300k di Cervia, cronaca di una tempesta annunciata


E’ mezzanotte passata di sabato quando arrivo a Cervia. Parcheggio il furgone di fronte al Bagno Fantini, luogo della partenza, sistemo il letto e mi infilo nel sacco a pelo. Mi aspetta un breve sonno di tre ore scarse, colpa anche del cambio dell’ ora. Alle quattro e mezza suona la sveglia, fuori non piove. Bene.
Mentre faccio colazione mi chiama Musseu per dirmi che lui e Mauro sono in leggero ritardo. No problem, mi recupereranno più avanti, hanno un’ altra gamba!
Alle sei timbro il cartellino, accendo le luci e mi metto in viaggio.

Il timbro alla partenzaCon me parte anche Roberto, randagio Emiliano(o Romagnolo??)e insieme ci districhiamo tra le viuzze per uscire dal paese. Avvolti dal buio e da uno strato di nebbia ci insinuiamo nella pianura ad un ritmo regolare, pedaliamo affiancati scambiando qualche parola, e così scopro che lui ha fatto la Parigi-Brest-Parigi nel 2007, una delle edizione più piovose della storia. Chissà che nel 2011…..

Primi km nella nebbia
A S. Michele, dopo 41 chilometri, raggiungiamo il primo controllo. Timbro veloce e ripartiamo. Abbiamo da poco superato Cippo di Garibaldi quando la pioggia che tutti prevedevano arriva(pazienza, in fondo ho scelto di fare questo brevetto proprio per questo; voglio vedere di cosa avrò bisogno alla LEL dopo una giornata intera sotto l’ acqua); infilo la giacca in Gore-tex e proseguiamo, gli altri ancora non si vedono. Per strada raggiungiamo Pierre, randonneur Belga che vive a Venezia, e più o meno insieme(anche lui come me oggi vuole tenere il suo passo e non forzare)arriviamo a Goro dove è posto il secondo controllo.
113 chilometri fatti, 207 da fare.

Il secondo controllo
Con stupore mi levo la giacca e vedo che sotto sono asciutto. Per ora l’ abbigliamento tecnico tiene, e i parafanghi fanno il resto. Sono pronto a partire quando arrivano Mauro e Giorgio. Per loro la giornata non è iniziata al meglio; Musseu è caduto e Mauro fa fatica a prendere il ritmo giusto. Roberto si mette in moto prima di noi e non ci vedremo più. Riparto infreddolito per la sosta prolungata, ma subito il ritmo mi scalda. So che se sto in questo gruppetto le mie energie non basteranno fino alla fine. Dopo circa venti chilometri arriviamo alla “barricata di Scandovari”, una piccola appendice dell’ Italia totalmente esposta alla forza della natura. Siamo in mezzo al nulla avvolti dalla tormenta, con il mare in burrasca a rendere il tutto più epico. Il vento è fortissimo, vado via ai 17-18 all’ ora, di fianco a me Mauro, davanti una decina di metri Giorgio e Giancarlo(ideatore del tracciato), Pierre è rimasto indietro. Ognuno in questi momenti è solo con se stesso, non c’ è scia che tenga, sei solo tu e la tua motivazione che ti fa compiere queste imprese. Uno sguardo come a salutarsi e Mauro si allontana lentamente raggiungendo gli altri. Poi come un miraggio ecco il cartello che indica la fine momentanea delle sofferenze: Porto Barricata, il che vuol dire cambio di direzione e vento a favore! Mentre faccio due foto e mangio un panino Pierre mi raggiunge e ripartiamo insieme.

Porto Barricata, gira il vento Sembro rinato, la gamba gira ancora bene, a tratti spingo fino ai 35 orari anche se la pioggia non molla, ma ormai ci ho fatto l’ abitudine. Nelle scarpe ho tre centimetri di acqua costante ma finchè pedalo tutto bene.
Paese di Piano, controllo, chilometro 176, ore 13:30.
Mi fermo giusto il tempo di andare in bagno, ho ancora abbastanza cibo con me, e riparto solo. Pierre ha una crisi di freddo e starà qui un po’ a cercare di recuperare le forze.
Al km 200 arriva la mia di crisi, la aspettavo, bussa sempre alla porta. Le gambe sono inchiodate, calo di zuccheri, e allora via, giù un panino e una barretta e aspetto che si tramutino in energia pazientemente. Dietro di me arriva qualcuno, mi passano e riesco ad attaccarmi a ruota. Sono in tre, di poche parole, forse non gradiscono la compagnia???(o forse è solo la stanchezza) ma me ne frego e ciuccio. Nel frattempo recupero le forze e allora faccio il mio lavoro e tiro pure io. Attraversamento ponte di non so che, sono otto ore che prendo acqua e i riflessi vacillano, e mi ritrovo steso per terra. Fortuna che ne io ne la bici siamo ammaccati. I miei “nuovi amici” non aspettano, mi tiro in piedi, sistemo la catena che era caduta e via. Ora ho in mente solo di arrivare al prossimo controllo. E’ incredibile, in una lunga distanza, l’ importanza a livello mentale che hanno queste piccole soste programmate. A piccoli traguardi si arriva alla fine e oggi a mollare non ci penso proprio.
Anita, chilometro 247, ore 16:55, ore in sella 11.
Nel bar intorno a me solo facce provate dalla fatica, la mia compresa. Mi fermo un po’ di più, telefono alla Vale per dirle che è tutto ok, mangio un panino, una coca, mi rimetto la giacca e riparto. I vestiti bagnati mi si sono gelati addosso, le braccia tremano così tanto da scuotere il manubrio, ma dura poco, faccio andare le gambe in agilità e in qualche chilometro ritorno a pieno regime. Percorro un po’ di strada con Marco, di Grosseto; il suo socio ha abbandonato all’ ultimo controllo, lui è un po’ in crisi ma arriverà alla fine. Poi un regalo inatteso. Smette di piovere.

Sulla strada verso Cervia L’ umore sale, ora si riesce ad apprezzare un po’ meglio il paesaggio. Arrivano nomi familiari di paesi da cui siamo passati all’ andata, bene, vuol dire che sono vicino, Godo, Ghibullo, S. Zaccaria, faccio il conto alla rovescia. Il sole sta tramontando, accendo le luci e mi guardo intorno, sembra un regalo della natura che dice”bravo, sei arrivato fino qua, questo è per te”e in un attimo vengo ripagato della fatica fatta. Sensazioni ed emozioni forti, per molti ma non per tutti.

Ancora pochi chilometri


E poi eccola la in lontananza, Cervia. Stufo di leggere il road-book vado a naso e così sbaglio strada sciroppandomi altri chilometri inutili, ma ormai non importa, è fatta.
Cervia, Bagno Fantini. Il contachilometri segna 335km. Sono le 20.40. 14 ore e 40 in bici.

E’ finitaMi aspetta una doccia bollente e uno spettacolare piatto di pasta al forno+birra offerti dall’ organizzazione impeccabile a mio avviso. Con 10 euri c’ era anche un pacco gara con berretto, borraccia, barretta, carbogel, gel riscaldante e “sale di cervia”, più un percorso segnato benissimo con frecce dipinte sull’ asfalto, il tutto condito da sorrisi e cordialità sia dallo staff del Bagno Fantini che di tutti i posti che hanno ospitato i controlli.
All’ una di notte sono finalmente a casa. Anche questa è andata, un passo in più verso la LEL.

200k Albano S.A. Team Testa

Domenica si è svolto il primo brevetto della provincia di Bergamo, organizzato dal Team Testa, con partenza da Albano S. Alessandro, sulla distanza dei 200k piani. Questo non era in programma sul mio calendario, ma aveva una particolarità; circa a metà percorso, al km 106, transitava dal traguardo. Quale migliore occasione per far conoscere il mondo rando alla Valentina e suo fratello Emiliano! Quindi solita sveglia all’ alba, e via verso Bergamo tutti e tre sul furgone. La meteo prevede una giornata di sole, tanto atteso dopo la lavata di domenica scorsa, e così è. Un’ alba splendida ci accompagna lungo il viaggio in autostrada, e quando arriviamo è ancora presto, manca più di un’ ora alla partenza e il parcheggio è vuoto. Ne approfittiamo per fare tutto con calma, qualcosa da bere al bar, regolare le iscrizioni e preparare le biciclette per il viaggio. Nel frattempo i randagi iniziano ad arrivare e piano piano il centro sportivo dove è allestita la partenza si anima.

Incontro anche Andrea, conosciuto alla Roma-Bergamo e ritrovato sul web, con la sua bellissima Trek su cui svetta una Brooks Swallow in titanio. Dieci minuti al via, ci mettiamo in coda per il timbro, siamo tra gli ultimi e la temperatura è ancora fredda.

La coda alla partenza La Freccia Celeste anche oggi riceve un sacco di complimenti, ma noto che sono l’ unico o quasi con una bici vecchio stile…mi sa che oggi i ciclisti menano! Finalmente alle 8 e 40 timbriamo e si parte, siamo in ballo per un’ altra avventura.
Faccio io l’ andatura, bisogna scaldare i motori, soprattutto la Vale ed Emi che non hanno km nelle gambe(più o meno 120 per uno da Gennaio!!). Una partenza troppo forte la pagherebbero senz’ altro verso la fine, quindi non ci leghiamo a nessuno.
I primi 25 chilometri volano, nel frattempo dietro a noi si è formato un piccolo gruppetto, si va via bene, sui 30kmh, ogni tanto mi giro a controllare, facce sorridenti, tutto ok. Ho solo paura di sbagliare strada, ma sono aiutato dalla frecciatura dipinta sull’ asfalto dagli organizzatori che nei punti critici segna il percorso, anche se non sempre è così e uno sguardo al road-book ogni tanto ci vuole. Dopo un piccolo errore di percorso, dovuto peraltro ad un altro gruppo che ci aveva superato e che io ho stupidamente seguito, al km 50.4 siamo ad Acqualunga al primo controllo.

Il primo controllo Solita routine, timbro, bisogni e prendo qualcosa da mangiare dalla borsa. La Vale mi sorprende in rapidità e in un attimo è pronta. Emiliano si trova un po’ spaesato ma subito si attiva e in cinque minuti siamo pronti a ripartire.
Vento contro e drittoni da urlo. Non sono gli ingredienti migliori se ti tocca fare l’ andatura e non sei un gran passista come me! Ma così è, e allora testa bassa e spingo, i ragazzi dietro non mollano, ora siamo in cinque, faccio fatica ma penso alla LEL, li sarò solo, nessuno a cui ciucciare la ruota. Il percorso in questa prima parte è un po’ monotono, i paesi si susseguono, siamo sulla statale 498, ci lasciamo dietro la provincia di Cremona per rientrare nella Bergamasca. Mancano una ventina di chilometri al secondo controllo quando Emi va in crisi. Paga la poca esperienza. Si è dimenticato di alimentarsi ed ora è alla frutta. Ma non molla. La Vale ha qualche energia in più. Ci siamo, per loro è fatta(record di km per entrambi!), stanchi ma contenti della loro impresa. Abbiamo quasi i 30kmh di media, sono stati davvero bravi!
Nel ripartire mi attacco ad un gruppetto del team Formaggilandia2, organizzatori tra l’ altro della Randolario, ma dopo poco il gruppo si sfalda e rimaniamo in tre, io Marcello e Paolo, conosciuti sulla strada, e ci aiutiamo a vicenda(anche se Marcello tira più di tutti, grazie!!). Ora il percorso è molto più bello, si fa il giro del lago d’ Iseo. La strada è stretta, bisogna fare attenzione alle macchine, ma offre scorci meravigliosi sul lago e sulle montagne tutte intorno. Dopo una piccola pausa per riempire la borraccia siamo al giro di boa, e a Pisogne imbocchiamo una bella pista ciclabile che ci porta all’ ultimo controllo.

Marcello e Paolo
L’ ultimo controlloMancano 40 chilometri, 166 fatti. Mi sento bene, le gambe girano, va molto meglio di Nerviano, nonostante sia stato fermo tutta la settimana con l’ inluenza in corpo. Ora però dobbiamo fare i conti con il traffico della domenica. Per una decina di chilometri circa è tutta una colonna di macchine e siamo costretti a fare lo slalom per passare.

Marcello fa l’ andaturaUltimo tratto, si vede il cartello per Albano S.A., Paolo si attarda a fare foto, Marcello è con lui, la voglia di arrivare mi fa spingere sui pedali e rimango solo. Gli ultimi chilometri scorrono come se fossero i primi, e arrivo alla fine con ancora un sacco di energie in corpo. Bene. Otto ore e venti totali. Emi e la Vale sono li che mi aspettano, timbro, doccia(fredda!!) e mi mangio un bel piatto di pasta. Aspetto di vedere Marcello e Paolo ma non ci incontriamo più, li ringrazierò al prossimo brevetto!

Il "mio" 200k di Nerviano

Suona la sveglia, 4 del mattino. Poco più di tre ore di sonno. Eh si, perchè come al solito mi sono ridotto alla sera prima per fare le ultime cose(con estrema gioia della Vale), tra le quali montare un paio di copertoni nuovi sulla Freccia Celeste, dei Continental Grand Prix 4000 da 25mm, e sostituire la catena che aveva fatto la sua strada.
Alle 5 sono pronto e trovo Michele, randonneur arcense, ad attendermi sulla porta. Siamo puntuali, si parte, direzione Brescia est dove ci incontriamo alle 6 con Musseu e con un amico, Mauro, suo compagno di avventure alla Super Randonnée di Cuneo e alla 1001 Miglia. Riusciamo a far stare tutte le biciclette sul furgo e partiamo in direzione di Milano. Sono le 7 e 30 quando arriviamo a Nerviano, punto di partenza di questa randonnée, e come avevano detto le previsioni meteo piove. La cosa non mi preoccupa più di tanto, sono attrezzato bene con giacca in Gore-tex e parafanghi, perciò il morale rimane alto, e penso che sarà un ottimo test per la LEL, dove questo tempo potrebbe farla da padrone.

Il dream team ai preparativi, da sx Mauro, Michele e Giorgio
Viale Kennedy è tutto un via vai di ciclisti di ogni specie, dai randonneurs ultra navigati a quelli meno esperti come me, passando dai granfondisti incalliti, gli unici(o almeno credo)presi a spalmarsi olii di vario genere sulle gambe!

Una volta regolarizzate le nostre iscrizioni, prendiamo le biciclette e partiamo, non prima di aver fatto timbrare le nostre carte de route.

La partenzaUn “buon viaggio” detto prima di partire da un signore dell’ organizzazione spiega in due parole il vero spirito di queste manifestazioni. E con il sorriso sulle labbra do il primo colpo di pedale di questa grande avventura.
Il nostro gruppo è formato da una decina di persone, tutti amici di Giorgio e Mauro; io e Michele siamo i meno esperti del mondo rando, gli altri hanno all’ attivo anni di esperienza, Parigi-Brest-Parigi, 1001 Miglia, Super Randonnée e svariati 600k! Con una compagnia così mi sento in una botte di ferro. Dopo alcuni km vedo che l’ andatura si attesta sui 32/35kmh ma siamo ancora in tanti e si va via bene senza troppa fatica. Intanto la pioggia aumenta, e al primo controllo, al km 47, i miei copriscarpe hanno smesso di funzionare e i piedi navigano nell’ acqua. Timbriamo la carta e in un attimo si riparte.

Il primo controllo La media è sempre alta, forse in una giornata di bel tempo avrei preferito prendermela più comoda, ma oggi va bene così, e poi è tutta scuola per il futuro. Con l’ acqua che viene giù non si riesce a godere troppo del panorama e si pensa solo a fare strada; aiutati anche dalla segnaletica dipinta per terra arriviamo veloci al secondo controllo, dove troviamo anche un ristoro. Il procedimento che seguo è questo: prima timbro il cartellino, poi i bisogni(nel limite del possibile), mangio e mi metto qualcosa nella tasca della maglia preso dalla borsa manubrio per alimentarmi in corsa.

Uno dei rari momenti in cui non pioveva

Si riparte. Giro di boa. Ora siamo solo noi, facciamo gruppo compatto, l’ andatura è sempre alta, alcuni si sobbarcano gran parte del lavoro in testa, Giorgio è tra questi, è quasi sempre davanti e ci resta per lunghe tratte, per di più sembra sempre di avere il vento contro. Io un po’ ci provo a tirare, ma quando capito davanti resisto solo per poco tempo, le gambe bruciano e sono costretto a sfilare. Ma sono contento lo stesso, sinceramente non pensavo che avrei resistito con loro per tutta la rando!

Il controllo segreto
Al km 170 controllo segreto, mi perdo via un attimo di troppo e quando me ne accorgo gli altri sono già partiti. Cerco di fare in fretta, ma litigo pure con la borsa manubrio che non si vuole chiudere(###!!!)e quando riparto mi ritrovo solo, li vedo in lontananza, spingo sui pedali ma non vado, le gambe accusano l’ andatura che ho tenuto tutto il giorno, sono in crisi, e sono solo, a 30k dall’ arrivo. Si impara anche adesso. Poi come una luce in fondo al tunnel ecco il grande Michele(grazie mille davvero!)che mi ha aspettato insieme ad un altro ragazzo di Arco, Tiziano, recuperato all’ ultimo controllo. Mi sono sembrati i 3k più lunghi di tutta la vita, ma quando li raggiungo il morale sale di nuovo. La gamba però è sempre quella di prima, ma c’ è super Michele, gran passista, che ci traina tutti ai 30kmh(nell’ ultimo tratto abbiamo recuperato anche un’ altro randonneur)fino all’ arrivo sotto una pioggia battente dove ritroviamo Giorgio e Mauro. Alle 16:05 siamo a Nerviano, 7h di pedalata e una ventina di minuti di soste, per me un record. Doccia calda, un bel piatto di pasta offerto dall’ organizzazione(incredibile con solo 10 euro d’ iscrizione)e dopo una promessa di gemellaggio con gli amici piemontesi(noi si va a fare la rando di Cumiana, loro vengono a fare il Tour dell’ Ortles)ripartiamo verso casa.
Un ‘esperienza bellissima, che senz’ altro ricorderò per parecchio grazie anche al tempo inclemente. Ho avuto modo di conoscere l’ umiltà di tanti randagi. Umiltà, è proprio la parola giusta. Perchè lo fai per passione, perchè lo fai per te stesso, perchè lo fai per condividere bei momenti con persone eccezzionali. Grazie a tutti. Davvero.
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