Girovagando per il lago

“Tra i professionisti”

Nel mio immaginario i ciclisti professionisti sono come un oggetto bello da vedere, posizionati su di un piedistallo avvolti da un’ aurea pregna di mistero e ammirazione, intoccabili come la Gioconda nella sua teca di vetro al Louvre, con la paura che avvicinandomi percorrendo la distanza che separa l’ uomo (io) e il mito che richiama la loro figura avrei scoperto poi un fragile castello di carte. Peggio ancora il volerne imitare le gesta, come spesso accade sulle nostre strade.

Oggi pedalavo verso Malcesine in una delle mie brevi uscite in pausa pranzo, il vento era fortissimo ma stavo bene, con la giusta voglia di fare fatica e respirare aria di primavera. Poi l’ incontro. Il prof lo riconosci subito, anche se appartiene ad una squadra minore ha quel qualcosa dettato dal mestiere che lo eleva dalla massa. Pulizia, perfezione della pedalata, posizione impeccabile, stile. Sono due elementi della CCC Polsat, un team Continental della Polonia, fermi a sosta fisiologica, io li sorpasso mentre sono pronti a ripartire, e senza accellerare aspetto la sverniciata imminente. Invece con sorpresa non succede, dopo qualche centinaio di metri mi arrivano alle spalle e restano dietro, chiaccherando. Poi capisco, spunta all’ orizzonte tutta la squadra in sgambata ufficiale pre Giro del Trentino, e così in veste di gregario momentaneo ricucio lo strappo in un paio di chilometri e li riporto nel gruppo. A Malcesine li raggiungiamo, due metri prima sfilo a sinistra e li lascio passare, loro salutano e ringraziano; potrei fare qualche chilometro insieme a loro, ma il mio momento è passato, non possso mischiarmi a quella perfezione, alla rotonda mi volto e torno indietro, io e le mie carabattole da randagio ce ne torniamo a casa, felici di essere entrati per un attimo nel mito.