AUDAX DIY 02-2018

Ovviamente mi sbagliavo quando pensavo di avere messo nel sacco il peggio dell’ inverno con il brevetto di gennaio. Credevo di fare una furbata ad aspettare fine mese: “sono vicino a marzo, ci sarà una tiepida temperatura” mi dicevo. Non avevo fatto i conti con il Buran:

Il buran, (in russo: буран?, in italiano buriana) è un vento di aria gelida, a volte molto forte, caratteristico delle steppe della pianura sarmatica, a ovest degli Urali.

Quindi con l’ unica giornata disponibile concomitante con previsioni meteo che davano neve a bassa quota, mi sono avventurato verso nord con la speranza di una previsione poco veritiera. Di nuovo a sbagliarmi ero io. Ovviamente.

Come metto il culo in sella e raggiungo la pista ciclabile della Valle del Sarca iniziano i primi fiocchi, dapprima inconsistenti, poi, mentre risalgo verso nord la neve si fa più fitta. A Càdine è una vera tormenta, pista ciclabile imbiancata e neve che mi si appiccica addosso: mi fermo per vestirmi prima della discesa su Trento, dove spero di trovare condizioni migliori. Il bus de vela si rivela più impegnativo del previsto, con parte della carreggiata ricoperta da uno strato bianco che mi costringe a stare nel mezzo della corsia. Per fortuna è ancora presto e il traffico è modesto e, forse, più attento del solito vista la bufera in corso.

Il bar che avevo pensato come controllo e dove speravo di scaldarmi, mangiare qualcosa e fare il punto della situazione, è chiuso, quindi mi tocca ragionare in fretta. Dal cielo cadono fiocchi del diametro di 2/3 centimetri e non sembra diminuire.  Se giro a destra in 2 ore sono a casa,  se giro a sinistra in 2 ore sono a Bolzano. Mi dico che se proprio continua a nevicare fino a Bolzano posso sempre salire su treno, e giro a sinistra.

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Il Bicigrill di Faedo appare come un miraggio nel deserto, ma è reale, e soprattutto è aperto! Intravedo le stufe accese all’ interno dove fare asciugare i miei guanti mentre mi bevo un cappuccino con un’ ottima fetta di torta. Scambio quattro chiacchiere con le ragazze che stanno dietro al bancone, oggi poco indaffarate visto il clima, e prima di salutare prometto una visita anche al mio ritorno.

Il conta passaggi a Egna dice che sono il 5° di oggi sulla ciclabile. Con il vento che soffia forte alle mie spalle e la neve che ha smesso di cadere dal cielo, mi godo il paesaggio mentre mi avvicino al giro di boa. A Bolzano arrivo all’ ora di pranzo, ma visto che non mi voglio fare spennare in piazza Duomo, scatto una foto e riparto subito.

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Come esco dalla città mi rendo subito conto che mi aspetta una lunga e dura battaglia contro il Buran, che adesso è pronto a rallentarmi a tutta forza. Complice forse un insieme di fattori (stanchezza, stomaco vuoto, freddo) ho un vero e proprio cedimento: sono costretto a calare giù il 34 con una velocità di punta che non raggiunge i 20km/h. Sbando e arranco. La topografia della ciclabile con i suoi interminabili rettilinei non aiuta di certo. Poco prima di Salorno trovo un piccolo punto di ristoro e ne approfitto per riempire la borraccia di succo di mele, poi riparto subito con in mente una sola cosa: il bicigrill!

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Nonostante siano passate da poco le 15:00 mi viene comunque data la possibilità di consumare un pasto caldo; un bel piatto di penne al ragù seduto comodamente al riparo dal gelo è proprio quello che mi serviva per rimettermi in sesto prima della tirata finale fino a casa. Ancora 65 km circa e potrò dire che è fatta. Mezz’ oretta di relax, poi esco e mi infilo addosso tutto quello che mi sono portato. Per inciso, ecco com’ ero vestito:

  • intimo: maglia smaccata Rapha merino/mesh + maglia m/l Rapha merino + calzini Oxeego invernali in lana merino;
  • salopette Assos con inserti antivento;
  • smanicato felpato reduce da una Maratona delle Dolomiti;
  • giacca softshell Rapha in Polartec Alpha;
  • buff + berretto Rapha in lana merino + cappellino Assos antipioggia;
  • guanti Assos pesanti + copriguanti Assos impermeabili;
  • giacca Endura hardshell in membrana impermeabile;
  • copripantaloni 3/4 antipioggia/antivento/antifreddo/antitutto Rainlegs (5 stelle+++);
  • scarpe invernali in Gore-Tex Sidi + copriscarpe pesanti invernali.

Sembra un’ esagerazione ma mi è servito tutto e non ho sudato. Grazie alla temperatura molto bassa (sul finale di giornata era a -3 con una media di tutto il giro di 0°) la traspirazione dei capi è rimasta ottimale.

Tra Trento e Rovereto devo accendere le luci. Credevo sarei già stato a casa a quest’ ora, ma poco male, sono attrezzato bene e mi pare pure che il vento stia calando. Ne approfitto per assaporare questi ultimi istanti di una giornata parecchio intensa dove ho potuto apprezzare la bellezza e la solitudine, se vogliamo, del ciclismo invernale.

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Al Monte Toraro, 200km Audax DIY

Dopo il mio ritiro alla LEL (lo so, non ne ho parlato qui, ma chi mi segue su altri canali come Strava già sapeva come era finita: se troverò l’ ispirazione ne scriverò più avanti) avevo bisogno di qualcosa che mi facesse riprendere sicurezza nelle mie capacità. E poi volevo ricominciare la mia corsa al Randonneur Round The Year, magari questa volta ponendomi obbiettivi più “facili” come fa la maggior parte dei ciclisti che ottengono il brevetto.

Quindi di una distanza da 200km avevo bisogno. Ma volevo anche andare a scoprire strade nuove, e perché no, portarmi a casa qualche colle inedito per la mia collezione di Centocollista.

Sfogliando un libro della Ediciclo, “Prealpi Venete 2”, della collana passi e valli in bicicletta, mi salta all’ occhio la salita al Monte Toraro per la ciclabile della Barcarola:

E’ un lungo e impegnativo itinerario, in ambiente solitario e severo nella parte finale, e che porta proprio sulla vetta del Monte Toraro, quota più alta (1897mt) di tutti gli itinerari descritti in questa guida.

Vado a memoria, e mi pare di ricordare che un amico, Alvaro, poco tempo fa è passato proprio in zona, partito da Arco e ritornato a casa con 200km nel sacco. Detto fatto, creo una nuova traccia su Strava simile alla sua ma in senso inverso per non perdere la famosa ciclabile della Barcarola (e ci aggiungo anche una variantella che si rivelerà molto dura –e sterrata– per conquistare il Passo di Vena), la carico sul Garmin e sono pronto a partire.

Trovo anche compagnia per il viaggio, con me viene Carlo, sempre disponibile a mettersi alla prova quando c’ è da esplorare nuove strade. Grazie delle foto!

Ora non mi dilungo troppo sul racconto della giornata. Vi dico solo che è stato un giro epico, in assoluto uno dei più bei vagabondaggi di una giornata con partenza da casa che abbia mai fatto. La salita di Folgaria all’ alba, attraversare tutto l’ altopiano di Asiago, il passaggio nella città omonima, una discesa a dir poco spettacolare su Pedescala, i 23 tornanti della ciclabile della Barcarola, la strada chiusa al traffico ripida e sterrata per conquistare i Passi di Vena di Sotto e di Sopra, quei due fantastici chilometri per la vetta del Monte Toraro e la discesa senza fine in Val d’ Adige. Che dire, una giornata perfetta.

Se volete scaricarvi la traccia la trovate qua: https://www.strava.com/activities/1138315754

 

Autotreni, porcilaie e correnti Balcaniche: 200km Audax DIY

Con il mio primo brevetto DIY fatto in Novembre ho iniziato la lunga strada per il Randonneur Round The Year o RRTY, un riconoscimento creato da Audax UK per tutti quei ciclisti che nel corso di un anno riescono a concludere almeno un brevetto (AUK o ACP) ogni mese. A detta di tutti è uno dei challenge proposti da Audax UK più difficili da portare a casa: ci vuole molto impegno e determinazione, soprattutto per superare i mesi invernali (pensando poi al clima inglese).

Per il giro di oggi avevo in mente un altro percorso, direzione Vicentino con un paio di colli, ma visto il fenomeno del freezing rain di ieri ho preferito non rischiare di trovare strade ghiacciate. Così, Openrunner alla mano, ho tracciato un percorso nuovo e inviato il tutto al “mio” organizzatore che lo ha prontamente approvato (grazie Tony per la celerità).

Previsioni di cielo coperto e freddo, niente pioggia. Il problema di pedalare a lungo con temperature vicine o sotto lo zero sono sempre le estremità: i piedi in particolare sono sempre stati il mio punto debole, fino a quando l’ anno scorso non ho comprato le scarpe invernali (Sidi in Gore-Tex). Ovvio che con una giornata come oggi non avevo i piedi bollenti, ma calcolando tutte le ore che il termometro è stato sottozero già il fatto di non perdere sensibilità alle dita è stato positivo. Per i guanti ho risolto (quasi) i problemi con un’ accoppiata Assos, FuguGloves (adesso sostituiti dai BonkaGloves) coperti alla bisogna da un sopraguanto, il ShellGloves, che utilizzo in pratica tutto l’ anno: in estate se vado oltre i 2000mt per le discese fredde, primavera/autunno/inverno accoppiati a guanti di diverso peso per estenderne la scala termica, davvero utili.

Cerco sempre di tracciare percorsi che mi stimolino in qualche modo, e quello migliore è cercare strade nuove; così oggi mi spingerò un po’ a sud del lago, in provincia di Mantova, il modo più semplice per arrivare a quota 200km senza inserire salite nel percorso.

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Parto che sono quasi le nove del mattino, consapevole che finirò il mio giro con l’ oscurità: fino a Desenzano la temperatura resta costante sotto lo zero. Per ora ho fatto solo una piccola sosta a Salò per un cappuccio. Quando sono da solo cerco sempre di ottimizzare i tempi e fermarmi il meno possibile: è uno dei primi trucchi che ho imparato nel mondo dei brevetti Audax che mi consente di ottenere un tempo totale del giro decente mantenendo una velocità di crociera relativamente bassa.

Mi dirigo verso Castiglione delle Stiviere. Esce un timido sole, le strade sono un po’ troppo dritte per i miei gusti ma in fondo è quello che cercavo, quell’ orizzonte che si perde lontano, pochi paesi, tanta campagna, la Pianura Padana si svela lenta in fronte a me.

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Entro in un paesino, Medole: mi guardo intorno alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Ho già fatto 100km ed è ora di pranzo ma dubito di trovare un locale qui, sembra di stare nel Far West. Invece sbuca fuori una bella osteria di quelle moderne e ben gestite. Toast, coca e caffè, mentre osservo un gruppo di ragazzine sedute accanto a me presumibilmente al pranzo doposcuola e provo a immaginarmi mia figlia quando avrà la loro età. Chissà cosa serberà per loro il futuro, chissà quante di loro resteranno in paese e quante andranno altrove. Riflessioni di un randagio infreddolito che poco centrano con questo racconto.

Uno dei punti più suggestivi del percorso è stato l’ arrivo a Valeggio sul Mincio oltrepassando il Ponte Visconteo. Ero già stato in zona anni fa, transitando sulla ciclabile Peschiera-Mantova che passa sull’ altro lato, ma non ne avevo memoria. Diciamo che solo questo è valso il viaggio fin qua.

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Punto di nuovo a Nord, si torna verso casa. A Monzambano una breve sosta a bordo strada per mangiare frutta secca e alcuni dolcetti, il mio fisico ha bisogno di zuccheri: non oso immaginare a tutte le calorie consumate con questo freddo (la temperatura è ormai costante a 0°). Poi è monotonia, strade che conosco a memoria, inizio a pensare a casa e alla voglia di rilassarmi al caldo. Ma non è ancora finita.

A Garda faccio l’ ultima pausa, complice un tramonto spettacolare sul lago. Tira un vento gelido che si insinua nelle ossa, mi infilo tutto quello che ho e riparto subito.

16:53, il sole tramonta del tutto. L’ ultima ora abbondante di questa grandiosa giornata trascorsa in sella la passo al buio, con la temperatura che sul finale tocca i  -4°.

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Arrivo a casa dopo 9 ore e 30 minuti, con ampio margine sulle tempistiche ufficiali per la distanza, stanco come poche volte sono stato per un 200km ma pienamente soddisfatto. Al momento di scrivere l’ articolo fuori sta nevicando, quindi direi che sono stato fortunato e sento di avere messo in cassaforte una delle prove più difficili per il mio RRTY.

 

Il mio Solstizio d’ Inverno 2016

Ok, è andata, l’ edizione numero cinque si è conclusa con successo, sempre oltre le mie aspettative. Mi stupisco ogni anno di avere così tanti iscritti, e soprattutto molti nuovi adepti delle randonnée, di distanze così lunghe e di prove notturne. E ne vado fiero! Le previsioni meteo erano ottime, e così è stato, anche se le temperature leggermente inferiori alla media del periodo hanno probabilmente inciso sulla non partecipazione di una cinquantina di iscritti. Dei 270 previsti, hanno preso il via in 220 circa: una decina gli abbandoni, tra guasti meccanici e piccoli problemi fisici. Tanti quelli venuti da lontano, sia in Italia che all’ estero, ma sono sempre anche molto contento di vedere tanti ciclisti del posto, che non necessariamente partecipano di solito ai brevetti Audax ma che sono qui più per la particolarità della manifestazione, che con la sua semplicità sta ottenendo sempre maggiore successo.

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Come organizzatore ho dovuto rinunciare anche questa volta a pedalare insieme agli altri, ma non potrei fare altrimenti.

Per me il Solstizio d’ Inverno inizia circa tre/quattro mesi prima della prova, con il controllo del percorso: cerco di vedere se è possibile migliorarlo, renderlo più sicuro ed interessante, come ho fatto quest’ anno (la variante iniziale anche se più dura è piaciuta a tutti). Nuovo percorso però significa una nuova traccia GPS ed un nuovo road-book, elementi che una volta aggiornati sul pc vanno verificati di persona, meglio se in bici. Poi si passa all’ apertura delle iscrizioni. Per fortuna sono gestite online sul sito Audax Italia, ma necessitano sempre di alcune verifiche per non avere poi brutte sorprese la sera dell’ evento.

Arriva il momento di compilare tutte le carte dei partecipanti (più partecipanti=più lavoro!), stampare i road-book e i moduli delega e ordinare tutto per bene in modo da non avere intoppi al momento di distribuirle. Ah già, le toppe/trofeo! Quest’ anno ho preferito averle già pronte per tutti all’ arrivo, e sono piaciute 😉

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E infine arriva il grande giorno, sono agitato come se dovessi pedalare una Parigi-Brest-Parigi; sempre con la paura che qualcosa non funzioni, un ultimo sguardo al meteo, una telefonata ai posti di controllo. Avrò pensato a tutto?

La notte per me è quasi più lunga (ma non più fredda!) di quelli che lo pedalano, il Solstizio: un turno di 12 ore al bar, luogo di partenza/arrivo. Consegno le carte ai primi, un po’ di relazioni pubbliche (mi scuso con tutti se non mi sono dilungato troppo nei discorsi ma quella sera per me è davvero uno stress!) poi fuori a preparare la partenza. Alcune raccomandazioni sul percorso e poi via, si inizia a timbrare, coi soliti che scalpitano per partire! Liberati tutti è tempo di preparare il ristoro per il secondo controllo: dopo un paio d’ ore ecco i primi che arrivano. Via di nuovo coi timbri, prima a piccoli gruppetti, poi c’ è il caos del gruppone centrale. Gli ultimi arrivano a mezzanotte. Fuori tutti, il bar chiude, posso andare a dormire due orette a casa. Il cellulare però rimane acceso sempre, non si sa mai. Mentre mi infilo sotto le coperte ho quasi un senso di colpa per tutti voi la fuori al freddo…..

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Alle 02:30 sono già li davanti nel furgone: il bar aprirà alle 03:00 ma i primi arrivi non si vedranno fino alle 03:45. Il nuovo percorso ha allungato di circa mezz’ ora la percorrenza dei più veloci rispetto alla passata edizione, meglio così.

Timbro, registro il tempo di arrivo e partenza, controllo le carte e le riconsegno, insieme alla toppa ricordo. Tra le 05:00 e le 06:00 arriva il grosso della truppa, devo correre parecchio per gestire tutto ma alla fine ce la faccio. Facce stanche, sorridenti e soddisfatte, concludere il Solstizio è sempre un bel traguardo.

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Ora i ciclisti si rilassano, chi con una birra, chi con un latte macchiato, panini, torte, chi più ne ha più ne metta. Alcuni dormiranno in albergo, qualcuno si infila nel sacco a pelo qualche ora prima di mettersi in viaggio verso casa. C’ è anche qualche “matto” che tornerà a casa in bici, chapeau.

Più passano le ore più l’ atmosfera si rilassa. Al bar arrivano i clienti della domenica mattina, si iniziano ad intravedere anche abiti normali tra i presenti, non più solo gilet riflettenti e lycra. Alle 09:30 circa gli ultimi arrivi, un attento controllo sul pc per vedere che ci siano tutti e posso finalmente chiudere le porte di questa V edizione della Randonnée del Solstizio d’ Inverno.

Organizzare una manifestazione che richiama al via molti nuovi adepti del mondo randagio ha il suo piccolo prezzo da pagare: non tutti hanno seguito il percorso alla lettera (basta guardare Flybys su Strava per rendersene conto), c’ è stata qualche irregolarità nella timbratura dei cartellini gialli, per non parlare poi della già citata assistenza con vetture al seguito. Ma in linea di massima sono stati tutti bravi, bisogna ricordarsi che stare fuori una notte intera con quelle temperature non è mai uno scherzo.

Dal canto mio come organizzatore mi sono limitato ad una tirata d’ orecchi dove potevo vedere l’ errore, cercando di mettere sulla “giusta strada” chi aveva sbagliato.

Dico solo una cosa: cercate di approcciarvi a questo nuovo tipo di esperienza in maniera diversa e non come siete abituati a fare. Scoprirete un modo nuovo di vivere il ciclismo, forse migliore di quello che praticate già e più soddisfacente. Non sempre arrivare prima o primi è meglio, soprattutto quando è il viaggio la vera esperienza, non la sua fine.

Ci vediamo al prossimo Solstizio, grazie a tutti!

Primo brevetto Audax DIY GPS ufficiale

DIY sta per Do It Yourself.

In Italia non esiste questa possibilità, ma facendo parte dell’ Audax UK ho avuto la fortuna di poter provare quest’ esperienza. In poche parole si tratta di percorrere un brevetto pensato e ideato da soli in maniera ufficiale (con tanto di omologazione valida al fine di poter ottenere altri riconoscimenti).

Funziona così:

  • si acquistano delle carte di viaggio virtuali da uno degli organizzatori dell’ AUK che si occupa di questo (si potrebbero avere anche carte di viaggio vere e proprie nella variante non GPS, ma la tracciatura del percorso diventa più complicata dovendo rispettare la regola della distanza minima tra due controlli);
  • si prepara il percorso a tavolino utilizzando uno dei tanti programmi disponibili online, mantenendo i classici canoni Audax (distanza ufficiale 200-300-400-600-1000 e +1000) e scegliendo gli opportuni luoghi di controllo;
  • si salva la traccia ottenuta e la si carica online attraverso un modulo automatico indicando la data decisa per il brevetto, la distanza e i controlli;
  • viene inviata dall’ AUK una carta di viaggio virtuale con un link identificativo che servirà a caricare la traccia una volta effettuata la randonnée;
  • alla data scelta si monta in sella e si compie il giro avendo cura di registrare il tutto per bene;
  • una volta finito si invia la traccia all’ organizzatore e si aspetta la sua validazione. Stop.

Sembra complicato ma non lo è. E comunque sul sito è indicato in maniera chiara come fare il tutto.

Calcolando che è Novembre ho scelto di iniziare con una distanza di base, 200km, e vedere come andava. Come al solito mi sono lasciato prendere la mano al momento della tracciatura e ne sono venuti fuori 2500mt di dislivello!

Il percorso prevedeva: Passo San Giovanni e Val d’ Adige, salita Peri-Fosse, discesa da Breonio a Sant’ Ambrogio di Valpolicella, Lazise e poi il periplo del Garda fino a Riva, salita al lago di Tenno da Deva, ridiscesa su Arco.

Il problema iniziale è stato il freddo: per le prime tre ore (sono partito alle 06:30 circa) il sole non si è visto, in pratica fino a Fosse, e il termometro è sceso a -2° . Primo controllo virtuale e prima pausa al bar del paese. La stufa a legna accesa all’ interno fa molto baita di montagna e mi ricorda che l’ inverno è alle porte ed è ora di vestirsi per bene.

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Fuori l’ aria mattutina è gelida ma a dispetto delle previsioni che davano coperto c’ è un bel sole. Colpo d’ occhio magico sulla Lessinia mentre scendo verso il Garda. Consapevole che lo zoccolo duro del percorso è alle spalle mi godo la girata del lago, approfittando del passaggio a Peschiera del Garda per una sosta al Mc Donalds che ospiterà il controllo del Solstizio a sincerarmi che sia tutto ok. Pranzo rando style con un bel Mc Menù e si riparte.

Passate le cinque ore in sella passa anche il mal di schiena. La mente ha avuto la meglio sul fisico  che ora sta zitto e lavora. E poi c’ è il vento a favore. Per raggiungere Salò faccio una strada alternativa scovata l’ ultima volta che sono passato di qua: meraviglie del gps, oggi per la prima volta uso le mappe con navigazione e ne sto apprezzando l’ utilità.

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Una piada alla nutella mi darà l’ energia necessaria a tornare verso casa. Sempre con il vento che mi spinge percorro la Gardesana Occidentale con in testa l’ ultima salita, e più mi avvicino, più mi pento di averla inserita nel percorso. Sono a Riva alle 16:00, sta già facendo buio e sono in bici da  quasi dieci ore. E’ freddo e sono stanco. In più non sono più certo che il percorso verrà approvato: proprio in fase di partenza ho fatto un errore con la traccia sul Garmin perdendo i primi 15km. Quasi quasi vado dritto a casa e mi evito la Deva…..

Per fortuna alla fine lo spirito randagio prevale sul buon senso. La Deva doveva essere e la Deva sarà. Scollino in qualche modo e mi preparo alla fredda discesa prima di rientrare a casa. Comunque vada traccia o non traccia so di avere fatto 200km ed è sempre un bel “pezzo”, quindi sono soddisfatto della giornata.

Alla fine il brevetto verrà omologato, per fortuna il Garmin aveva comunque segnato la partenza del percorso e l’ organizzatore ha potuto verificarlo!

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Sulle strade del Brenta, 200km Audax DIY

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Due lunghi in un mese, un lusso che non capitava da tempo. E per lunghi intendo una distanza ufficiale Audax, ovvero dai 200km in su. Mi piace chiamarlo ufficiale anche se ufficiale non è, ovvero nessuno mi farà un’ omologazione per questi giri; è la mia maniera per restare dentro ad un modo di vedere il ciclismo (che non deve essere sempre e solo “a tutta”) anche senza partecipare ad eventi del calendario nazionale.

Questo week-end avevo programmato la randonnée di Corsico da 400km, ma vuoi per il poco tempo che ho potuto dedicare alla bici nell’ ultimo periodo (un brevetto di lunga distanza richiede un certo tipo di preparazione anche logistica che non va lasciata al caso e che richiede tempo ed energie) vuoi per la meteo sfavorevole di domenica, decido di anticipare a sabato con un giro più semplice ma comunque che mi metta un po’ alla frusta. Ho voglia di stancarmi, ma senza strafare. Venerdì sera mi metto al computer e su Openrunner studio al volo il percorso: primi 70km di pianura, poi a seguire tre salite con la prima più impegnativa e ritorno a casa dopo 190km.

Mando un messaggio a Carlo che approva il percorso, bene, si va in compagnia!

Partenza ore 07:00 da Bolognano; una corrente d’ aria fredda piombata sul nord Italia la scorsa settimana ci fa patire un po’ appena partiti, giusto il tempo di arrivare a Loppio però che sbuca il sole e si sta già meglio. A Mori prendiamo la SP 90 Destra Adige invece della ciclabile, un po’ più varia e veloce; il traffico a quest’ ora è scarso e i vari strappetti rendono l’ arrivo a Trento meno monotono.

50km fatti, è tempo di controllo, come se fosse un vero brevetto: siamo in modalità rando, quindi un controllo-caffè ci sta tutto. Ci fermiamo al bar della funivia: è di strada, la proprietaria è simpatica, il caffè buono e il bagno pulito. E poi ha dei bei tavoli al sole da dove si possono tenere d’ occhio le bici parcheggiate. E’ anche punto di incontro dei ciclisti di Trento per i giri del fine settimana, sono parecchi quelli pronti a partire.

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Proseguiamo in ciclabile verso Nord, evitando solo la tratta parecchio scomoda che tra Lavis e Nave San Rocco fa un’ interminabile andirivieni a zig zag,  procedendo per quel breve tratto sulla SS12 del Brennero.

Sono passate tre ore circa da quando siamo partiti mentre raggiungiamo Mezzolombardo, in piena tabella oraria; girando il senso di marcia butto uno sguardo alla valle dell’ Adige verso Sud e mi viene da pensare a quanta strada abbiamo già fatto in così poco tempo. Che mezzo fantastico è la bicicletta!

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Per arrivare al bivio della salita che ci porterà ad Andalo siamo costretti a restare sulla SS43 della Val di Non, un tratto a traffico veicolare intenso e a rapido scorrimento che necessiterebbe di una pista ciclabile. Per fortuna sono solo un paio di chilometri, poi noi giriamo a sinistra, direzione Spormaggiore/Cavedago/Andalo: qui inizia l’ ascesa che percorreremo anche alla prossima Randonnée delle Dolomiti di Brenta del 5 Giugno. In quel caso i chilometri nelle gambe saranno più del doppio di quelli con cui l’ affrontiamo oggi!

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Dopo esserci tolti gli ultimi strati pesanti, iniziamo la nostra scalata in maniera tranquilla, godendo ad ogni pedalata del panorama che mano a mano si apre sotto di noi. Per ora le sensazioni di giornata sono ottime, stiamo bene e il clima è favorevole, non si potrebbe volere di meglio. Spezziamo la salita per riempire le borracce a Spormaggiore, poi su diretti fino allo scollamento della Sella di Andalo a quota 1042mt.

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Siamo sulle strade che il Giro d’ Italia percorrerà con la prossima edizione (nello specifico le tappe 16 e 17) e come sempre succede in questi casi beneficiamo di uno splendido asfalto tirato come un biliardo!

Dopo una splendida discesa e il passaggio sul Lago di Molveno c’ è ancora lo strappetto di Sclemo che ci separa dalla meritata pausa pranzo che abbiamo deciso di fare a Stenico. Siamo tutti e due un po’ vuoti in questo frangente, per fortuna ci pensa Clarissa, proprietaria dell’ omonimo bar di Stenico, a farci il pieno di carboidrati con un paio di piadine imbottite. Il suo bar è un controllo storico della Randonnée delle Dolomiti di Brenta, e anche quest’ anno ci conferma la sua presenza. Addirittura oggi ci viene offerto il pranzo sia a me che a Carlo, una gentilezza davvero inaspettata e per niente dovuta, grazie mille Clarissa!

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Da Stenico a Tione scendiamo sulla SP34 del Lisano e Sesena, altra perla di strada delle nostre zone, tra il resto piena di ottime fontane di acqua freschissima. La Sella di Bondo passa indolore, e a parte il primo tratto caratterizzato da lunghi rettoni esposti (per fortuna mentre passiamo il sole si nasconde tra le nuvole) il resto è molto pedalabile e gradevole, scollinando a quota 815mt. Da qui la strada prosegue tutta in discesa fino a Storo, inizialmente in modo marcato per poi calare fino a trasformarsi in un leggero falsopiano a scendere. Non fosse per il vento contro di oggi! Comunque cambi regolari per 15km e via, passa anche questa.

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Il Passo d’ Ampola è l’ ultimo scoglio di giornata, salita poco impegnativa che si lascia domare anche in condizioni di gamba non ottimali. Carlo ha qualcosa in più di me, quindi lo lascio davanti a fare l’ andatura fino in cima. Scollinare sull’ ultima difficoltà di giornata ha sempre un fascino particolare, a maggior ragione quando lo fai in uno dei paradisi del Trentino-Alto Adige, la Val di Ledro. La percorriamo tutta prima di tuffarci nella lunga galleria ai 60km/h che ci porterà di nuovo ad Arco dopo circa una decina di ore in sella.

Tempo di saluti, non prima di una meritata birra media! Grande giornata, grande giro, grazie Carlo e alla prossima!

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200km Audax DIY

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Visto che la 1001 Miglia (mi sono iscritto anche se ho ancora qualche dubbio) non richiede le qualifiche canoniche come la Parigi-Brest-Parigi dei brevetti da 200-300-400-600km, ho deciso di arrangiarmi da solo per le distanze “minori” e quando possibile. Come membro dell’ Audax UK potrei anche certificarli, ovvero renderli ufficiali. Esiste infatti la possibilità di percorrere brevetti di creazione propria (come Audax UK, non come Audax Italia) tramite certificazione di traccia gps, ma la procedura va fatta a priori e per tempo. Dato però che il tempo ultimamente non è cosa di cui dispongo in abbondanza ho optato per la formula libera, ovvero fare semplicemente un giro tracciato a priori con distanza/tempo limite ufficiali Audax. Giusto per darmi un obbiettivo più marcato di un semplice giro.

Quindi per oggi è prevista la prima distanza ufficiale Audax, 200km. Il percorso lo conosco, già fatto una volta in compagnia di Fabio Leoni un paio d’ anni fa, prevede la discesa dalla sponda Est del Lago di Garda, il traversamento del basso lago fino a Salò, risalire tutta la Val Sabbia, la breve scalata della Sella di Bondo, planata su Tione ed infine Passo Durone e Passo Ballino (http://www.openrunner.com/index.php?id=5901950).

Sempre difficile conciliare il ciclismo di lunga distanza con la famiglia: decido quindi di partire alle 05:00. Calcolando un tempo di 10 ore circa rientrerò nel primo pomeriggio, così da dedicare mezza giornata anche a loro (sono finiti da un pezzo i bei tempi dello svacco sul divano post-giro con birra in una mano e telecomando nell’ altra!).

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La prima cosa che noto appena partito è l’ intensità luminosa del mio faretto: l’ Edelux II è impressionante. E’ da un po’ che non viaggiavo di notte e non mi ricordavo tutta questa luce. Non oso immaginare il nuovo della Busch & Muller con 20 lux in più. Comunque nonostante ci si veda benissimo la crisi di sonno non tarda ad arrivare; è stata una settimana intensa e ieri sono anche andato a letto tardi. Per fortuna sono solo due ore, alle 07:00 ci si vede già abbastanza bene e il freddo pungente del primo mattino mi risveglia a dovere. A Desenzano faccio la prima pausa, 77km sono una buona distanza per un primo controllo e mi concedo cappuccio e brioche su un tavolino assolato in riva al lago.

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Ancora una ventina di chilometri di lungolago e poi si cambia direzione. A Cunettone invece che girare a destra come al Solstizio per Salò, vado dritto e mi dirigo verso la Valle del Chiese, che oggi percorrerò per tutta la sua lunghezza. Da Tormini la strada vecchia consente di evitare la galleria (vietata) e passa da Roè, Collio e Vobarno prima di riportarsi sullo stesso percorso della statale nuova ma restandone sempre estranea. Il traffico veicolare in questa tratta è davvero basso, poi quando le strade si ricongiungono pochi chilometri prima del lago d’ Idro il discorso cambia. Alcuni motociclisti maleducati danno un po’ di fastidio ma nonostante sia domenica si viaggia bene lo stesso.

Versione 2

La strada tende a salire, lenta e inesorabile. Arrivato a Storo è ora di un’ altra sosta: mi fermo a bordo ciclabile e mi rilasso cinque minuti seduto al sole con un panino al prosciutto portato da casa. Nel frattempo chiamo Valentina per vedere che sia tutto ok. Potrei tagliare un po’ il percorso passando dalla Val di Ledro. Il Passo d’ Ampola è molto più facile del Durone e farei anche qualche chilometro meno. Le gambe fanno già male….ci penso un attimo, ma no. Oggi devono essere 200km e 200km saranno, si va per il percorso originale.

A circa 160km inizia la salita per la Sella di Bondo, me la ricordavo più semplice. Non è lunghissima ma faccio fatica e fa anche caldo. Queste sensazioni mi preannunciano che il Durone non si farà domare troppo facilmente. E infatti….

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Giusto per rendere l’ idea il mio miglior tempo su questa salita è di 24′ circa. Oggi Strava dice 45′, compresa una sosta barretta quando mancavano circa 500mt allo scollinamento.

Comunque andato questo è praticamente fatta, ancora un chilometro circa per salire al Ballino e poi finisco il giro con una lunga discesa che mi porta davanti casa dove mi aspettano la Vale, i bimbi, un gigantesco piatto di pasta e per finire un mega gelato a merenda. Si può volere di più dalla vita?

Randonnée delle acque (e del vento!), 200km ACP

Nonostante avessi già in tasca la qualifica di 200km per la Parigi-Brest-Parigi guadagnata con il Solstizio d’ Inverno, per dare un minimo di continuità alla preparazione e per evitare di saltare direttamente a 300km mi sono concesso una domenica libera da passare sui pedali. Le alternative erano due: il brevetto di Bergamo organizzato dal Team Testa o quello di Oderzo organizzato da Randosauro. Nonostante fossi più propenso a quello di Bergamo per vicinanza e percorso che ritenevo più interessante (ma su questo mi sbagliavo), alla fine le previsioni di pioggia per la zona di nord-ovest mi hanno fatto ripiegare sul Veneto. E poi a dirla tutta l’ idea di arrivare al mare in bici mi attirava.

Dopo una notte praticamente insonne (il piccolo rovescio della medaglia dell’ essere diventatò papà per la seconda volta!) alle 05:00 parto con il mio furgone in direzione Piavon di Oderzo. Mi aspettano due ore e mezza di viaggio durante il quale ne approfitterò per fare un’ abbondante colazione al volante a base di cereali/muesli/succo d’ arancia preparati a priori.

Alle 07:30 sono a destinazione in perfetta tabella di marcia. Parcheggio e vado a ritirare i documenti; c’ è una bella ressa, mi metto in coda tranquillo e aspetto il mio turno. La partenza è come sempre alla francese, dalle 08:00 alle 09:00, e tra una chiacchera e l’ altra con i vari randagi presenti si fanno le 08:45 prima che riesca a partire anch’ io. Come sempre mi metto in marcia da solo, regola n° 1 di oggi non forzare, d’ altronde è dal Solstizio che non mi faccio un lungo serio e 200km sono sempre 200km anche se pianeggianti.

Oggi prove tecniche col GPS, anche se non ho quello cartografico il mio Garmin 510 mi fa comunque vedere la traccia caricata e risulterà comodo più volte nell’ arco della giornata per darmi conferma di non essere fuori rotta. Ho anche il road-book ben fissato al manubrio nonostante il percorso sia completamente frecciato a terra.

Dopo i primi chilometri mi levo lo spolverino e non lo rimetterò più, la giornata è perfetta per pedalare, con il passare dei minuti la temperatura aumenta fino a raggiungere i 13/14°. Sono vestito ancora semi-invernale, ma la scelta è stata azzeccata: pantalone lungo, maglia intima merinos m/corta più maglia m/lunga antivento, calze media pesantezza, guanti/berretto/scaldacollo/copriscarpe tutti intermedi.

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Avrebbero anche potuto chiamarla randonnée del vento, e il fatto mi preoccupa parecchio. I primi 50km saranno i più duri di tutto il percorso: arrivare a Caorle mi costerà molte energie. Le mie caratteristiche fisiche mi fanno sempre soffrire parecchio col vento, nonostante ci sia abituato. Comunque vedere il mare mi tira sù il morale, mi fermo per fare uno scatto e mangiare qualcosa.

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Poco dopo incontro il primo controllo segreto: ad aspettarci l’ organizzatore preso d’ assalto per un timbro. C’ è anche qualcosa da mangiare, ne approfitto per prendere un panino al formaggio che mangerò poco dopo. Soste brevi ai controlli, altra regola per non perdere troppo tempo.

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Trenta chilometri circa e c’ è un altro controllo, il secondo e sempre segreto. Anche qui un bel ristoro, ad aspettare i randagi due persone dello staff e un ricco buffet. Saranno gli zuccheri presi, sarà che finalmente il percorso gira nella direzione del vento, ma quando riparto macino chilometri che è un piacere. Le strade sono sempre a basso scorrimento veicolare, e tra un’ occhiata al road-book ed una al panorama non mi annoio di certo. Navigo sulla mia bici d’ acciaio su terreni inesplorati, tra corsi d’ acqua e campi coltivati, pianure desolate e orizzonti lontani, alla scoperta del “far east” italiano.

A S. Vito al Tagliamento siamo già in Friuli da una ventina di chilometri; c’ è un controllo alla stazione dei treni, idea geniale a cui non avevo mai pensato. Si fa timbrare un cartoncino alle macchinette della stazione a riprova del proprio passaggio.

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Sono le 13:30, 122km fatti, ne restano 80. Quando riparto vengo raggiunto da Enrico e Noemi, una coppia di ragazzi alla loro prima esperienza rando che già conosco bene. Mi faranno compagnia fino al traguardo di Piavon, facendo volare via gli ultimi chilometri senza fatica (tirava sempre Enrico!).

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Alle 16:45 siamo a destinazione, 8 ore in sella, ho male un po’ ovunque ma sono soddisfatto di come è andata la giornata. Salto il pasta-party affollato e mi dirigo in fretta a casa che la family mi aspetta. 500km di macchina tra andata e ritorno per farne 200 in bici ma ne è valsa la pena. Gran bel giro, belle strade e bel tempo soprattutto, da rifare. E anche ottima organizzazione quella di ASD Randosauro, nonostante un po’ di caos alla partenza mi stupisco sempre di cosa gli organizzatori riescano a tirare fuori dal cilindro con una quota d’ iscrizione di €10,00. W le randonnée.

Ora la testa vola già ad Aprile al 300km, tempo di provare nuovi assetti…

200km Brevetto permanente non ufficiale

“Il giro dei tre laghi”

L’ idea mi è venuta ieri, a giro finito. Brevetti permanenti non ufficiali. Cioè, per metterla semplice, cercherò di fornire informazioni a chi vorrà seguire i miei copertoncini nell’ affrontare bei giri sul mio territorio alla scoperta di luoghi che reputo degni d’ interesse. I chilometraggi sono quelli ufficiali Audax, inizio con il 200, distanza di partenza nel mondo randonnée ma che non va sottovalutata mai in quanto richiede sempre un buon impegno per portarla a termine. Alla fine di ogni resoconto di viaggio si potrà trovare la mappa del brevetto e i luoghi attraversati, in maniera da poter poi tracciare il percorso usando Google Maps o l’ ottimo Bike Route Toaster (che riporta anche l’ altimetria in maniera corretta), il tutto sarà catalogato in una categoria apposita sul blog.

Per questo giro non sono da solo, Fabio (amico nonchè datore di lavoro) alla sua prima lunga distanza ha deciso di farmi compagnia, le sfide non lo spaventano di certo e calcolando la sua poca esperienza in sella questo ha tutta l’ aria di essere un bel challenge per lui.

Quando raggiungo il ponte sul fiume Sarca ad Arco è già li che mi aspetta, in giro non si vede anima viva, d’ altronde sono le 04:00 del mattino e i più sono ancora sotto le coperte; la scelta su questo orario di partenza è caduta per due motivi, godere di una bella notte di luna piena e rientrare a casa ad un orario decente. Imbocchiamo subito la pista ciclabile nei pressi dei campi da tennis e la seguiamo per 5/6km fino a Torbole, girando poi a sx per andare a prendere la sponda orientale del lago di Garda, che seguiremo per tutta la sua lunghezza. E’ freddo, la temperature si è abbassata di parecchio rispetto agli ultimi giorni, e il termometro non supera i 5°. Le previsioni erano per un ben accetto vento da nord che ci avrebbe spinto fino a Peschiera, invece quello che troviamo è fastidioso e viene da sud, rendendo difficile la già complicata (almeno per me) andatura notturna. Per il mio socio invece nessun problema, tra lavoro e spedizioni alpinistiche ai bordi del pianeta le poche ore di sonno non lo disturbano affatto, stoffa innata di randonneur! Possiamo procedere affiancati dato che non c’ è traffico, godendo della luna che si riflette sullo specchio d’ acqua increspato dal vento, magie che chi ha provato a pedalare di notte conosce bene.

In un attimo è giorno, l’ alba ci sorprende vicino a Peschiera del Garda, è ora di una buona colazione e al primo bar fuori dalla cittadina ci fermiamo: sosta lunga, bagno, cappuccio e brioches appena sfornate. Quando ripartiamo iniziano a spuntare i primi ciclisti, la temperatura e il vento purtroppo rimangono invariati. Passiamo Desenzano e poi Salò, ma invece di scendere in paese come si fa di solito per il giro del lago, rimaniamo alti seguendo le indicazioni per il lago d’ Idro e la val Sabbia, che subito imbocchiamo. Il paesaggio inizia a cambiare, la valle è stretta e l’ orizzonte si stringe intorno alle montagne. Attraversiamo piccoli paesi caratteristici, Vobarno, Sabbio Chiese, Vestone (facendo attenzione a non entrare nella super strada ma restando sulla vecchia statale), poi con un po’ di salita superiamo anche Lavenone per poi scendere nuovamente sul lago d’ Idro: la S.S. 237 del Caffaro che lo costeggia è molto bella, per una quindicina di chilometri è un continuo saliscendi che non annoia mai. Superato Anfo riusciamo anche a vedere le Dolomiti di Brenta imbiancate di fresco, l’ aria gelida che spira da nord odora di neve appena caduta.

Lasciamo sulla nostra sinistra la strada che sale al Passo Croce Domini (ancora chiuso come indica un cartello) e a Lodrone ci fermiamo in un bar per fare il pieno di energie prima che inizi la salita: abbiamo percorso 140km, sono le 10:00 del mattino e il mio socio è già ben oltre il suo record personale di chilometri e non da segni di cedimento! Inizia la parte più impegnativa, siamo entrati nelle Valli Giudicarie, quando ripartiamo dopo Storo e il bivio per la Val di Ledro alla nostra destra, la strada prosegue in pianura per alcuni chilometri prima di riprendere a salire in maniera decisa: in 10km transiteremo sulla Sella di Bondo, 823mt e primo valico di giornata. Il colle in se non dice molto, ma la bellezza di tutta la strada che ci ha portato quassù vale la fatica.

Ci siamo lasciati a sinistra altre due splendide vallate, la Val di Daone (con la sua salita che conduce fino ai 2000mt del Lago di Bissina) e la Val di Breguzzo, e con una bella discesa arriviamo a Tione: il contachilometri ne segna 170 ed è ora di affrontare l’ ostacolo principale di oggi, il Passo Durone, e se si chiama così un motivo c’ è! Corto e incazzato, le sue rampe dure e taglienti ci mettono alla prova, ma ne veniamo fuori e svalichiamo stanchi e soddisfatti. Siamo in piena tabella oraria (avevo preventivato una decina di ore per questo giro), scendiamo sull’ altopiano di Fiavè e poi con una breve fatica ed alcuni chilometri di salita raggiungiamo il Passo Ballino e costeggiando le acque cristalline del Lago di Tenno planiamo su Varone e Arco.

In paese la tappa è d’ obbligo, fermata dal Pio al bar Conti d’ Arco che ci offre uno Spritz per brindare all’ evento, Fabio è entrato di diritto nel “club delle lunghe distanze”, chapeau!

Itinerario: Il giro dei tre laghi (cliccando sul link si accede al percorso su Bike Route Toaster, in alto a sinistra su Map troverete la cartina del percorso, su Summary distanza e altimetria, su Cue Sheet il road-book generato in automatico).

Percorso: Arco, Malcesine, Peschiera del Garda, Desenzano del Garda, Salò, Vobarno, Sabbio Chiese, Vestone, Anfo, Condino, Tione, Bolbeno, Passo Durone, Fiavè, Passo Ballino, Tenno, Gavazzo, Varignano, Arco.

Distanza: 210km, 2100mt dislivello.

Giro del Brenta invernale

“Una futura randonnée di 200km”

L’ essere umano è abitudinario. Nel bene e nel male, ma si abitua a tutto. Per un randagio però, questa nostra peculiarità rischia di diventare pericolosa. Le distanze non sembrano mai troppo lunghe, le ore in sella non sono mai abbastanza, i metri di dislivello sempre troppo pochi. E anche questa volta ci sono caduto. Così mi è venuta la brillante idea di fare il giro delle Dolomiti di Brenta (un giretto da 200km e 3200mt di dislivello) a Febbraio, e l’ ho pagata. Risultato, una bella acciaccata con tanto di raffreddore e infiammazione ai bronchi. Ma passerà, passa tutto no?

Dopo una serata trascorsa in garage a preparare la Mercian (rimozione di parafanghi, portapacchi e, ahimè, luci) lunedì mattina alle 08:30 sono partito da solo per testare il percorso di quello che spero prima o poi (possibile 2012) organizzare come vero e proprio brevetto, il giro delle Dolomiti di Brenta. Quando esco la Valle del Sarca non è ancora stata raggiunta dal sole e il termometro si piazza sui 2° facendomi subito rimpiangere di avere lasciato a casa i guanti pesanti; da Arco raggiungo Dro e subito inizio a salire verso le Marocche (caotico ammasso di rovine calcaree risalente all’ epoca glaciale) per poi planare sul lago di Toblino e giungere a Sarche passando lungo una strada secondaria che attraversa coltivazioni di frutta e piccole frazioni. Sono passati circa 20km, alla rotatoria giro a sinistra verso Madonna di Campiglio sulla Statale 237 del Càffaro che si arrampica sulla costa rocciosa del Monte Casale, 1631mt. Purtroppo è una salita molto trafficata essendo la via di accesso più comoda delle Valli Giudicarie. Dopo 4/5 tornanti numerati si incontrano alcune brevi gallerie, e all’ imbocco della quarta devio a destra per la vecchia strada subito prima di entrare nel tunnel. Come spesso accade per le strade in disuso il panorama è qualcosa di strepitoso; la carreggiata è sospesa a picco sulla Gola del Limarò, una forra di 4km circondata da alte pareti rocciose, che purtroppo per me non prende quasi mai il sole e come risultato ne ottengo una ulteriore precipitazione della colonnina del termometro, 0°. Rientro sulla statale dopo un paio di chilometri, breve discesa e poco prima delle Terme di Comano giro a destra sul Ponte dei Serbi e ricomincio a salire verso San Lorenzo in Banale. Abbandono il rumore di fondo delle auto e mi arrampico alle pendici della costa meridionale della Cima di Ghez, che con i suoi 2713mt domina l’ abitato di S. Lorenzo, non prima però di aver approfittato di un bar aperto a Dorsino: sono già due ore che pedalo e il forte vento contro trovato in valle mi ha consumato più del previsto.

La Strada Statale 421 procede in salita fino a raggiungere il Lago di Molveno, 823mt, e lo percorre in tutta la sua lunghezza attorniata da maestose montagne, il Monte Gazza, 1990mt a est e i contrafforti del Brenta a ovest. 51km dopo la mia partenza (e, a percezione, quasi tutti di salita) raggiungo il primo valico di giornata, la Sella di Andalo, 1041mt, posta nella nota stazione sciistica con panorama sulla Paganella, 2124mt, e il Pizzo Gallino, 2442mt. Dopo una lunga e fredda discesa attraverso Spormaggiore e poco dopo sono a valle, catapultato sulla S.S. 43 della Val di Non per fortuna solo per pochi chilometri, data la sua alta frequentazione di mezzi a motore; un cartello indica in modo chiaro la svolta obbligata a destra per le biciclette e continua poi con il percorso a pedali consigliato per Cles, che io seguo. Bisogna risalire le morbide colline che ospitano chilometri di coltivazioni di frutta, perlopiù mele; fino a Flavon, 572mt, la strada prosegue in salita, e la mia media ne risente. E’ passato mezzogiorno e ho percorso a malapena 80km, mi accorgo che sono in ritardo sulla tabella di marcia. Dopo una breve discesa la strada risale ancora sempre tra i frutteti fino a Tuenno, 629mt, dove approfitto di una panchina al sole per mangiarmi un panino e rilassarmi qualche minuto.

Cles, 658mt, adagiata su un vasto pianoro, è il centro principale della valle; attraverso la piazza del paese dove sorge la chiesa dell’ Assunta risalente al XVI secolo, mi districo tra il traffico quotidiano ed inizio a scendere fino a Ponte Mostizzolo, 593mt, entrando in Val di Sole. Mi ricordavo della bella pista ciclabile, ma trovandosi sul lato ovest della valle è ancora chiusa per via della neve; sono costretto ad attraversare il torrente Noce (sul ponte eh!) e ad infilarmi sulla solare ma trafficata Statale 42 del Tonale e della Méndola. Ho sempre il vento contro ed i 15km che mi separano da Dimaro sembrano non finire mai. Supero Malè, 738mt, situata all’ incrocio con la Val di Rabbi, e oltrepassando di nuovo il Noce arrivo a destinazione.

Dimaro, 747mt, è il luogo di partenza della salita al Passo Campo Carlo Magno, 1681mt, che ben conosco; l’ ho già percorsa alcune volte e me la ricordo ostica, soprattutto nella prima parte. Ho solo 106km nelle gambe, ma mi sono costati parecchie energie e raggiungere Folgàrida è difficile; la salita è immersa in un fitto bosco di abeti, freddo e umido, salgo circondato dalla neve e ad ogni respiro sento i polmoni ghiacciarsi. Per fortuna l’ ultima parte di salita è più dolce e per merito dell’ inversione termica la temperatura si alza, e dopo 15km di battaglia svalico. Arrivare quassù è come togliersi un peso, psicologicamente adesso fino a casa è tutta discesa!

Il panorama è bellissimo, a est svetta imponente la Pietra Grande che con i suoi 2937mt è la cima più alta del settore settentrionale del Brenta, mentre  a ovest il massiccio della Presanella troneggia sul suo dèdalo di valli incastonate tra ghiacciai millenari. E’ tardi e la strada da fare è ancora tanta, ma non posso ripartire se non prima di aver fatto rifornimento di zuccheri: cappuccio bollente e mega fetta di torta in un bar dall’ aria deserta, anche gli sciatori sono già a casa.

Sono le 15:45 e mi restano ancora 80km e due ore a disposizione di luce. Quasi impossibile con ancora un passo da fare nel mezzo. Ma non riesco a non fermarmi per una foto, poco sotto Madonna di Campiglio lo sguardo è rapito dalla maestosità di queste cattedrali rocciose spruzzate di bianco: dal Doss del Sabbion alla Bocca di Brenta e al Passo Grostè, con le vette illuminate dal sole che sta calando come a metterle in primo piano. Uno spettacolo unico.

Da Pinzolo, 770mt, fino a Ponte Arche è una vera e propria cronometro, sfrutto al massimo la conoscenza delle strade per farcela nel più breve tempo possibile; aggiro sulla sinistra Tione passando sulla strada panoramica che sale verso Stenico, per poi abbandonarla nuovamente a Préore al costo di fare una brutta galleria, ma il tempo stringe. Sono le 17:00, ho già fatto 160km quando prendo le prime rampe che mi porteranno a Fiavè, 669mt, nella bella conca di Bleggio ed infine sul Passo Ballino, 750mt.

Non sò più che ore sono ma ormai non mi importa, è quasi fatta, mi butto in discesa mentre cala l’ oscurità, attraverso Tenno, poi Ville del Monte, mi faccio cullare dai tornanti mentre la busa giù in fondo si illumina pronta ad accogliere un’ altra notte, e penso che mi sarei perso questo momento se non fossi quello che sono, e ne vado fiero.

Su Flickr il set completo delle immagini.