Ötztaler 2016, una granfondo

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Ci sono manifestazioni che meglio esprimono il concetto che rappresenta la loro categoria di appartenenza. Non è mia intenzione approfondire questo discorso già ampiamente trattato altrove. A mio avviso, e nella poca esperienza che ho nel settore, reputo la Ötztaler Radmarathon la granfondo per antonomasia. Percorso duro, percorso unico. 238km, 5500mt di dislivello. “Ich habe eine traum” recita il motto della gara: “Io ho un sogno”, sì, il sogno di portarla a termine. La strada verso il sogno però è inquietante, a volte allucinante. Ho visto cose che voi umani….mi verrebbe da dire. La nostra non è la stessa gara dei primi (che impiegano meno di 7 ore) dove la performance atletica la fa da padrone tra i corridori. Chi vive la gara come me per più di 12 ore, per tutto il giorno ha una sola cosa in testa: il Passo Rombo. E’ lì, un’ incombenza psicologica che sa far male. Per chi lo conosce, per chi non lo ha mai fatto, per chi lo ha scavalcato magari proprio il giorno prima con la macchina per raggiungere Sölden, città di partenza. Arriva dopo 180km e lascerà il segno.

Se mi guardo intorno sull’ ultima salita non vedo intorno a me atleti di punta. Vedo persone comuni, con mezzi comuni, ma nel loro sguardo c’ è tutta la determinazione di chi vuole arrivare alla fine, in cima al Passo Rombo, a conquistare il suo sogno. Forse anche troppo determinati. C’ è chi si spinge oltre quella soglia, chi non ha il corpo forte come quanto lo è la mente. E vinto dalla fatica si accascia a terra. Nella maggior parte dei casi basta una flebo di soluzione salina per far tornare la macchina alla sua funzionalità vitale. Ma il sogno no, quello è scappato. Almeno fino al prossimo anno.

Nel 2015, post Parigi, il Timmelsjoch si è preso un pezzo della mia anima di ciclista: ho sofferto tanto, forse troppo. Sono andato al mio limite e oltre per varcare le porte di quel tunnel, ma ce l’ ho fatta. E da allora ha un posto speciale nella mia memoria delle esperienze in sella. E voglio tornare la, e vorrò tornare la, anno dopo anno, per andarmi a conquistare quella maglia di finisher a cui tanti ambiscono.

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Due belle giornate in montagna

Nel giro di una settimana ho avuto l’ occasione (ormai rara!) di avere due giornate libere da poter dedicare alla bici. Da randonneur quale sono per “giornata libera” intendo proprio tutto il giorno, che tradotto in termini ciclistici significa partire all’ alba e tornare per cena. No, niente notti in sella. Avevo l’ opzione per fare un giro molto lungo, 400km, in una delle due giornate, ma poi ho preferito scegliere percorsi più corti e più vicini a quello che andrò a fare a fine mese, la Oetzy.

Prima uscita, Mercoledì 10 Agosto 2016: Passo Udalrico-Viote Monte Bondone-Vigolo Vattaro-Menador-Passo Cost-Passo Sommo-Serrada.

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Visti i forti temporali della notte protratti fino al mattino opto per una partenza non consona al mio stile: monto in sella poco prima delle 10:00. Come sempre ho tracciato il percorso in precedenza su Openrunner, quindi so cosa mi aspetta. L’ idea è quella di partire seguendo le tracce della Super Randonnée delle Dolomiti nelle sue due prime salite, per poi deviare verso una scalata a me sconosciuta, il Menador.

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Il Bondone da Lasino lo conosco a menadito ormai, ma se si calcola anche il Passo Udalrico diventa comunque un’ ascesa lunga e impegnativa. Il cielo rimane coperto per tutta la salita con una forte umidità che mi fa rimpiangere di non essermi vestito di più. Per fortuna ho i manicotti e la ventina, anche se sono costretto a infilarli già da Lagolo in fase di salita. In cima sbuca il sole a scaldare un po’, Discesa molto tecnica su Garniga Terme e sono in Valle dell’ Adige.

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Taaac, foratura anteriore. Mi fermo e cambio la camera: valvola saltata, forse colpa del surriscaldamento del cerchio sulla discesa. Ero convinto di averne due nel borsello ma ne ho solo una, spero nella sorte e continuo “a secco”.

Nda: ricordarsi di portare una pompa migliore dell’ attuale mini-mini-mini pompa. Arrivato a casa ho realizzato che la pressione massima raggiunta di gonfiaggio è stata 4 Bar!

Su Vigolo Vattaro esce il sol leone; le rampe iniziali sono importanti e mi cuocio per benino. In cima mi fermo in un baretto a mangiare qualcosa e incontro un cicloturista stracarico con una bella bici vissuta. Per me coca e barretta, per lui birra media. A voi il giudizio sulla scelta migliore.

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L’ antica strada Kaiserjägerstraße, detta anche Menador, sale da Caldonazzo e porta alla località di Monterovere e proseguendo all’ altipiano di Lavarone. Non c’ è un valico vero e proprio da conquistare al termine della salita ma merita lo stesso per durezza e spettacolarità del tracciato. La strada in alcuni punti non supera i due metri di larghezza e presenta molti punti a sbalzo nel vuoto e alcune gallerie strettissime scavate nella roccia. Inoltre offre un panorama mozzafiato sul lago di Caldonazzo e tutta la vallata.

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Fa parte del progetto “Le Grandi Salite del Trentino”, quindi è presente una cartellonista dedicata con pendenza e altimetria: ve lo dico, leggere quel +12% di pendenza media al penultimo chilometro fa male davvero!

In cima sono vuoto, per fortuna a Lavarone trovo una pasticceria che con due fette di ottimo Strudel mi da la forza necessaria per svalicare Passo Sommo e Serrada. La lunga discesa su Rovereto è fantastica, con un bel colpo d’ occhio sulle Piccole Dolomiti. A Loppio il temporale mi rovina un po’ la festa, per fortuna senza scaricare del tutto.

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Seconda uscita, Martedì 16 Agosto 2016: Passo Crocedomini-Colle San Zeno-Passo del Santellone-Passo del Termine

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L’ ultima volta che sono salito al Crocedomini l’ ho fatto insieme a Valentina: quindi calcolando che Eva, la nostra figlia più grande, ha cinque anni compiuti, è un bel po’ di tempo. E il tempo cancella le fatiche dalla memoria. Si, perché il Crocedomini è un vero gigante da scalare: 30km di ascesa per 1500mt di dislivello in un’ unica tirata, da perdere la testa. Come la scorsa settimana parto in mezzo alle nuvole e su asfalto bagnato; questa volta però sono stato previdente e ho portato la borsa al telaio Apidura per stivare qualche capo di abbigliamento extra.

C’ è poco traffico in giro, d’ altronde è ancora presto; stamattina sono riuscito a partire per le 07:00, però a differenza del solito ho aggiunto al percorso un’ ora di macchina fino a Storo. Di solito preferisco partire da casa in bici, ma ormai se voglio esplorare un po’ di posti nuovi senza sobbarcarmi ogni volta una distanza Audax importante è il compromesso da accettare.

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La scalata da questo versante è molto incostante, alternando tratti molto duri ad altri di più respiro; poi  giunti a Gaver, a 1500mt circa di quota, il manto stradale si stringe notevolmente come di solito accade quando si raggiungono queste quote: lo scollinamento avviene in discesa dopo aver superato altri due colli, fattore che la rende interessante anche da un punto di vista di “caccia ai colli” per il Club des Cent Cols.

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In cima sono abbastanza cotto, più di quello che mi aspettavo. Decido comunque di provare il giro, non ho voglia di tornare indietro dalla stessa strada.

La discesa è tremenda, l’ asfalto pessimo e la visibilità scarsa dovuta al continuo entrare/uscire dal bosco non mi fanno decollare la velocità media come di solito.

Con un lungo tratto di trasferimento praticamente sotto forma di linea retta, arrivo al Lago d’ Iseo dove inizia la seconda salita di giornata, il Colle di San Zeno, 20km di pendenze costanti tra il 7% e il 10%. Salita molto esigente, esposta al sole nella prima parte, più ombreggiata nella seconda. A metà sono obbligato a fermarmi in cerca di rifornimenti: mi sono alimentato poco da questa mattina e ora ne pago le conseguenze. Per fortuna trovo un bar aperto quando mancano 5km alla vetta: coca e gelato, un po’ di zuccheri per il rush finale!

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Altra discesa terrificante e altro gelato prima dell’ ultima salita: 5/6km fino alla Bocca d’ Ardole per poi proseguire in costa con un susseguirsi di saliscendi e scollinare definitivamente al Passo del Termine. Faccio la salita in compagnia di un ciclista locale, il caldo e la fatica bussano alla porta ma il fisico regge bene.

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Mi aspetta una discesa che vale tutta la fatica fatta fino a qui. La strada scende a mezza costa con una serpentina costante di curve, tecnica e veloce, asfalto medio e una spettacolare vista sulla valle interna verde e selvaggia, attraversando piccoli paesi che sembrano dimenticati. Ecco quello che cerco, scenari diversi da quelli a cui sono abituato, ecco cosa mi piace del mondo Audax, la sua parte esplorativa è alla base per me. Stesso discorso per il Club Cento Colli: se penso a quanti posti fantastici ho scoperto per “cacciare” un colle!

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Purtroppo a -20km dalla fine si inizia a intravedere un cielo nero come la notte, di quelli che spaventano. Tengo d’ occhio le auto che mi vengono incontro per capire quando sarà ora di fermarsi a mettere la giacca. Poi il diluvio si scatena, ultimi chilometri sotto un temporale epico e finalmente arrivo alla macchina.

Due belle giornate piene, come non ne facevo da tempo. 4 colli nuovi aggiunti alla lista e zone nuove esplorate. Adesso tempo di vacanze e girate un po’ più leggere fino all’ appuntamento di fine Agosto.

Aggiornamenti dalla Super Randonnée delle Dolomiti

Sono per ora quattro i coraggiosi (tra i quali una donna) che nel 2016 hanno preso parte alla SR delle Dolomiti. Dopo l’ exploit di Giorgio lo scorso Ottobre i primi a tentare e riuscire nell’ avventura sono stati Giorgio Zampedri e Luciano Margoni: tra l’ 8 e il 10 Luglio hanno completato la prova e ricevuto  l’ omologazione. Per loro una strategia diversa da come l’ avevo concepita io (partenza mattina presto e tirata fino a Cortina; notte in albergo e giorno 2 fino a Bolzano; altra notte in albergo e mattinata per compiere gli ultimi 100km con Mendola e Carlo Magno). Sono partiti alle 16:00 del pomeriggio e hanno pedalato tutta la notte e il giorno seguente inanellando in questa prima tranche: Bondone, Vigolo Vattaro, Cereda, Forcella Aurine, Duran, Staulanza, Giau, Tre Croci, S. Antonio, Monte Croce di Comelico, Furcia. Dopo una lunga pausa notturna di 9 ore si sono rimessi in sella per la tirata finale con Gardena, Pinei, Mendola, Campo Carlo Magno, terminando alle 23:30 entro il tempo limite delle 56 ore.

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Lo scorso sabato invece Paola Macedo e Lauro Scagnolari si sono lanciati nell’ impresa: ne ho approfittato per accompagnarli nella prima salita, quella del Monte Bondone, per poi lasciarli alla loro avventura. Purtroppo per Lauro un guasto meccanico banale ma di difficile riparazione senza gli attrezzi adeguati (gli si è allentato il pacco pignoni durante l’ ultima notte) lo ha costretto al ritiro, mentre Paola è riuscita a terminare la prova, diventando così la prima donna omologata  alla SR delle Dolomiti.

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Felicitazioni a tutti e in bocca al lupo a quelli che in Agosto tenteranno la sfida!

Sulle strade del Brenta, 200km Audax DIY

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Due lunghi in un mese, un lusso che non capitava da tempo. E per lunghi intendo una distanza ufficiale Audax, ovvero dai 200km in su. Mi piace chiamarlo ufficiale anche se ufficiale non è, ovvero nessuno mi farà un’ omologazione per questi giri; è la mia maniera per restare dentro ad un modo di vedere il ciclismo (che non deve essere sempre e solo “a tutta”) anche senza partecipare ad eventi del calendario nazionale.

Questo week-end avevo programmato la randonnée di Corsico da 400km, ma vuoi per il poco tempo che ho potuto dedicare alla bici nell’ ultimo periodo (un brevetto di lunga distanza richiede un certo tipo di preparazione anche logistica che non va lasciata al caso e che richiede tempo ed energie) vuoi per la meteo sfavorevole di domenica, decido di anticipare a sabato con un giro più semplice ma comunque che mi metta un po’ alla frusta. Ho voglia di stancarmi, ma senza strafare. Venerdì sera mi metto al computer e su Openrunner studio al volo il percorso: primi 70km di pianura, poi a seguire tre salite con la prima più impegnativa e ritorno a casa dopo 190km.

Mando un messaggio a Carlo che approva il percorso, bene, si va in compagnia!

Partenza ore 07:00 da Bolognano; una corrente d’ aria fredda piombata sul nord Italia la scorsa settimana ci fa patire un po’ appena partiti, giusto il tempo di arrivare a Loppio però che sbuca il sole e si sta già meglio. A Mori prendiamo la SP 90 Destra Adige invece della ciclabile, un po’ più varia e veloce; il traffico a quest’ ora è scarso e i vari strappetti rendono l’ arrivo a Trento meno monotono.

50km fatti, è tempo di controllo, come se fosse un vero brevetto: siamo in modalità rando, quindi un controllo-caffè ci sta tutto. Ci fermiamo al bar della funivia: è di strada, la proprietaria è simpatica, il caffè buono e il bagno pulito. E poi ha dei bei tavoli al sole da dove si possono tenere d’ occhio le bici parcheggiate. E’ anche punto di incontro dei ciclisti di Trento per i giri del fine settimana, sono parecchi quelli pronti a partire.

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Proseguiamo in ciclabile verso Nord, evitando solo la tratta parecchio scomoda che tra Lavis e Nave San Rocco fa un’ interminabile andirivieni a zig zag,  procedendo per quel breve tratto sulla SS12 del Brennero.

Sono passate tre ore circa da quando siamo partiti mentre raggiungiamo Mezzolombardo, in piena tabella oraria; girando il senso di marcia butto uno sguardo alla valle dell’ Adige verso Sud e mi viene da pensare a quanta strada abbiamo già fatto in così poco tempo. Che mezzo fantastico è la bicicletta!

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Per arrivare al bivio della salita che ci porterà ad Andalo siamo costretti a restare sulla SS43 della Val di Non, un tratto a traffico veicolare intenso e a rapido scorrimento che necessiterebbe di una pista ciclabile. Per fortuna sono solo un paio di chilometri, poi noi giriamo a sinistra, direzione Spormaggiore/Cavedago/Andalo: qui inizia l’ ascesa che percorreremo anche alla prossima Randonnée delle Dolomiti di Brenta del 5 Giugno. In quel caso i chilometri nelle gambe saranno più del doppio di quelli con cui l’ affrontiamo oggi!

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Dopo esserci tolti gli ultimi strati pesanti, iniziamo la nostra scalata in maniera tranquilla, godendo ad ogni pedalata del panorama che mano a mano si apre sotto di noi. Per ora le sensazioni di giornata sono ottime, stiamo bene e il clima è favorevole, non si potrebbe volere di meglio. Spezziamo la salita per riempire le borracce a Spormaggiore, poi su diretti fino allo scollamento della Sella di Andalo a quota 1042mt.

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Siamo sulle strade che il Giro d’ Italia percorrerà con la prossima edizione (nello specifico le tappe 16 e 17) e come sempre succede in questi casi beneficiamo di uno splendido asfalto tirato come un biliardo!

Dopo una splendida discesa e il passaggio sul Lago di Molveno c’ è ancora lo strappetto di Sclemo che ci separa dalla meritata pausa pranzo che abbiamo deciso di fare a Stenico. Siamo tutti e due un po’ vuoti in questo frangente, per fortuna ci pensa Clarissa, proprietaria dell’ omonimo bar di Stenico, a farci il pieno di carboidrati con un paio di piadine imbottite. Il suo bar è un controllo storico della Randonnée delle Dolomiti di Brenta, e anche quest’ anno ci conferma la sua presenza. Addirittura oggi ci viene offerto il pranzo sia a me che a Carlo, una gentilezza davvero inaspettata e per niente dovuta, grazie mille Clarissa!

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Da Stenico a Tione scendiamo sulla SP34 del Lisano e Sesena, altra perla di strada delle nostre zone, tra il resto piena di ottime fontane di acqua freschissima. La Sella di Bondo passa indolore, e a parte il primo tratto caratterizzato da lunghi rettoni esposti (per fortuna mentre passiamo il sole si nasconde tra le nuvole) il resto è molto pedalabile e gradevole, scollinando a quota 815mt. Da qui la strada prosegue tutta in discesa fino a Storo, inizialmente in modo marcato per poi calare fino a trasformarsi in un leggero falsopiano a scendere. Non fosse per il vento contro di oggi! Comunque cambi regolari per 15km e via, passa anche questa.

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Il Passo d’ Ampola è l’ ultimo scoglio di giornata, salita poco impegnativa che si lascia domare anche in condizioni di gamba non ottimali. Carlo ha qualcosa in più di me, quindi lo lascio davanti a fare l’ andatura fino in cima. Scollinare sull’ ultima difficoltà di giornata ha sempre un fascino particolare, a maggior ragione quando lo fai in uno dei paradisi del Trentino-Alto Adige, la Val di Ledro. La percorriamo tutta prima di tuffarci nella lunga galleria ai 60km/h che ci porterà di nuovo ad Arco dopo circa una decina di ore in sella.

Tempo di saluti, non prima di una meritata birra media! Grande giornata, grande giro, grazie Carlo e alla prossima!

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200km Audax DIY

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Visto che la 1001 Miglia (mi sono iscritto anche se ho ancora qualche dubbio) non richiede le qualifiche canoniche come la Parigi-Brest-Parigi dei brevetti da 200-300-400-600km, ho deciso di arrangiarmi da solo per le distanze “minori” e quando possibile. Come membro dell’ Audax UK potrei anche certificarli, ovvero renderli ufficiali. Esiste infatti la possibilità di percorrere brevetti di creazione propria (come Audax UK, non come Audax Italia) tramite certificazione di traccia gps, ma la procedura va fatta a priori e per tempo. Dato però che il tempo ultimamente non è cosa di cui dispongo in abbondanza ho optato per la formula libera, ovvero fare semplicemente un giro tracciato a priori con distanza/tempo limite ufficiali Audax. Giusto per darmi un obbiettivo più marcato di un semplice giro.

Quindi per oggi è prevista la prima distanza ufficiale Audax, 200km. Il percorso lo conosco, già fatto una volta in compagnia di Fabio Leoni un paio d’ anni fa, prevede la discesa dalla sponda Est del Lago di Garda, il traversamento del basso lago fino a Salò, risalire tutta la Val Sabbia, la breve scalata della Sella di Bondo, planata su Tione ed infine Passo Durone e Passo Ballino (http://www.openrunner.com/index.php?id=5901950).

Sempre difficile conciliare il ciclismo di lunga distanza con la famiglia: decido quindi di partire alle 05:00. Calcolando un tempo di 10 ore circa rientrerò nel primo pomeriggio, così da dedicare mezza giornata anche a loro (sono finiti da un pezzo i bei tempi dello svacco sul divano post-giro con birra in una mano e telecomando nell’ altra!).

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La prima cosa che noto appena partito è l’ intensità luminosa del mio faretto: l’ Edelux II è impressionante. E’ da un po’ che non viaggiavo di notte e non mi ricordavo tutta questa luce. Non oso immaginare il nuovo della Busch & Muller con 20 lux in più. Comunque nonostante ci si veda benissimo la crisi di sonno non tarda ad arrivare; è stata una settimana intensa e ieri sono anche andato a letto tardi. Per fortuna sono solo due ore, alle 07:00 ci si vede già abbastanza bene e il freddo pungente del primo mattino mi risveglia a dovere. A Desenzano faccio la prima pausa, 77km sono una buona distanza per un primo controllo e mi concedo cappuccio e brioche su un tavolino assolato in riva al lago.

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Ancora una ventina di chilometri di lungolago e poi si cambia direzione. A Cunettone invece che girare a destra come al Solstizio per Salò, vado dritto e mi dirigo verso la Valle del Chiese, che oggi percorrerò per tutta la sua lunghezza. Da Tormini la strada vecchia consente di evitare la galleria (vietata) e passa da Roè, Collio e Vobarno prima di riportarsi sullo stesso percorso della statale nuova ma restandone sempre estranea. Il traffico veicolare in questa tratta è davvero basso, poi quando le strade si ricongiungono pochi chilometri prima del lago d’ Idro il discorso cambia. Alcuni motociclisti maleducati danno un po’ di fastidio ma nonostante sia domenica si viaggia bene lo stesso.

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La strada tende a salire, lenta e inesorabile. Arrivato a Storo è ora di un’ altra sosta: mi fermo a bordo ciclabile e mi rilasso cinque minuti seduto al sole con un panino al prosciutto portato da casa. Nel frattempo chiamo Valentina per vedere che sia tutto ok. Potrei tagliare un po’ il percorso passando dalla Val di Ledro. Il Passo d’ Ampola è molto più facile del Durone e farei anche qualche chilometro meno. Le gambe fanno già male….ci penso un attimo, ma no. Oggi devono essere 200km e 200km saranno, si va per il percorso originale.

A circa 160km inizia la salita per la Sella di Bondo, me la ricordavo più semplice. Non è lunghissima ma faccio fatica e fa anche caldo. Queste sensazioni mi preannunciano che il Durone non si farà domare troppo facilmente. E infatti….

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Giusto per rendere l’ idea il mio miglior tempo su questa salita è di 24′ circa. Oggi Strava dice 45′, compresa una sosta barretta quando mancavano circa 500mt allo scollinamento.

Comunque andato questo è praticamente fatta, ancora un chilometro circa per salire al Ballino e poi finisco il giro con una lunga discesa che mi porta davanti casa dove mi aspettano la Vale, i bimbi, un gigantesco piatto di pasta e per finire un mega gelato a merenda. Si può volere di più dalla vita?

Giant Defy Advanced Pro 0 primi 1000km

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La linea Defy di Giant è quella endurance che la rende un’ ottima scelta sia per un utilizzo audax/randonnée che per granfondo, specie quelle che hanno percorsi impegnativi e lunghi: non a caso è la linea più venduta della ditta Taiwanese. C’ è una geometria dedicata e un nuovo tipo di tubo reggisella in carbonio (rispetto alla vecchia Defy) denominato D-Fuse: come dice il suo nome la forma a “D” gli conferisce una notevolissima flessione (fino a 1.5cm) che smorza le vibrazioni prima che arrivino al ciclista. I freni a disco sono l’ unica opzione per le Defy in carbonio: meccanici o idraulici a seconda del modello. La “Pro 0” monta un gruppo Ultegra Di2 11v e freni a disco idraulici Shimano R785 con dischi da 140mm, ruote in alluminio con profilo da 30mm, pneumatici-da 25mm-e componentistica Giant (l’ attacco è quasi scelta obbligata, Giant da qualche anno utilizza il sistema sterzo Overdrive 2) ad eccezione della sella, una Fizik Aliante Kium. Il peso della bicicletta senza i pedali nella taglia M/L e di kg 7,96. Prezzo di listino € 3990,00. Questo modello è del 2015, la versione 2016 costa qualcosa in più ma monta ruote Giant in carbonio.

Con già 1000km sotto i copertoncini posso fare un primo bilancio della bicicletta. Nella maggior parte si è trattato di uscite da 50/60km con poco dislivello, con due lunghi di 150km e 170km sempre senza salite impegnative.

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Ho deciso di muovermi in anticipo e scegliere per bene il mezzo che mi accompagnerà nella stagione 2016; l’ anno scorso ho tribolato parecchio continuando a cambiare set-up. Nel brevetto da 600km di Rapolano Terme un problema al soprasella (sella cambiata qualche giorno prima del via) ha probabilmente condizionato la postura in bicicletta portandomi a caricare maggiormente con le braccia sul manubrio. Il risultato è stato un forte intorpidimento alle mani che mi sono portato dietro anche ai brevetti successivi, PBP compresa, e che sta passando, per fortuna senza intervento chirurgico, solo ora. Così, con l’ inverno davanti a me, ho tutto il tempo per trovare il giusto assetto e capire se fare cambiamenti ai componenti di serie, cosa che al momento non ho fatto.

Quando si passa da una bici in acciaio ad una in carbonio di un certo livello, la prima sensazione è quella di volare! La bici risponde alla pedalata in maniera impressionante (anche se dopo ci si abitua) dando la sensazione di procedere con il minimo sforzo. Subito dopo l’ altra cosa che si nota nella Defy è la flessione del tubo sella: bisogna farci un attimo di abitudine in quanto si sente proprio la sella muoversi ad ogni pedalata. Di sicuro il movimento è accentuato dal mio fuori sella abbastanza al limite (ancora 3cm sfruttabili all’ interno) ma calcolando anche il mio peso leggero (67kg) un ciclista più pesante probabilmente avrà la stessa sensazione anche con un canotto sella meno esposto. Comunque non è fastidioso, anzi. E’ un po’ l’ effetto che fa una sella Brooks “rodata”, quindi a mio parere svolge molto bene la sua funzione. Il telaio invece mi è parso molto rigido alla risposta, sia in salita che in fuori sella, merito anche della triangolazione particolare dei foderi posteriori che si attaccano al piantone più in basso del normale. Il massiccio movimento centrale fa il resto. Lo sterzo è molto preciso, forse meno intuitivo di una bici in acciaio, ma una volta impostata la traiettoria la tiene alla perfezione. Stesso discorso quando si pedala senza mani (look mum no hands!): la bici va dritta come un fuso.

Altra novità per me è il cambio elettronico. Lo avevo già provato durante un’ uscita con bici a prestito nella sua prima versione, un Dura-Ace 10v, ma non ricordavo una precisione di cambiata simile. Fa sembrare il cambio tradizionale a cavi/guaine preistoria! A parte una breve regolazione dopo la prima uscita (molto semplice a farsi), non ha più avuto necessità di essere toccato. La cambiata è veloce e precisa, il deragliatore anteriore si mantiene centrato con la linea catena da solo anche con incroci “importanti”. C’ è voluta qualche uscita per prendere confidenza con i tasti, anche per via dei guanti invernali, ma nonostante tutto non ho mai avuto problemi, ad esempio di auto-cambiata: serve comunque una pressione decisa per mandare l’ impulso quindi è difficile sbagliarsi. La batteria è integrata nel tubo reggisella e per ricaricarla bisogna collegare un cavetto USB alla centralina posta sotto l’ attacco manubrio. Operazione che comunque non si fa spesso, dopo 1000km segna ancora carica piena, quindi nessun problema per i brevetti più lunghi.

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I freni a disco in questo caso sono idraulici. Ottima modulabilità e nessun rischio di bloccare la ruota involontariamente come credevo, ma una frenata potente e precisa. Si può tranquillamente frenare con un solo dito, anche staccate “importanti”. Il primo approccio però non è andato troppo bene: complice una giornata di pioggia e una lunga discesa ripida (da Vesio a Limone per chi la conosce) i freni hanno iniziato a fischiare  in maniera tale da rendere fastidiosa la discesa. Probabilmente dovevano solo rodarsi in quanto il problema non si è più presentato, per fortuna!

Le ruote in alluminio (P-SL0) hanno un profilo un po’ altino per i miei gusti, 30mm, e saranno oggetto di upgrade futuro con ruote che assemblerò personalmente come di consueto sulle mie bici, sia per alleggerire che per rendere più confortevole il mezzo. Comunque queste non risultano troppo rigide o scomode, merito anche dei copertoncini da 25mm. All’ anteriore è previsto il mozzo dinamo della Son.

I copertoncini, a marchio Giant, sono però anche l’ unica nota negativa della bicicletta: la qualità non è ottimale, quello posteriore si è già “squadrato” e presenta segni di cedimento strutturale. Il grip è nella norma anche se non sono un appassionato del disegno slick; preferisco un minimo di scolpitura, da sempre uso i Continental 4 Season e li monterò appena questi saranno finiti. Stesso discorso per le camere d’ aria dove in quella anteriore ha ceduto la valvola (per mia gioia una mattina presto appena partito con temperatura di -1°).

Non credo monterò una sella Brooks: il modello della Fizik fornito di serie-Aliante Kium- è comodo ma mi obbliga a una posizione un po’ troppo statica. Preferisco selle più piatte, vista anche la mia conformazione del bacino (sono un cosiddetto Snake secondo lo Spine Concept di Fizik) e credo mi orienterò su una Kurve Snake.

Per concludere con il kit del “perfetto randonneur moderno” mancano solo le borse: da bikepacking ovviamente, e la scelta è caduta su Apidura: hanno il giusto prezzo, sono leggere e funzionali, e anche belle esteticamente a mio gusto. Ho già preso una Road frame-bag in taglia M che calza perfettamente sul mio telaio e una Top-Tube Pack Extended che dovrebbero bastarmi su distanze fino ai 400/600km. Per i brevetti più lunghi penserò anche ad una borsa sottosella della stessa linea.

Per adesso quindi sono pienamente soddisfatto del mezzo. Ora datemi il tempo di pedalarci su qualche distanza seria e poi tornerò sull’ argomento.

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Caccia scarsa nel 2015

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Sono già 8 anni che sono iscritto al Club Cento Colli, storica confraternita Francese per gli amanti delle salite e delle sfide in montagna a cavallo della propria bicicletta (per farne parte bisogna avere scalato almeno 100 colli diversi, di cui almeno 5 sopra i 2000mt), ma la stagione passata è stata per me la peggiore come nuove conquiste.

Solo 4 i colli del 2015:

IT-TN-0418 Bocca di Padaro

418

Trentino A.A.
IT-VA-0890 Passo di San Michele

890

Lombardia
IT-FI-0897 Passo della Futa

897

Toscana
IT-BZ-1375 Passo del Brennero

1375

Trentino A.A.

che portano il mio totale personale a quota 290. Speravo di raggiungere i 300 già quest’ anno, ma sapevo che le qualifiche alla Parigi-Brest-Parigi avrebbero rubato molto tempo alla famiglia; poco male, resta come obbiettivo del 2016, e soprattutto mi dovrò impegnare per portare a casa qualche nuovo +2000mt dato che non ne segno dal 2013!

Tanto per dare qualche numero, per ora la personale classifica al ribasso vede:

  1. 2015, 4 colli;
  2. 2012, 5 colli;
  3. 2011 e 2014 a pari merito, 10 colli;
  4. 2013, 12 colli;
  5. 2010, 49 colli;
  6. 2009, 79 colli;
  7. 2008, anno di ingresso nel Club con 121 colli.

Più la lista personale si allunga (anche se la mia fa ridere se paragonata a un certo Michel detto “Le Top” che ha collezionato 10.000/diecimila colli!), più è difficile conquistarne di nuovi, ma fa parte del gioco; i miei sono praticamente tutti asfaltati, e ho una gran voglia di dedicarmi alla ricerca di quelli catalogati come R1 (route non goudronnée, cyclable) da percorrere sempre con la mia amata specialissima.

Un sogno? Chiudere la carriera ciclistica a quota 1000/mille, ma ci vorrà impegno e dedizione 😉

Sustenpass

Salendo al Sustenpass-CH

Anno nuovo e nuovo look

Il 2015 si è chiuso per me con un insuccesso “parziale”, il Rapha Festive500 non concluso. Complice una settimana lavorativa, impegni a casa e una condizione fisica non ottimale (temevo sempre una ricaduta e ho evitato di forzare troppo), non sono riuscito a fare quello che avevo in mente, saltando in pratica qualsiasi pedalata lunga più di 50km. Sono comunque soddisfatto di avere tenuto duro fino alla fine del challenge anche quando ormai ero consapevole che non avrei raggiunto il chilometraggio x, portando a casa a conti fatti un Festive300.

E’ una sfida che sento particolarmente avendola conclusa già due volte, la prima nel 2010, anno del suo debutto, quando fummo davvero in pochi a farcela, paragonati ai numeri odierni:

The success of Graeme’s madcap adventuring inspired Rapha to invite friends and customers to match (half of) his feat in 2010, and a total of 94 hardy souls completed the challenge. Since then, the Festive 500 has grown to have 48,000 participants last year, of which 8,398 were successful. Easy it isn’t, but challenges never should be.

Niente roundel per me quest’ anno, anche se 300km in una settimana restano comunque una buona base di partenza per iniziare la stagione 2016 ispirato e motivato, come sempre. Le nuove sfide sono ancora da pianificare, ma mi piace pensare all’ anno a venire come un qualcosa di mutevole (ciclisticamente parlando) che prenderà forma adattandosi non solo a me, ma soprattutto alle esigenze di chi mi sta vicino e condivide con me questa passione.

Per ora una rinfrescata al blog, spero vi piaccia.

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Toppa ricamata Solstizio

Per tutti quelli che hanno finito la prova c’ è la possibilità di richiedere a pagamento la toppa ricamata con il logo del Solstizio d’ Inverno, quest’ anno rossa, al costo di € 3,50 da versare su Paypal a questo link:

https://www.paypal.me/FabioAlbertoni

La toppa verrà spedita a casa insieme ai cartellini gialli una volta ricevute le omologazioni da ACP. Raccolgo le quote fino a fine gennaio, dopodiché non sarà più possibile richiederla.

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Solstizio d’ Inverno 4

Il mio primo Solstizio non pedalato.

A porte chiuse posso tirare le somme di questa quarta edizione, la prima-ahimè-che non pedalo. E’ stata dura decidere di non partire, ma il poter accogliere di persona tutti i partecipanti mi ha ripagato del sacrificio.

180 iscritti, 160 partenti, 159 finisher. Numeri che mai mi sarei aspettato 4 anni fa quando sono partito con questa idea che pareva bizzarra. E invece mi inizio a rendere conto solo ora della magia di questo percorso. Arco e i suoi mercatini di Natale, il lago di Garda che di notte ha tutto un altro aspetto, i paesi attraversati addobbati a festa per il Natale, le stelle, il freddo e una lunga notte, la più lunga dell’ anno (quasi).

Ma il Solstizio d’ Inverno perderebbe parte della magia se non ci foste voi che venite anche da lontano per parteciparvi. GRAZIE!

E un grazie speciale a chi mi ha aiutato quest’ anno: Fabio & Fabio, Alessio, Sandra, Olga, mia moglie Valentina, lo staff del bar “Ai Conti”, Carlo. Thanks!

Il Solstizio è una rando speciale e lo abbiamo dimostrato anche quest’ anno. Ci vediamo nel 2016 con qualche piccola novità!

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