Un Bondone invernale

Il 2019 è l’ anno della Parigi-Brest-Parigi, come tutti sanno, che ovviamente è anche il mio obbiettivo ciclistico di questa stagione. Se però riesco a iscrivermi. Ad oggi infatti sono rimasti solo un migliaio di posti disponibili, e con il mio 300 di pre-qualifica ho ancora qualche speranza di farcela. Lo scoprirò il 25 Febbraio.

Meglio comunque prepararsi, che tanto se non è la PBP qualcosa di alternativo lo si trova sempre.

Domenica ero libero, e cogliendo l’ occasione di una gita in famiglia sulla neve alle Viote del Monte Bondone, ho deciso di raggiungerli in bici. Febbraio, mattina presto, salita dal versante Nord, temperature rigide, la mia bici leggera in manutenzione ecc. ecc., tutte scuse per una testa che forse ha perso un po’ di abitudine a quelle sane strusciate che in fin dei conti sono quello per cui vado ancora in bici. E come poi si è visto, tutte scuse inutili.

Sì, a salire ci abbiamo messo 3 ore da casa (con me anche Carlo, e grazie perché se non fosse stato per lui con tutta probabilità mi sarei rigirato nel letto), sì, era freddo (sottozero in valle e sulla salita 2/3 gradi sopra massimo), sì, ho fatto una bella faticaccia, ma ne è valsa davvero la pena. L’ essenza del ciclismo invernale, come ha scritto poi Carlo in un suo post su Instagram.

E’ stata poi la molla che mi ha fatto pensare: ” SI PUO’ FARE”. Così dopo un paio di giorni sono pronto per la replica con il Passo Bordala. Altri orari ma soprattutto altre temperature! Comunque la caccia alle salite è aperta, per fortuna. E mi viene da pensare perché ho aspettato così tanto…

Mercian Super Vigorelli

Ci si può innamorare di una bici? Si, e questa volta ho superato le mie aspettative.

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Specifiche:

  • Telaio Mercian Super Vigorelli 631, colore Red Enamel con lug lining bianco;
  • guarnitura Campagnolo Record Pista 48 denti;
  • movimento centrale Campagnolo Record Pista 111mm;
  • pignone Miche 18 denti;
  • catena KMC nonricordoquale;
  • ruote, mozzi Campagnolo Record Pista su cerchi Mavic Open Pro 32 fori;
  • copertoni Vittoria Open Corsa SC 700x23mm, camere Schwalbe Extralight;
  • attacco Cinelli 1A 100mm stem;
  • piega Cinelli Criterium 40cm;
  • nastro Cinelli Mash;
  • reggisella BBB (splendido fondo di magazzino comprato a due lire);
  • sella Brooks Swallow Titanio (questa invece pagata un po’ di più!);
  • pedali Shimano SPD M780;
  • portaborraccia Elite Ciussi Inox.

La bicicletta è predisposta per freni ant./post. con passaggio cavi nascosto all’ interno del tubo orizzontale, più parafanghi, scelta fatta per un suo utilizzo in ambito randonnée (sogno la PBP 2015 con la fissa da quando l’ ho portata a termine nel 2011). L’ unico neo è che per ora non posso usarla. C’ è un problema di compatibilità in zona movimento centrale abbastanza complicato che sto provando a risolvere (e spero davvero che non sia un problema al telaio), settimana prossima la sentenza appena mi arriva il pezzo mancante.

Bici da randonnée_2

“Mercian Audax Special”

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Complice una settimana di riposo oggi ne approfitto per presentare le ultime e definitive modifiche apportate alla mia Mercian, con la quale ho partecipato alla recente Rescarando. Il telaio è del 2009 e da allora è stato smontato e rimontato più volte per provare diverse soluzioni; oggi credo di avere raggiunto la perfezione per quello che riguarda una bici da randonnée, tenendo in considerazione sia stile che funzionalità.

  • Telaio: Mercian Audax Special. In questo caso su misura, ma la geometria standard proposta dalla casa è comunque studiata per le lunghe distanze senza però sacrificare le prestazioni.
  • Gruppo: SRAM Force. Gamma medio/alta, leggero, dà la possibilità (come in questo caso) di montare una cassetta posteriore 11-32, eliminando di fatto la necessità della tripla.
  • Ruote: assemblate con cerchi DT Swiss 32 fori RR465 Double. La posteriore con mozzo Shimano Dura-Ace 7900, anteriore con mozzo a dinamo Schmidt SON, accoppiato con luce anteriore SON Edelux. Copertoni Continental GP 4 Season, 700x23mm.
  • Componentistica: Nitto per attacco, manubrio e reggisella.
  • Sella: Brooks Team Professional Titanium, accoppiata al nastro manubrio in pelle Brooks e alla borsa porta attrezzi Brooks D-Shaped, il tutto nella colorazione Honey.
  • Pedali: Shimano PD-A600.
  • Parafanghi: Honjo 35mm.
  • Extra: portaborraccia King Cage, luce posteriore Lezyne Femto Drive a batteria.

Il peso della bici così montata si aggira intorno ai 10.2kg, posizionandosi in una fascia di peso leggera per questa tipologia di bici (acciaio), che è in grado di esprimere al meglio le sue caratteristiche in randonnée di stampo classico, caratterizzate da percorsi lunghi e/o molto lunghi, come la Parigi-Brest-Parigi o la Londra-Edimburgo-Londra, senza andare a sconfinare nell’ estremo (per estremo intendo itinerari che si sviluppano nell’ attraversamento di territori montani caratterizzati da lunghi valichi alpini, come ad esempio le Super Randonnée). Con questo non voglio dire che la bici si comporta male in salita, e la mia vacanza nei Pirenei lo dimostra, ma solo che una bici di 2/3kg più leggera potrebbe aiutare in caso di difficoltà (nei prossimi giorni verrà presentata anche una bici da randonnée di stampo più moderno in carbonio).

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Il bagaglio ideale per una bici di questo tipo sono le borse della Carradice (ora disponibili anche al nostro negozio): non hanno un prezzo eccessivo, sono leggere e impermeabili, ed eliminano di fatto l’ uso del portapacchi per un utilizzo orientato nell’ ambito delle randonnée (durante la PBP del 2011 avevo una Barley sotto la sella più una Cape Roll al manubrio, senza nessun bag drop).

Il prezzo è comunque alto, il solo telaio si attesta superiore ai 1000€, con un valore totale della bicicletta che oscilla tra i 2000 e i 3000€ a seconda del montaggio scelto, e ricordo intorno ai 6/7 mesi dall’ ordine per averne una.

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Mercian “King of Mercia”

La bici della Vale.

 

Giovedì scorso al “Bike & Climb” abbiamo ricevuto la prima attesissima consegna Mercian. 3 telai in tutto che si sono fatti desiderare parecchio (8 mesi abbondanti dal momento dell’ ordine, sintomo che alla Mercian la crisi non c’ è!), due Audax Special (una già venduta) che mostrerò più avanti, e soprattutto la “King of Mercia” di Valentina.

Avevo già organizzato per tempo tutta la componentistica, in parte nuova e in parte recuperata, così lo stesso pomeriggio l’ ho assemblata, e il risultato rispecchia in pieno le aspettative. Ecco i dettagli:

  • telaio e forcella “King of Mercia” mis. 51cm custom, tubazioni Reynolds 725, colore Deep Plum Pearl, predisposizione per il portapacchi posteriore e parafanghi. Dimensione massima copertoni, 32mm;
  • ruote assemblate a mano, cerchi Mavic MA3, mozzi Campagnolo Veloce 32 fori revisionati ( una menzione particolare per queste ruote che sono state le prime che ho fatto. Ormai hanno passato i 10 anni e sono ancora perfette nonostante abbiano girato in lungo e in largo);
  • cambio posteriore e deragliatore anteriore Campagnolo Veloce Triple 9v, cassetta 12-26, comandi Campagnolo Mirage, catena Campagnolo 9v;
  • guarnitura Sugino XD Triple 46/36/24 165mm, movimento centrale perno quadro Shimano 107mm;
  • freni Tektro R538 57mm drop;
  • piega manubrio Nitto Noodle 41cm;
  • attacco manubrio Nitto Technomic 100mm;
  • serie sterzo Tange Levin 1″ filettata;
  • reggisella Nitto S65 Crystal Fellow 27,2mm;
  • sella Selle Italia Lady Diva Gel Flow;
  • copertoni Schwalbe Durano 700×25;
  • nastro manubrio Giant Gel Cork nero;
  • pedali Shimano PD-M540;
  • portaborraccia King Cage.

Ovviamente Valentina è più che soddisfatta, una bici che resterà con noi per moltissimo tempo, degna compagna della mia Audax Special.

Una nuova Mercian in arrivo

“King of Mercia”

Con le vacanze estive già programmate e gli obbiettivi ciclistici futuri più a misura di famiglia, era ora di pensare ad un mezzo per la Valentina che soddisfacesse di più le nostre esigenze. Ci serviva una bicicletta in grado di poter affrontare qualsiasi sfida, un giro di 50km intorno a casa o la scalata di un colle alpino, un’ escursione di due giorni dormendo in campeggio o un cicloviaggio più lungo con tutto l’ occorrente stivato nelle borse, asfalto o sterrato che fosse. Così abbiamo optato per una King of Mercia, creata dalle sapienti mani di casa Mercian è uno tra i modelli più conosciuti del loro catalogo. Valentina non voleva un look troppo classico, così le scelte in fase di ordine sono andate in questa direzione, ad eccezione di alcuni accorgimenti per migliorare il comfort della posizione di guida: tubi da 1″ per poter montare un attacco tradizionale che consente più regolazioni in altezza, passaggio ruota per copertoni da 700×32, spazio per parafanghi e predisposizione per un portapacchi posteriore. Tubazioni Reynolds 725 di serie (le stesse usate sulla mia Audax Special) leggere e reattive ed una geometria su misura. Quella standard per Valentina non andava bene, così ci siamo affidati ai consigli dei telaisti che con qualche piccola modifica hanno creato un disegno ottimale del telaio per le sue misure. Poi è toccato a noi scegliere le finiture e, cosa più difficile, il colore! Deep Plum Pearl, un bel viola scuro perlato con una scritta classica in argento. Adesso abbiamo quattro o cinque mesi per pensare a come montarla (alla Mercian è questo il tempo della lista d’ attesa, le cose vengono fatte con calma e per bene, basti pensare che per la verniciatura di un  telaio occorrono circa tre settimane di tempo) ma sono sicuro che verrà una bellezza e saprà regalare a Valentina tante soddisfazioni per molti anni a venire.

Il progetto preso dall’ Online Frame Builder

Geometria e specifiche, ovvero come nasce un progetto Mercian.

Se qualcuno volesse più informazioni sui telai Mercian non esitate a contattarmi, sarò felice di aiutarvi con la scelta di una bicicletta unica e intramontabile.

Luce dinamo posteriore

“Bush & Müller Seculite Plus”

Perchè non ci avessi pensato prima ancora non lo so. Nel 2009 Valentina mi ha fatto il più bel regalo che un randonneur possa sperare di ricevere: un mozzo dinamo Wilfried Schmidt, e più precisamente il SON20 (di recente rinominato SON EDELUX). Inutile dire che è il miglior sistema di illuminazione per quel che concerne le randonnée, elevata potenza di luce, leggerezza dell’ impianto, attrito impercettibile e assenza di manutenzione (garantiti 50.000km senza metterci mano). E poi rende liberi dalle batterie, che oltre ad inquinare parecchio, costano e pesano. Fino ad oggi avevo rinunciato a collegare anche una luce posteriore, limitandomi ad utilizzare una Bush & Müller IQ FLY SENSO PLUS per l’ anteriore, modello da 40lux che ho avuto modo di apprezzare nel tempo, un ottimo rapporto qualità prezzo (costa circa la metà della Schmidt Edelux pur facendo un’ ottima luce).

E così, essendomi trovato bene con la ditta tedesca, ne ho scelto una anche per il posteriore, la Seculite Plus.

6 volt di potenza, come devono essere le lampade dinamo posteriori da abbinare all’ anteriore, è dotata di catarifrangente basso, led rosso fisso nella parte alta (in Germania è vietato l’ utilizzo di led a intermittenza), e accumulatore in grado di mantenere la luce accesa per 3/4 minuti anche in posizione ferma (versione Plus). E’ un modello che va montato sul parafango, previa la foratura dello stesso per fissare la lampada in maniera stabile e sicura. Il passo seguente è il collegamento dei fili, che vanno portati dalla luce anteriore (e non dal mozzo, dove si collega solo quella davanti) e fatti scorrere per tutto il telaio.

Questo mi aveva fatto desistere dal montarla, fino ad oggi. Inizialmente era l’ idea di avere un cavo che correva per tutta la bici con la conseguente paura di romperlo o strapparlo a fermarmi. E poi la “pulizia della linea” ne avrebbe risentito. Due punti importanti? No. Per il primo, basterà fare un po’ di attenzione alla bicicletta, così come si tengono controllati i fili dei freni, del cambio, ecc. Con una buona cura del mezzo preventiva non ci saranno problemi. Il lato estetico merita invece un discorso a parte.

Nel randonneuring ci sono diverse scuole di pensiero, generalmente riconducibili a nazioni con una cultura del cicloturismo importante alle spalle. Francia e Inghilterra sono tra le mie preferite, sia per bellezza che per diversità dei mezzi e dei sistemi utilizzati per le biciclette da randonnée. La Francia con i suoi famosi constructeur (Gilles Berthoud e Alex Singer per citarne due) è caratterizzata dalla purezza delle linee, telai disegnati con l’ integrazione di tutto quello che serve (parafanghi, luci, portapacchi) per ridurre al minimo i problemi in corsa mantenendo uno stile impeccabile. L’ Inghilterra invece la vedo molto più essenziale, il superfluo lascia spazio alla praticità, meno estetica e più funzionalità (Mercian, Bob Jackson, Thorn), stile che sento più mio. Quindi invece di optare per un cablaggio interno molto francese, ho scelto il sistema più diretto, restando esterno al telaio con semplici fascette, e nascondendo il cavo solo lungo il parafango posteriore, fissandolo al suo interno con del silicone (operazione che ha richiesto una considerevole dose di pazienza e quattro mani, grazie Gabriele!).

Il risultato finale è più che positivo, la luce prodotta dalla Seculite Plus è di un bel rosso vivo, con un’ ottima visibilità, coadiuvata anche dal catarifrangente aggiunto.

La Knog Skink resterà la mia unica coppia di luci a batteria sulla bici, ma solo per    le randonnée più lunghe, e solo di scorta. Provo un certo piacere nel constatare che da ora in avanti sarò io stesso con ogni colpo di pedale a produrre l’ energia neccesaria per illuminarmi la strada 🙂

Gabriele fissa il cavo all’ interno del parafango con il silicone

Parte terminale con fori di montaggio della luce e uscita cavi

Lavoro finito.

Mercian Cycles in Italia

“Bike & Climb rivenditore ufficiale Mercian”

E’ notizia fresca di giornata, arrivata al seguito di una piacevole telefonata con il Regno Unito, più precisamente nel Derbyshire, dove ha il suo quartier generale dal 1946 la Mercian Cycles. Un’ azienda che da oltre 60 anni produce telai in acciaio curati nei minimi particolari, con la maggior parte dei modelli di allora tutt’ oggi presenti in catalogo.

Chi legge il blog di sicuro lo sa, io la conosco bene in quanto la mia bicicletta è una Mercian Audax Special, un modello creato sulle esigenze del ciclista che ama percorrere lunghe distanze, con una geometria apposita e molti particolari dedicati. Ha cambiato il mio modo di vivere il ciclismo e per questo ho fatto uno sforzo per averla come rivenditore, non certo una scelta commerciale dati i ridottissimi margini e, presumo, la  minima richiesta, in un mercato dove-ahimè-la plastica e le mode la fanno da padrona. Di sicuro chi avrà il coraggio di andare un po’ contro corrente non se ne pentirà, scegliendo una bici senza tempo.

In catalogo ci sono svariati modelli oltre alla Audax Special per i quali vi rimando al sito ufficiale. E’ un prodotto su misura e artigianale (ogni telaista alla Mercian produce un singolo telaio alla volta in tutte le sue fasi) e come tale richiede tempistiche molto lunghe: si parla di cinque mesi dal momento dell’ ordine. Tutti i modelli sono fortemente personalizzabili con:

  • geometria del telaio;
  • scelta delle tubazioni (Reynolds 631-725-853-853 Pro Team-931);
  • forcella da 1″ o da 1″ 1/8 filettata o no;
  • ampiezza del passaggio ruota per copertoni da 20/25/28/32mm;
  • predisposizione per parafanghi e/o portapacchi;
  • predisposizione per montaggio luci;
  • portaborraccia extra sotto al tubo obliquo;
  • mozzo posteriore da 125/130/135mm;
  • freni normali o cantilever;
  • forcellini posteriori verticali o orizzontali.

Più un’ infinità di varianti colore, compresa la famosa ripassatura manuale del contorno delle congiunzioni, lavoro che richiede una grande esperienza.

Due Audax Special sono già in ordine, una per un amico (e verrà fuori stupenda, ottima scelta Pietro!) e un’ altra da tenere in negozio, per altri ordini, costi e ulteriori informazioni non esitate a contattarmi, mi trovate al Bike & Climb a Pietramurata, 0464-547007-fabio.vertical@alice.it

Mercian, nuovo set-up

“Gruppo SRAM Apex, ruote American Classic Sprinter 350”

Nuovo look molto più funzionale e dalle caratteristiche che più si prestano al mio tipo di utilizzo. In un anno di giri a spasso per l’ Italia, alla fine ho optato per un compromesso tra classico e moderno più adatto al ciclismo che mi piace interpretare. Le modifiche sostanziali riguardano il gruppo e le ruote, a cui si aggiungono l’ abbandono della comoda (quasi troppo) Brooks e dei pedali da MTB (che di recente mi causavano fastidi alle ginocchia per via della scarsa superficie d’ appoggio). Tra gruppo, ruote e sella, il risparmio di peso è stato superiore ai 2kg, portando la bici a 8.5kg compresi i pedali.

  • Gruppo SRAM Apex compact, scala pignoni 11-32;
  • Ruote American Classic Sprint 350, 20 raggi radiali ant., 32 post, 1400gr;
  • Copertoni Vittoria Rubino Pro 700×23;
  • Sella Selle Italia Max Flite;
  • Pedali Look Kèo 2 carbon.

Resta da dire che per randonnée oltre i 200km è sempre previsto il montaggio di ruote tradizionali, mentre per la PBP devo ancora decidere se utilizzare la Brooks o no.

Il primo test ride l’ ho fatto in compagnia di Andrea e Renato, un bel viaggetto a Verona per andare a ritirare il nuovo furgo (oh yes!) via Peri-Fosse: risultato, quarantotto minuti, mio miglior tempo su questa salita nonostante i 36° abbondanti di temperatura trovati sul percorso!

PARAFANGHI

“Honjo hammered fenders 35mm”


Una bici da rando senza parafanghi è un’ opera incompiuta.
Inutile dire l’ utilità che comporta averne un paio montati sotto il culo, soprattutto in inverno e con il clima che ci ritroviamo quest’ anno al nord Italia: prima di tutto se piove ti bagni la metà, con un buon abbigliamento in Gore-Tex puoi passare una giornata sotto l’ acqua senza ridurti uno straccio. E quando smette di piovere ti devi solo asciugare dall’ acqua, tutta la terra, sassolini, fango, varie ed eventuali che ricoprono il bitume se ne restano sotto i tuoi parafanghi. Lo stesso vale per le scarpe, i piedi restano più asciutti senza tutti gli schizzi che provoca la ruota anteriore, se monti un mud-flap ancora meglio. Puoi uscire subito dopo la pioggia, allenarti sulle strade bagnate per due ore e scendere dalla bicicletta ancora con i vestiti immacolati, sudore a parte.
Mai provato poi a stare in scia a qualcuno sotto il diluvio? Non è una bella sensazione mangiare tutta la terra che tira su quello che ci precede. Con i parafanghi questo non succede (ma in questo caso li deve avere chi sta davanti, non noi).
E poi non sei più costretto a salutare tutti i ciclisti che incontri per strada che tanto con i tuoi parafanghi non ti saluteranno mai (genera lo stesso effetto la vista di borse e portapacchi attaccati in qualsiasi punto del mezzo).

Honjo-Koken è una piccola azienda di Tokyo che produce i parafanghi più belli che si possano trovare in commercio: sono fatti in alluminio, leggeri e curati nei minimi particolari, con una calzata sul mezzo perfetta. Sono concepiti per essere montati direttamente al telaio senza adattatori o fascette, eliminando così tutte quelle vibrazioni che a lungo andare possono essere causa di rotture.
Per usare questi parafanghi ci vuole una bicicletta predisposta ad accoglierli: serve un maggiore spazio al passaggio ruota, occhielli filettati per fissarli all’ estremità della forcella e del carro posteriore e freni con un reach (la lunghezza effettiva del braccio del corpo freno) maggiore del normale. Tutte caratteristiche peculiari della Mercian, che come ricordano sul sito è stata creata to soak up the miles. La geometria standard permette il montaggio di copertoncini da 23mm con parafanghi (si può scegliere la versione 28mm al momento dell’ ordine del telaio), e data la regola base per la scelta di questi ultimi che li vuole 10-12mm più larghi rispetto alle ruote montate, ho scelto la misura da 35mm, una delle più piccole in commercio, nella versione hammered.

Un’ oretta abbondante di lavoro in garage complice una mattinata di pioggia (il montaggio non è dei più semplici, necessita di pazienza e di una buona mano, bisogna forare i parafanghi e tagliare a misura i fender-stays), e dopo alcune regolazioni il risultato finale è ottimo.Il test si è svolto sul lungolago, giù fino a Torri e ritorno, pedalando su strade bagnate fino al calare del sole, ritornato a casa alle 17:00 con 3°, freddo, ma quando sono sceso dalla bici asciutto e pulito, beh, non ha prezzo!

MERCIAN AUDAX SPECIAL

“Test notturno”

Mercian. Un marchio in Italia praticamente mai sentito. Dal 1946 producono biciclette nel Derbyshire, in Inghilterra, restando fedeli ad un concetto di ciclismo a noi ormai sconosciuto, con una cura dei particolari e della lavorazione unici nel loro genere.
La folgorazione per me è avvenuta lo scorso anno in Inghilterra, durante la LEL, quando mi sono accorto che molti randagi avevano queste biciclette. Una volta arrivato a casa, dopo una breve ricerca in rete ho trovato il sito, e ho iniziato a pensarci su. A pensionare la Freccia Celeste.
E così a dicembre ho fatto l’ ordine, 200 sterline di cauzione e il progetto è partito. Prima la scelta del modello, poi le tubazioni, le misure ed il colore. Tutto via e-mail.
Sei mesi di lunga attesa, poi è arrivata, tempo qualche giorno per recuperare alcuni componenti che mi mancavano ed ho fatto il montaggio. Per ora niente parafanghi, ma è predisposta ad accoglierli.

  • Telaio Audax Special
  • Tubazioni acciaio Reynolds 725
  • Serie sterzo Chris King 2 Nut
  • Gruppo Campagnolo Veloce 9v/guarnitura Campagnolo Racing tripla
  • Pedali Crank Brother Egg Beather titanium
  • Freni Cane Creek SCR-3L con spazio per parafanghi
  • Manubrio Nitto Randonneur/attacco Nitto Pearl 120/nastro Brooks leather
  • Sella Brooks Swift titanium/reggisella Thomson Elite
  • Ruote Mavic Open Pro con mozzo anteriore dinamo SON
  • Luce B&M Lumotec IQ Fly Senso Plus
  • Coperture Continental

Quale miglior test se non un bel giro in notturna? Così venerdì scorso abbiamo deciso di fare il classico anello di Trento, un giro di un centinaio di chilometri con pochissimo dislivello, con la scusa di andare a provare anche il nuovo tratto di pista ciclabile che da Vezzano porta a Terlago.
Alle 20:00 ritrovo al ponte di Arco e siamo partiti, con me la Vale alla sua prima esperienza notturna e Fabio a.k.a. the boss anche lui novellino del pedale al suo primo giro da 100km.
Oltre alle bellissime sensazioni che solo la notte può regalare, la bicicletta mi stava addosso come se ci pedalassi da sempre, morbidissima sullo sconnesso ma abbastanza reattiva, talmente comoda che penso di poter tornare ai più tradizionali copertoncini da 23mm invece dei 25mm che monto ora.
Il gruppo affiatato ha attraversato le Marocche di Dro, si è cimentato sulle rampe cementate di Vezzano con punte al 15%, ha percorso la bellissima pista ciclabile fino a Terlago, si è tuffato nella galleria del bus de Vela ai 75km/h, ha attraversato Trento ed è rientrato a casa lungo la Val Lagarina superando il temutissimo passo San Giovanni (262mt slm), non prima però di aver fatto sosta alla Gelateria Bologna di Mori!