PREPARAZIONE LEL MAGGIO 2017

1484km, 11509mt di dislivello.

Maggio è il mese del carico, quindi previsti due lunghi al posto di uno.

Dopo qualche giretto solito tra pausa pranzo e uscite serali con l’ Audax Club Arco provo con un 400km DIY. In programma lago di Garda più Tonale che però non andrà in porto causa tempo pessimo in quota. Cambio il tracciato in corsa e ne viene fuori una bella distanza di di 340km con Lago di Garda e Iseo.

E’ con questo giro però che mi rendo conto che la Colnago non è sufficientemente comoda per me.

Come alternativa opto per la Genesis Equilibrium (seguirà post dedicato) che mi permette di mantenere tutta la componentistica cambiando solo il kit telaio/forcella. Il risultato è sorprendente.

Dopo breve test ride scatta il secondo lungo del mese programmato, una distanza di 600km sempre in forma DIY in compagnia di Andrea. La traccia prevede il percorso dell’ Edelweiss Rando 400 di Musseu con partenza da casa: Valle del Sarca – Val d’ Adige – Brennero – Valle dell’ Inn – Passo Resia – Merano – Bolzano – Val d’ Adige.

Con alti e bassi ce la siamo portata a casa (Andrea allungando lievemente il percorso via Ofenpass) anche se con una tempistica (personalmente) maggiore di quella consentita Audax-mode: sul finire della prima giornata alcuni problemi di stomaco mi hanno costretto ad una sosta più lunga in albergo (ho dormito 7 ore, lusso esagerato durante un brevetto di questo chilometraggio).

Il mese è servito anche a capire bene cosa utilizzare a Londra come sella e bagaglio. La Fizik Aliante montata fino ad ora risulta troppo scomoda su percorsi così lunghi, mentre le borse da bikepacking continuano a non convincermi al 100%. Ritornando sull’ acciaio con la Genesis,  va da sé che in Inghilterra andrò con l’ ormai accoppiata vincente Brooks + Carradice, per un total look made in UK che spero mi porti bene.

 

Preparazione LEL Aprile 2017

976km, 13256mt dsl.

Non riesco a superare quota 1000km ma devo accontentarmi così.

La nota stonata però di questo mese di preparazione è la perdita del lavoro fatto da Novembre ad oggi per l’ ottenimento del “brevetto” Randonneur Round The Year. Nonostante abbia infatti portato a termine una distanza di 300km ad inizio mese non l’ avevo dichiarata a priori ad Audax UK, facendo affidamento sulla mia partecipazione al 400km di Corsico poi saltato. Quindi per la toppa mi tocca ricominciare da capo 😦

Per il resto 3 uscite intorno ai 100km, 3 uscite serali del giovedì con l’ Audax Club Arco e tanti giri più corti da pausa pranzo o pre-lavorativi.

Quota bici invece ancora in discussione.

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Al Passo Rolle, 300km Audax a modo mio

Primo 300 di stagione. Avevo pensato all’ idea di scendere verso il basso Garda a provare il percorso di una rando da 200km svoltasi a fine Marzo. Sarebbe stato un 300 “facile”, circa 2000mt di dislivello con primi/ultimi 50km totalmente pianeggianti (il percorso del 200 partiva da Garda).

Ma poi ho sentito il richiamo della montagna, l’ idea di raggiungere un valico alpino da casa mi stimola sempre; cosÌ anche se la condizione non è al top ho deciso per il Passo Rolle. Traccio il percorso su Openrunner e quello che ne viene fuori è una variante più semplice della mia 300km delle Pale di San Martino. Con 1000mt di dislivello in meno resta comunque un percorso impegnativo vista la distanza.

Il limite di tempo per un 300km ufficiale Audax è 20 ore, ma io spero di arrivare a casa con un po’ di tempo “in cassaforte”.
Alle 5 del mattino sono in strada, e seguendo il credo del #packlighttravelfar viaggio davvero leggero: le previsioni sono buone, quindi l’ unico extra che mi concedo sulla bici oltre alle luci è una piccola borsa dell’ Apidura per le barrette e la frutta secca. Come abbigliamento poca roba, lascio a casa anche la giacca a vento avendo fatto di recente l’ acquisto di una bella maglia antivento.

Val d’ Adige per 40km circa, buon riscaldamento prima di affrontare la prima salita di giornata: devo salire a Vigolo Vattaro per poter accedere alla Valsugana. Le rampe della Valsorda al 18% sono sempre dure ma sento che oggi la gamba è quella giusta.

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Arrivato a Calceranica mi accorgo subito che il clima non è lo stesso dell’ Alto Garda: dopo una pausa al bar entro in ciclabile, ma il sole non è ancora arrivato e il termometro scende a 1°. Si soffre ma avanti tutta, vento a favore e strada che tende a scendere impercittibilmente mi fanno volare. A Borgo la temperatura prende una piega decente ed inizio a godermi la giornata.

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Ero d’ accordo con Andrea che ci saremmo sentiti per telefono: lui è di Belluno ed essendo in preparazione da TCR ultimamente sta macinando chilometri su chilometri. Ci incontriamo ad Arsiè per un caffè veloce, poi lui procede in direzione opposta alla mia. E’ un piacere trovarlo in una condizione così serena, è entrato in maniera perfetta nello stato mentale e fisico che una gara di quel genere richiede. Andrea ti ho trovato in forma!

Poco dopo io prendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle, che mi porterà appunto su quest’ ultimo. La strada è una meraviglia, le gallerie sono tutte o quasi evitabili con la vecchia strada chiusa al traffico, che costeggia il torrente Cismon in un ambiente da urlo. Inoltre è lunedì e il traffico veicolare è davvero scarso.

Poco prima di Fiera di Primiero tappa d’ obbligo alla pasticceria che c’ è sulla sinistra, fanno torte da paura e la Sacher sarà il mio carburante per valicare il colle.

Per la prima volta riesco a godermi la salita: l’ avevo sempre affrontata da questo versante con condizioni difficili, caldo torrido o troppo stanco. Oggi il clima è perfetto per la scalata. Mi concedo una sosta a metà salita circa seduto su una panchina nella lussuosa ma deserta San Martino di Castrozza e poi via fino in cima.

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16° sul valico, niente a che vedere con la bufera di neve trovata quell’ Aprile della rando.

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Una volta sceso in Val di Fiemme prendo la bella ciclabile che mi porta a Molina ed imbocco la Val di Cembra. Non me la ricordavo così suggestiva: la strada passa alta sulla valle sottostante con scorci d’ ampleur. Il vento che mi ha aiutato per metà percorso adesso chiede il conto, rafforzato da un’ aria di tempesta che mi ronza intorno. Nuvoloni neri sulle cime non presagiscono nulla di buono. Devo procedere veloce per non farmi raggiungere dal maltempo, per fortuna non mi prenderà.

Ultimo ristoro in una bottega alimentare d’ altri tempi, due panini imbottiti e una coca, poi via verso la Val d’ Adige, la sera avanza.

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A Trento ho due opzioni: proseguire verso Rovereto senza ulteriori difficoltà altimetriche o salire a Candriai e concludere attraversando la Valle del Sarca in leggera discesa. Opto per la seconda opzione visto il forte vento contro: preferisco stringere i denti per mezz’ oretta piuttosto che soffrire fino a casa spingendo contro il nemico invisibile del ciclista.

Alle 20:00 sono a casa, più stanco del previsto. 300km e 4100mt di dislivello.

Ma basterà una lunga dormita a farmi pensare già a nuovi progetti.

Preparazione LEL Marzo 2017

963km, 11872mt dsl.

Un brevetto di 200km in stile DIY ai primi del mese. Alcune strade e salite nuove per un giro che mi ha messo alla prova (temperature sotto zero al mattino e un dislivello prossimo ai 3000mt).

Poi un po’ di salite, Ballino, Velo, Udalrico e Forra, e anche riscoprire il piacere di pedalare lungo il lago di Garda prima che si affolli di turisti.

A fine mese mi fa visita l’ influenza intestinale, anche se in forma breve, e sono costretto a modificare i piani e ad annullare il secondo lungo.

Poi ci sono importanti novità ma ne parlerò più avanti, tempo permettendo 😦

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Preparazione LEL Gennaio / Febbraio

1408km, 12600mt di dislivello.

Ok, ammetto che avrei prima dovuto parlare del fatto che mi sono iscritto alla Londra-Edimburgo-Londra e che quindi questo sarà il mio obbiettivo principale del 2017; in maniera abbastanza fortuita (grazie alla mia appartenenza ad Audax UK) sono riuscito a registrarmi in anticipo rispetto all’ apertura delle iscrizioni. I pochi posti a disposizione sono stati bruciati in pochi minuti e quindi ora, dopo aver pagato la mia bella quota di € 380,00!! faccio ufficialmente parte della start list. Quindi sarà meglio pedalare se voglio sperare di concludere questi difficili 1400km no stop attraverso il Regno Unito.

Concludo questi primi due primi mesi di preparazione con due brevetti DIY da 200km, uno in Gennaio e uno in Febbraio, quest’ ultimo faticato più del dovuto per mancanza di altre uscite sopra i 50km. Quindi da adesso mi impegnerò ad allungare un po’ almeno una volta a settimana visto che comunque le temperature stanno salendo, il che mi faciliterà la vita nel caso volessi fare partenze pre-alba come mio solito.

Quota bici per ora risolta con la mia Colnago CLX-3.0 in carbonio alla quale sto facendo alcuni aggiustamenti “randoorientati”, soprattutto sella dove al momento pare avere la meglio (almeno fino a 11/12 ore) la Fizik Aliante. Da sistemare ancora luci e borse. Ma della preparazione tecnica parlerò più avanti, così come della pianificazione per l’ evento.

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Autotreni, porcilaie e correnti Balcaniche: 200km Audax DIY

Con il mio primo brevetto DIY fatto in Novembre ho iniziato la lunga strada per il Randonneur Round The Year o RRTY, un riconoscimento creato da Audax UK per tutti quei ciclisti che nel corso di un anno riescono a concludere almeno un brevetto (AUK o ACP) ogni mese. A detta di tutti è uno dei challenge proposti da Audax UK più difficili da portare a casa: ci vuole molto impegno e determinazione, soprattutto per superare i mesi invernali (pensando poi al clima inglese).

Per il giro di oggi avevo in mente un altro percorso, direzione Vicentino con un paio di colli, ma visto il fenomeno del freezing rain di ieri ho preferito non rischiare di trovare strade ghiacciate. Così, Openrunner alla mano, ho tracciato un percorso nuovo e inviato il tutto al “mio” organizzatore che lo ha prontamente approvato (grazie Tony per la celerità).

Previsioni di cielo coperto e freddo, niente pioggia. Il problema di pedalare a lungo con temperature vicine o sotto lo zero sono sempre le estremità: i piedi in particolare sono sempre stati il mio punto debole, fino a quando l’ anno scorso non ho comprato le scarpe invernali (Sidi in Gore-Tex). Ovvio che con una giornata come oggi non avevo i piedi bollenti, ma calcolando tutte le ore che il termometro è stato sottozero già il fatto di non perdere sensibilità alle dita è stato positivo. Per i guanti ho risolto (quasi) i problemi con un’ accoppiata Assos, FuguGloves (adesso sostituiti dai BonkaGloves) coperti alla bisogna da un sopraguanto, il ShellGloves, che utilizzo in pratica tutto l’ anno: in estate se vado oltre i 2000mt per le discese fredde, primavera/autunno/inverno accoppiati a guanti di diverso peso per estenderne la scala termica, davvero utili.

Cerco sempre di tracciare percorsi che mi stimolino in qualche modo, e quello migliore è cercare strade nuove; così oggi mi spingerò un po’ a sud del lago, in provincia di Mantova, il modo più semplice per arrivare a quota 200km senza inserire salite nel percorso.

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Parto che sono quasi le nove del mattino, consapevole che finirò il mio giro con l’ oscurità: fino a Desenzano la temperatura resta costante sotto lo zero. Per ora ho fatto solo una piccola sosta a Salò per un cappuccio. Quando sono da solo cerco sempre di ottimizzare i tempi e fermarmi il meno possibile: è uno dei primi trucchi che ho imparato nel mondo dei brevetti Audax che mi consente di ottenere un tempo totale del giro decente mantenendo una velocità di crociera relativamente bassa.

Mi dirigo verso Castiglione delle Stiviere. Esce un timido sole, le strade sono un po’ troppo dritte per i miei gusti ma in fondo è quello che cercavo, quell’ orizzonte che si perde lontano, pochi paesi, tanta campagna, la Pianura Padana si svela lenta in fronte a me.

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Entro in un paesino, Medole: mi guardo intorno alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Ho già fatto 100km ed è ora di pranzo ma dubito di trovare un locale qui, sembra di stare nel Far West. Invece sbuca fuori una bella osteria di quelle moderne e ben gestite. Toast, coca e caffè, mentre osservo un gruppo di ragazzine sedute accanto a me presumibilmente al pranzo doposcuola e provo a immaginarmi mia figlia quando avrà la loro età. Chissà cosa serberà per loro il futuro, chissà quante di loro resteranno in paese e quante andranno altrove. Riflessioni di un randagio infreddolito che poco centrano con questo racconto.

Uno dei punti più suggestivi del percorso è stato l’ arrivo a Valeggio sul Mincio oltrepassando il Ponte Visconteo. Ero già stato in zona anni fa, transitando sulla ciclabile Peschiera-Mantova che passa sull’ altro lato, ma non ne avevo memoria. Diciamo che solo questo è valso il viaggio fin qua.

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Punto di nuovo a Nord, si torna verso casa. A Monzambano una breve sosta a bordo strada per mangiare frutta secca e alcuni dolcetti, il mio fisico ha bisogno di zuccheri: non oso immaginare a tutte le calorie consumate con questo freddo (la temperatura è ormai costante a 0°). Poi è monotonia, strade che conosco a memoria, inizio a pensare a casa e alla voglia di rilassarmi al caldo. Ma non è ancora finita.

A Garda faccio l’ ultima pausa, complice un tramonto spettacolare sul lago. Tira un vento gelido che si insinua nelle ossa, mi infilo tutto quello che ho e riparto subito.

16:53, il sole tramonta del tutto. L’ ultima ora abbondante di questa grandiosa giornata trascorsa in sella la passo al buio, con la temperatura che sul finale tocca i  -4°.

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Arrivo a casa dopo 9 ore e 30 minuti, con ampio margine sulle tempistiche ufficiali per la distanza, stanco come poche volte sono stato per un 200km ma pienamente soddisfatto. Al momento di scrivere l’ articolo fuori sta nevicando, quindi direi che sono stato fortunato e sento di avere messo in cassaforte una delle prove più difficili per il mio RRTY.

 

Rapha #festive500 2016

2010, 2013, 2016. Neanche a farlo apposta ma sono riuscito a chiudere un Festive 500 ogni tre anni. Impegnarmi per il prossimo nel 2019 non mi pare male come idea, vista la fatica fatta per chiudere questo.

Con le condizioni climatiche che stiamo vivendo da ormai lungo tempo nell’ area Nord-Est dell’ Italia non si tratta certo di un Festive epico. Avevo pensato a una cosa un po’ diversa per rendere il challenge più interessante ma poi durante il corso della settimana le gambe hanno deciso diversamente. Ed ho finito per concludere la prova con un senso di insoddisfazione mista a non-appartenenza per quello che stavo vivendo.

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Ogni mio Festive è sempre stato caratterizzato da una settimana lavorativa, che tradotto in parole povere significa incastrare molte uscite durante la pausa pranzo, di certo non la pedalata più stimolante che si possa fare. Due lunghi e cinque uscite corte, un giorno di riposo (Natale): il classico giro del Bondone, con la scalata da Garniga, in una giornata eccezionalmente calda (13° a 1500mt di quota!) e il giro del Lago di Garda, il Monte Velo e il Ballino, poi tanto lago, a cercare un po’ di pianura quando ormai le gambe non giravano più.

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500km in una settimana è la distanza doppia di quello che percorro normalmente, e alla fine ho provato quella sensazione di essere ai “lavori forzati” che avevo già provato in passato sempre con il Festive500, un tour de force più da professionista che da randagio. Ma va bene così, è andata, un modo intenso per concludere in sella il 2016, e con 11.300km fatti non c’ è certo da lamentarsi!

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Il mio Solstizio d’ Inverno 2016

Ok, è andata, l’ edizione numero cinque si è conclusa con successo, sempre oltre le mie aspettative. Mi stupisco ogni anno di avere così tanti iscritti, e soprattutto molti nuovi adepti delle randonnée, di distanze così lunghe e di prove notturne. E ne vado fiero! Le previsioni meteo erano ottime, e così è stato, anche se le temperature leggermente inferiori alla media del periodo hanno probabilmente inciso sulla non partecipazione di una cinquantina di iscritti. Dei 270 previsti, hanno preso il via in 220 circa: una decina gli abbandoni, tra guasti meccanici e piccoli problemi fisici. Tanti quelli venuti da lontano, sia in Italia che all’ estero, ma sono sempre anche molto contento di vedere tanti ciclisti del posto, che non necessariamente partecipano di solito ai brevetti Audax ma che sono qui più per la particolarità della manifestazione, che con la sua semplicità sta ottenendo sempre maggiore successo.

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Come organizzatore ho dovuto rinunciare anche questa volta a pedalare insieme agli altri, ma non potrei fare altrimenti.

Per me il Solstizio d’ Inverno inizia circa tre/quattro mesi prima della prova, con il controllo del percorso: cerco di vedere se è possibile migliorarlo, renderlo più sicuro ed interessante, come ho fatto quest’ anno (la variante iniziale anche se più dura è piaciuta a tutti). Nuovo percorso però significa una nuova traccia GPS ed un nuovo road-book, elementi che una volta aggiornati sul pc vanno verificati di persona, meglio se in bici. Poi si passa all’ apertura delle iscrizioni. Per fortuna sono gestite online sul sito Audax Italia, ma necessitano sempre di alcune verifiche per non avere poi brutte sorprese la sera dell’ evento.

Arriva il momento di compilare tutte le carte dei partecipanti (più partecipanti=più lavoro!), stampare i road-book e i moduli delega e ordinare tutto per bene in modo da non avere intoppi al momento di distribuirle. Ah già, le toppe/trofeo! Quest’ anno ho preferito averle già pronte per tutti all’ arrivo, e sono piaciute 😉

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E infine arriva il grande giorno, sono agitato come se dovessi pedalare una Parigi-Brest-Parigi; sempre con la paura che qualcosa non funzioni, un ultimo sguardo al meteo, una telefonata ai posti di controllo. Avrò pensato a tutto?

La notte per me è quasi più lunga (ma non più fredda!) di quelli che lo pedalano, il Solstizio: un turno di 12 ore al bar, luogo di partenza/arrivo. Consegno le carte ai primi, un po’ di relazioni pubbliche (mi scuso con tutti se non mi sono dilungato troppo nei discorsi ma quella sera per me è davvero uno stress!) poi fuori a preparare la partenza. Alcune raccomandazioni sul percorso e poi via, si inizia a timbrare, coi soliti che scalpitano per partire! Liberati tutti è tempo di preparare il ristoro per il secondo controllo: dopo un paio d’ ore ecco i primi che arrivano. Via di nuovo coi timbri, prima a piccoli gruppetti, poi c’ è il caos del gruppone centrale. Gli ultimi arrivano a mezzanotte. Fuori tutti, il bar chiude, posso andare a dormire due orette a casa. Il cellulare però rimane acceso sempre, non si sa mai. Mentre mi infilo sotto le coperte ho quasi un senso di colpa per tutti voi la fuori al freddo…..

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Alle 02:30 sono già li davanti nel furgone: il bar aprirà alle 03:00 ma i primi arrivi non si vedranno fino alle 03:45. Il nuovo percorso ha allungato di circa mezz’ ora la percorrenza dei più veloci rispetto alla passata edizione, meglio così.

Timbro, registro il tempo di arrivo e partenza, controllo le carte e le riconsegno, insieme alla toppa ricordo. Tra le 05:00 e le 06:00 arriva il grosso della truppa, devo correre parecchio per gestire tutto ma alla fine ce la faccio. Facce stanche, sorridenti e soddisfatte, concludere il Solstizio è sempre un bel traguardo.

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Ora i ciclisti si rilassano, chi con una birra, chi con un latte macchiato, panini, torte, chi più ne ha più ne metta. Alcuni dormiranno in albergo, qualcuno si infila nel sacco a pelo qualche ora prima di mettersi in viaggio verso casa. C’ è anche qualche “matto” che tornerà a casa in bici, chapeau.

Più passano le ore più l’ atmosfera si rilassa. Al bar arrivano i clienti della domenica mattina, si iniziano ad intravedere anche abiti normali tra i presenti, non più solo gilet riflettenti e lycra. Alle 09:30 circa gli ultimi arrivi, un attento controllo sul pc per vedere che ci siano tutti e posso finalmente chiudere le porte di questa V edizione della Randonnée del Solstizio d’ Inverno.

Organizzare una manifestazione che richiama al via molti nuovi adepti del mondo randagio ha il suo piccolo prezzo da pagare: non tutti hanno seguito il percorso alla lettera (basta guardare Flybys su Strava per rendersene conto), c’ è stata qualche irregolarità nella timbratura dei cartellini gialli, per non parlare poi della già citata assistenza con vetture al seguito. Ma in linea di massima sono stati tutti bravi, bisogna ricordarsi che stare fuori una notte intera con quelle temperature non è mai uno scherzo.

Dal canto mio come organizzatore mi sono limitato ad una tirata d’ orecchi dove potevo vedere l’ errore, cercando di mettere sulla “giusta strada” chi aveva sbagliato.

Dico solo una cosa: cercate di approcciarvi a questo nuovo tipo di esperienza in maniera diversa e non come siete abituati a fare. Scoprirete un modo nuovo di vivere il ciclismo, forse migliore di quello che praticate già e più soddisfacente. Non sempre arrivare prima o primi è meglio, soprattutto quando è il viaggio la vera esperienza, non la sua fine.

Ci vediamo al prossimo Solstizio, grazie a tutti!

Solstizio d’ Inverno pre-ride

Audax: ciclismo di lunga distanza in autosufficienza. Ogni tanto è utile ricordarlo e ricordarselo. Mi piace sempre pensare di appartenere a questo quando esco in bici, anche se per distanze minori.

Seduto a tavola dopo un piatto di pasta e una buona birra rifletto con Andrea che mi ha accompagnato in ricognizione sul percorso del Solstizio di quanto sia appagante passare una giornata in sella così come abbiamo fatto noi oggi. Dieci ore a pedalare in modo Audax, e cioè senza stress alcuno se non quello di arrivare alla fine godendosi il tragitto. Con la giusta soddisfazione che una fatica simile ti lascia nelle ossa per qualche tempo: si, perché non ci sono fenomeni qui, nessun super atleta di sorta. Oggi dopo tre giorni non avevo ancora recuperato fisicamente. Ma in quel momento la testa comanda, in sella si superano difficoltà, freddo, fatica, perché come dice un hashtag che va tanto di moda adesso #outsideisfree e allora viviamocelo questo outside perché è la base della nostra attività preferita.

Noi siamo andati di giorno per verificare per bene il percorso e che tutto fosse ok (ma abbiamo finito al buio!). Voi andrete di notte, godetevela e state attenti. Concludere un Solstizio non è una passeggiata ma non è impossibile. Farà freddo quest’ anno e ripartire dal controllo di Peschiera sarà dura, ma come sempre le luci di Natale vi terranno compagnia lungo il tragitto. Una volta traversato il basso lago la nebbia sarà solo un ricordo e se sarete fortunati come lo siamo stati noi ci saranno solo la luna e un cielo limpido e stellato ad accompagnarvi verso il traguardo. Insieme alla grande soddisfazione di avere concluso qualcosa di unico e un po’ stravagante.

Buona Randonnée del Solstizio d’ Inverno a tutti!

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Primo brevetto Audax DIY GPS ufficiale

DIY sta per Do It Yourself.

In Italia non esiste questa possibilità, ma facendo parte dell’ Audax UK ho avuto la fortuna di poter provare quest’ esperienza. In poche parole si tratta di percorrere un brevetto pensato e ideato da soli in maniera ufficiale (con tanto di omologazione valida al fine di poter ottenere altri riconoscimenti).

Funziona così:

  • si acquistano delle carte di viaggio virtuali da uno degli organizzatori dell’ AUK che si occupa di questo (si potrebbero avere anche carte di viaggio vere e proprie nella variante non GPS, ma la tracciatura del percorso diventa più complicata dovendo rispettare la regola della distanza minima tra due controlli);
  • si prepara il percorso a tavolino utilizzando uno dei tanti programmi disponibili online, mantenendo i classici canoni Audax (distanza ufficiale 200-300-400-600-1000 e +1000) e scegliendo gli opportuni luoghi di controllo;
  • si salva la traccia ottenuta e la si carica online attraverso un modulo automatico indicando la data decisa per il brevetto, la distanza e i controlli;
  • viene inviata dall’ AUK una carta di viaggio virtuale con un link identificativo che servirà a caricare la traccia una volta effettuata la randonnée;
  • alla data scelta si monta in sella e si compie il giro avendo cura di registrare il tutto per bene;
  • una volta finito si invia la traccia all’ organizzatore e si aspetta la sua validazione. Stop.

Sembra complicato ma non lo è. E comunque sul sito è indicato in maniera chiara come fare il tutto.

Calcolando che è Novembre ho scelto di iniziare con una distanza di base, 200km, e vedere come andava. Come al solito mi sono lasciato prendere la mano al momento della tracciatura e ne sono venuti fuori 2500mt di dislivello!

Il percorso prevedeva: Passo San Giovanni e Val d’ Adige, salita Peri-Fosse, discesa da Breonio a Sant’ Ambrogio di Valpolicella, Lazise e poi il periplo del Garda fino a Riva, salita al lago di Tenno da Deva, ridiscesa su Arco.

Il problema iniziale è stato il freddo: per le prime tre ore (sono partito alle 06:30 circa) il sole non si è visto, in pratica fino a Fosse, e il termometro è sceso a -2° . Primo controllo virtuale e prima pausa al bar del paese. La stufa a legna accesa all’ interno fa molto baita di montagna e mi ricorda che l’ inverno è alle porte ed è ora di vestirsi per bene.

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Fuori l’ aria mattutina è gelida ma a dispetto delle previsioni che davano coperto c’ è un bel sole. Colpo d’ occhio magico sulla Lessinia mentre scendo verso il Garda. Consapevole che lo zoccolo duro del percorso è alle spalle mi godo la girata del lago, approfittando del passaggio a Peschiera del Garda per una sosta al Mc Donalds che ospiterà il controllo del Solstizio a sincerarmi che sia tutto ok. Pranzo rando style con un bel Mc Menù e si riparte.

Passate le cinque ore in sella passa anche il mal di schiena. La mente ha avuto la meglio sul fisico  che ora sta zitto e lavora. E poi c’ è il vento a favore. Per raggiungere Salò faccio una strada alternativa scovata l’ ultima volta che sono passato di qua: meraviglie del gps, oggi per la prima volta uso le mappe con navigazione e ne sto apprezzando l’ utilità.

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Una piada alla nutella mi darà l’ energia necessaria a tornare verso casa. Sempre con il vento che mi spinge percorro la Gardesana Occidentale con in testa l’ ultima salita, e più mi avvicino, più mi pento di averla inserita nel percorso. Sono a Riva alle 16:00, sta già facendo buio e sono in bici da  quasi dieci ore. E’ freddo e sono stanco. In più non sono più certo che il percorso verrà approvato: proprio in fase di partenza ho fatto un errore con la traccia sul Garmin perdendo i primi 15km. Quasi quasi vado dritto a casa e mi evito la Deva…..

Per fortuna alla fine lo spirito randagio prevale sul buon senso. La Deva doveva essere e la Deva sarà. Scollino in qualche modo e mi preparo alla fredda discesa prima di rientrare a casa. Comunque vada traccia o non traccia so di avere fatto 200km ed è sempre un bel “pezzo”, quindi sono soddisfatto della giornata.

Alla fine il brevetto verrà omologato, per fortuna il Garmin aveva comunque segnato la partenza del percorso e l’ organizzatore ha potuto verificarlo!

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