Al Monte Toraro, 200km Audax DIY

Dopo il mio ritiro alla LEL (lo so, non ne ho parlato qui, ma chi mi segue su altri canali come Strava già sapeva come era finita: se troverò l’ ispirazione ne scriverò più avanti) avevo bisogno di qualcosa che mi facesse riprendere sicurezza nelle mie capacità. E poi volevo ricominciare la mia corsa al Randonneur Round The Year, magari questa volta ponendomi obbiettivi più “facili” come fa la maggior parte dei ciclisti che ottengono il brevetto.

Quindi di una distanza da 200km avevo bisogno. Ma volevo anche andare a scoprire strade nuove, e perché no, portarmi a casa qualche colle inedito per la mia collezione di Centocollista.

Sfogliando un libro della Ediciclo, “Prealpi Venete 2”, della collana passi e valli in bicicletta, mi salta all’ occhio la salita al Monte Toraro per la ciclabile della Barcarola:

E’ un lungo e impegnativo itinerario, in ambiente solitario e severo nella parte finale, e che porta proprio sulla vetta del Monte Toraro, quota più alta (1897mt) di tutti gli itinerari descritti in questa guida.

Vado a memoria, e mi pare di ricordare che un amico, Alvaro, poco tempo fa è passato proprio in zona, partito da Arco e ritornato a casa con 200km nel sacco. Detto fatto, creo una nuova traccia su Strava simile alla sua ma in senso inverso per non perdere la famosa ciclabile della Barcarola (e ci aggiungo anche una variantella che si rivelerà molto dura –e sterrata– per conquistare il Passo di Vena), la carico sul Garmin e sono pronto a partire.

Trovo anche compagnia per il viaggio, con me viene Carlo, sempre disponibile a mettersi alla prova quando c’ è da esplorare nuove strade. Grazie delle foto!

Ora non mi dilungo troppo sul racconto della giornata. Vi dico solo che è stato un giro epico, in assoluto uno dei più bei vagabondaggi di una giornata con partenza da casa che abbia mai fatto. La salita di Folgaria all’ alba, attraversare tutto l’ altopiano di Asiago, il passaggio nella città omonima, una discesa a dir poco spettacolare su Pedescala, i 23 tornanti della ciclabile della Barcarola, la strada chiusa al traffico ripida e sterrata per conquistare i Passi di Vena di Sotto e di Sopra, quei due fantastici chilometri per la vetta del Monte Toraro e la discesa senza fine in Val d’ Adige. Che dire, una giornata perfetta.

Se volete scaricarvi la traccia la trovate qua: https://www.strava.com/activities/1138315754

 

Al Passo Rolle, 300km Audax a modo mio

Primo 300 di stagione. Avevo pensato all’ idea di scendere verso il basso Garda a provare il percorso di una rando da 200km svoltasi a fine Marzo. Sarebbe stato un 300 “facile”, circa 2000mt di dislivello con primi/ultimi 50km totalmente pianeggianti (il percorso del 200 partiva da Garda).

Ma poi ho sentito il richiamo della montagna, l’ idea di raggiungere un valico alpino da casa mi stimola sempre; cosÌ anche se la condizione non è al top ho deciso per il Passo Rolle. Traccio il percorso su Openrunner e quello che ne viene fuori è una variante più semplice della mia 300km delle Pale di San Martino. Con 1000mt di dislivello in meno resta comunque un percorso impegnativo vista la distanza.

Il limite di tempo per un 300km ufficiale Audax è 20 ore, ma io spero di arrivare a casa con un po’ di tempo “in cassaforte”.
Alle 5 del mattino sono in strada, e seguendo il credo del #packlighttravelfar viaggio davvero leggero: le previsioni sono buone, quindi l’ unico extra che mi concedo sulla bici oltre alle luci è una piccola borsa dell’ Apidura per le barrette e la frutta secca. Come abbigliamento poca roba, lascio a casa anche la giacca a vento avendo fatto di recente l’ acquisto di una bella maglia antivento.

Val d’ Adige per 40km circa, buon riscaldamento prima di affrontare la prima salita di giornata: devo salire a Vigolo Vattaro per poter accedere alla Valsugana. Le rampe della Valsorda al 18% sono sempre dure ma sento che oggi la gamba è quella giusta.

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Arrivato a Calceranica mi accorgo subito che il clima non è lo stesso dell’ Alto Garda: dopo una pausa al bar entro in ciclabile, ma il sole non è ancora arrivato e il termometro scende a 1°. Si soffre ma avanti tutta, vento a favore e strada che tende a scendere impercittibilmente mi fanno volare. A Borgo la temperatura prende una piega decente ed inizio a godermi la giornata.

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Ero d’ accordo con Andrea che ci saremmo sentiti per telefono: lui è di Belluno ed essendo in preparazione da TCR ultimamente sta macinando chilometri su chilometri. Ci incontriamo ad Arsiè per un caffè veloce, poi lui procede in direzione opposta alla mia. E’ un piacere trovarlo in una condizione così serena, è entrato in maniera perfetta nello stato mentale e fisico che una gara di quel genere richiede. Andrea ti ho trovato in forma!

Poco dopo io prendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle, che mi porterà appunto su quest’ ultimo. La strada è una meraviglia, le gallerie sono tutte o quasi evitabili con la vecchia strada chiusa al traffico, che costeggia il torrente Cismon in un ambiente da urlo. Inoltre è lunedì e il traffico veicolare è davvero scarso.

Poco prima di Fiera di Primiero tappa d’ obbligo alla pasticceria che c’ è sulla sinistra, fanno torte da paura e la Sacher sarà il mio carburante per valicare il colle.

Per la prima volta riesco a godermi la salita: l’ avevo sempre affrontata da questo versante con condizioni difficili, caldo torrido o troppo stanco. Oggi il clima è perfetto per la scalata. Mi concedo una sosta a metà salita circa seduto su una panchina nella lussuosa ma deserta San Martino di Castrozza e poi via fino in cima.

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16° sul valico, niente a che vedere con la bufera di neve trovata quell’ Aprile della rando.

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Una volta sceso in Val di Fiemme prendo la bella ciclabile che mi porta a Molina ed imbocco la Val di Cembra. Non me la ricordavo così suggestiva: la strada passa alta sulla valle sottostante con scorci d’ ampleur. Il vento che mi ha aiutato per metà percorso adesso chiede il conto, rafforzato da un’ aria di tempesta che mi ronza intorno. Nuvoloni neri sulle cime non presagiscono nulla di buono. Devo procedere veloce per non farmi raggiungere dal maltempo, per fortuna non mi prenderà.

Ultimo ristoro in una bottega alimentare d’ altri tempi, due panini imbottiti e una coca, poi via verso la Val d’ Adige, la sera avanza.

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A Trento ho due opzioni: proseguire verso Rovereto senza ulteriori difficoltà altimetriche o salire a Candriai e concludere attraversando la Valle del Sarca in leggera discesa. Opto per la seconda opzione visto il forte vento contro: preferisco stringere i denti per mezz’ oretta piuttosto che soffrire fino a casa spingendo contro il nemico invisibile del ciclista.

Alle 20:00 sono a casa, più stanco del previsto. 300km e 4100mt di dislivello.

Ma basterà una lunga dormita a farmi pensare già a nuovi progetti.

Club Cento Colli: quota 300 raggiunta con giro (sterrato) sul Monte Baldo.

La nuova funzione di Openrunner per visualizzare i colli devo dire che mi ha semplificato la vita: adesso è molto più facile tracciare percorsi per andare alla ricerca di nuovi colli da scalare. Più sale il numero di passi conquistati però, più (ahimè) diventa difficile di trovarne di nuovi, soprattutto in zona e percorribili con la BDC. Così capita spesso che provo a cercarne di sterrati che abbiano almeno un paio di caratteristiche: transitabili in bici e non troppo lontani da strade asfaltate. Sapevo già dell’ esistenza della Bocca di Tratto Spino, 1717mt, situata nei pressi della stazione di arrivo della funivia che da Malcesine porta sul Monte Baldo, e che si trattava di sterrata. Avevo letto online che era già stata fatta da qualche centocollista con la bici da corsa, quindi mi attirava l’ idea di andarci. Bisognava ora tirare fuori un percorso possibilmente ad anello, così ne ho approfittato (complice Strava e un giro copiato) per inserire un tratto di strada mai fatta che da San Valentino porta in Polsa e che presenta oltre a due tratti sterrati, la possibilità con un breve poussage di andare a prendere un altro colle, la Bocca d’ Ardole, 1388mt.

Detto fatto, trovo anche compagnia, così stamattina (sabato 20-08) io e Carlo alle 06:00 partiamo.

Prima tappa, raggiungere il Rifugio Graziani alla Bocca del Creer, 1617mt. Che già non è uno scherzo. Sono più di 20km con 1400mt di dislivello da Mori.

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Salita splendida, soprattutto nella sua parte terminale dopo il Passo San Valentino dove si svolge in un ambiente tipicamente alpino. C’ è una luce molto particolare stamattina, forse colpa della poca foschia rimasta nell’ aria.

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Ci godiamo il panorama e un buon caffè sulla terrazza del rifugio semi-deserto. Solo pastori e malgari in giro, per fortuna pochi turisti (e relative auto). Breve discesa su Bocca di Navene e iniziamo quella che in pochi conquistano in sella ad una bici da corsa: La Bocca di Tratto Spino, 1717mt, 3km circa con una tratta iniziale al 13% di pendenza media e a seguire una lunga sequenza sterrata fino in cima con punte al 11/12%!

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Svalichiamo, non senza difficoltà, in mezzo alle nuvole e allo sguardo stupito dei bikers che sbarcano dalla funivia del Monte Baldo.

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La discesa non è per nulla semplice, ma per fortuna nessuna foratura per entrambi. Ancora in discesa verso il Lago di Pra da Stua, ma questa volta asfaltata, e poi su di nuovo al Passo San Valentino. L’ avventura non è ancora finita. Ci fermiamo al rifugio/ristorante al passo prima di inoltrarci su strade inesplorate.

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Affronteremo il collegamento che dal passo San Valentino porta in località Polsa, anche se il nostro vero obbiettivo è circa à metà di questo tratto: la Bocca d’ Ardole, 1388mt sempre su strada non asfaltata (più che non asfaltata si rivelerà vero e proprio sentiero!). Lo svincolo per la bocca è indicata sul tipico cartello CAI/SAT, promette bene…seguiamo le indicazioni, prima prato, poi sterrato, poi pietraia! Si prosegue tratti a spinta, tratti in sella. Di colpo tra le nuvole si apre sotto di noi un precipizio da brivido sulla Val d’ Adige, incredibile dove siamo arrivati con le nostre bici.

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Per paura di sbagliare scendiamo forse anche oltre la bocca, ma poco importa, lo scalpo è conquistato, e soprattutto per me la fatidica quota 300 passi raggiunta! E’ un posto magico, e sicuramente il fatto di essere qui con la bici da corsa gli da tutto un altro sapore. Wow, che posto selvaggio!

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E’ ora di ritornare sui nostri passi, il tempo libero è quasi scaduto. Discesona su Mori e in breve siamo a casa. Che giro! Grazie Carlo per la compagnia (e per le foto), quando siamo insieme salta sempre fuori qualcosa di particolare, alla prossima.

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Il giro su Strava:

https://www.strava.com/activities/682488808

Due belle giornate in montagna

Nel giro di una settimana ho avuto l’ occasione (ormai rara!) di avere due giornate libere da poter dedicare alla bici. Da randonneur quale sono per “giornata libera” intendo proprio tutto il giorno, che tradotto in termini ciclistici significa partire all’ alba e tornare per cena. No, niente notti in sella. Avevo l’ opzione per fare un giro molto lungo, 400km, in una delle due giornate, ma poi ho preferito scegliere percorsi più corti e più vicini a quello che andrò a fare a fine mese, la Oetzy.

Prima uscita, Mercoledì 10 Agosto 2016: Passo Udalrico-Viote Monte Bondone-Vigolo Vattaro-Menador-Passo Cost-Passo Sommo-Serrada.

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Visti i forti temporali della notte protratti fino al mattino opto per una partenza non consona al mio stile: monto in sella poco prima delle 10:00. Come sempre ho tracciato il percorso in precedenza su Openrunner, quindi so cosa mi aspetta. L’ idea è quella di partire seguendo le tracce della Super Randonnée delle Dolomiti nelle sue due prime salite, per poi deviare verso una scalata a me sconosciuta, il Menador.

Menador

Il Bondone da Lasino lo conosco a menadito ormai, ma se si calcola anche il Passo Udalrico diventa comunque un’ ascesa lunga e impegnativa. Il cielo rimane coperto per tutta la salita con una forte umidità che mi fa rimpiangere di non essermi vestito di più. Per fortuna ho i manicotti e la ventina, anche se sono costretto a infilarli già da Lagolo in fase di salita. In cima sbuca il sole a scaldare un po’, Discesa molto tecnica su Garniga Terme e sono in Valle dell’ Adige.

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Taaac, foratura anteriore. Mi fermo e cambio la camera: valvola saltata, forse colpa del surriscaldamento del cerchio sulla discesa. Ero convinto di averne due nel borsello ma ne ho solo una, spero nella sorte e continuo “a secco”.

Nda: ricordarsi di portare una pompa migliore dell’ attuale mini-mini-mini pompa. Arrivato a casa ho realizzato che la pressione massima raggiunta di gonfiaggio è stata 4 Bar!

Su Vigolo Vattaro esce il sol leone; le rampe iniziali sono importanti e mi cuocio per benino. In cima mi fermo in un baretto a mangiare qualcosa e incontro un cicloturista stracarico con una bella bici vissuta. Per me coca e barretta, per lui birra media. A voi il giudizio sulla scelta migliore.

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L’ antica strada Kaiserjägerstraße, detta anche Menador, sale da Caldonazzo e porta alla località di Monterovere e proseguendo all’ altipiano di Lavarone. Non c’ è un valico vero e proprio da conquistare al termine della salita ma merita lo stesso per durezza e spettacolarità del tracciato. La strada in alcuni punti non supera i due metri di larghezza e presenta molti punti a sbalzo nel vuoto e alcune gallerie strettissime scavate nella roccia. Inoltre offre un panorama mozzafiato sul lago di Caldonazzo e tutta la vallata.

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Fa parte del progetto “Le Grandi Salite del Trentino”, quindi è presente una cartellonista dedicata con pendenza e altimetria: ve lo dico, leggere quel +12% di pendenza media al penultimo chilometro fa male davvero!

In cima sono vuoto, per fortuna a Lavarone trovo una pasticceria che con due fette di ottimo Strudel mi da la forza necessaria per svalicare Passo Sommo e Serrada. La lunga discesa su Rovereto è fantastica, con un bel colpo d’ occhio sulle Piccole Dolomiti. A Loppio il temporale mi rovina un po’ la festa, per fortuna senza scaricare del tutto.

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Seconda uscita, Martedì 16 Agosto 2016: Passo Crocedomini-Colle San Zeno-Passo del Santellone-Passo del Termine

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L’ ultima volta che sono salito al Crocedomini l’ ho fatto insieme a Valentina: quindi calcolando che Eva, la nostra figlia più grande, ha cinque anni compiuti, è un bel po’ di tempo. E il tempo cancella le fatiche dalla memoria. Si, perché il Crocedomini è un vero gigante da scalare: 30km di ascesa per 1500mt di dislivello in un’ unica tirata, da perdere la testa. Come la scorsa settimana parto in mezzo alle nuvole e su asfalto bagnato; questa volta però sono stato previdente e ho portato la borsa al telaio Apidura per stivare qualche capo di abbigliamento extra.

C’ è poco traffico in giro, d’ altronde è ancora presto; stamattina sono riuscito a partire per le 07:00, però a differenza del solito ho aggiunto al percorso un’ ora di macchina fino a Storo. Di solito preferisco partire da casa in bici, ma ormai se voglio esplorare un po’ di posti nuovi senza sobbarcarmi ogni volta una distanza Audax importante è il compromesso da accettare.

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La scalata da questo versante è molto incostante, alternando tratti molto duri ad altri di più respiro; poi  giunti a Gaver, a 1500mt circa di quota, il manto stradale si stringe notevolmente come di solito accade quando si raggiungono queste quote: lo scollinamento avviene in discesa dopo aver superato altri due colli, fattore che la rende interessante anche da un punto di vista di “caccia ai colli” per il Club des Cent Cols.

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In cima sono abbastanza cotto, più di quello che mi aspettavo. Decido comunque di provare il giro, non ho voglia di tornare indietro dalla stessa strada.

La discesa è tremenda, l’ asfalto pessimo e la visibilità scarsa dovuta al continuo entrare/uscire dal bosco non mi fanno decollare la velocità media come di solito.

Con un lungo tratto di trasferimento praticamente sotto forma di linea retta, arrivo al Lago d’ Iseo dove inizia la seconda salita di giornata, il Colle di San Zeno, 20km di pendenze costanti tra il 7% e il 10%. Salita molto esigente, esposta al sole nella prima parte, più ombreggiata nella seconda. A metà sono obbligato a fermarmi in cerca di rifornimenti: mi sono alimentato poco da questa mattina e ora ne pago le conseguenze. Per fortuna trovo un bar aperto quando mancano 5km alla vetta: coca e gelato, un po’ di zuccheri per il rush finale!

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Altra discesa terrificante e altro gelato prima dell’ ultima salita: 5/6km fino alla Bocca d’ Ardole per poi proseguire in costa con un susseguirsi di saliscendi e scollinare definitivamente al Passo del Termine. Faccio la salita in compagnia di un ciclista locale, il caldo e la fatica bussano alla porta ma il fisico regge bene.

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Mi aspetta una discesa che vale tutta la fatica fatta fino a qui. La strada scende a mezza costa con una serpentina costante di curve, tecnica e veloce, asfalto medio e una spettacolare vista sulla valle interna verde e selvaggia, attraversando piccoli paesi che sembrano dimenticati. Ecco quello che cerco, scenari diversi da quelli a cui sono abituato, ecco cosa mi piace del mondo Audax, la sua parte esplorativa è alla base per me. Stesso discorso per il Club Cento Colli: se penso a quanti posti fantastici ho scoperto per “cacciare” un colle!

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Purtroppo a -20km dalla fine si inizia a intravedere un cielo nero come la notte, di quelli che spaventano. Tengo d’ occhio le auto che mi vengono incontro per capire quando sarà ora di fermarsi a mettere la giacca. Poi il diluvio si scatena, ultimi chilometri sotto un temporale epico e finalmente arrivo alla macchina.

Due belle giornate piene, come non ne facevo da tempo. 4 colli nuovi aggiunti alla lista e zone nuove esplorate. Adesso tempo di vacanze e girate un po’ più leggere fino all’ appuntamento di fine Agosto.

Caccia scarsa nel 2015

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Sono già 8 anni che sono iscritto al Club Cento Colli, storica confraternita Francese per gli amanti delle salite e delle sfide in montagna a cavallo della propria bicicletta (per farne parte bisogna avere scalato almeno 100 colli diversi, di cui almeno 5 sopra i 2000mt), ma la stagione passata è stata per me la peggiore come nuove conquiste.

Solo 4 i colli del 2015:

IT-TN-0418 Bocca di Padaro

418

Trentino A.A.
IT-VA-0890 Passo di San Michele

890

Lombardia
IT-FI-0897 Passo della Futa

897

Toscana
IT-BZ-1375 Passo del Brennero

1375

Trentino A.A.

che portano il mio totale personale a quota 290. Speravo di raggiungere i 300 già quest’ anno, ma sapevo che le qualifiche alla Parigi-Brest-Parigi avrebbero rubato molto tempo alla famiglia; poco male, resta come obbiettivo del 2016, e soprattutto mi dovrò impegnare per portare a casa qualche nuovo +2000mt dato che non ne segno dal 2013!

Tanto per dare qualche numero, per ora la personale classifica al ribasso vede:

  1. 2015, 4 colli;
  2. 2012, 5 colli;
  3. 2011 e 2014 a pari merito, 10 colli;
  4. 2013, 12 colli;
  5. 2010, 49 colli;
  6. 2009, 79 colli;
  7. 2008, anno di ingresso nel Club con 121 colli.

Più la lista personale si allunga (anche se la mia fa ridere se paragonata a un certo Michel detto “Le Top” che ha collezionato 10.000/diecimila colli!), più è difficile conquistarne di nuovi, ma fa parte del gioco; i miei sono praticamente tutti asfaltati, e ho una gran voglia di dedicarmi alla ricerca di quelli catalogati come R1 (route non goudronnée, cyclable) da percorrere sempre con la mia amata specialissima.

Un sogno? Chiudere la carriera ciclistica a quota 1000/mille, ma ci vorrà impegno e dedizione 😉

Sustenpass

Salendo al Sustenpass-CH

Pasqua epica al Corno d’ Aquilio

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Oggi un’ uscita di quelle che non si dimenticano.

Si parte alle 05:00. Obbiettivo di giornata un anello da 100km comprendente tre salite: Peri-Fosse, il suo naturale prolungamento fino al Corno d’ Aquilio (Col di Pealda bassa) e per finire in bellezza la Chizzola-Brentonico.

Mi stupisce sempre trovare compagnia con partenze così mattutine, ma Carlo accetta di buon grado e alle 05:00 si presenta puntuale fuori casa. Io in compenso sono un pelo in ritardo, per fortuna avevo puntato due sveglie e con la seconda mi sono fiondato giù dal letto alle 04:30; giusto il tempo di vestirmi, una rapida occhiata fuori dalla finestra nel buio più totale per verificare se piove e sono pronto anch’ io.

Luci accese e si parte. Temperatura freschina per il periodo, mi tornano in mente bei ricordi. Sulla maza si chiacchiera poco, testa bassa e fila indiana per scaldare i motori. In un attimo siamo a Mori e imbocchiamo la Val d’ Adige. Poco traffico, si resta sulla statale per rubare qualche minuto alla tabella di marcia già risicata al minimo.

Dopo poco più di un ora e mezza arriviamo a Peri. Ormai sta albeggiando, tempo di spegnere le luci e concentrarsi sulla prima fatica di giornata. Spero in un’ inversione termica in quota, qua in valle ci sono 4° e facendo due conti in cima…..

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La Peri-Fosse è una gran salita, lunghezza non eccessiva e una pendenza da “sempre in tiro”, a parte quel maledetto km7 giusto poco prima dell’ arrivo. L’ affrontiamo senza strafare e in una cinquantina di minuti siamo in cima. Il bar è chiuso, d’ altronde è Pasqua. 0° e zero inversione termica purtroppo. Si riparte senza cincischiare troppo, direzione Corno.

Inizialmente la strada sale tra case e malghe con uno sguardo impagabile a sinistra sulla Val d’ Adige e a destra su tutta la Lessinia fino a Verona. Silenzio totale rotto solo dai malgari che portano fuori dalle stalle le vacche. Della strada ho solo un vago ricordo, meglio a volte non sapere cosa ci aspetta.

Dal cielo mi accorgo che cade qualcosa di bianco…beeene, nevica! Senza preoccuparcene troppo iniziamo i tratti misti di asfalto ecologico e sterrato con la strada stretta e tortuosa che penetra nel bosco. La neve caduta la notte prima ricopre gli abeti intorno a noi e mano a mano che prendiamo quota il fondo stradale a tratti ne è completamente sommerso.

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A quota 1400mt lo sterrato finisce, usciamo dal bosco per entrare in un paesaggio surreale. Si intravede solo una piccola striscia d’ asfalto nera insinuarsi tra i contorni morbidi e bianchi del paesaggio. La neve in alcuni punti è stata portata dal vento anche sul manto stradale ma riusciamo a pedalare fino allo scollinamento.

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In cima ci fermiamo per ammirare questo spettacolo della natura conquistato a colpi di pedale. Il termometro segna -3°, tempo di vestirsi e in fretta perdere metri di quota per raggiungere temperature più miti.

Purtroppo i 2km che ci separano da Sega di Ala sono tutto fuorché facili da percorrere. Moltissima neve e ghiaccio sulla strada ci costringono più volte a scendere di sella per proseguire. Il ghiaccio si infila nelle tacchette delle scarpe e ogni volta per ripartire bisogna pulirle. Tutto questo da fare ci rallenta parecchio, così finalmente guadagnata la SP211 (la mitica Sdruzzinà che oggi faremo in discesa) il tempo ci è tiranno e decidiamo che salteremo l’ ultima salita di giornata.

Dopo una discesa ripida e scomoda non ci resta che tornare a casa, ovviamente con il vento in faccia!

Giornata epica, grazie Carlo per la compagnia, alla prossima.