Mercian, nuovo set-up

“Gruppo SRAM Apex, ruote American Classic Sprinter 350”

Nuovo look molto più funzionale e dalle caratteristiche che più si prestano al mio tipo di utilizzo. In un anno di giri a spasso per l’ Italia, alla fine ho optato per un compromesso tra classico e moderno più adatto al ciclismo che mi piace interpretare. Le modifiche sostanziali riguardano il gruppo e le ruote, a cui si aggiungono l’ abbandono della comoda (quasi troppo) Brooks e dei pedali da MTB (che di recente mi causavano fastidi alle ginocchia per via della scarsa superficie d’ appoggio). Tra gruppo, ruote e sella, il risparmio di peso è stato superiore ai 2kg, portando la bici a 8.5kg compresi i pedali.

  • Gruppo SRAM Apex compact, scala pignoni 11-32;
  • Ruote American Classic Sprint 350, 20 raggi radiali ant., 32 post, 1400gr;
  • Copertoni Vittoria Rubino Pro 700×23;
  • Sella Selle Italia Max Flite;
  • Pedali Look Kèo 2 carbon.

Resta da dire che per randonnée oltre i 200km è sempre previsto il montaggio di ruote tradizionali, mentre per la PBP devo ancora decidere se utilizzare la Brooks o no.

Il primo test ride l’ ho fatto in compagnia di Andrea e Renato, un bel viaggetto a Verona per andare a ritirare il nuovo furgo (oh yes!) via Peri-Fosse: risultato, quarantotto minuti, mio miglior tempo su questa salita nonostante i 36° abbondanti di temperatura trovati sul percorso!

PARAFANGHI

“Honjo hammered fenders 35mm”


Una bici da rando senza parafanghi è un’ opera incompiuta.
Inutile dire l’ utilità che comporta averne un paio montati sotto il culo, soprattutto in inverno e con il clima che ci ritroviamo quest’ anno al nord Italia: prima di tutto se piove ti bagni la metà, con un buon abbigliamento in Gore-Tex puoi passare una giornata sotto l’ acqua senza ridurti uno straccio. E quando smette di piovere ti devi solo asciugare dall’ acqua, tutta la terra, sassolini, fango, varie ed eventuali che ricoprono il bitume se ne restano sotto i tuoi parafanghi. Lo stesso vale per le scarpe, i piedi restano più asciutti senza tutti gli schizzi che provoca la ruota anteriore, se monti un mud-flap ancora meglio. Puoi uscire subito dopo la pioggia, allenarti sulle strade bagnate per due ore e scendere dalla bicicletta ancora con i vestiti immacolati, sudore a parte.
Mai provato poi a stare in scia a qualcuno sotto il diluvio? Non è una bella sensazione mangiare tutta la terra che tira su quello che ci precede. Con i parafanghi questo non succede (ma in questo caso li deve avere chi sta davanti, non noi).
E poi non sei più costretto a salutare tutti i ciclisti che incontri per strada che tanto con i tuoi parafanghi non ti saluteranno mai (genera lo stesso effetto la vista di borse e portapacchi attaccati in qualsiasi punto del mezzo).

Honjo-Koken è una piccola azienda di Tokyo che produce i parafanghi più belli che si possano trovare in commercio: sono fatti in alluminio, leggeri e curati nei minimi particolari, con una calzata sul mezzo perfetta. Sono concepiti per essere montati direttamente al telaio senza adattatori o fascette, eliminando così tutte quelle vibrazioni che a lungo andare possono essere causa di rotture.
Per usare questi parafanghi ci vuole una bicicletta predisposta ad accoglierli: serve un maggiore spazio al passaggio ruota, occhielli filettati per fissarli all’ estremità della forcella e del carro posteriore e freni con un reach (la lunghezza effettiva del braccio del corpo freno) maggiore del normale. Tutte caratteristiche peculiari della Mercian, che come ricordano sul sito è stata creata to soak up the miles. La geometria standard permette il montaggio di copertoncini da 23mm con parafanghi (si può scegliere la versione 28mm al momento dell’ ordine del telaio), e data la regola base per la scelta di questi ultimi che li vuole 10-12mm più larghi rispetto alle ruote montate, ho scelto la misura da 35mm, una delle più piccole in commercio, nella versione hammered.

Un’ oretta abbondante di lavoro in garage complice una mattinata di pioggia (il montaggio non è dei più semplici, necessita di pazienza e di una buona mano, bisogna forare i parafanghi e tagliare a misura i fender-stays), e dopo alcune regolazioni il risultato finale è ottimo.Il test si è svolto sul lungolago, giù fino a Torri e ritorno, pedalando su strade bagnate fino al calare del sole, ritornato a casa alle 17:00 con 3°, freddo, ma quando sono sceso dalla bici asciutto e pulito, beh, non ha prezzo!

MERCIAN AUDAX SPECIAL

“Test notturno”

Mercian. Un marchio in Italia praticamente mai sentito. Dal 1946 producono biciclette nel Derbyshire, in Inghilterra, restando fedeli ad un concetto di ciclismo a noi ormai sconosciuto, con una cura dei particolari e della lavorazione unici nel loro genere.
La folgorazione per me è avvenuta lo scorso anno in Inghilterra, durante la LEL, quando mi sono accorto che molti randagi avevano queste biciclette. Una volta arrivato a casa, dopo una breve ricerca in rete ho trovato il sito, e ho iniziato a pensarci su. A pensionare la Freccia Celeste.
E così a dicembre ho fatto l’ ordine, 200 sterline di cauzione e il progetto è partito. Prima la scelta del modello, poi le tubazioni, le misure ed il colore. Tutto via e-mail.
Sei mesi di lunga attesa, poi è arrivata, tempo qualche giorno per recuperare alcuni componenti che mi mancavano ed ho fatto il montaggio. Per ora niente parafanghi, ma è predisposta ad accoglierli.

  • Telaio Audax Special
  • Tubazioni acciaio Reynolds 725
  • Serie sterzo Chris King 2 Nut
  • Gruppo Campagnolo Veloce 9v/guarnitura Campagnolo Racing tripla
  • Pedali Crank Brother Egg Beather titanium
  • Freni Cane Creek SCR-3L con spazio per parafanghi
  • Manubrio Nitto Randonneur/attacco Nitto Pearl 120/nastro Brooks leather
  • Sella Brooks Swift titanium/reggisella Thomson Elite
  • Ruote Mavic Open Pro con mozzo anteriore dinamo SON
  • Luce B&M Lumotec IQ Fly Senso Plus
  • Coperture Continental

Quale miglior test se non un bel giro in notturna? Così venerdì scorso abbiamo deciso di fare il classico anello di Trento, un giro di un centinaio di chilometri con pochissimo dislivello, con la scusa di andare a provare anche il nuovo tratto di pista ciclabile che da Vezzano porta a Terlago.
Alle 20:00 ritrovo al ponte di Arco e siamo partiti, con me la Vale alla sua prima esperienza notturna e Fabio a.k.a. the boss anche lui novellino del pedale al suo primo giro da 100km.
Oltre alle bellissime sensazioni che solo la notte può regalare, la bicicletta mi stava addosso come se ci pedalassi da sempre, morbidissima sullo sconnesso ma abbastanza reattiva, talmente comoda che penso di poter tornare ai più tradizionali copertoncini da 23mm invece dei 25mm che monto ora.
Il gruppo affiatato ha attraversato le Marocche di Dro, si è cimentato sulle rampe cementate di Vezzano con punte al 15%, ha percorso la bellissima pista ciclabile fino a Terlago, si è tuffato nella galleria del bus de Vela ai 75km/h, ha attraversato Trento ed è rientrato a casa lungo la Val Lagarina superando il temutissimo passo San Giovanni (262mt slm), non prima però di aver fatto sosta alla Gelateria Bologna di Mori!