Rombo e Brennero, 300km Audax DIY

Aprile 2020. Riprendo in mano per la pubblicazione questo racconto che avevo scritto in grossa parte ma mai completato di una bella giornata in bici di quesi due anni fa, esattamente il 23 Giugno 2018.

Giro di boa alla mia scalata al RRTY con questo che è il sesto brevetto da gennaio che concludo.

Ero iscritto al Tour dell’ Ortles che ci sarà questo sabato (30-07) ma poi per un impegno imprevisto ho dovuto cambiare programmi. Mi metto al volo su Openrunner: voglio andare in montagna, scalare un bel valico di quelli importanti, e scelgo il Passo Rombo, o Timmelsjoch, che con i suoi 2509mt di quota è un gigante di prima categoria. Se si vuole includere il Rombo in un giro ad anello non si hanno molte possibilità: o si fa il percorso dell’ Ötztaler Radmarathon (256km con quasi 6000mt di dislivello) oppure si fa quello che ho fatto io, molto più bilanciato anche se più lungo (alla fine saranno 325km con 4000mt di scalata).

Alle 6:00 circa riesco a partire da Bolzano, dalla solita stazione dei treni di Ponte d’ Adige che è in prossimità della pista ciclabile che porta a Merano. Questa volta sono arrivato qui in macchina però, ma dovrei imparare ad utilizzare più spesso i treni per questo tipo di spostamenti. Come parto subito mi accorgo del clima non proprio estivo: la temperatura scende a 6°, ma ero preparato così non patisco più di tanto. Incrocio dei ciclisti che provengono da Merano in tenuta estiva, non so proprio come facciano! In città seguo le indicazioni per il percorso ciclabile, ma poi come mi dirigo verso la Val Passiria preferisco rimanere sulla statale già esposta al sole (la ciclabile passa sul fondo valle destro e non avendola mai fatta non so se si tratti di sterrato o asfalto. Avendo oggi tanti chilometri da fare e non essendoci ancora troppo traffico sarà la scelta giusta).

Quando arrivo a San Leonardo in Passiria, dove si inizia a salire verso il Passo Rombo, ne  approfitto per fermarmi a mangiare qualcosa. Mi ricordo di una panetteria all’ interno del paese e ci vado (Feinbäckerei Ploner): hanno delle brioches di dimensioni esagerate, merita una tappa! Riparto dopo avere bevuto un caffè, ora si fa sul serio!

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30km circa che mi costeranno 3 orette di impegno profondo, inclusa un’ ulteriore pausa al Gasthof Schönau, dove di solito c’ è il ristoro della Öetzi, a circa 3/4 di salita. Come ricordavo il panorama è da togliere il fiato, l’ unico punto negativo sono i soliti motociclisti incivili (la maggior parte) che hanno fatto di questa salita il loro campo personale di gara incuranti degli altri utenti della strada.

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Unico mio piccolo godimento sarà quello di attraversare il pedaggio posto sull’ altro versante senza dovere pagare, mentre una fila di motociclisti attende il proprio turno al botteghino (uno dei grandi vantaggi della granfondo è forse proprio quello di effettuare questa salita senza traffico).

Dopo il casello in 15km circa si arriva a Soelden, c’ è un’ altra panetteria che conosco proprio sulla via centrale del paese che ha dei tavolini fuori, dei bei panini pronti e prezzi abbastanza rando. Quando riparto mi ritrovo un gran bel vento forte in faccia proprio di quelli antipatici, che trasforma questa bella discesa verso il fondo valle in un leggero falsopiano in salita dove mi tocca spingere forte per andare a 20km/h.

Comunque, in un’ ora e trenta abbondante raggiungo la valle dell’ Inn e dopo un breve tratto sulla monotona statale a Haiming cerco e trovo la pista ciclabile. Festeggio il ritrovamento con un cono gelato in un baracchino in parte ad un centro rafting da dove ero passato lo scorso anno con Andrea.

Il vento sta calando e riesco a prendere il mio ritmo senza perdere troppo tempo fino a Innsbruck, dove il mio tracciato Openrunner mi manda su una rampa da garage per imboccare il Brennero e mi tocca scendere e spingere la bici. Raggiunta di nuovo la strada principale mi metto in marcia al mio passo. Mi ci vorranno due ore per scollinare, compresa una pausa in un tipico locale da randagi, il market di un distributore di benzina, dove acquisto un po’ di cibo sano ricco di grassi e carboidrati: Redbull, Snickers, Mars e Twix (la pausa a posteriori mi ricorda un video visto di recente di Bjorn Lenhard). Mi sembra comunque di riuscire meglio a gestire lo sforzo rispetto ai passaggi fatti in passato durante l’ Oetztaler, dove l’ andatura più sostenuta mi aveva lasciato un pessimo ricordo del valico affrontato da questo versante. C’ è poi una luce stupenda e il traffico è a calare.

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Arrivo sul Passo del Brennero che la giornata sta per finire. Sono circa le 19:00 e ho fatto 225km. Ne mancano un centinaio ma il sapere che sono quasi tutti in discesa mi tiene alto il morale.

All’ inizio sono in dubbio se restare in ciclabile o proseguire sulla statale: ho pochi ricordi in merito allo sviluppo della pista ciclabile, ma ci rimango. Poco prima di raggiungere Colle Isarco si prende una notevole deviazione a destra rispetto alla strada statale, tanto che mi viene da pensare di avere sbagliato strada e mi innervosisco per la mia scelta. Per fortuna poi la ciclabile rientra sui suoi passi riprendendo la giusta direzione. Intorno a Vipiteno mi rendo conto che devo fermarmi per cena, le energie stanno calando ed ho bisogno di una sosta decente per poter finire la tappa. Dopo un primo tentativo in un locale alquanto squallido e affollato che non mi garantisce una cena in tempi brevi, decido di proseguire. Nessun approvvigionamento disponibile in vista in ciclabile, stavo gettando la spugna rassegnandomi a dover proseguire a colpi di barrette energetiche fino alla fine quando grazie ad una deviazione per lavori passo davanti ad un locale moderno ed invitante. E’ una bella pizzeria/pub a Campo di Trens, Griesser. Ha delle grandi vetrate che mi consentono di lasciare fuori la bici e controllarla mentre ceno. Il locale non è affollato e sembro non attirare troppa attenzione nonostante il mio lycra-look un pelo fuori luogo vista l’ ora. Mi concedo una mezz’ ora buona, un bel piatto di pasta, una birra media e una telefonata a casa prima di ripartire.

Sono le 21:00 quando mi rimetto in strada. Una volta raggiunta Bressanone la ciclabile tende in maniera decisa alla discesa. Sono strade che conosco bene avendole percorse più volte, e anche se ormai è notte e sono stanco riesco a rilassarmi e a godermi questo tratto. Alle 23:00 circa arrivo a Bolzano. Devo attraversare la città per raggiungere il furgone, ma passare dalle vie del centro a quest’ ora tarda è piacevole visto lo scarso traffico. C’è pochissima gente in giro nonostante sia sabato sera.

Dopo 17 ore e 30 minuti e 325km arrivo di nuovo alla stazione dei treni di Ponte d’ Adige dove ho parcheggiato questa mattina. Carico la bici, mi cambio e chiamo mia moglie. E in meno di due ore di viaggio sono a casa.

Riassumendo, una giornata impegnativa il giusto. Giro bellissimo con grossa parte del percorso su pista ciclabile che presenta il grosso delle difficoltà quando ancora si ha il pieno delle forze. Da ripetere, magari in senso inverso?

Il percorso su Strava: https://www.strava.com/activities/1658133801

Audax DIY 03-2018

Controllando il percorso della Randonnée delle Dolomiti di Brenta

Per il terzo appuntamento dell’ anno con la mia scalata al RRTY avevo in programma la mia Dolomiti di Brenta. Da organizzatore preferisco non pedalare il giorno dell’ evento (che sarà il prossimo 15 Aprile) mettendomi a disposizione dei partecipanti. Visto che volevo controllare che fosse tutto ok sul percorso, quale migliore occasione di farla per conto mio! Una volta inviata la traccia GPX che avrei seguito al responsabile dei brevetti DIY è giunto il momento di partire.

Primo giro tosto dell’ anno, il percorso presenta tre salite lunghe, di cui una fino a quota 1700mt. A marzo in montagna può ancora nevicare (infatti avevo già dovuto slittare di una settimana la partenza per via delle previsioni meteo) ma per oggi non dovrei avere problemi, se non una marcata escursione termica nelle prime ore della giornata.

Anche in bici ho un nuovo assetto da provare sulla distanza: sella e ruote nuovi. La prima, una Flite della Selle Italia, mentre per le ruote una coppia di Fulcrum Racing 0. Come bagaglio la solita frame-bag Apidura dove infilo qualche strato extra di abbigliamento, più un piccolo marsupio Camelback – recuperato dallo sgabuzzino dopo anni di inutilizzo – per tenere un po’ di carburante sotto forma di panini dolci e banane.

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Partenza ore 09:00, la mattinata è fresca ma con cielo sereno. In un’ ora circa sempre su pista ciclabile arrivo a Sarche, da dove la strada inizia a salire più decisa fino al lago di Molveno. Ad Andalo devo trovare dove fare un controllo, ma i bar presto chiuderanno per il riposo stagionale. Decido quindi che il primo controllo sarà a Spormaggiore, al Bar Posta, da dove la strada cambia direzione. Un modo in più per non sbagliarsi.

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Passata la ripida sezione di Maurina, percorro quella che chiamo la strada panoramica della Val di Non, 25km che mi portano prima a Cles, e dopo una breve discesa a Ponte Mostizzolo, crocevia importante che mette in comunicazione due valli, ma anche due randonnée: io oggi andrò a sinistra, in ciclabile, direzione Dimaro e Capo Carlo Magno. Per andare a destra invece occorre munirsi di coraggio, e prima di raggiungere Dimaro si affronteranno nell’ ordine Palade-Stelvio-Gavia-Tonale, per concludere sul mio stesso percorso odierno. E’ questo il Tour Brenta-Ortles ideato da Musseu alcuni anni fa….

Ritorniamo tra gli umani. 100km circa, 5 ore passate. Mangio qualcosa fermo all’ imbocco della ciclabile, il tempo si è guastato, non c’ è più quel bel cielo azzurro. Ho circa 15km per recuperare energie in vista della grande salita di giornata, il Passo Campo Carlo Magno. Da Dimaro sono 15km circa, che non mi sono mai andati troppo a genio, soprattutto la prima parte, la più dura, fino a Folgarida. E anche stavolta infatti…..

Scollino al passo sotto una leggera nevicata! Sulla discesa le nuvole che avvolgono il Brenta non mi permettono di vedere il panorama. A Pinzolo entro in ciclabile. Ho i crampi, devo fermarmi a fare un po’ di allungamenti; il giro è altimetricamente impegnativo e i muscoli ne stanno risentendo. Ma mi restano solo Stenico e il Ballino come salite e sono ottimista.

Stenico sarà luogo di controllo, oggi però ho poco tempo, sono in ritardo e mi fiondo giù a Ponte Arche. Da qui una facile salita mi condurrà al Passo Ballino, dove scollino verso le 19:00, e poi tutta discesa fino a casa!

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Per chi verrà ci vediamo Domenica, iscrizioni ancora per oggi (giovedì) a questo link:

https://www.audaxitalia.it/index.php?pg=calendario_brm_acp&org=127&obid=1016

Qua invece il link alla mia attività su Strava:

https://www.strava.com/activities/1473391111/overview

AUDAX DIY 02-2018

Ovviamente mi sbagliavo quando pensavo di avere messo nel sacco il peggio dell’ inverno con il brevetto di gennaio. Credevo di fare una furbata ad aspettare fine mese: “sono vicino a marzo, ci sarà una tiepida temperatura” mi dicevo. Non avevo fatto i conti con il Buran:

Il buran, (in russo: буран?, in italiano buriana) è un vento di aria gelida, a volte molto forte, caratteristico delle steppe della pianura sarmatica, a ovest degli Urali.

Quindi con l’ unica giornata disponibile concomitante con previsioni meteo che davano neve a bassa quota, mi sono avventurato verso nord con la speranza di una previsione poco veritiera. Di nuovo a sbagliarmi ero io. Ovviamente.

Come metto il culo in sella e raggiungo la pista ciclabile della Valle del Sarca iniziano i primi fiocchi, dapprima inconsistenti, poi, mentre risalgo verso nord la neve si fa più fitta. A Càdine è una vera tormenta, pista ciclabile imbiancata e neve che mi si appiccica addosso: mi fermo per vestirmi prima della discesa su Trento, dove spero di trovare condizioni migliori. Il bus de vela si rivela più impegnativo del previsto, con parte della carreggiata ricoperta da uno strato bianco che mi costringe a stare nel mezzo della corsia. Per fortuna è ancora presto e il traffico è modesto e, forse, più attento del solito vista la bufera in corso.

Il bar che avevo pensato come controllo e dove speravo di scaldarmi, mangiare qualcosa e fare il punto della situazione, è chiuso, quindi mi tocca ragionare in fretta. Dal cielo cadono fiocchi del diametro di 2/3 centimetri e non sembra diminuire.  Se giro a destra in 2 ore sono a casa,  se giro a sinistra in 2 ore sono a Bolzano. Mi dico che se proprio continua a nevicare fino a Bolzano posso sempre salire su treno, e giro a sinistra.

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Il Bicigrill di Faedo appare come un miraggio nel deserto, ma è reale, e soprattutto è aperto! Intravedo le stufe accese all’ interno dove fare asciugare i miei guanti mentre mi bevo un cappuccino con un’ ottima fetta di torta. Scambio quattro chiacchiere con le ragazze che stanno dietro al bancone, oggi poco indaffarate visto il clima, e prima di salutare prometto una visita anche al mio ritorno.

Il conta passaggi a Egna dice che sono il 5° di oggi sulla ciclabile. Con il vento che soffia forte alle mie spalle e la neve che ha smesso di cadere dal cielo, mi godo il paesaggio mentre mi avvicino al giro di boa. A Bolzano arrivo all’ ora di pranzo, ma visto che non mi voglio fare spennare in piazza Duomo, scatto una foto e riparto subito.

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Come esco dalla città mi rendo subito conto che mi aspetta una lunga e dura battaglia contro il Buran, che adesso è pronto a rallentarmi a tutta forza. Complice forse un insieme di fattori (stanchezza, stomaco vuoto, freddo) ho un vero e proprio cedimento: sono costretto a calare giù il 34 con una velocità di punta che non raggiunge i 20km/h. Sbando e arranco. La topografia della ciclabile con i suoi interminabili rettilinei non aiuta di certo. Poco prima di Salorno trovo un piccolo punto di ristoro e ne approfitto per riempire la borraccia di succo di mele, poi riparto subito con in mente una sola cosa: il bicigrill!

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Nonostante siano passate da poco le 15:00 mi viene comunque data la possibilità di consumare un pasto caldo; un bel piatto di penne al ragù seduto comodamente al riparo dal gelo è proprio quello che mi serviva per rimettermi in sesto prima della tirata finale fino a casa. Ancora 65 km circa e potrò dire che è fatta. Mezz’ oretta di relax, poi esco e mi infilo addosso tutto quello che mi sono portato. Per inciso, ecco com’ ero vestito:

  • intimo: maglia smaccata Rapha merino/mesh + maglia m/l Rapha merino + calzini Oxeego invernali in lana merino;
  • salopette Assos con inserti antivento;
  • smanicato felpato reduce da una Maratona delle Dolomiti;
  • giacca softshell Rapha in Polartec Alpha;
  • buff + berretto Rapha in lana merino + cappellino Assos antipioggia;
  • guanti Assos pesanti + copriguanti Assos impermeabili;
  • giacca Endura hardshell in membrana impermeabile;
  • copripantaloni 3/4 antipioggia/antivento/antifreddo/antitutto Rainlegs (5 stelle+++);
  • scarpe invernali in Gore-Tex Sidi + copriscarpe pesanti invernali.

Sembra un’ esagerazione ma mi è servito tutto e non ho sudato. Grazie alla temperatura molto bassa (sul finale di giornata era a -3 con una media di tutto il giro di 0°) la traspirazione dei capi è rimasta ottimale.

Tra Trento e Rovereto devo accendere le luci. Credevo sarei già stato a casa a quest’ ora, ma poco male, sono attrezzato bene e mi pare pure che il vento stia calando. Ne approfitto per assaporare questi ultimi istanti di una giornata parecchio intensa dove ho potuto apprezzare la bellezza e la solitudine, se vogliamo, del ciclismo invernale.

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Audax DIY 01-2018

Tra i buoni propositi del 2018 c’ è quello di completare il Randonneur Round The Year o RRTY, challenge iniziato lo scorso anno ma che purtroppo non sono riuscito a terminare. Si tratta “semplicemente” di portare a termine almeno un brevetto da 200km al mese per un anno intero.

Va da se che i mesi invernali sono quelli più duri e credo che con quello fatto oggi il più difficile me lo sono messo alle spalle, forse.

La sveglia suona alle sei, tutti dormono. Quando alzo la tapparella della sala per fare entrare Leo – il nostro gatto – mi accorgo con dispiacere che il giardino è tutto bagnato. A dire la verità sta proprio piovendo. In una giornata normale avrei  chiuso la finestra e me ne sarei tornato a letto. Oggi no. Anche se solo in maniera virtuale sono iscritto ad un brevetto da 200km. Non ci sarà nessuno ad aspettarmi alla partenza o all’ arrivo, no, il percorso è frutto della mia immaginazione: preparato sul pc con Openrunner è stato inviato all’ organizzatore dell’ Audax UK che se ne occupa e che controllerà la mia traccia GPS a giro concluso per approvarla e omologarla.

Dopo aver fatto colazione mi vesto, porto con me qualche capo in più che infilerò nella frame-bag (guanti di ricambio, una giacca impermeabile e un gilet termico) e scendo in garage a prendere la bici. Poco dopo le 07:00 sono in strada, ancora al buio. L’ asfalto è bagnato ma non piove. Supero il centro di Arco semi deserto in questo sabato festivo e mi dirigo verso il Garda approfittando delle luci cittadine per risparmiare le batterie della lampada “buona”, un led lampeggiante per ora mi basta. C’ è sempre il rischio di terminare al buio con un giro da 200km invernale, meglio usarle con cautela.

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Il percorso inizia con il lato della Gardesana Occidentale, che anche se presenta le gallerie più lunghe e strette è il mio versante preferito; molto più vario, dinamico e selvaggio, non mi annoia mai. Le macchine che mi superano sono poche e provo a non pensare alla distanza che ho davanti da percorrere. La sensazione non è delle migliori, stanotte ho dormito poco e male, e so che di sicuro oggi ci sarà da soffrire. Ma so anche che fatta questa le altre saranno più facili, la prima volta è sempre la peggiore.

Finite le gallerie inizia la pioggia: sulla discesa verso Gargnano viene giù sostenuta, così anticipo la pausa colazione che di solito faccio dopo Salò. Quando esco dal bar il vento si è portato via il grosso, rimane qualche gocciolina che a tratti mi accompagnerà per tutta la giornata. Mi rimetto in marcia senza vestirmi ulteriormente, sono un po’ umido ma già a Toscolano Maderno il corpo si è riscaldato. Il primo controllo sarebbe a Portese, al km55, ma visto che la sosta l’ ho già fatta mi porto avanti e non mi fermo ulteriormente; non servono timbri in questo caso, basterà la traccia GPS.

Passo dalle “mie” stradine, quelle che ho scoperto nella tracciatura del Solstizio d’ Inverno: è uno dei momenti più interessanti del giro del lago, mi toglie un po’ dal traffico passando da piccoli paesi. A Solarolo il Garmin mi fa un regalo: scopro il “Keutenberg del Garda” o così chiamato su Strava. Un vero e proprio muro che mi porta in centro paese. Di soddisfazione, ma meglio non inserirlo nel Solstizio!

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Il resto della traversata scorre senza intoppi, un po’ di vento contro, un po’ di pioggia, un po’ di traffico, come sempre. A Malcesine decido di fare una pausa, è già da sei ore che sono in giro e non mi sento troppo in forma. Un toast confezionato, coca e caffè, non proprio un pranzo da re ma almeno butto giù qualcosa di caldo. All’ interno del bar si guarda il mondiale di Slalom Gigante che va in scena a Kranjska Gora, bellissima località Slovena dove siamo stati questa estate in vacanza. La durezza del Vrsič Pass è ancora vivida nei miei ricordi.

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Non piove più, perlomeno. Ma la gamba proprio non gira. Male al sedere, un po’ di dolori alla schiena, rifletto sul mio ostinarmi a fare lunghe distanze con posizione in sella e set-up del mezzo race-oriented. Forse è giunto il momento di tornare indietro e rivedere alcune cose riguardo alla bici. Poco dopo incontro Silla, lui va nella direzione opposta: un breve saluto mentre è alle prese con le brugole per regolare la nuova sella (tra l’ altro la stessa che sto utilizzando io di recente, una Brooks Cambium C13) e ci separiamo.

A Torbole prendo la pista ciclabile della Valle del Sarca che mi accompagnerà per i restanti 50km, un bel sollievo dopo tutta la giornata passata nel traffico e il modo migliore di concludere il giro. Devo farmi forza quando attraverso Arco per non andare a casa, ma l’ omologazione attende, si tira dritto.

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L’ ultimo controllo virtuale è a Santa Massenza ma sono costretto ad anticipare la fermata al bar Ideal di Sarche. Ci arrivo sotto una pioggia battente. Mai idea fu più sensata, cioccolata calda e strudel di pastafrolla mi rimetteranno in sesto. È una violenza psicologica abbandonare l’ ambiente caldo e accogliente del bar, ma ormai manca poco. Un messaggio a casa per avvisare dei miei progressi e riparto rinvigorito con la consapevolezza che dopo il giro di boa avrò il vento a favore fino a casa.

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Il giro come l’ ho fatto oggi ricalca quello dell’ edizione 0 del mio Solstizio d’ Inverno e dato che quest’ anno non lo avevo ancora pedalato, la toppa è meritata, parola di organizzatore!

Al Monte Toraro, 200km Audax DIY

Dopo il mio ritiro alla LEL (lo so, non ne ho parlato qui, ma chi mi segue su altri canali come Strava già sapeva come era finita: se troverò l’ ispirazione ne scriverò più avanti) avevo bisogno di qualcosa che mi facesse riprendere sicurezza nelle mie capacità. E poi volevo ricominciare la mia corsa al Randonneur Round The Year, magari questa volta ponendomi obbiettivi più “facili” come fa la maggior parte dei ciclisti che ottengono il brevetto.

Quindi di una distanza da 200km avevo bisogno. Ma volevo anche andare a scoprire strade nuove, e perché no, portarmi a casa qualche colle inedito per la mia collezione di Centocollista.

Sfogliando un libro della Ediciclo, “Prealpi Venete 2”, della collana passi e valli in bicicletta, mi salta all’ occhio la salita al Monte Toraro per la ciclabile della Barcarola:

E’ un lungo e impegnativo itinerario, in ambiente solitario e severo nella parte finale, e che porta proprio sulla vetta del Monte Toraro, quota più alta (1897mt) di tutti gli itinerari descritti in questa guida.

Vado a memoria, e mi pare di ricordare che un amico, Alvaro, poco tempo fa è passato proprio in zona, partito da Arco e ritornato a casa con 200km nel sacco. Detto fatto, creo una nuova traccia su Strava simile alla sua ma in senso inverso per non perdere la famosa ciclabile della Barcarola (e ci aggiungo anche una variantella che si rivelerà molto dura –e sterrata– per conquistare il Passo di Vena), la carico sul Garmin e sono pronto a partire.

Trovo anche compagnia per il viaggio, con me viene Carlo, sempre disponibile a mettersi alla prova quando c’ è da esplorare nuove strade. Grazie delle foto!

Ora non mi dilungo troppo sul racconto della giornata. Vi dico solo che è stato un giro epico, in assoluto uno dei più bei vagabondaggi di una giornata con partenza da casa che abbia mai fatto. La salita di Folgaria all’ alba, attraversare tutto l’ altopiano di Asiago, il passaggio nella città omonima, una discesa a dir poco spettacolare su Pedescala, i 23 tornanti della ciclabile della Barcarola, la strada chiusa al traffico ripida e sterrata per conquistare i Passi di Vena di Sotto e di Sopra, quei due fantastici chilometri per la vetta del Monte Toraro e la discesa senza fine in Val d’ Adige. Che dire, una giornata perfetta.

Se volete scaricarvi la traccia la trovate qua: https://www.strava.com/activities/1138315754

 

PREPARAZIONE LEL MAGGIO 2017

1484km, 11509mt di dislivello.

Maggio è il mese del carico, quindi previsti due lunghi al posto di uno.

Dopo qualche giretto solito tra pausa pranzo e uscite serali con l’ Audax Club Arco provo con un 400km DIY. In programma lago di Garda più Tonale che però non andrà in porto causa tempo pessimo in quota. Cambio il tracciato in corsa e ne viene fuori una bella distanza di di 340km con Lago di Garda e Iseo.

E’ con questo giro però che mi rendo conto che la Colnago non è sufficientemente comoda per me.

Come alternativa opto per la Genesis Equilibrium (seguirà post dedicato) che mi permette di mantenere tutta la componentistica cambiando solo il kit telaio/forcella. Il risultato è sorprendente.

Dopo breve test ride scatta il secondo lungo del mese programmato, una distanza di 600km sempre in forma DIY in compagnia di Andrea. La traccia prevede il percorso dell’ Edelweiss Rando 400 di Musseu con partenza da casa: Valle del Sarca – Val d’ Adige – Brennero – Valle dell’ Inn – Passo Resia – Merano – Bolzano – Val d’ Adige.

Con alti e bassi ce la siamo portata a casa (Andrea allungando lievemente il percorso via Ofenpass) anche se con una tempistica (personalmente) maggiore di quella consentita Audax-mode: sul finire della prima giornata alcuni problemi di stomaco mi hanno costretto ad una sosta più lunga in albergo (ho dormito 7 ore, lusso esagerato durante un brevetto di questo chilometraggio).

Il mese è servito anche a capire bene cosa utilizzare a Londra come sella e bagaglio. La Fizik Aliante montata fino ad ora risulta troppo scomoda su percorsi così lunghi, mentre le borse da bikepacking continuano a non convincermi al 100%. Ritornando sull’ acciaio con la Genesis,  va da sé che in Inghilterra andrò con l’ ormai accoppiata vincente Brooks + Carradice, per un total look made in UK che spero mi porti bene.

 

Al Passo Rolle, 300km Audax a modo mio

Primo 300 di stagione. Avevo pensato all’ idea di scendere verso il basso Garda a provare il percorso di una rando da 200km svoltasi a fine Marzo. Sarebbe stato un 300 “facile”, circa 2000mt di dislivello con primi/ultimi 50km totalmente pianeggianti (il percorso del 200 partiva da Garda).

Ma poi ho sentito il richiamo della montagna, l’ idea di raggiungere un valico alpino da casa mi stimola sempre; cosÌ anche se la condizione non è al top ho deciso per il Passo Rolle. Traccio il percorso su Openrunner e quello che ne viene fuori è una variante più semplice della mia 300km delle Pale di San Martino. Con 1000mt di dislivello in meno resta comunque un percorso impegnativo vista la distanza.

Il limite di tempo per un 300km ufficiale Audax è 20 ore, ma io spero di arrivare a casa con un po’ di tempo “in cassaforte”.
Alle 5 del mattino sono in strada, e seguendo il credo del #packlighttravelfar viaggio davvero leggero: le previsioni sono buone, quindi l’ unico extra che mi concedo sulla bici oltre alle luci è una piccola borsa dell’ Apidura per le barrette e la frutta secca. Come abbigliamento poca roba, lascio a casa anche la giacca a vento avendo fatto di recente l’ acquisto di una bella maglia antivento.

Val d’ Adige per 40km circa, buon riscaldamento prima di affrontare la prima salita di giornata: devo salire a Vigolo Vattaro per poter accedere alla Valsugana. Le rampe della Valsorda al 18% sono sempre dure ma sento che oggi la gamba è quella giusta.

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Arrivato a Calceranica mi accorgo subito che il clima non è lo stesso dell’ Alto Garda: dopo una pausa al bar entro in ciclabile, ma il sole non è ancora arrivato e il termometro scende a 1°. Si soffre ma avanti tutta, vento a favore e strada che tende a scendere impercittibilmente mi fanno volare. A Borgo la temperatura prende una piega decente ed inizio a godermi la giornata.

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Ero d’ accordo con Andrea che ci saremmo sentiti per telefono: lui è di Belluno ed essendo in preparazione da TCR ultimamente sta macinando chilometri su chilometri. Ci incontriamo ad Arsiè per un caffè veloce, poi lui procede in direzione opposta alla mia. E’ un piacere trovarlo in una condizione così serena, è entrato in maniera perfetta nello stato mentale e fisico che una gara di quel genere richiede. Andrea ti ho trovato in forma!

Poco dopo io prendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle, che mi porterà appunto su quest’ ultimo. La strada è una meraviglia, le gallerie sono tutte o quasi evitabili con la vecchia strada chiusa al traffico, che costeggia il torrente Cismon in un ambiente da urlo. Inoltre è lunedì e il traffico veicolare è davvero scarso.

Poco prima di Fiera di Primiero tappa d’ obbligo alla pasticceria che c’ è sulla sinistra, fanno torte da paura e la Sacher sarà il mio carburante per valicare il colle.

Per la prima volta riesco a godermi la salita: l’ avevo sempre affrontata da questo versante con condizioni difficili, caldo torrido o troppo stanco. Oggi il clima è perfetto per la scalata. Mi concedo una sosta a metà salita circa seduto su una panchina nella lussuosa ma deserta San Martino di Castrozza e poi via fino in cima.

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16° sul valico, niente a che vedere con la bufera di neve trovata quell’ Aprile della rando.

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Una volta sceso in Val di Fiemme prendo la bella ciclabile che mi porta a Molina ed imbocco la Val di Cembra. Non me la ricordavo così suggestiva: la strada passa alta sulla valle sottostante con scorci d’ ampleur. Il vento che mi ha aiutato per metà percorso adesso chiede il conto, rafforzato da un’ aria di tempesta che mi ronza intorno. Nuvoloni neri sulle cime non presagiscono nulla di buono. Devo procedere veloce per non farmi raggiungere dal maltempo, per fortuna non mi prenderà.

Ultimo ristoro in una bottega alimentare d’ altri tempi, due panini imbottiti e una coca, poi via verso la Val d’ Adige, la sera avanza.

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A Trento ho due opzioni: proseguire verso Rovereto senza ulteriori difficoltà altimetriche o salire a Candriai e concludere attraversando la Valle del Sarca in leggera discesa. Opto per la seconda opzione visto il forte vento contro: preferisco stringere i denti per mezz’ oretta piuttosto che soffrire fino a casa spingendo contro il nemico invisibile del ciclista.

Alle 20:00 sono a casa, più stanco del previsto. 300km e 4100mt di dislivello.

Ma basterà una lunga dormita a farmi pensare già a nuovi progetti.

Preparazione LEL Marzo 2017

963km, 11872mt dsl.

Un brevetto di 200km in stile DIY ai primi del mese. Alcune strade e salite nuove per un giro che mi ha messo alla prova (temperature sotto zero al mattino e un dislivello prossimo ai 3000mt).

Poi un po’ di salite, Ballino, Velo, Udalrico e Forra, e anche riscoprire il piacere di pedalare lungo il lago di Garda prima che si affolli di turisti.

A fine mese mi fa visita l’ influenza intestinale, anche se in forma breve, e sono costretto a modificare i piani e ad annullare il secondo lungo.

Poi ci sono importanti novità ma ne parlerò più avanti, tempo permettendo 😦

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Autotreni, porcilaie e correnti Balcaniche: 200km Audax DIY

Con il mio primo brevetto DIY fatto in Novembre ho iniziato la lunga strada per il Randonneur Round The Year o RRTY, un riconoscimento creato da Audax UK per tutti quei ciclisti che nel corso di un anno riescono a concludere almeno un brevetto (AUK o ACP) ogni mese. A detta di tutti è uno dei challenge proposti da Audax UK più difficili da portare a casa: ci vuole molto impegno e determinazione, soprattutto per superare i mesi invernali (pensando poi al clima inglese).

Per il giro di oggi avevo in mente un altro percorso, direzione Vicentino con un paio di colli, ma visto il fenomeno del freezing rain di ieri ho preferito non rischiare di trovare strade ghiacciate. Così, Openrunner alla mano, ho tracciato un percorso nuovo e inviato il tutto al “mio” organizzatore che lo ha prontamente approvato (grazie Tony per la celerità).

Previsioni di cielo coperto e freddo, niente pioggia. Il problema di pedalare a lungo con temperature vicine o sotto lo zero sono sempre le estremità: i piedi in particolare sono sempre stati il mio punto debole, fino a quando l’ anno scorso non ho comprato le scarpe invernali (Sidi in Gore-Tex). Ovvio che con una giornata come oggi non avevo i piedi bollenti, ma calcolando tutte le ore che il termometro è stato sottozero già il fatto di non perdere sensibilità alle dita è stato positivo. Per i guanti ho risolto (quasi) i problemi con un’ accoppiata Assos, FuguGloves (adesso sostituiti dai BonkaGloves) coperti alla bisogna da un sopraguanto, il ShellGloves, che utilizzo in pratica tutto l’ anno: in estate se vado oltre i 2000mt per le discese fredde, primavera/autunno/inverno accoppiati a guanti di diverso peso per estenderne la scala termica, davvero utili.

Cerco sempre di tracciare percorsi che mi stimolino in qualche modo, e quello migliore è cercare strade nuove; così oggi mi spingerò un po’ a sud del lago, in provincia di Mantova, il modo più semplice per arrivare a quota 200km senza inserire salite nel percorso.

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Parto che sono quasi le nove del mattino, consapevole che finirò il mio giro con l’ oscurità: fino a Desenzano la temperatura resta costante sotto lo zero. Per ora ho fatto solo una piccola sosta a Salò per un cappuccio. Quando sono da solo cerco sempre di ottimizzare i tempi e fermarmi il meno possibile: è uno dei primi trucchi che ho imparato nel mondo dei brevetti Audax che mi consente di ottenere un tempo totale del giro decente mantenendo una velocità di crociera relativamente bassa.

Mi dirigo verso Castiglione delle Stiviere. Esce un timido sole, le strade sono un po’ troppo dritte per i miei gusti ma in fondo è quello che cercavo, quell’ orizzonte che si perde lontano, pochi paesi, tanta campagna, la Pianura Padana si svela lenta in fronte a me.

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Entro in un paesino, Medole: mi guardo intorno alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Ho già fatto 100km ed è ora di pranzo ma dubito di trovare un locale qui, sembra di stare nel Far West. Invece sbuca fuori una bella osteria di quelle moderne e ben gestite. Toast, coca e caffè, mentre osservo un gruppo di ragazzine sedute accanto a me presumibilmente al pranzo doposcuola e provo a immaginarmi mia figlia quando avrà la loro età. Chissà cosa serberà per loro il futuro, chissà quante di loro resteranno in paese e quante andranno altrove. Riflessioni di un randagio infreddolito che poco centrano con questo racconto.

Uno dei punti più suggestivi del percorso è stato l’ arrivo a Valeggio sul Mincio oltrepassando il Ponte Visconteo. Ero già stato in zona anni fa, transitando sulla ciclabile Peschiera-Mantova che passa sull’ altro lato, ma non ne avevo memoria. Diciamo che solo questo è valso il viaggio fin qua.

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Punto di nuovo a Nord, si torna verso casa. A Monzambano una breve sosta a bordo strada per mangiare frutta secca e alcuni dolcetti, il mio fisico ha bisogno di zuccheri: non oso immaginare a tutte le calorie consumate con questo freddo (la temperatura è ormai costante a 0°). Poi è monotonia, strade che conosco a memoria, inizio a pensare a casa e alla voglia di rilassarmi al caldo. Ma non è ancora finita.

A Garda faccio l’ ultima pausa, complice un tramonto spettacolare sul lago. Tira un vento gelido che si insinua nelle ossa, mi infilo tutto quello che ho e riparto subito.

16:53, il sole tramonta del tutto. L’ ultima ora abbondante di questa grandiosa giornata trascorsa in sella la passo al buio, con la temperatura che sul finale tocca i  -4°.

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Arrivo a casa dopo 9 ore e 30 minuti, con ampio margine sulle tempistiche ufficiali per la distanza, stanco come poche volte sono stato per un 200km ma pienamente soddisfatto. Al momento di scrivere l’ articolo fuori sta nevicando, quindi direi che sono stato fortunato e sento di avere messo in cassaforte una delle prove più difficili per il mio RRTY.

 

Primo brevetto Audax DIY GPS ufficiale

DIY sta per Do It Yourself.

In Italia non esiste questa possibilità, ma facendo parte dell’ Audax UK ho avuto la fortuna di poter provare quest’ esperienza. In poche parole si tratta di percorrere un brevetto pensato e ideato da soli in maniera ufficiale (con tanto di omologazione valida al fine di poter ottenere altri riconoscimenti).

Funziona così:

  • si acquistano delle carte di viaggio virtuali da uno degli organizzatori dell’ AUK che si occupa di questo (si potrebbero avere anche carte di viaggio vere e proprie nella variante non GPS, ma la tracciatura del percorso diventa più complicata dovendo rispettare la regola della distanza minima tra due controlli);
  • si prepara il percorso a tavolino utilizzando uno dei tanti programmi disponibili online, mantenendo i classici canoni Audax (distanza ufficiale 200-300-400-600-1000 e +1000) e scegliendo gli opportuni luoghi di controllo;
  • si salva la traccia ottenuta e la si carica online attraverso un modulo automatico indicando la data decisa per il brevetto, la distanza e i controlli;
  • viene inviata dall’ AUK una carta di viaggio virtuale con un link identificativo che servirà a caricare la traccia una volta effettuata la randonnée;
  • alla data scelta si monta in sella e si compie il giro avendo cura di registrare il tutto per bene;
  • una volta finito si invia la traccia all’ organizzatore e si aspetta la sua validazione. Stop.

Sembra complicato ma non lo è. E comunque sul sito è indicato in maniera chiara come fare il tutto.

Calcolando che è Novembre ho scelto di iniziare con una distanza di base, 200km, e vedere come andava. Come al solito mi sono lasciato prendere la mano al momento della tracciatura e ne sono venuti fuori 2500mt di dislivello!

Il percorso prevedeva: Passo San Giovanni e Val d’ Adige, salita Peri-Fosse, discesa da Breonio a Sant’ Ambrogio di Valpolicella, Lazise e poi il periplo del Garda fino a Riva, salita al lago di Tenno da Deva, ridiscesa su Arco.

Il problema iniziale è stato il freddo: per le prime tre ore (sono partito alle 06:30 circa) il sole non si è visto, in pratica fino a Fosse, e il termometro è sceso a -2° . Primo controllo virtuale e prima pausa al bar del paese. La stufa a legna accesa all’ interno fa molto baita di montagna e mi ricorda che l’ inverno è alle porte ed è ora di vestirsi per bene.

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Fuori l’ aria mattutina è gelida ma a dispetto delle previsioni che davano coperto c’ è un bel sole. Colpo d’ occhio magico sulla Lessinia mentre scendo verso il Garda. Consapevole che lo zoccolo duro del percorso è alle spalle mi godo la girata del lago, approfittando del passaggio a Peschiera del Garda per una sosta al Mc Donalds che ospiterà il controllo del Solstizio a sincerarmi che sia tutto ok. Pranzo rando style con un bel Mc Menù e si riparte.

Passate le cinque ore in sella passa anche il mal di schiena. La mente ha avuto la meglio sul fisico  che ora sta zitto e lavora. E poi c’ è il vento a favore. Per raggiungere Salò faccio una strada alternativa scovata l’ ultima volta che sono passato di qua: meraviglie del gps, oggi per la prima volta uso le mappe con navigazione e ne sto apprezzando l’ utilità.

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Una piada alla nutella mi darà l’ energia necessaria a tornare verso casa. Sempre con il vento che mi spinge percorro la Gardesana Occidentale con in testa l’ ultima salita, e più mi avvicino, più mi pento di averla inserita nel percorso. Sono a Riva alle 16:00, sta già facendo buio e sono in bici da  quasi dieci ore. E’ freddo e sono stanco. In più non sono più certo che il percorso verrà approvato: proprio in fase di partenza ho fatto un errore con la traccia sul Garmin perdendo i primi 15km. Quasi quasi vado dritto a casa e mi evito la Deva…..

Per fortuna alla fine lo spirito randagio prevale sul buon senso. La Deva doveva essere e la Deva sarà. Scollino in qualche modo e mi preparo alla fredda discesa prima di rientrare a casa. Comunque vada traccia o non traccia so di avere fatto 200km ed è sempre un bel “pezzo”, quindi sono soddisfatto della giornata.

Alla fine il brevetto verrà omologato, per fortuna il Garmin aveva comunque segnato la partenza del percorso e l’ organizzatore ha potuto verificarlo!

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