità prezzo e si pone nella fascia medio-alta. A diffrenza del modello basico-Cheetah– il Cougar è dotato di un sistema di sospensioni regolabili a bilancere, il tutto a vantaggio del comfort per il passeggero. Il telaio è in alluminio, come tutti i modelli Chariot, e dispone di una borsa extra nella parte posteriore utile a stivare parecchio materiale. Sia sui lati che sulle parti anteriore e posteriore sono cuciti inserti catarifrangenti, più alcune bande fosforescenti che lo rendono visibile anche al buio. Il peso per il nostro modello è di 12.7kg, 2kg in più della versione monoposto, ma abbiamo pensato che qui Eva avrebbe avuto molto più spazio per poter viaggiare in maniera più comoda e serena, avendo anche l’ opportunità di tenere con lei alcuni giochi.

Adesso resta solo da provarlo, la Giant sarà il mulo adibito al traino, ma ci vuole ancora un mesetto almeno, quando le temperature saranno più a misura di bambina 🙂