Girovagando tra i Colli Euganei

Domenica sera, fervono i preparativi per la giornata di domani. Si va a caccia di salite nel parco dei colli Euganei, nella provincia di Padova. Per un centocollista un vero paradiso. In una piccola area collinare sono raccolti all’ incirca una trentina di valichi, tutti al di sotto dei 500mt di quota, perfetti per questo periodo ancora freddo. L’ idea per questo giro è nata la fine dell’ anno scorso, quando sulla rivista del Club Cent Cols(che arriva a casa ai soci)ho letto il racconto di Bernard Chalchat, un francese che si era cimentato in questo percorso. Dopo un breve scambio di e-mail, Bernard mi ha spedito l’ itinerario che aveva fatto. Con un giro di 100km per 2000mdsl suddiviso in due giorni si era portato a casa 27 colli, di cui 2 su strada sterrate.

L’ itinerario in due tappe che mi ha spedito Bernard ricavato dalla carta Kompass n°600, i cerchi in blu corrispondono ai colli La mia idea era di farlo in un giorno solo, aggiungendo anche una cinquantina di km tra andata e ritorno partendo da Vicenza.
Dopo un inizio di giornata degno del tragico Fantozzi(nell’ ordine:bicicletta bucata nel garage prima di partire, esco con il furgone e dopo 5km mi accorgo che ho lasciato la mappa a casa, sbaglio autostrada facendo 40km in più, arrivo a Vicenza, parto in bici e dopo un paio di km mi accorgo che ho lasciato la borraccia nel furgo)monto in sella ma la giornata non è splendida, un bel nebbione avvolge tutto e la temperatura è sui 4°. I primi 25km passano veloci, tutta pianura fino a Bastia, ma da qui il gioco cambia, inizia il percorso vero e subito si sale.

In vista dei colli nella nebbia prima di Bastia Sono rasoiate micidiali che a freddo fanno male e che non mi aspettavo! Corto non è sinonimo di facile come scoprirò presto! Il posto è splendido, pedalo su stradine secondarie dove il traffico non esiste. L’ unico neo è che mi devo fermare di continuo a guardare la cartina per non perdermi in questo dedalo di salite. Tre colli fatti, ventiquattro da fare! Giro a sx ed esco dal percorso ad anello per andare a farne tre in andata-ritorno.

Il Passo Fiorine, 6° di oggi Per salirne uno sono costretto a spingere la bici, la pendenza è disumana, e per di più sterrata. Quando sono in cima mi domando se sia giusta questa esasperazione per aggiungere un numero sulla lista.

La foto non rende l’ idea della pendenza, superiore al 20%
Il tempo passa in fretta ma i km non scorrono. Salgo sulla cima Coppi di oggi, la Forcella delle Punte a quota 437mt, lungo una bella strada percorsa anche dalla Transeuganea. Sono circa 3km con una pendenza media del 8%. Siamo a quota 9 colli, e inizio a rendermi conto che oggi non finirò il giro. Panino veloce in vetta e riparto, altra salita, il Passo del Roccolo, e poi mi imbatto in una pista che scoprirò poi il mio amico Bernard aveva evitato, trovandosi sulla linea di confine del percorso che lui aveva diviso in due tappe. Dopo un paio di chilometri di salita finisce l’ asfalto e comincia lo sterrato, che si tramuta presto in una pista fangosa fino al valico che mi tocca superare bici a spalla!!!
Si sono fatte le tre del pomeriggio, non posso chiudere l’ anello, quindi cartina alla mano faccio un bel taglio che in una ventina di km di leggeri saliscendi mi riporta a Bastia, poi stessa strada fatta all’ andata fino alla macchina dove concludo il giro, non prima però di aver fatto una sosta in un bel panificio per sbranarmi un trancio di pizza e due panini con l’ uvetta!
Col senno di poi è stata una bella avventura(ma su quella pista di fango le ###### che ho tirato le so solo io!), di sicuro tornerò per concludere l’ anello e per fare quei 16 colli mancanti.

Il passo dello sceriffo

Oggi mi sono alzato e non ne avevo voglia. Di prendere la bici. Evidenti strascichi della domenica sullo snowboard uniti al non aver programmato nessun giro in particolare, mi stavano facendo saltare la pedalata. Alle nove e mezza mi sono ripreso d’ animo e dopo aver pensato un attimo a dove andare, sono saltato in sella. Questa settimana volevo fare un’ uscita più leggera rispetto all’ ultima, che avevo sentito per qualche giorno, così ho pensato di fare il già collaudato “giro della valle”, discesa per la valle dell’ Adige e risalita lungolago.
La partenza non è delle più calde; sulla maza il termometro segna 2°, ma appena arrivo a Nago esce il sole e va subito meglio.
A Mori, una volta presa la pista ciclabile Claudia Augusta, come sempre quando ho dei dubbi sull’ uscita in bici, mi sono reso conto di cosa mi sarei perso se fossi restato a casa.

La pista ciclabile a Mori La giornata è splendida, cielo sereno, un’ aria frizzante tipicamente invernale ma con una temperatura piacevole, e nessuno in giro. Dopo pochi km piccola pausa per il solito inconveniente foratura, ruota anteriore, che negli ultimi giri mi accompagna sempre(forse a causa dei copertoncini ormai andati); per fortuna che c’ è il sole e fare un piccolo break è quasi un piacere. Complice il vento a favore arrivo in fretta a Caprino Veronese, da dove attacco la salita per Lumini dal versante opposto a quello della settimana scorsa, per andare a caccia di un colle, il Passo dello Sceriffo. A parte qualche duro strappetto la salita si rivela proprio bella, l’ asfalto è perfetto con una splendida vista sul lago e su tutta la pianura. Salgo al mio passo e in un attimo sono a Lumini.

Lumini Qui per andare a scovare il passo dello Sceriffo bisogna girare a dx verso Prada percorrendo ancora un chilometro in leggera salita fino a quota 735mt, all’ incrocio con la strada che proviene da S.Zeno. Nessun cartello che segnali il colle, ma dai cataloghi ufficiali del Club Cento Colli risulta essere qua.
Mangio un panino, mi infilo la giacca in Gore-Tex e mi lancio verso il lago, S.Zeno e poi a destra ancora qualche saliscendi prima di arrivare alla discesa ripidissima che porta a Castelletto. Oggi sono fortunato, il vento è dalla mia e in un blitz arrivo a casa senza scendere mai sotto ai 30kmh.
Sono a casa con 120k nelle gambe e ancora bello fresco. Con questo giro si è conclusa la breve vita della Specialized Allez, è in arrivo una bella novità, tutta in carbonio! Dico solo una parola, Roubaix!

Tornerò a prendermi quel colle!

Lunedì mattina, ore 7.30. La sveglia mi tira giù dal letto e subito capisco che non sarà una gran giornata. Lo snowboard ha lasciato più segni del previsto: gambe e lombari a pezzi! “Vado o non vado?” continuo a chiedermi, così passano due ore prima che mi smuova da casa. Alla fine l’ idea delle sensazioni che solo una bella uscita lunga e una salita nuova sanno darmi mi fa partire.
I primi chilometri mi sento pesante, i pedali girano a fatica, allora nella mia testa mi immagino di essere al secondo giorno di una lunga randonnèe e che mi ci devo abituare!

Piu’ motivati del ciclista in inverno!
Solito lago e solita sponda delle gallerie fino a Gargnano, ma da qui oggi si va verso terreno inesplorato, quella che secondo me è la vera essenza del randonneur, del randagismo, guardare una linea sull’ atlante stradale(meglio se a zig zag!)e dire: “Bon, oggi vado li”.
Come inizia la salita che porta a Navazzo, 496mslm, subito mi immagino tutti i ciclisti che qua spendono fatica e sudore a fare ripetute! La strada sale infatti con una pendenza costante che rende piacevole la salita e che consente di ammirare la catena del Baldo in tutto il suo splendore.

Prima del paese faccio una piccola pausa per mangiare qualcosa, la giornata è calda, e le gambe si sono riprese.
Da qui si sale verso il lago di Valvestino. La strada che lo costeggia è meravigliosa! Tutta un leggero saliscendi per una decina di km entusiasmanti a traffico zero! L’ unico neo è che essendo inverno è ancora molto sporca, e nelle curve devo fare attenzione per non scivolare.

Il lago di Valvestino Ormai sono a quota 600mt, finisce il lago e inizia l’ ultimo tratto di salita di 6km che porta a Capovalle, 937mslm.

Arrivo in paese dove mi fermo a mangiare un panino con la marmellata e a decidere il da farsi. E’ un po’ tardi, ho un appuntamento nel pomeriggio, così il progetto di andare giù sul lago d’ Idro per tornare passando da Salò salta, e decido di rifare la strada al contrario. Purtroppo però il centocollista che è in me si dimentica di arrivare in cima alla strada dove c’ è il cartello del passo, quindi per stavolta niente scalpo!
La discesa va meno peggio del previsto, mi infilo la giacca in Gore-Tex sopra quella in Windstopper e monto in sella. Da Navazzo a Gargnano la Freccia Celeste va giù come un missile, e in un attimo sono di nuovo sul lago, dove mi aspetta uno stramaledetto vento contro, che unito alla stanchezza mi farà penare parecchio fino a casa(punte dei 19km/h in pianura!!).
A casa il contachilometri segna 125km a una media dei quasi 23km/h. Quello che non segna sono le emozioni bellissime che ancora una volta questa passione mi ha regalato, e che spero piano piano di imparare a far trasparire sulle mie foto!

Il mio nuovo flap