200-300-400-600 fatti, ma Parigi?

Con il 600 di Verona e il 300 di Spilamberto-MO, ho concluso positivamente il ciclo di qualifiche per poter partecipare alla Parigi-Brest-Parigi. Ma ad oggi non sono ancora sicuro di voler andare in Francia.

Le qualifiche sono andate bene, ovvio non senza difficoltà, soprattutto nella prima giornata della rando di Musseu. 600km da fare, se ci penso mi viene male. Si fa per dire. Ma almeno la testa ormai è abituata a dover affrontare ostacoli simili e reagisce di conseguenza. O forse non reagisce proprio, si va e basta. Poi mica li ho fatti tante volte 600km. Ecco, di nuovo i dubbi e le paure.

Più partecipo alle rando e più mi accorgo che non sono il “randagio” tipo. E me ne accorgo sempre quando sono in crisi. Perché quando hai una crisi in una rando (e stai sicuro che lei prima o poi arriva quando pedali di filato per due giorni) cosa fai se non pensare a chi te lo ha fatto fare? Già, quante volte mi è capitato….ho perso il conto. Come questa volta, quando alle 22:30 di sabato ho scollinato da solo sul Passo di Cimabanche, con circa 300km nelle gambe, da solo, al buio, freddo e sotto la pioggia. E tutte le volte mi dico mai più, e sono già li che penso che domattina prenderò un treno, perché io in bici domani mica ci voglio risalire. Poi mi butto per terra sul parquet di una palestra con le luci accese a riposare quattro ore avvolto nel mio sacco a pelo e la mente si resetta. E alle 04:00 del mattino sono di nuovo in strada, ancora sotto l’ acqua ma con un’ energia rinnovata. Eh sì, poi oggi è tutta discesa, e a Loppio potrò vedere i miei bimbi (e la Vale), come i prof quando col Giro passano vicino a casa.

E così è andata in porto anche questa, 600km, 37 ore. Ma devo già pensare alla prossima settimana, che c’ è il 300 e io non sono mica il randagio tipo che tutte le settimane si spara una mega distanza, e già so che farò fatica.

E farà caldo. Eccome. Ma stavolta la partenza non mi frega. Mica come al 600 che sono partito 45 minuti dopo tutti. Oggi a Spilamberto si parte alle 08:00, primi 100km di pianura, imperativo ciucciare le ruote del gruppo. Ma poi arrivi al primo controllo, e tra chi fa pipì, chi guarda il negozio, chi si perde via per altri motivi, riparti da solo, di nuovo, perché in fondo è così che ti piace. Al tuo ritmo ed un controllo alla volta, è così che si arriva sempre alla fine. E poi iniziano le salite, e tu c’ hai la bici coi parafanghi che è un po’ più pesante, perché sei fesso e ti piace fare le cose come la tradizione, perché quelle bici li troppo moderne con le loro borse belle leggere non ti piacciono mica. Ma tu che pesi meno di 70kg se avessi una bici leggera sarebbe meglio no? La prossima volta forse…..

Per fortuna che oggi ci saranno tanti bei momenti condivisi a farti passare i chilometri insieme a randagi vecchi e nuovi, e ti accorgi che alla fine è questo il bello, e stasera è questo che ti porterai a casa. Beh, e poi quel fantastico arrivo al crepuscolo pedalando avvolto tra le lucciole, neanche quello te lo scorderai per un bel po’. Ah, e neanche il pasta party.

PBP, ricapitolando

Ok, tempo di mettere mano di nuovo al blog. Ci eravamo lasciati in Febbraio con le mie prime salite invernali, e a dirla tutta la primavera non sembra sia ancora arrivata. Oggi è l’ ennesima domenica piovosa, ne approfitto dunque per fare il punto sulla mia preparazione alla Parigi-Brest-Parigi che si terrà il prossimo Agosto e che sta catalizzando l’ attenzione di tutto il randomondo.

Anche grazie ad un aumento delle quote di partecipanti ammessi fatto dall’ organizzazione, sono riuscito a preiscrivermi all’ evento (nota da ricordare: per l’ edizione 2023 fare qualcosa in più di un brevetto da 300km l’ anno prima!), il che significa che ora bisogna qualificarsi! Croce e delizia della PBP, da regolamento per partecipare ad un brevetto da 1200km qualsiasi (alcune eccezioni come la LEL) bisogna fare le quattro classiche distanze nel corso dell’ anno 200/300/400/600 e ottenere così il già di per sé prestigioso titolo di Super Randonneur.

Sembra facile ma non è, e incastrare le date disponibili con tutti gli altri impegni è sempre più difficoltoso (senza dimenticarsi che può sempre andare storto qualcosa ad una qualifica, vedi poi). Avevo quindi deciso di prendere parte ai quattro eventi organizzati da Musseu e Sportverona, sia per comodità essendo la partenza ad un’ oretta di macchina da casa, che per omogeneità e bellezza dei percorsi creati da Giorgio, che in parte conosco bene. Purtroppo però i piani non sono andati come previsto: il 200 è saltato per un’ influenza presa un giorno prima del via, e per il 300 invece ci si è messo un calo motivazionale che mi ha fatto quasi perdere la retta via.

Ad Aprile mi rimbocco le maniche e trovo un’ alternativa, il TFC Tour organizzato a cavallo dei colli Berici ed Eugànei. La giornata scorre liscia e senza intoppi, percorso impegnativo con salite corte e ripide dove ho modo di provare per bene la Condor Fratello, con la quale mi trovo decisamente a mio agio, “assetto” a parte che andrà poi modificato.

Una settimana sola ed è già tempo del 400. Non è mai preferibile saltare a piedi pari una distanza (il 300 in questo caso) ma mi ci ritrovo costretto, ed essendo già iscritto ai Magnifici Quattro vado lo stesso, al 300 penserò poi. Le partenze pomeridiane (il via è alle 16:00) non sono il mio forte, e anche questa volta non è diverso. Ci si mette un forte mal di testa a complicare la situazione, così a mezzanotte con circa 200km fatti, sono costretto a fermarmi in un albergo a Borgo Valsugana che per fortuna sono riuscito a prenotare nonostante l’ ora tarda (tra l’ altro fantastico, consigliato proprio!). Ripartirò alle 5 del mattino per concludere la rando in solitaria e con ancora due ore nel sacco. Nota positiva oltre al percorso stupendo, il passaggio proprio di fronte a casa mia la mattina di domenica che mi ha permesso di fare una bella colazione, salutare tutti e ripartire asciutto e rinfrancato. Ma il vento contro degli ultimi 80km!!!

Dieci giorni dopo sono in pista per il 300, a Ponte nelle Alpi, una rando che avevo già fatto tanti anni fa. Però succede quello che non ti aspetti, anche se un po’ la colpa è mia: ritiro per guasto meccanico. Dopo 50km mi si smonta il reggisella, un bullone è perso e non c’ è modo di sistemarlo. Sconfortato e abbattuto me ne torno alla partenza pedalando in qualche maniera. Altra nota da ricordare: 1-mai andare ad una rando con una bici messa insieme la sera prima, 2-verificare sempre per bene quando appare un rumore strano sulla bici. Se avessi agito in tempo è probabile che il bullone non lo avrei perso, 3-non si parte per 300km con una camera, una pompetta e un multi-tool soltanto, perché “shit happens”. Sbagliando s’ impara, forse.

Mi rifarò due settimane dopo sulle strade di casa con il giro delle Dolomiti di Brenta in solitaria (la randonnée torna il prossimo anno, non mancate!) con delle condizioni quasi invernali, ma che mi ha lasciato un po’ di sicurezza in più sulla mia condizione fisica.

Quindi ad oggi sono a metà strada di questo percorso tortuoso di qualificazioni che dovrebbe portarmi a Parigi per la terza volta. Una settimana esatta e toccherà al 600. La bici è in assetto rando, il meteo non è ancora il massimo ma la voglia di avventura c’è; martedì ultima uscita e poi incrociamo le dita!

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LEL 2017 kit list. La bici

Sono sempre andato a cercare con avidità sia in rete che sulla carta stampata articoli che trattassero l’ argomento kit-list: sapere in anticipo che cosa si portano gli altri ciclisti impegnati in prove di ultra distanza mi ha sempre affascinato e incuriosito, oltre a darmi un utile termine di paragone da confrontare con la mia, di lista.

In due post, uno dedicato alla  bici e uno all’ attrezzatura, cercherò di fare il punto della situazione su quello che mi servirà per terminare sano e salvo la mia seconda Londra-Edinburgo-Londra, un percorso no-stop di 1400km per 12000mt di dsl con 116 ore di tempo a disposizione.

Ho recentemente cambiato bici, passando da una Colnago CLX 3.0 ad una Genesis Equilibrium.

Ecco i dettagli:

  • telaio Genesis Equilibrium, tubazioni Reynolds 725;
  • forcella in carbonio con stelo in alluminio;
  • le ruote come sempre le ho fatte io, mozzi Tune Mig 70 / Mag 170 su cerchi Velocity A23; una coppia robusta e affidabile ma anche leggera. Nonostante i 32 raggi a ruota il peso finale è paragonabile ad una coppia di blasonate Fulcrum Racing 0, <1500gr. Copertoni Continental GP 4000S II da 25mm e camere Schwalbe Ultralight.
  • gruppo misto su base Shimano 105 10v. L’ unica modifica riguarda la parte posteriore: per poter utilizzare una cassetta 11-32 ho utilizzato un cambio posteriore XT a 9v. Il cambio da MTB a 9v funziona perfettamente con comando strada STI da 10v e cassetta sempre da 10v. Questa opzione mi permette inoltre di montare una cassetta 11-36 se ne avessi bisogno;
  • attacco manubrio e reggisella Thomson in alluminio, da sempre un classico per me, ma qui la scelta è più dettata dal gusto personale che non dalla funzionalità pura;
  • manubrio Cinelli Mash. E’ leggermente aero ma ci ho trovato una posizione comoda in appoggio. Anche se di solito per lunghe distanze sarebbe preferibile una piega classica e più “rotondeggiante” sull’ ultimo test di 400km effettuato pochi giorni fa non ho avuto problemi;
  • sella SMP Stratos. Ebbene si, niente Brooks a Londra come avevo affermato in precedenza. Ne ho provate tante e devo dire che con le Brooks sulle lunghe distanze non ho mai avuto problemi. In effetti a pensarci bene le uniche due volte che ho sofferto di dolori al soprasella sono collegati all’ uso di selle SMP. Ma come ho avuto modo di provare sulla pelle per questo tipo di seduta è imperativo di trovare quella che più si adatta alle proprie caratteristiche fisiche. In questo mi è venuto incontro lo studio effettuato da Steve Hogg che ha pubblicato un interessante articolo a riguardo. SMP e non Brooks soprattutto perché di recente preferisco sedute più rigide e meno dinamiche che non quelle in pelle. Vedremo se sarà la scelta giusta. Scelta fatta a meno di un mese dalla partenza;
  • luci, altro cambio epocale per me. Niente dinamo ma luci a batteria. Per un caso mi sono ritrovato senza il mio solito impianto Son e non ho avuto poi tempo e modo di rifarmi una ruota. Avendo in cantina una luce della B&M, la Ixon IQ Premium, un classico della ditta tedesca, ho deciso di usare questa. Ha la stessa intensità di una lampada dinamo e batterie sostituibili con una durata di 5 ore a 80 lux e 10 ore a 40 lux. Avendo programmato soste notturne per dormire, mi basterà portarmi un set di batterie di scorta sulla bici più altre 2/3 nei bag-drop a disposizione per garantirmi autonomia per tutta la corsa (4/5 notti).
  • pedali, Speedplay Zero Inox. Quindi niente pedali/scarpe da MTB molto utilizzati nel mondo delle randonnée (anche da me in passato). Ho dato precedenza all’ efficienza della pedalata sacrificando un po’ il comfort una volta sceso dalla bici. Alla Londra-Edinburgo-Londra in quasi tutti i controlli non è consentito entrare con le scarpe ai piedi: ho scelto di portarmi un paio di leggerissimi flip-flop che indosserò una volta sceso dalla bici ad ogni controllo;
  • parafanghi? Speriamo che non piova 😉
  • borse Apidura perché il mantra è uno solo ormai: #packlighttravelfar

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Giant Defy Advanced Pro 0 primi 1000km

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La linea Defy di Giant è quella endurance che la rende un’ ottima scelta sia per un utilizzo audax/randonnée che per granfondo, specie quelle che hanno percorsi impegnativi e lunghi: non a caso è la linea più venduta della ditta Taiwanese. C’ è una geometria dedicata e un nuovo tipo di tubo reggisella in carbonio (rispetto alla vecchia Defy) denominato D-Fuse: come dice il suo nome la forma a “D” gli conferisce una notevolissima flessione (fino a 1.5cm) che smorza le vibrazioni prima che arrivino al ciclista. I freni a disco sono l’ unica opzione per le Defy in carbonio: meccanici o idraulici a seconda del modello. La “Pro 0” monta un gruppo Ultegra Di2 11v e freni a disco idraulici Shimano R785 con dischi da 140mm, ruote in alluminio con profilo da 30mm, pneumatici-da 25mm-e componentistica Giant (l’ attacco è quasi scelta obbligata, Giant da qualche anno utilizza il sistema sterzo Overdrive 2) ad eccezione della sella, una Fizik Aliante Kium. Il peso della bicicletta senza i pedali nella taglia M/L e di kg 7,96. Prezzo di listino € 3990,00. Questo modello è del 2015, la versione 2016 costa qualcosa in più ma monta ruote Giant in carbonio.

Con già 1000km sotto i copertoncini posso fare un primo bilancio della bicicletta. Nella maggior parte si è trattato di uscite da 50/60km con poco dislivello, con due lunghi di 150km e 170km sempre senza salite impegnative.

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Ho deciso di muovermi in anticipo e scegliere per bene il mezzo che mi accompagnerà nella stagione 2016; l’ anno scorso ho tribolato parecchio continuando a cambiare set-up. Nel brevetto da 600km di Rapolano Terme un problema al soprasella (sella cambiata qualche giorno prima del via) ha probabilmente condizionato la postura in bicicletta portandomi a caricare maggiormente con le braccia sul manubrio. Il risultato è stato un forte intorpidimento alle mani che mi sono portato dietro anche ai brevetti successivi, PBP compresa, e che sta passando, per fortuna senza intervento chirurgico, solo ora. Così, con l’ inverno davanti a me, ho tutto il tempo per trovare il giusto assetto e capire se fare cambiamenti ai componenti di serie, cosa che al momento non ho fatto.

Quando si passa da una bici in acciaio ad una in carbonio di un certo livello, la prima sensazione è quella di volare! La bici risponde alla pedalata in maniera impressionante (anche se dopo ci si abitua) dando la sensazione di procedere con il minimo sforzo. Subito dopo l’ altra cosa che si nota nella Defy è la flessione del tubo sella: bisogna farci un attimo di abitudine in quanto si sente proprio la sella muoversi ad ogni pedalata. Di sicuro il movimento è accentuato dal mio fuori sella abbastanza al limite (ancora 3cm sfruttabili all’ interno) ma calcolando anche il mio peso leggero (67kg) un ciclista più pesante probabilmente avrà la stessa sensazione anche con un canotto sella meno esposto. Comunque non è fastidioso, anzi. E’ un po’ l’ effetto che fa una sella Brooks “rodata”, quindi a mio parere svolge molto bene la sua funzione. Il telaio invece mi è parso molto rigido alla risposta, sia in salita che in fuori sella, merito anche della triangolazione particolare dei foderi posteriori che si attaccano al piantone più in basso del normale. Il massiccio movimento centrale fa il resto. Lo sterzo è molto preciso, forse meno intuitivo di una bici in acciaio, ma una volta impostata la traiettoria la tiene alla perfezione. Stesso discorso quando si pedala senza mani (look mum no hands!): la bici va dritta come un fuso.

Altra novità per me è il cambio elettronico. Lo avevo già provato durante un’ uscita con bici a prestito nella sua prima versione, un Dura-Ace 10v, ma non ricordavo una precisione di cambiata simile. Fa sembrare il cambio tradizionale a cavi/guaine preistoria! A parte una breve regolazione dopo la prima uscita (molto semplice a farsi), non ha più avuto necessità di essere toccato. La cambiata è veloce e precisa, il deragliatore anteriore si mantiene centrato con la linea catena da solo anche con incroci “importanti”. C’ è voluta qualche uscita per prendere confidenza con i tasti, anche per via dei guanti invernali, ma nonostante tutto non ho mai avuto problemi, ad esempio di auto-cambiata: serve comunque una pressione decisa per mandare l’ impulso quindi è difficile sbagliarsi. La batteria è integrata nel tubo reggisella e per ricaricarla bisogna collegare un cavetto USB alla centralina posta sotto l’ attacco manubrio. Operazione che comunque non si fa spesso, dopo 1000km segna ancora carica piena, quindi nessun problema per i brevetti più lunghi.

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I freni a disco in questo caso sono idraulici. Ottima modulabilità e nessun rischio di bloccare la ruota involontariamente come credevo, ma una frenata potente e precisa. Si può tranquillamente frenare con un solo dito, anche staccate “importanti”. Il primo approccio però non è andato troppo bene: complice una giornata di pioggia e una lunga discesa ripida (da Vesio a Limone per chi la conosce) i freni hanno iniziato a fischiare  in maniera tale da rendere fastidiosa la discesa. Probabilmente dovevano solo rodarsi in quanto il problema non si è più presentato, per fortuna!

Le ruote in alluminio (P-SL0) hanno un profilo un po’ altino per i miei gusti, 30mm, e saranno oggetto di upgrade futuro con ruote che assemblerò personalmente come di consueto sulle mie bici, sia per alleggerire che per rendere più confortevole il mezzo. Comunque queste non risultano troppo rigide o scomode, merito anche dei copertoncini da 25mm. All’ anteriore è previsto il mozzo dinamo della Son.

I copertoncini, a marchio Giant, sono però anche l’ unica nota negativa della bicicletta: la qualità non è ottimale, quello posteriore si è già “squadrato” e presenta segni di cedimento strutturale. Il grip è nella norma anche se non sono un appassionato del disegno slick; preferisco un minimo di scolpitura, da sempre uso i Continental 4 Season e li monterò appena questi saranno finiti. Stesso discorso per le camere d’ aria dove in quella anteriore ha ceduto la valvola (per mia gioia una mattina presto appena partito con temperatura di -1°).

Non credo monterò una sella Brooks: il modello della Fizik fornito di serie-Aliante Kium- è comodo ma mi obbliga a una posizione un po’ troppo statica. Preferisco selle più piatte, vista anche la mia conformazione del bacino (sono un cosiddetto Snake secondo lo Spine Concept di Fizik) e credo mi orienterò su una Kurve Snake.

Per concludere con il kit del “perfetto randonneur moderno” mancano solo le borse: da bikepacking ovviamente, e la scelta è caduta su Apidura: hanno il giusto prezzo, sono leggere e funzionali, e anche belle esteticamente a mio gusto. Ho già preso una Road frame-bag in taglia M che calza perfettamente sul mio telaio e una Top-Tube Pack Extended che dovrebbero bastarmi su distanze fino ai 400/600km. Per i brevetti più lunghi penserò anche ad una borsa sottosella della stessa linea.

Per adesso quindi sono pienamente soddisfatto del mezzo. Ora datemi il tempo di pedalarci su qualche distanza seria e poi tornerò sull’ argomento.

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Alla ricerca della bici perfetta da randonnée

Iniziamo subito dicendo che la bici perfetta da randonnée non esiste. O meglio, esiste la bicicletta perfetta per noi, quella che più ci piace e che sentiamo “giusta”, questo si, a prescindere da quello che ci faremo poi una volta montati  in sella. Ecco perchè se si va a fare un brevetto Audax se ne vedono di tutti i colori, tecnicamente parlando in merito alle soluzioni che i singoli ciclisti adottano nel percorrere le lunghe distanze.

In questi ultimi anni ho fatto più cambi di biciclette che randonnée. Ho creato un album su Flickr giusto per vedere quante erano: alla fine contando anche le MTB sono arrivato a 16/17 senza calcolare le varie “versioni”, un numero fuori del comune e insensato. Il mio lavoro mi ha “aiutato” in questa pazzia: potevo sperimentare il più possibile grazie all’ acquisto ad un prezzo agevolato senza poi rimetterci troppi soldi una volta rivendute (comunque ne ho spesi gran tanti!!). Così facendo però, e con un pizzico di dispiacere, non sono mai riuscito ad avere una bicicletta che presentasse segni di vita vissuta sulla strada, quella patina che i francesi ben esprimono con il termine beausage.

La lunga pausa forzata per via della rottura della clavicola (in pratica tre mesi) mi ha fatto pensare parecchio su quello che sarebbe stato il mio futuro ciclistico e non solo. Tra tutti gli articoli letti sul web uno in particolare mi ha colpito e mi ha fatto riflettere sul mondo Audax. Questo ciclista (di cui purtroppo non ricordo la fonte) raccontava di come non fosse per niente un tecnico della bici e di quanto questo fosse un bene per lui. Acquistando una bicicletta molto semplice ma affidabile (diciamo intorno ai 1000€/1500€ di spesa) e non conoscendo praticamente nulla di componentistica, non si crucciava di cosa fosse meglio o magari più leggero o più “esoterico”, e ne andava fiero in quanto tutto questo tempo passato a pensare/cercare/acquistare/cambiare/smontare ecc. sarebbe stato tempo sottratto al gesto di pedalare, quello che a tutti gli effetti è il nostro fine, pedalare. La bici è il mezzo per raggiungere lo scopo, stare in sella e pedalare all’ aria aperta.

Il mondo Audax a dispetto di quello che alcuni vogliono farci credere con le varie etichette “Extreme” ecc. che vanno tanto di moda oggi e che fanno più male che bene a mio avviso, è un mondo per non-atleti. Non bisogna essere un fenomeno sportivo per fare la Parigi-Brest-Parigi (e soprattutto non serve una bici da 5000€): mi ricordo proprio quando ho iniziato, mi sentivo uno scarso in bicicletta (e probabilmente lo sono ancora!) e il mondo delle randonnée con la sua media minima di percorrenza di 13-15kmh mi sembrava alla portata mia e di tutti, e così è. Qui serve passione e voglia di stare in sella, stop. Certo, bisogna essere preparati, ma si tratta di una preparazione a 360° più che fisica. Ma è un altro discorso, sto divagando.

Ritornando in argomento bici, ecco perchè ho messo tutto in vendita. Sia la Colnago che la Mercian hanno uno spirito troppo race per me ora (in più avevo scelto per entrambe una taglia piccola proprio per un uso agonistico che ora non mi interessa più. Se interessati sulla taglia giusta da scegliere per una bici consiglio questo articolo). Non voglio più che la bici in sè mi stressi e ho già fatto la mia scelta, appena monetizzo con una delle due in vendita arriverà la sostituta, economica, affidabile e della giusta misura per quello che deve fare. Il tempo da dedicarle sarà sempre meno, in una scala dove la famiglia è sempre al primo posto, e quindi non voglio perderne altro in sofisticazioni ciclistiche. Spero e sono convinto che sia la strada giusta da seguire, vediamo se proprio la strada mi darà ragione e se riuscirò a convincere qualcuno di questa idea 😉

Senza esagerare eh?

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Salsa Colossal prova su strada

Dopo una breve pausa mi sento ispirato al punto giusto per rimettermi alla tastiera.

Visto che le richieste aumentano è il momento di fare un primo bilancio sulla Salsa Colossal che sto provando da più di un mese. Il cattivo tempo non mi ha di certo fermato dallo svolgere la mia attività preferita (nda pedalare!) e nonostante un giorno fossi quasi stato tentato dal comprarmi un rullo d’ allenamento pur di non prendere l’ ennesima lavata, ho desistito dall’ acquisto.

Quindi con un migliaio di chilometri macinati ecco le mie impressioni.

Gardesana

Ho fatto qualche piccola modifica alla bicicletta rispetto al primo montaggio durante il mese di prova: ho sostituito la Brooks con una Fizik Aliante, ho tolto il manubrio da ciclocross montandone uno più tradizionale e ho smontato le luci in quanto dopo il Solstizio d’ Inverno non erano previste altre notturne. E sono passato ai pedali da corsa (Look Keo Blade) che a livello di spinta sono decisamente meglio di quelli da MTB. Il tutto le ha donato un look meno carro armato e più bdc.

La prima cosa da dire è “si, i freni a disco sono il futuro della bici da corsa”.

Non sono riuscito a trovare nessun punto negativo e la frenata è nettamente migliore rispetto ad un sistema tradizionale. Molto più modulabile e morbida in condizioni normali (asciutto), mentre sul bagnato non ci sono proprio paragoni. Si può staccare sempre all’ ultimo momento senza provare quella brutta sensazione della bici che “va lunga”. Anche spingendo forte sulle leve le ruote non perdono aderenza mantenendo sempre contatto con il terreno. Ho fatto una prova su di una discesa che conosco bene e che presenta la peggiore delle situazioni per la guidabilità della bicicletta: forte pendenza (14/16%), curve strettisime e asfalto sporco e il risultato è stato sorprendente, nonostante fosse piovuto da poco, riuscivo a condurre le curve con una linea di guida perfetta, cosa che di solito mi risultava impossibile.

La sensazione che si ha in discesa è proprio di sicurezza e controllo. L’ unico intervento fatto ai freni in 1000km è stato una minima stretta alle pastiglie attraverso i regolatori posti sui cavi in zona manubrio.

Ma veniamo alla Colossal. Non aspettatevi una recensione troppo tecnica, per quelle ci sono le riviste e i siti specializzati. Io vi posso dire che la bici va bene.

Il montaggio che ho fatto ha portato il peso della bicicletta di poco superiore ai 10kg, peso di tutto rispetto per un mezzo del genere. E’ nata per le lunghe distanze, e li si esprime al meglio. Io l’ ho “rodata” con un’ uscita di 200km e mi ci sono trovato benissimo da subito. Niente dolori vari o indolenzimenti al termine. E’ abbastanza reattiva, merito, credo,  della scatola del mov. centrale maggiorata. Ovvio, non come un telaio in carbonio, ma diciamo che gli scatti e i cambi di ritmo non sono la sua arma segreta. Qua si apprezzano il comfort e la guidabilità, soprattutto in discesa come già detto prima. C’ è comunque da dire che scarica di tutti gli accessori si comporta come una discreta bici da corsa tradizionale (calcolando che ho anche il mozzo dinamo montato fisso, che nonostante abbia un’ ottima scorrevolezza ha sempre il suo peso, 1kg +/-).

In quest’ ultimo mese le mie uscite si sono concentrate in allenamenti e uscite abbastanza tirati (non in stile rando per intenderci) e la Colossal non mi ha mai fatto rimpiangere il carbonio. Solo come già accennato prima, uscendo in gruppo se qualcuno parte a tutta e bisogna ricucire lo strappo li l’ acciaio viene fuori e si fa un po’ più fatica a rilanciare la velocità. Tutto qui, e comunque un dato trascurabile per un utilizzo tipo randonnée (e magari dovuto ad altri fattori, ma questa è la mia sensazione). Si guida molto bene, è precisa e grazie anche ai copertoni da 28mm passa su tutto senza scomporsi.

Non ho avuto modo di provarla su salite molto lunghe per colpa del meteo sfavorevole.

Niente attacchi per portapacchi e/o parafanghi. Ai primi si può rinunciare tranquillamente con l’ utilizzo di apposite frame-bags, mentre per i parafanghi  se ne possono trovare in commercio di molto pratici e leggeri da mettere e togliere al momento del bisogno.

A chi mi sento di consigliare la Colossal? A chi è alla ricerca di una bici a cavallo tra il classico e il moderno, in grado di soddisfare le esigenze di tutti quelli che non sono intenzionati ad avvicinarsi al lato competitivo del ciclismo. Randonnée, lunghi giri anche in montagna, qualche strada sterrata, insomma, divertirsi in sella. Una bici che non ha paura di essere maltrattata e che è in grado di macinare migliaia di chilometri (sempre che le gambe lo consentano).

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“Specifiche di montaggio”

In questo post cercherò di analizzare le decisioni prese riguardanti il set-up del mezzoche ho effettuato pensando alla tecnica, alla praticità e al portafoglio.

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  • Telaio e forcella

Acciaio e freni a disco. Della Colossal esiste anche una bellissima versione in titanio, ma la ritenevo un po’ troppo per me. Così ho scelto quella in acciaio, un telaio pensato per il nostro mondo, quello delle lunghe distanze ma non solo. Viene definita dalla casa “veloce, comoda, stabile ed efficiente” e devo dire che alla prima impressione non ha tradito le mie aspettative. Ha in comune con la sorella del metallo più pregiato la forcella Enve in carbonio per freni a disco sviluppata appositamente per le bici da corsa. Un vero gioiello tecnologico, poco più di 400gr, stelo conico, passaggio cavo semi-integrato, può ospitare dischi da 140mm e 160mm e copertoni da 28mm.

Tra le piccole cose da segnalare la presenza di un terzo portaborraccia sotto al tubo obliquo.

  • Ruote e impianto luci dinamo

Ruote e illuminazione per me vanno di pari passo perchè da quando ho scoperto il mozzo a dinamo della SON (nel 2009) non ne posso più fare a meno. Per me rimane la soluzione migliore per l’ utilizzo randonnée, anche e soprattutto per quei ciclisti poco avvezzi alla tecnologia, lo monti e non ci pensi più. Per fortuna fanno anche la versione per freni a disco, in questo caso 6 fori IS; dal modello “Delux” sono passato questa volta al “New 28”. Le differenze oltre che a livello estetico (il 28 è un po’ più largo) sono una maggiore intensità luminosa alla bassa velocità e la possibilità di collegare e ricaricare con minore spreco di energia luminosa eventuali apparecchiature elettroniche (GPS, telefoni, ecc.). Questo vantaggio si paga in termini minimi con un aumento di peso e attrito.

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Per la ruota posteriore la Colossal ha una battuta da MTB di 135mm, quindi ho scelto un mozzo American Classic , il 225 Disc 11v.

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Ovviamente le ho montate io su cerchi No Tubes, gli ZTR Alpha 340 Disc, leggeri e robusti.

Come coperture ho utilizzato la massima dimensione che il telaio accetta, degli Schwalbe Ultremo ZX da 28mm con camere Extralight sempre Schwalbe.

Luci entrambe alimentate dal mozzo dinamo, all’ anteriore (fissata al manubrio con il suo supporto originale) la nuovissima Edelux II da 90lux: è in grado d’ illuminare l’ intera sede stradale anche in prossimità della ruota anteriore (questa la grossa differenza rispetto al modello precedente che tendeva a creare un buco di luce nell’ immediata vicinanza), è dotata di sensore automatico (disattivabile) e luce di stazionamento. Dietro c’ è  la Busch & Muller Seculite Plus fissata al tubo reggisella. Il cavo di alimentazione scorre insieme a quello del freno posteriore sotto al tubo orizzontale e non da nessun fastidio o intralcio.

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  • Trasmissione

Qui è dove si può risparmiare. Avendo provato tutti i cambi della gamma Shimano posso garantire che non ci sono grandi differenze all’ atto pratico tra il 105 e il Dura-Ace a parte il peso. Ok, il top di gamma ha un leveraggio minore dei comandi (quindi cambiata più rapida) ma per il resto (peso a parte, che però in questo caso non giustifica l’ enorme differenza di prezzo) non ci sono differenze. Quindi non essendo ne il peso ne la velocità di cambiata predominanti nella scelta per quello che mi riguarda ho optato per un mix economico ma funzionale.

Comandi, deragliatore anteriore e cambio posteriore Shimano 105 Black 10 velocità, guarnitura ovviamente compact 50/34; cassetta Shimano Tiagra 12-30, catena Sram PC 10-50.

La cambiata è veloce, precisa e silenziosa, ma già lo sapevo.

Per i pedali una coppia di Shimano SPD XT.

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  • Freni

Come già anticipato parliamo di freni a disco, per me la grande scommessa che già dalle prime uscite si è rivelata vincente. Ho montato una coppia di Avid BB7 SL Road meccanici con entrambi i dischi da 140mm. Gli SL sono la versione più leggera (e più cara); qui la scelta è stata obbligata, al momento erano disponibili solo questi e mi serviva la bici in fretta.

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Il funzionamento di questi freni meccanici è diverso rispetto agli idraulici: quando si tira la leva viene azionata una sola pastiglia che va a spingere sul disco, mentre l’ altra lavora in battuta dalla parte opposta. E’ obbligatorio quindi per avere una frenata ottimale regolare quella “passiva” il più vicino possibile al disco, regolazione che si fa facilmente con le mani grazie ad una rotella posta sulla pinza freno. Per la regolazione in corsa (se ce ne fosse bisogno) ho montato due comodi regolatori sui cavi azionabili anche mentre si pedala.

Salsa Colossal build 008

  • Sella e manubrio

Come sella sono andato sul sicuro scegliendo Brooks; ho voluto però provare una tipologia nuova, la linea Select (con il modello Swallow). E’ costruita con pellami particolarmente robusti adatti a chi percorre molti chilometri. Da nuova risulta un po’ più rigida del normale, per ora deve ancora “farsi” ma promette bene.

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Il manubrio è un Salsa Cowbell da 44cm, più largo di quello che uso di solito e leggermente aperto alle estremità. Da subito ho notato una comodità fuori dal comune, sia in presa alta che in presa bassa; il passaggio delle mani da sopra a sotto risulta molto veloce e riesco a mantenere la posizione aerodinamica con facilità, fattore dovuto anche al tubo sterzo del telaio leggermente più alto.

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Attacco e tubo reggisella Thomson Elite, un classico.

  • Borse

Revelate Designs. Per me una novità scoperta insieme al mondo del bikepacking. Si tratta di borse estremamente leggere che si fissano direttamente al telaio/sella/manubrio tramite straps e velcro, un sistema che rende il bagaglio fermo e stabile anche pedalando in fuorisella. Sono costruite con un robusto materiale sviluppato per l’ utilizzo nautico con parti rinforzate nei punti di maggiore usura e cerniere YKK impermeabili. Non sono stagne, consiglio di inserire il bagaglio in comode sacche da compressione impermeabili prima di metterlo nelle borse. Oltre a mantenerlo asciutto questa accortezza fa si di avere il materiale ben organizzato risparmiando spazio.

Per la mia Colossal ho scelto:

  • Gas Tank, si fissa sopra al tubo orizzontale dietro il manubrio. Capacità 1.3L, adatta alle barrette, telefono/macchina fotografica compatta, carta di viaggio ACP.
  • Tangle-Bag, è la mia framebag in misura M, capacità 4.5L, ha due scomparti, quello destro più capiente. Va scelta in base alla misura del tubo orizzontale della bici.
  • Pika, la borsa sottosella (non presente in foto), capacità fino a 12L.
  • Harness, si fissa al manubrio e offre una pratica base per attaccare materiale. Nel mio caso ospiterà un piccolo sacco a pelo che ho previsto per le randonnée più lunghe.

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Con una dotazione del genere posso affrontare qualunque chilometraggio del mondo Audax (e non solo) in perfetta autonomia. Non sono economiche ma è una spesa che vale la pena fare.

  • Piccoli accessori

I portaborraccia sono due bellissimi Salsa in acciaio inox, nastro manubrio un Cinelli che avevo in cantina, borsetta sottosella una Carradice Cape Roll e come parafango il praticissimo Ass-Savers che oltre al fondoschiena offre riparo anche alla parte inferiore della Brooks preservando le qualità della pelle nel tempo.

Per info e prezzi contattatemi.

Al prossimo post con il test su strada, non prima di averci macinato qualche migliaio di chilometri!

ps foto a bici sporca, lo so, ma il mezzo di un randagio non può essere ne troppo pulito ne troppo sporco in quanto mai troppo fermo (cit. Ivano Vinai).