AUDAX DIY 02-2018

Ovviamente mi sbagliavo quando pensavo di avere messo nel sacco il peggio dell’ inverno con il brevetto di gennaio. Credevo di fare una furbata ad aspettare fine mese: “sono vicino a marzo, ci sarà una tiepida temperatura” mi dicevo. Non avevo fatto i conti con il Buran:

Il buran, (in russo: буран?, in italiano buriana) è un vento di aria gelida, a volte molto forte, caratteristico delle steppe della pianura sarmatica, a ovest degli Urali.

Quindi con l’ unica giornata disponibile concomitante con previsioni meteo che davano neve a bassa quota, mi sono avventurato verso nord con la speranza di una previsione poco veritiera. Di nuovo a sbagliarmi ero io. Ovviamente.

Come metto il culo in sella e raggiungo la pista ciclabile della Valle del Sarca iniziano i primi fiocchi, dapprima inconsistenti, poi, mentre risalgo verso nord la neve si fa più fitta. A Càdine è una vera tormenta, pista ciclabile imbiancata e neve che mi si appiccica addosso: mi fermo per vestirmi prima della discesa su Trento, dove spero di trovare condizioni migliori. Il bus de vela si rivela più impegnativo del previsto, con parte della carreggiata ricoperta da uno strato bianco che mi costringe a stare nel mezzo della corsia. Per fortuna è ancora presto e il traffico è modesto e, forse, più attento del solito vista la bufera in corso.

Il bar che avevo pensato come controllo e dove speravo di scaldarmi, mangiare qualcosa e fare il punto della situazione, è chiuso, quindi mi tocca ragionare in fretta. Dal cielo cadono fiocchi del diametro di 2/3 centimetri e non sembra diminuire.  Se giro a destra in 2 ore sono a casa,  se giro a sinistra in 2 ore sono a Bolzano. Mi dico che se proprio continua a nevicare fino a Bolzano posso sempre salire su treno, e giro a sinistra.

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Il Bicigrill di Faedo appare come un miraggio nel deserto, ma è reale, e soprattutto è aperto! Intravedo le stufe accese all’ interno dove fare asciugare i miei guanti mentre mi bevo un cappuccino con un’ ottima fetta di torta. Scambio quattro chiacchiere con le ragazze che stanno dietro al bancone, oggi poco indaffarate visto il clima, e prima di salutare prometto una visita anche al mio ritorno.

Il conta passaggi a Egna dice che sono il 5° di oggi sulla ciclabile. Con il vento che soffia forte alle mie spalle e la neve che ha smesso di cadere dal cielo, mi godo il paesaggio mentre mi avvicino al giro di boa. A Bolzano arrivo all’ ora di pranzo, ma visto che non mi voglio fare spennare in piazza Duomo, scatto una foto e riparto subito.

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Come esco dalla città mi rendo subito conto che mi aspetta una lunga e dura battaglia contro il Buran, che adesso è pronto a rallentarmi a tutta forza. Complice forse un insieme di fattori (stanchezza, stomaco vuoto, freddo) ho un vero e proprio cedimento: sono costretto a calare giù il 34 con una velocità di punta che non raggiunge i 20km/h. Sbando e arranco. La topografia della ciclabile con i suoi interminabili rettilinei non aiuta di certo. Poco prima di Salorno trovo un piccolo punto di ristoro e ne approfitto per riempire la borraccia di succo di mele, poi riparto subito con in mente una sola cosa: il bicigrill!

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Nonostante siano passate da poco le 15:00 mi viene comunque data la possibilità di consumare un pasto caldo; un bel piatto di penne al ragù seduto comodamente al riparo dal gelo è proprio quello che mi serviva per rimettermi in sesto prima della tirata finale fino a casa. Ancora 65 km circa e potrò dire che è fatta. Mezz’ oretta di relax, poi esco e mi infilo addosso tutto quello che mi sono portato. Per inciso, ecco com’ ero vestito:

  • intimo: maglia smaccata Rapha merino/mesh + maglia m/l Rapha merino + calzini Oxeego invernali in lana merino;
  • salopette Assos con inserti antivento;
  • smanicato felpato reduce da una Maratona delle Dolomiti;
  • giacca softshell Rapha in Polartec Alpha;
  • buff + berretto Rapha in lana merino + cappellino Assos antipioggia;
  • guanti Assos pesanti + copriguanti Assos impermeabili;
  • giacca Endura hardshell in membrana impermeabile;
  • copripantaloni 3/4 antipioggia/antivento/antifreddo/antitutto Rainlegs (5 stelle+++);
  • scarpe invernali in Gore-Tex Sidi + copriscarpe pesanti invernali.

Sembra un’ esagerazione ma mi è servito tutto e non ho sudato. Grazie alla temperatura molto bassa (sul finale di giornata era a -3 con una media di tutto il giro di 0°) la traspirazione dei capi è rimasta ottimale.

Tra Trento e Rovereto devo accendere le luci. Credevo sarei già stato a casa a quest’ ora, ma poco male, sono attrezzato bene e mi pare pure che il vento stia calando. Ne approfitto per assaporare questi ultimi istanti di una giornata parecchio intensa dove ho potuto apprezzare la bellezza e la solitudine, se vogliamo, del ciclismo invernale.

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Al Monte Toraro, 200km Audax DIY

Dopo il mio ritiro alla LEL (lo so, non ne ho parlato qui, ma chi mi segue su altri canali come Strava già sapeva come era finita: se troverò l’ ispirazione ne scriverò più avanti) avevo bisogno di qualcosa che mi facesse riprendere sicurezza nelle mie capacità. E poi volevo ricominciare la mia corsa al Randonneur Round The Year, magari questa volta ponendomi obbiettivi più “facili” come fa la maggior parte dei ciclisti che ottengono il brevetto.

Quindi di una distanza da 200km avevo bisogno. Ma volevo anche andare a scoprire strade nuove, e perché no, portarmi a casa qualche colle inedito per la mia collezione di Centocollista.

Sfogliando un libro della Ediciclo, “Prealpi Venete 2”, della collana passi e valli in bicicletta, mi salta all’ occhio la salita al Monte Toraro per la ciclabile della Barcarola:

E’ un lungo e impegnativo itinerario, in ambiente solitario e severo nella parte finale, e che porta proprio sulla vetta del Monte Toraro, quota più alta (1897mt) di tutti gli itinerari descritti in questa guida.

Vado a memoria, e mi pare di ricordare che un amico, Alvaro, poco tempo fa è passato proprio in zona, partito da Arco e ritornato a casa con 200km nel sacco. Detto fatto, creo una nuova traccia su Strava simile alla sua ma in senso inverso per non perdere la famosa ciclabile della Barcarola (e ci aggiungo anche una variantella che si rivelerà molto dura –e sterrata– per conquistare il Passo di Vena), la carico sul Garmin e sono pronto a partire.

Trovo anche compagnia per il viaggio, con me viene Carlo, sempre disponibile a mettersi alla prova quando c’ è da esplorare nuove strade. Grazie delle foto!

Ora non mi dilungo troppo sul racconto della giornata. Vi dico solo che è stato un giro epico, in assoluto uno dei più bei vagabondaggi di una giornata con partenza da casa che abbia mai fatto. La salita di Folgaria all’ alba, attraversare tutto l’ altopiano di Asiago, il passaggio nella città omonima, una discesa a dir poco spettacolare su Pedescala, i 23 tornanti della ciclabile della Barcarola, la strada chiusa al traffico ripida e sterrata per conquistare i Passi di Vena di Sotto e di Sopra, quei due fantastici chilometri per la vetta del Monte Toraro e la discesa senza fine in Val d’ Adige. Che dire, una giornata perfetta.

Se volete scaricarvi la traccia la trovate qua: https://www.strava.com/activities/1138315754

 

Dolomiti di Brenta Rando “rated X”

La Randonnée delle Dolomiti di Brenta in programma Sabato 3 Giugno se fosse in Inghilterra verrebbe catalogata come “X”, che in parole povere significa una manifestazione basica dove non bisogna aspettarsi nessun tipo di assistenza/aiuto dal’ organizzatore (io). All’ Audax UK hanno un sistema molto utile per fare capire a chi si vuole iscrivere ad una randonnée il tipo di servizi che si troveranno una volta giunti alla partenza. La “X” indica un evento organizzato con un budget ristretto, dove i servizi garantiti sono minimi ed essenziali.

Nel mio caso ci saranno:

  • Roadbook;
  • Traccia GPS;
  • Doccia al traguardo. Stop.

La quota di iscrizione scende a € 5,00 (€ 5,50 tramite Paypal) e le iscrizioni chiuderanno Mercoledì 31 Maggio 2017. Nessuna iscrizione la mattina della partenza.

Lo spostamento della manifestazione da Pietramurata ad Arco mi ha costretto a rinunciare al pasta-party finale non avendo possibilità di organizzarlo per un numero di partecipanti minimo come quello previsto. Questo non fa la differenza sulla bellezza della prova, che ricordo ha anche subìto una variazione di percorso (facilitato).

La settimana prossima verrà pubblicato il roadbook. Ci saranno tre controlli presso locali commerciali e due infocontrolli con domanda, questo per evitare spiacevoli tagli di percorso. Carte gialle senza timbrature e senza risposte alle domande non verranno ritenute valide ai fini dell’ omologazione.

Iscrizioni online sul sito Audax Italia.

Ci vediamo il 3 Giugno!

 

Randonnée delle Dolomiti di Brenta, nuova data e percorso

Per motivi organizzativi la data della Randonnée delle Dolomiti di Brenta è anticipata a sabato 03 Giugno 2017 (quindi non più la domenica).

Rispetto alle precedenti edizioni c’ è un cambio drastico del percorso per una mia scelta di rendere la randonnée più alla portata di tutti. In sostanza ci saranno due salite in meno: eliminati il Passo Ballino e Andalo, passando da 3500mt dsl delle precedenti edizioni a 2400mt. Il chilometraggio è invariato a 200km così come il tempo limite di 13 ore.

Partenza da Arco (e non più da Pietramurata) dalla piscina comunale, percorreremo la Valle del Sarca fino a Sarche per poi risalire a Stenico. Da lì si proseguirà verso il Passo Campo Carlo Magno (con un breve tratto di strada inedito). Da Dimaro si entrerà in ciclabile fino a Ponte Mostizzolo, poi Cles e alta Val di Non: discesa su Mezzolombardo e rientro attraverso la ciclabile in Val d’ Adige, Trento – Rovereto – Mori – Arco.

Il nuovo percorso è visibile a questo link:

http://www.openrunner.com/index.php?id=7360089

Non tiene conto delle ciclabili, road-book e traccia definitiva verranno pubblicati la settimana prima della randonnée.

Per ora è tutto, stay tuned per ulteriori novità!

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Autotreni, porcilaie e correnti Balcaniche: 200km Audax DIY

Con il mio primo brevetto DIY fatto in Novembre ho iniziato la lunga strada per il Randonneur Round The Year o RRTY, un riconoscimento creato da Audax UK per tutti quei ciclisti che nel corso di un anno riescono a concludere almeno un brevetto (AUK o ACP) ogni mese. A detta di tutti è uno dei challenge proposti da Audax UK più difficili da portare a casa: ci vuole molto impegno e determinazione, soprattutto per superare i mesi invernali (pensando poi al clima inglese).

Per il giro di oggi avevo in mente un altro percorso, direzione Vicentino con un paio di colli, ma visto il fenomeno del freezing rain di ieri ho preferito non rischiare di trovare strade ghiacciate. Così, Openrunner alla mano, ho tracciato un percorso nuovo e inviato il tutto al “mio” organizzatore che lo ha prontamente approvato (grazie Tony per la celerità).

Previsioni di cielo coperto e freddo, niente pioggia. Il problema di pedalare a lungo con temperature vicine o sotto lo zero sono sempre le estremità: i piedi in particolare sono sempre stati il mio punto debole, fino a quando l’ anno scorso non ho comprato le scarpe invernali (Sidi in Gore-Tex). Ovvio che con una giornata come oggi non avevo i piedi bollenti, ma calcolando tutte le ore che il termometro è stato sottozero già il fatto di non perdere sensibilità alle dita è stato positivo. Per i guanti ho risolto (quasi) i problemi con un’ accoppiata Assos, FuguGloves (adesso sostituiti dai BonkaGloves) coperti alla bisogna da un sopraguanto, il ShellGloves, che utilizzo in pratica tutto l’ anno: in estate se vado oltre i 2000mt per le discese fredde, primavera/autunno/inverno accoppiati a guanti di diverso peso per estenderne la scala termica, davvero utili.

Cerco sempre di tracciare percorsi che mi stimolino in qualche modo, e quello migliore è cercare strade nuove; così oggi mi spingerò un po’ a sud del lago, in provincia di Mantova, il modo più semplice per arrivare a quota 200km senza inserire salite nel percorso.

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Parto che sono quasi le nove del mattino, consapevole che finirò il mio giro con l’ oscurità: fino a Desenzano la temperatura resta costante sotto lo zero. Per ora ho fatto solo una piccola sosta a Salò per un cappuccio. Quando sono da solo cerco sempre di ottimizzare i tempi e fermarmi il meno possibile: è uno dei primi trucchi che ho imparato nel mondo dei brevetti Audax che mi consente di ottenere un tempo totale del giro decente mantenendo una velocità di crociera relativamente bassa.

Mi dirigo verso Castiglione delle Stiviere. Esce un timido sole, le strade sono un po’ troppo dritte per i miei gusti ma in fondo è quello che cercavo, quell’ orizzonte che si perde lontano, pochi paesi, tanta campagna, la Pianura Padana si svela lenta in fronte a me.

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Entro in un paesino, Medole: mi guardo intorno alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Ho già fatto 100km ed è ora di pranzo ma dubito di trovare un locale qui, sembra di stare nel Far West. Invece sbuca fuori una bella osteria di quelle moderne e ben gestite. Toast, coca e caffè, mentre osservo un gruppo di ragazzine sedute accanto a me presumibilmente al pranzo doposcuola e provo a immaginarmi mia figlia quando avrà la loro età. Chissà cosa serberà per loro il futuro, chissà quante di loro resteranno in paese e quante andranno altrove. Riflessioni di un randagio infreddolito che poco centrano con questo racconto.

Uno dei punti più suggestivi del percorso è stato l’ arrivo a Valeggio sul Mincio oltrepassando il Ponte Visconteo. Ero già stato in zona anni fa, transitando sulla ciclabile Peschiera-Mantova che passa sull’ altro lato, ma non ne avevo memoria. Diciamo che solo questo è valso il viaggio fin qua.

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Punto di nuovo a Nord, si torna verso casa. A Monzambano una breve sosta a bordo strada per mangiare frutta secca e alcuni dolcetti, il mio fisico ha bisogno di zuccheri: non oso immaginare a tutte le calorie consumate con questo freddo (la temperatura è ormai costante a 0°). Poi è monotonia, strade che conosco a memoria, inizio a pensare a casa e alla voglia di rilassarmi al caldo. Ma non è ancora finita.

A Garda faccio l’ ultima pausa, complice un tramonto spettacolare sul lago. Tira un vento gelido che si insinua nelle ossa, mi infilo tutto quello che ho e riparto subito.

16:53, il sole tramonta del tutto. L’ ultima ora abbondante di questa grandiosa giornata trascorsa in sella la passo al buio, con la temperatura che sul finale tocca i  -4°.

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Arrivo a casa dopo 9 ore e 30 minuti, con ampio margine sulle tempistiche ufficiali per la distanza, stanco come poche volte sono stato per un 200km ma pienamente soddisfatto. Al momento di scrivere l’ articolo fuori sta nevicando, quindi direi che sono stato fortunato e sento di avere messo in cassaforte una delle prove più difficili per il mio RRTY.

 

Il mio Solstizio d’ Inverno 2016

Ok, è andata, l’ edizione numero cinque si è conclusa con successo, sempre oltre le mie aspettative. Mi stupisco ogni anno di avere così tanti iscritti, e soprattutto molti nuovi adepti delle randonnée, di distanze così lunghe e di prove notturne. E ne vado fiero! Le previsioni meteo erano ottime, e così è stato, anche se le temperature leggermente inferiori alla media del periodo hanno probabilmente inciso sulla non partecipazione di una cinquantina di iscritti. Dei 270 previsti, hanno preso il via in 220 circa: una decina gli abbandoni, tra guasti meccanici e piccoli problemi fisici. Tanti quelli venuti da lontano, sia in Italia che all’ estero, ma sono sempre anche molto contento di vedere tanti ciclisti del posto, che non necessariamente partecipano di solito ai brevetti Audax ma che sono qui più per la particolarità della manifestazione, che con la sua semplicità sta ottenendo sempre maggiore successo.

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Come organizzatore ho dovuto rinunciare anche questa volta a pedalare insieme agli altri, ma non potrei fare altrimenti.

Per me il Solstizio d’ Inverno inizia circa tre/quattro mesi prima della prova, con il controllo del percorso: cerco di vedere se è possibile migliorarlo, renderlo più sicuro ed interessante, come ho fatto quest’ anno (la variante iniziale anche se più dura è piaciuta a tutti). Nuovo percorso però significa una nuova traccia GPS ed un nuovo road-book, elementi che una volta aggiornati sul pc vanno verificati di persona, meglio se in bici. Poi si passa all’ apertura delle iscrizioni. Per fortuna sono gestite online sul sito Audax Italia, ma necessitano sempre di alcune verifiche per non avere poi brutte sorprese la sera dell’ evento.

Arriva il momento di compilare tutte le carte dei partecipanti (più partecipanti=più lavoro!), stampare i road-book e i moduli delega e ordinare tutto per bene in modo da non avere intoppi al momento di distribuirle. Ah già, le toppe/trofeo! Quest’ anno ho preferito averle già pronte per tutti all’ arrivo, e sono piaciute 😉

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E infine arriva il grande giorno, sono agitato come se dovessi pedalare una Parigi-Brest-Parigi; sempre con la paura che qualcosa non funzioni, un ultimo sguardo al meteo, una telefonata ai posti di controllo. Avrò pensato a tutto?

La notte per me è quasi più lunga (ma non più fredda!) di quelli che lo pedalano, il Solstizio: un turno di 12 ore al bar, luogo di partenza/arrivo. Consegno le carte ai primi, un po’ di relazioni pubbliche (mi scuso con tutti se non mi sono dilungato troppo nei discorsi ma quella sera per me è davvero uno stress!) poi fuori a preparare la partenza. Alcune raccomandazioni sul percorso e poi via, si inizia a timbrare, coi soliti che scalpitano per partire! Liberati tutti è tempo di preparare il ristoro per il secondo controllo: dopo un paio d’ ore ecco i primi che arrivano. Via di nuovo coi timbri, prima a piccoli gruppetti, poi c’ è il caos del gruppone centrale. Gli ultimi arrivano a mezzanotte. Fuori tutti, il bar chiude, posso andare a dormire due orette a casa. Il cellulare però rimane acceso sempre, non si sa mai. Mentre mi infilo sotto le coperte ho quasi un senso di colpa per tutti voi la fuori al freddo…..

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Alle 02:30 sono già li davanti nel furgone: il bar aprirà alle 03:00 ma i primi arrivi non si vedranno fino alle 03:45. Il nuovo percorso ha allungato di circa mezz’ ora la percorrenza dei più veloci rispetto alla passata edizione, meglio così.

Timbro, registro il tempo di arrivo e partenza, controllo le carte e le riconsegno, insieme alla toppa ricordo. Tra le 05:00 e le 06:00 arriva il grosso della truppa, devo correre parecchio per gestire tutto ma alla fine ce la faccio. Facce stanche, sorridenti e soddisfatte, concludere il Solstizio è sempre un bel traguardo.

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Ora i ciclisti si rilassano, chi con una birra, chi con un latte macchiato, panini, torte, chi più ne ha più ne metta. Alcuni dormiranno in albergo, qualcuno si infila nel sacco a pelo qualche ora prima di mettersi in viaggio verso casa. C’ è anche qualche “matto” che tornerà a casa in bici, chapeau.

Più passano le ore più l’ atmosfera si rilassa. Al bar arrivano i clienti della domenica mattina, si iniziano ad intravedere anche abiti normali tra i presenti, non più solo gilet riflettenti e lycra. Alle 09:30 circa gli ultimi arrivi, un attento controllo sul pc per vedere che ci siano tutti e posso finalmente chiudere le porte di questa V edizione della Randonnée del Solstizio d’ Inverno.

Organizzare una manifestazione che richiama al via molti nuovi adepti del mondo randagio ha il suo piccolo prezzo da pagare: non tutti hanno seguito il percorso alla lettera (basta guardare Flybys su Strava per rendersene conto), c’ è stata qualche irregolarità nella timbratura dei cartellini gialli, per non parlare poi della già citata assistenza con vetture al seguito. Ma in linea di massima sono stati tutti bravi, bisogna ricordarsi che stare fuori una notte intera con quelle temperature non è mai uno scherzo.

Dal canto mio come organizzatore mi sono limitato ad una tirata d’ orecchi dove potevo vedere l’ errore, cercando di mettere sulla “giusta strada” chi aveva sbagliato.

Dico solo una cosa: cercate di approcciarvi a questo nuovo tipo di esperienza in maniera diversa e non come siete abituati a fare. Scoprirete un modo nuovo di vivere il ciclismo, forse migliore di quello che praticate già e più soddisfacente. Non sempre arrivare prima o primi è meglio, soprattutto quando è il viaggio la vera esperienza, non la sua fine.

Ci vediamo al prossimo Solstizio, grazie a tutti!

Primo brevetto Audax DIY GPS ufficiale

DIY sta per Do It Yourself.

In Italia non esiste questa possibilità, ma facendo parte dell’ Audax UK ho avuto la fortuna di poter provare quest’ esperienza. In poche parole si tratta di percorrere un brevetto pensato e ideato da soli in maniera ufficiale (con tanto di omologazione valida al fine di poter ottenere altri riconoscimenti).

Funziona così:

  • si acquistano delle carte di viaggio virtuali da uno degli organizzatori dell’ AUK che si occupa di questo (si potrebbero avere anche carte di viaggio vere e proprie nella variante non GPS, ma la tracciatura del percorso diventa più complicata dovendo rispettare la regola della distanza minima tra due controlli);
  • si prepara il percorso a tavolino utilizzando uno dei tanti programmi disponibili online, mantenendo i classici canoni Audax (distanza ufficiale 200-300-400-600-1000 e +1000) e scegliendo gli opportuni luoghi di controllo;
  • si salva la traccia ottenuta e la si carica online attraverso un modulo automatico indicando la data decisa per il brevetto, la distanza e i controlli;
  • viene inviata dall’ AUK una carta di viaggio virtuale con un link identificativo che servirà a caricare la traccia una volta effettuata la randonnée;
  • alla data scelta si monta in sella e si compie il giro avendo cura di registrare il tutto per bene;
  • una volta finito si invia la traccia all’ organizzatore e si aspetta la sua validazione. Stop.

Sembra complicato ma non lo è. E comunque sul sito è indicato in maniera chiara come fare il tutto.

Calcolando che è Novembre ho scelto di iniziare con una distanza di base, 200km, e vedere come andava. Come al solito mi sono lasciato prendere la mano al momento della tracciatura e ne sono venuti fuori 2500mt di dislivello!

Il percorso prevedeva: Passo San Giovanni e Val d’ Adige, salita Peri-Fosse, discesa da Breonio a Sant’ Ambrogio di Valpolicella, Lazise e poi il periplo del Garda fino a Riva, salita al lago di Tenno da Deva, ridiscesa su Arco.

Il problema iniziale è stato il freddo: per le prime tre ore (sono partito alle 06:30 circa) il sole non si è visto, in pratica fino a Fosse, e il termometro è sceso a -2° . Primo controllo virtuale e prima pausa al bar del paese. La stufa a legna accesa all’ interno fa molto baita di montagna e mi ricorda che l’ inverno è alle porte ed è ora di vestirsi per bene.

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Fuori l’ aria mattutina è gelida ma a dispetto delle previsioni che davano coperto c’ è un bel sole. Colpo d’ occhio magico sulla Lessinia mentre scendo verso il Garda. Consapevole che lo zoccolo duro del percorso è alle spalle mi godo la girata del lago, approfittando del passaggio a Peschiera del Garda per una sosta al Mc Donalds che ospiterà il controllo del Solstizio a sincerarmi che sia tutto ok. Pranzo rando style con un bel Mc Menù e si riparte.

Passate le cinque ore in sella passa anche il mal di schiena. La mente ha avuto la meglio sul fisico  che ora sta zitto e lavora. E poi c’ è il vento a favore. Per raggiungere Salò faccio una strada alternativa scovata l’ ultima volta che sono passato di qua: meraviglie del gps, oggi per la prima volta uso le mappe con navigazione e ne sto apprezzando l’ utilità.

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Una piada alla nutella mi darà l’ energia necessaria a tornare verso casa. Sempre con il vento che mi spinge percorro la Gardesana Occidentale con in testa l’ ultima salita, e più mi avvicino, più mi pento di averla inserita nel percorso. Sono a Riva alle 16:00, sta già facendo buio e sono in bici da  quasi dieci ore. E’ freddo e sono stanco. In più non sono più certo che il percorso verrà approvato: proprio in fase di partenza ho fatto un errore con la traccia sul Garmin perdendo i primi 15km. Quasi quasi vado dritto a casa e mi evito la Deva…..

Per fortuna alla fine lo spirito randagio prevale sul buon senso. La Deva doveva essere e la Deva sarà. Scollino in qualche modo e mi preparo alla fredda discesa prima di rientrare a casa. Comunque vada traccia o non traccia so di avere fatto 200km ed è sempre un bel “pezzo”, quindi sono soddisfatto della giornata.

Alla fine il brevetto verrà omologato, per fortuna il Garmin aveva comunque segnato la partenza del percorso e l’ organizzatore ha potuto verificarlo!

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