Aggiornamenti dalla Super Randonnée delle Dolomiti

Sono per ora quattro i coraggiosi (tra i quali una donna) che nel 2016 hanno preso parte alla SR delle Dolomiti. Dopo l’ exploit di Giorgio lo scorso Ottobre i primi a tentare e riuscire nell’ avventura sono stati Giorgio Zampedri e Luciano Margoni: tra l’ 8 e il 10 Luglio hanno completato la prova e ricevuto  l’ omologazione. Per loro una strategia diversa da come l’ avevo concepita io (partenza mattina presto e tirata fino a Cortina; notte in albergo e giorno 2 fino a Bolzano; altra notte in albergo e mattinata per compiere gli ultimi 100km con Mendola e Carlo Magno). Sono partiti alle 16:00 del pomeriggio e hanno pedalato tutta la notte e il giorno seguente inanellando in questa prima tranche: Bondone, Vigolo Vattaro, Cereda, Forcella Aurine, Duran, Staulanza, Giau, Tre Croci, S. Antonio, Monte Croce di Comelico, Furcia. Dopo una lunga pausa notturna di 9 ore si sono rimessi in sella per la tirata finale con Gardena, Pinei, Mendola, Campo Carlo Magno, terminando alle 23:30 entro il tempo limite delle 56 ore.

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Lo scorso sabato invece Paola Macedo e Lauro Scagnolari si sono lanciati nell’ impresa: ne ho approfittato per accompagnarli nella prima salita, quella del Monte Bondone, per poi lasciarli alla loro avventura. Purtroppo per Lauro un guasto meccanico banale ma di difficile riparazione senza gli attrezzi adeguati (gli si è allentato il pacco pignoni durante l’ ultima notte) lo ha costretto al ritiro, mentre Paola è riuscita a terminare la prova, diventando così la prima donna omologata  alla SR delle Dolomiti.

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Felicitazioni a tutti e in bocca al lupo a quelli che in Agosto tenteranno la sfida!

Il peso conta?

A 10 giorni esatti dall’ appuntamento dell’ anno faccio alcune considerazioni.

Domenica scorsa ho preso la decisione di non andare a Parigi con la Mercian (la bici con la quale ho fatto tutte le qualifiche) ma di portare la Colnago. Niente sella Brooks, niente acciaio, niente “ruote da rando” (ok, l’ anteriore sarà con mozzo dinamo). Il mio mezzo per affrontare le colline francesi sarà una bici in carbonio da 7kg (non in assetto rando), montata bene come componentistica, con un bagaglio leggero e minimale. Il tema ricorrente è risparmiare peso inutile portando davvero solo l’ indispensabile, e se il meteo sarà favorevole forse anche meno. Una bici da rando italian style. Per fare il tempo? No, ma per farcela nelle 84 ore si.

Poi oggi mi arriva in negozio Gabor, un ciclista ungherese che sabato farà il brevetto permanente Brenta-Ortles. E guardo la sua bici, un mezzo che ben si presta al termine beausage. Ha già all’ attivo una Super Randonnée, giri in Dolomiti e Dio solo sa cosa.

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E mi viene da pensare che tutte le menate che mi sono sempre fatto sulla bicicletta sono inutili, alla fine “ghe voren i garun”.

Comunque in bocca al lupo a Gabor (e tanto di cappello) e se ho tempo prima di partire pubblico la mia kit-list per la PBP.

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Salsa Colossal prova su strada

Dopo una breve pausa mi sento ispirato al punto giusto per rimettermi alla tastiera.

Visto che le richieste aumentano è il momento di fare un primo bilancio sulla Salsa Colossal che sto provando da più di un mese. Il cattivo tempo non mi ha di certo fermato dallo svolgere la mia attività preferita (nda pedalare!) e nonostante un giorno fossi quasi stato tentato dal comprarmi un rullo d’ allenamento pur di non prendere l’ ennesima lavata, ho desistito dall’ acquisto.

Quindi con un migliaio di chilometri macinati ecco le mie impressioni.

Gardesana

Ho fatto qualche piccola modifica alla bicicletta rispetto al primo montaggio durante il mese di prova: ho sostituito la Brooks con una Fizik Aliante, ho tolto il manubrio da ciclocross montandone uno più tradizionale e ho smontato le luci in quanto dopo il Solstizio d’ Inverno non erano previste altre notturne. E sono passato ai pedali da corsa (Look Keo Blade) che a livello di spinta sono decisamente meglio di quelli da MTB. Il tutto le ha donato un look meno carro armato e più bdc.

La prima cosa da dire è “si, i freni a disco sono il futuro della bici da corsa”.

Non sono riuscito a trovare nessun punto negativo e la frenata è nettamente migliore rispetto ad un sistema tradizionale. Molto più modulabile e morbida in condizioni normali (asciutto), mentre sul bagnato non ci sono proprio paragoni. Si può staccare sempre all’ ultimo momento senza provare quella brutta sensazione della bici che “va lunga”. Anche spingendo forte sulle leve le ruote non perdono aderenza mantenendo sempre contatto con il terreno. Ho fatto una prova su di una discesa che conosco bene e che presenta la peggiore delle situazioni per la guidabilità della bicicletta: forte pendenza (14/16%), curve strettisime e asfalto sporco e il risultato è stato sorprendente, nonostante fosse piovuto da poco, riuscivo a condurre le curve con una linea di guida perfetta, cosa che di solito mi risultava impossibile.

La sensazione che si ha in discesa è proprio di sicurezza e controllo. L’ unico intervento fatto ai freni in 1000km è stato una minima stretta alle pastiglie attraverso i regolatori posti sui cavi in zona manubrio.

Ma veniamo alla Colossal. Non aspettatevi una recensione troppo tecnica, per quelle ci sono le riviste e i siti specializzati. Io vi posso dire che la bici va bene.

Il montaggio che ho fatto ha portato il peso della bicicletta di poco superiore ai 10kg, peso di tutto rispetto per un mezzo del genere. E’ nata per le lunghe distanze, e li si esprime al meglio. Io l’ ho “rodata” con un’ uscita di 200km e mi ci sono trovato benissimo da subito. Niente dolori vari o indolenzimenti al termine. E’ abbastanza reattiva, merito, credo,  della scatola del mov. centrale maggiorata. Ovvio, non come un telaio in carbonio, ma diciamo che gli scatti e i cambi di ritmo non sono la sua arma segreta. Qua si apprezzano il comfort e la guidabilità, soprattutto in discesa come già detto prima. C’ è comunque da dire che scarica di tutti gli accessori si comporta come una discreta bici da corsa tradizionale (calcolando che ho anche il mozzo dinamo montato fisso, che nonostante abbia un’ ottima scorrevolezza ha sempre il suo peso, 1kg +/-).

In quest’ ultimo mese le mie uscite si sono concentrate in allenamenti e uscite abbastanza tirati (non in stile rando per intenderci) e la Colossal non mi ha mai fatto rimpiangere il carbonio. Solo come già accennato prima, uscendo in gruppo se qualcuno parte a tutta e bisogna ricucire lo strappo li l’ acciaio viene fuori e si fa un po’ più fatica a rilanciare la velocità. Tutto qui, e comunque un dato trascurabile per un utilizzo tipo randonnée (e magari dovuto ad altri fattori, ma questa è la mia sensazione). Si guida molto bene, è precisa e grazie anche ai copertoni da 28mm passa su tutto senza scomporsi.

Non ho avuto modo di provarla su salite molto lunghe per colpa del meteo sfavorevole.

Niente attacchi per portapacchi e/o parafanghi. Ai primi si può rinunciare tranquillamente con l’ utilizzo di apposite frame-bags, mentre per i parafanghi  se ne possono trovare in commercio di molto pratici e leggeri da mettere e togliere al momento del bisogno.

A chi mi sento di consigliare la Colossal? A chi è alla ricerca di una bici a cavallo tra il classico e il moderno, in grado di soddisfare le esigenze di tutti quelli che non sono intenzionati ad avvicinarsi al lato competitivo del ciclismo. Randonnée, lunghi giri anche in montagna, qualche strada sterrata, insomma, divertirsi in sella. Una bici che non ha paura di essere maltrattata e che è in grado di macinare migliaia di chilometri (sempre che le gambe lo consentano).

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Randonnée delle Pale di San Martino, 300km ACP

Un Maggio così non si vedeva da duecento anni. Il venerdì e sabato precedenti la randonnée una perturbazione anomala porta abbondanti nevicate in quota, ne cadono venti centimetri sul Passo Brocon e quaranta sul Rolle.

Sabato, dopo un giro di telefonate per verificare lo stato delle strade, decido per partire, la rando domani si fa. Le previsioni sono per un’ apertura, l’ unico problema sarà dato dal freddo.

Per il ritiro documenti mi organizzo alla bell’ e meglio nell’ officina del negozio dato che sono da solo: brioches fresche, caffè e qualche succo di frutta. A partire dalle cinque del mattino i randagi arrivano, nessun nuovo iscritto, partiremo in quattordici, tra i quali una donna, Gabi (una nota di merito anche all’ amico Giorgio che è arrivato in bici da Verona, e che quindi tornerà a casa sempre in bici).

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Alle sei partiamo in gruppo direzione Trento, il freddo è pungente, 3°, roba da inverno. Qualcuno si stacca sulle prime rampe ma in linea di massima procediamo tutti insieme; dopo il rapido attraversamento di Trento si ricomincia a salire un po’ fino a Civezzano, poi giù a Pergine e su di nuovo verso il lago di Levico. Tanti saliscendi che ci fanno accumulare 700mt di dislivello in questa prima frazione. Seguono 35km facili sulla bella ciclabile della Valsugana.

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A Grigno c’ è il primo controllo. Da qui in avanti il percorso inizia a fare sul serio, seguiranno in rapida successione le salite al Passo Brocon, Passo Gobbera e Passo Rolle. Il gruppo si scioglie sulle prime rampe del Morello, salgo insieme ad Ivano, Lorenzo e Alberto fino a Castello Tesino, poi come inizia la seconda parte della salita ci separiamo. Qui commetto un errore grave che probabilmente ha compromesso il resto della giornata: procedo da Castello Tesino fino al passo con la borraccia vuota, arrivando in cima con i crampi alle gambe, situazione ormai difficile da recuperare.

Prima di scollinare incappiamo nel problema neve!

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In cima al Brocon non fa particolarmente freddo, c’ è ancora il sole ma soprattutto la strada da questo versante è asciutta e pulita: la discesa è spettacolare, divertimento puro. Riparto dal controllo da solo, supero Gabi e Alberto, e a Canal San Bovo ritrovo Ivano e ci facciamo compagnia sulla breve scalata al Gobbera. Nessun problema a superare i lavori, si passa in sella su strada sterrata.

Il Rolle. E’ diventato un po’ il mio incubo. E’ lungo e costante, e le pendenze non sono mai eccessive. Di sicuro non il mio terreno di gioco preferito. Sento subito che la gamba non risponde bene, sarà un lungo scandire dei chilometri, due ore da solo dove cerco di restare concentrato sull’ obbiettivo finale. In quota il paesaggio è allucinante, sembra di stare in inverno, completamente diverso da come lo avevo trovato pochi giorni fa. Condivido gli ultimi chilometri con Giancarlo e Bruno Nicola (quest’ ultimo oggi veramente a spasso, continuava a fare su e giù per parlare un po’ con me e un po’ con Giancarlo) e insieme raggiungiamo il controllo. Nel bar una piccola stufa riscalda l’ ambiente, fuori dalle finestre si intravedono solo nebbia e nuvole, il sole è sparito e la temperatura è scesa vicino allo zero.

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Ho speso parecchio tempo a pensare all’ abbigliamento che avrei dovuto portarmi oggi, e per fortuna ci ho preso: la maglia intima invernale e i copripantaloni si faranno apprezzare nella lunga discesa verso Predazzo, nevica!

Formiamo un gruppetto di cinque fino al controllo di Ora. La lunga discesa dal Passo di San Lugano è stata un toccasana per recuperare le energie. Al Bar Abram ci fermiamo qualche minuto in più a mangiare qualcosa; nel frattempo ci ha raggiunto anche il marito di Gabi, sarà il nostro asso nella manica per raggiungere Trento; il vento oggi è fortissimo, non perdona, ma grazie a lui percorriamo i 45km che ci separano dalla città ad una buona andatura. Si sacrifica per noi tirando quasi tutto il tempo, doveroso offrirgli un buon piatto di pasta una volta giunti a Pietramurata!

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Adesso manca solo Candriai, “mezzo” Bondone. Mai mi sono maledetto tanto. Pensavo che il fatto che questo fosse l’ ultimo ostacolo di giornata mi avrebbe aiutato. Mi sbagliavo. Gabi e suo marito procedono spediti, Alberto lo trovo fermo dopo un chilometro: “ho bisogno di un minuto di raccoglimento ogni chilometro” mi dice mentre lo supero. A Sardagna riempio la borraccia, ogni scusa è buona per mettere il piede a terra. Poi i chilometri non scorrono più, si contano le centinaia di metri. Fino a quando salto, ai -1 piede a terra e si cammina in fianco alla bici! La vista del Bar Posta mi fa tornare le energie, rimonto in sella per salvare la faccia.

Alle 21:30 arrivo a destinazione, stanco ma contento. Mi concedo anche io un bel piatto di pasta al ragù e un paio di birre; nel frattempo arrivano anche gli ultimi, posso finalmente rilassarmi, nonostante l’ inconveniente “freddo” è andato tutto per il verso giusto.

Un grazie a tutti i ciclisti che hanno partecipato, a Gianni del Bar New Entry che ci ha ospitati al nostro arrivo e al boss che mi ha dato una mano la mattina prima del via.

Randonnée delle Dolomiti di Brenta-200km ACP 2013

Sedici randagi DOC si sono ritrovati ieri per la seconda edizione della mia Randonnée delle Dolomiti di Brenta, sedici coraggiosi che hanno sfidato le previsioni meteo, ma la fortuna premia gli audaci, e così è stato. Una giornata variabile che ha visto alternarsi brevi pioggerelle e sole, con temperature che hanno oscillato dai 5/6° del Passo Campo Carlo Magno ai quasi 20° del nostro arrivo a Pietramurata. I presenti erano tutti comunque preparati al peggio, non ho visto nessuno partire “leggero”. Io avevo con me il kit da pioggia (giacca e pantaloni), più calze e guanti di ricambio ed una maglia intima invernale. 2kg di bagaglio che mi hanno fatto viaggiare più sicuro e pronto ad affrontare ogni eventualità.

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Dopo la distribuzione delle carte di viaggio presso il bar Movida che ci ha ospitati prima del via, siamo partiti tutti insieme restando più o meno uniti fino al primo controllo di Spormaggiore. Da li, dopo la tecnica e ripida discesa, una foratura di Andrea che viaggiava con me ci ha separati dal resto del gruppo; ripartire con le gambe fredde sulle rampe al 18% verso Sporminore è stata una sofferenza, per fortuna il tratto era breve! Il meteo non concedeva una tregua psicologica, e durante tutta la prima parte del percorso non sono mai riuscito a rilassarmi completamente; a Ponte Mostizzolo decidiamo di saltare la ciclabile (come avevo consigliato alla partenza in caso di pioggia) ed arriviamo a Dimaro asciutti grazie ad un vero e proprio corridoio di cielo azzurro sopra di noi. Le nuvole sul passo non promettono nulla di buono, tant’ è che a due chilometri dallo scollinamento inizia a piovere; 8° sul valico a 1680mt, il tempo di mangiare una fetta di torta al cioccolato e ripartiamo dal secondo controllo per la lunga discesa vestiti come in inverno!

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A Pinzolo siamo di nuovo fermi, questa volta per svestirci, 16° adesso! (sul finire di giornata queste continue soste peseranno sul tempo totale impiegato per portare a termine il percorso, ben 1h 50′ col piede a terra); proseguiamo da qui con Giorgio, randagio trentino di Pergine Valsugana, e resteremo insieme fino all’ arrivo. Un breve temporale mentre attraversiamo la Val Rendena, poi il tempo va a migliorare, solo un po’ di vento contro; raggiungiamo il terzo controllo di Stenico alle 15:30, abbiamo ancora 50km da fare ma ormai posso rilassarmi. Sulla salita del Passo Ballino esce uno splendido sole che ci fa apprezzare ancora di più l’ altipiano di Fiavè ed i suoi prati verdissimi, davvero un luogo incantevole. A Tenno ci ricompattiamo, un timbro veloce e ripartiamo per la lunga discesa sulla “busa”; il vento alle spalle farà il resto, accompagnandoci fino a Pietramurata.

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Arriviamo alle 17:45, più o meno come l’ anno scorso; al New Entry i randagi si stanno già gustando le tagliatelle al ragù. Tutti contenti e soddisfatti di aver portato a termine il 200 più duro del calendario italiano (a detta dei partecipanti).

Gli ultimi giungeranno al traguardo alle 19:45, tutti brevettati con successo per questa seconda edizione. Ora devo valutare come muovermi per l’ anno prossimo, probabilmente andrò già in ottica qualifiche PBP proponendo un 200 più facile; in ogni caso la Dolomiti di Brenta resterà come brevetto permanente. Vedremo, tutte le novità al riguardo verranno comunque pubblicate sul sito dei Trentino Randonneurs.

Un grazie a tutti i partecipanti per essere venuti e ci vediamo il 26 Maggio per il 300km delle Pale di San Martino.

Tutte le foto su Flickr e qui l’ elenco dei ciclisti omologati.

Bici da randonnée-Cinelli Gazzetta della Strada

Visto che non passa giorno senza che qualcuno arrivi a questo sito inserendo nei motori di ricerca la frase “bici da randonnée” mi sembra opportuno approfondire l’ argomento con una serie di post dedicati, con un’ analisi (approfondita o meno) sia di quello che offre il mercato, sia di quello che vedo in giro alle randonnée.

Oggi presento uno degli ultimi arrivi al Bike & Climb, la Cinelli Gazzetta della Strada.

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La prima cosa che salta all’ occhio di questo modello è il prezzo, Con poco più di 900€ di listino ci si porta a casa la bici completa, con tanto di doppi pedali della VP (di quelli di tipo turismo). Il telaio è in acciaio Columbus Cr-Mo con forcella da 1″-1/8, con delle belle saldature e alcuni particolari che le danno quel tocco di classe, come gli occhielli romboidali per i portaborraccia e il bellissimo collarino sella integrato. Da notare la doppia predisposizione per parafanghi e portapacchi (sia davanti che dietro). Il montaggio standard è economico certo, ma non di bassa qualità; il gruppo è uno Shimano 2300, guarnitura compact 50/34 e cassetta a 8v con comandi STI integrati nelle leve freno, niente di speciale ma funzionale. Gli stessi freni sono Tektro, long reach per poter ospitare copertoni da 28mm montati su delle ruote assemblate con mozzi Cinelli/Shimano a 32 fori. Bella la componentistica di alluminio del trittico attacco/piega/reggisella sempre prodotta in casa Cinelli; la sella è la classica San Marco Regal in pelle sintetica, un must degli anni 90 (quella con cui ho fatto la Roma-Bergamo tanto per intenderci!), così come il nastro imbottito in gel, molto morbido al tatto. Unica nota negativa dal mio punto di vista è il portapacchi anteriore, si poteva trovare di meglio.

Con i suoi 12kg la Gazzetta della Strada può essere una buona scelta per chi è alla ricerca di un mezzo polivalente che va dal cicloturismo leggero alle randonné (anche molto lunghe) dai percorsi ondulati dove il peso non è di vitale importanza. La comodità dell’ acciaio verrà fuori sulla distanza.

La bici è disponibile in 5 misure, dalla XS alla XL, rispettivamente 50-53-55-57-59 (al momento abbiamo in casa una M e in pronta consegna ci sono XS-S-XL).

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Mercian “King of Mercia”

La bici della Vale.

 

Giovedì scorso al “Bike & Climb” abbiamo ricevuto la prima attesissima consegna Mercian. 3 telai in tutto che si sono fatti desiderare parecchio (8 mesi abbondanti dal momento dell’ ordine, sintomo che alla Mercian la crisi non c’ è!), due Audax Special (una già venduta) che mostrerò più avanti, e soprattutto la “King of Mercia” di Valentina.

Avevo già organizzato per tempo tutta la componentistica, in parte nuova e in parte recuperata, così lo stesso pomeriggio l’ ho assemblata, e il risultato rispecchia in pieno le aspettative. Ecco i dettagli:

  • telaio e forcella “King of Mercia” mis. 51cm custom, tubazioni Reynolds 725, colore Deep Plum Pearl, predisposizione per il portapacchi posteriore e parafanghi. Dimensione massima copertoni, 32mm;
  • ruote assemblate a mano, cerchi Mavic MA3, mozzi Campagnolo Veloce 32 fori revisionati ( una menzione particolare per queste ruote che sono state le prime che ho fatto. Ormai hanno passato i 10 anni e sono ancora perfette nonostante abbiano girato in lungo e in largo);
  • cambio posteriore e deragliatore anteriore Campagnolo Veloce Triple 9v, cassetta 12-26, comandi Campagnolo Mirage, catena Campagnolo 9v;
  • guarnitura Sugino XD Triple 46/36/24 165mm, movimento centrale perno quadro Shimano 107mm;
  • freni Tektro R538 57mm drop;
  • piega manubrio Nitto Noodle 41cm;
  • attacco manubrio Nitto Technomic 100mm;
  • serie sterzo Tange Levin 1″ filettata;
  • reggisella Nitto S65 Crystal Fellow 27,2mm;
  • sella Selle Italia Lady Diva Gel Flow;
  • copertoni Schwalbe Durano 700×25;
  • nastro manubrio Giant Gel Cork nero;
  • pedali Shimano PD-M540;
  • portaborraccia King Cage.

Ovviamente Valentina è più che soddisfatta, una bici che resterà con noi per moltissimo tempo, degna compagna della mia Audax Special.

Randonnée Dolomiti di Brenta, 03-06-2012

“200km Audax Club Parisien”

Dopo tanto tempo passato a preparare la mia prima randonnée in veste di organizzatore (e partecipante) è arrivato il giorno tanto atteso.

La sveglia suona presto, alle 5:00, anche se devo ammettere che il sonno non è stato dei più tranquilli: la paura che qualcosa andasse storto mi ha tenuto sveglio più del previsto. Un rapido sguardo fuori dalla finestra mi mette il cuore in pace: non piove.

Di tutto il tempo speso ad organizzare l’ evento non ne ho dedicato molto per quel che riguarda il mio “assetto” per la rando, così rischiando un po’ parto leggero, bici in carbonio, tenuta estiva più una mantellina per la pioggia. La fortuna premierà la mia scelta, ma se avessimo trovato il tempo e la temperatura di oggi (lunedì) sarebbe stato un bel guaio, e vedere i randagi più esperti al via muniti di borse “importanti” nonostante fosse solo un 200 me lo ha ricordato. Arrivato in negozio trovo subito Rosy e Sabrina ad aspettarmi: oggi mi daranno una mano a consegnare i documenti, mettere i timbri al via e ricevere i ciclisti al traguardo prima del mio arrivo. Grazie perchè senza il vostro aiuto non so come avrei fatto.

Siamo sistemati al bar Movida di fianco al negozio e alle 7:00 i primi ciclisti iniziano ad arrivare. Mi sento un po’ strano ad essere da questa parte del tavolo, con mille dubbi e preoccupazioni che solo quando aggancerò anch’ io i pedali pronto a partire spariranno in maniera definitiva. Nei dieci euro d’ iscrizione erano compresi un buono per caffè e brioche alla partenza, una piccola spilla dei Randonneurs Trentino Alto Adige con la distanza del brevetto, una t-shirt della manifestazione, road-book e carta di viaggio con custodia in plastica, più un bel piatto di pasta al ragù (o due per chi voleva), strudel e acqua all’ arrivo serviti da Gianni al bar New Entry.

Tra una cosa e l’ altra quasi non mi accorgo che mancano tre minuti alla partenza e bisogna timbrare i cartellini! Corro fuori e iniziamo la conta: saranno 58 i partenti, di cui due donne, più almeno un’ altra decina non figuranti tra gli iscritti in quanto non tesserati (e altre tre donne).

A Sarche è subito salita, e data la presenza di alcune gallerie abbiamo piazzato sull’ ultimo tornante un “uomo di fiducia”, il Gipel, che con tanto di cartello, bretelle riflettenti e bandierina sventolante, avviserà le auto della nostra presenza. C’ è subito una selezione naturale, e così al contrario di molte rando dove si cerca di stare nel gruppone per macinare i primi chilometri, qua ognuno deve seguire il proprio ritmo: si creano così dei piccoli gruppetti che nella maggior parte dei casi rimarranno compatti fino alla fine.

Il Brenta è chiuso tra le nuvole, così quando raggiungiamo il lago di Molveno non si vede granchè, peccato ma sempre meglio che pedalare sotto l’ acqua. Superiamo la Sella di Andalo, 1041mt, ed iniziamo la discesa fino a Spormaggiore, dove ci aspetta il primo controllo al Bar Dolomiti: c’ è anche Giancarlo Concin, presidente dell’ Athletic Club Merano, (quelli che organizzano lo splendido Tour dell’ Ortles, nonchè squadra con il maggior numero di partenti oggi, una ventina) che posto sull’ angolo indica prontamente a tutti il luogo del controllo. Un caffè al volo, chiedo al proprietario se sta andando tutto bene e ripartiamo, sono le 10:00. Nel nostro gruppetto siamo in quattro, io, Fabio Leoni (boss del Vertical e presidente della nostra ASD), Giovanni Seven Beautiful ed Erika che ci accompagna come non iscritta in quanto sprovvista di tessera.

C’ è un punto difficile, una discesa molto ripida seguita da alcuni duri strappi in salita, un breve tratto sterrato ed alcuni attraversamenti con fondo sconnesso, bisogna restare concentrati. Purtroppo un scolo dell’ acqua preso con troppa decisione è fatale per la ruota posteriore di Seven, un raggio si spacca e la ruota si piega in maniera importante; Fabio non si accorge e prosegue, noi in qualche modo scolliniamo a Sporminore dove sistemata alla buona la ruota con del nastro isolante procediamo sperando che non saltino altri raggi (ecco perchè si scelgono ruote tradizionali per le randonnée più lunghe, dove i raggi sono tanti e si possono cambiare con facilità in caso di rottura). Questo passaggio sarà uno dei più apprezzati dai randagi oggi, la strada è ondulata e mai difficile da percorrere, con una bellissima vista su tutta la Val di Non e le sue coltivazioni di meleti; c’ è poco traffico e si attraversano piccole frazioni disseminate lungo la cresta delle colline.

Superiamo Cles e a Ponte Mostizzolo prendiamo la pista ciclabile prima di attraversare il Noce: saranno in molti a saltare questo passaggio a favore della statale, a mio avviso uno sbaglio vista la bellezza di questa tratta, esigente con i suoi continui strappi ma anche molto tranquilla e isolata nel verde. Dimaro, quasi 90km fatti, al Bar Snoopy c’ è il secondo controllo; Fabio è appena ripartito ma ha lasciato per noi tre Coca-Cole pagate (sapendo che nella fretta oggi mi sono dimenticato soldi e bancomat in negozio, grave errore!). C’ è un bel via-vai di randonneurs, le ragazze del bar sembrano soddisfatte e indaffarate e mi fa piacere. Ritrovo Franco, amico randagio che credo di avere visto a tutte e dico tutte le randonnée che ho fatto! Grazie per essere venuto anche oggi. Timbriamo i cartellini, prendiamo un gelato e poi ripartiamo per l’ ostacolo più duro di giornata, il Passo Campo Carlo Magno con i suoi 1681mt.

Mi costerà più fatica del previsto. Resto indietro, gli ultimi chilometri che dovrebbero essere facili non finiscono mai e scollinare mi spreme parecchio. In cima il nostro gruppetto è di nuovo compatto, mi stanno aspettando nel primo rifugio che si incontra sul valico e come entro mi ordinano un bel piatto di risotto agli asparagi che mi aiuterà a riprendermi. Ripartiamo senza perdere troppo tempo, una lunga discesa e siamo nel cuore della Val Rendena con il suo vento contro; si pensa al prossimo controllo, quello di Stenico. Al km 130 lasciamo la statale per prendere la S.P. 34 per Preore, una delle mie strade preferite che spesso percorro nelle mie uscite di pausa pranzo; poco traffico, piccoli paesi dal sapore antico dove la vita sembra scorrere dettata dai ritmi delle stagioni.

Anche a Stenico i proprietari del bar sono contenti del nostro passaggio e mi assicurano la loro presenza per la prossima edizione. Piccola pausa gelato in compagnia di alcuni ciclisti del Athletic Club Merano e di Fabrizio, amico centocollista di Riva che oggi ha deciso di mettersi alla prova sulla lunga distanza. Ultimo ostacolo, il Passo Ballino, 763mt, salita facile che la stanchezza, i chilometri macinati fino a qui e l’ immancabile vento contro fortissimo hanno reso difficile. Mettiamo l’ ultimo timbro a Tenno al km 164 e scendiamo a valle con una splendida vista sul Garda che spero abbiano apprezzato tutti quanti. In valle del Sarca il vento è dalla nostra, ciclabile fino a Dro e poi ultimo strappo per evitare la trafficata S.S. 45 Bis. Alle Marocche siamo in cima, costeggiamo il lago di Cavedine e finalmente entriamo a Pietramurata. Valentina ed Eva mi aspettano a braccia aperte, un sacco di facce sorridenti e soddisfatte, birra a fiumi, un mega piatto di pasta al ragù e lo strudel. Si può volere di più dalla vita?

Sono contentissimo, nel mio piccolo sono riuscito a fare una randonnée come volevo io e chi è venuto ha sicuramente apprezzato il clima che si respirava. L’ intento era di far capire che si può fare qualcosa di interessante con poco, basta volerlo e metterci un minimo di impegno. 56 brevettati per me è un successo inaspettato, grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato e a chi mi ha aiutato anche se con poco alla realizzazione di quella che spero diventerà una classica nel calendario delle randonnée in Italia.

Domani l’ elenco dei brevettati sul sito dei Trentino Randonneurs.

Tutte le foto  su Flickr.