200-300-400-600 fatti, ma Parigi?

Con il 600 di Verona e il 300 di Spilamberto-MO, ho concluso positivamente il ciclo di qualifiche per poter partecipare alla Parigi-Brest-Parigi. Ma ad oggi non sono ancora sicuro di voler andare in Francia.

Le qualifiche sono andate bene, ovvio non senza difficoltà, soprattutto nella prima giornata della rando di Musseu. 600km da fare, se ci penso mi viene male. Si fa per dire. Ma almeno la testa ormai è abituata a dover affrontare ostacoli simili e reagisce di conseguenza. O forse non reagisce proprio, si va e basta. Poi mica li ho fatti tante volte 600km. Ecco, di nuovo i dubbi e le paure.

Più partecipo alle rando e più mi accorgo che non sono il “randagio” tipo. E me ne accorgo sempre quando sono in crisi. Perché quando hai una crisi in una rando (e stai sicuro che lei prima o poi arriva quando pedali di filato per due giorni) cosa fai se non pensare a chi te lo ha fatto fare? Già, quante volte mi è capitato….ho perso il conto. Come questa volta, quando alle 22:30 di sabato ho scollinato da solo sul Passo di Cimabanche, con circa 300km nelle gambe, da solo, al buio, freddo e sotto la pioggia. E tutte le volte mi dico mai più, e sono già li che penso che domattina prenderò un treno, perché io in bici domani mica ci voglio risalire. Poi mi butto per terra sul parquet di una palestra con le luci accese a riposare quattro ore avvolto nel mio sacco a pelo e la mente si resetta. E alle 04:00 del mattino sono di nuovo in strada, ancora sotto l’ acqua ma con un’ energia rinnovata. Eh sì, poi oggi è tutta discesa, e a Loppio potrò vedere i miei bimbi (e la Vale), come i prof quando col Giro passano vicino a casa.

E così è andata in porto anche questa, 600km, 37 ore. Ma devo già pensare alla prossima settimana, che c’ è il 300 e io non sono mica il randagio tipo che tutte le settimane si spara una mega distanza, e già so che farò fatica.

E farà caldo. Eccome. Ma stavolta la partenza non mi frega. Mica come al 600 che sono partito 45 minuti dopo tutti. Oggi a Spilamberto si parte alle 08:00, primi 100km di pianura, imperativo ciucciare le ruote del gruppo. Ma poi arrivi al primo controllo, e tra chi fa pipì, chi guarda il negozio, chi si perde via per altri motivi, riparti da solo, di nuovo, perché in fondo è così che ti piace. Al tuo ritmo ed un controllo alla volta, è così che si arriva sempre alla fine. E poi iniziano le salite, e tu c’ hai la bici coi parafanghi che è un po’ più pesante, perché sei fesso e ti piace fare le cose come la tradizione, perché quelle bici li troppo moderne con le loro borse belle leggere non ti piacciono mica. Ma tu che pesi meno di 70kg se avessi una bici leggera sarebbe meglio no? La prossima volta forse…..

Per fortuna che oggi ci saranno tanti bei momenti condivisi a farti passare i chilometri insieme a randagi vecchi e nuovi, e ti accorgi che alla fine è questo il bello, e stasera è questo che ti porterai a casa. Beh, e poi quel fantastico arrivo al crepuscolo pedalando avvolto tra le lucciole, neanche quello te lo scorderai per un bel po’. Ah, e neanche il pasta party.

PBP, ricapitolando

Ok, tempo di mettere mano di nuovo al blog. Ci eravamo lasciati in Febbraio con le mie prime salite invernali, e a dirla tutta la primavera non sembra sia ancora arrivata. Oggi è l’ ennesima domenica piovosa, ne approfitto dunque per fare il punto sulla mia preparazione alla Parigi-Brest-Parigi che si terrà il prossimo Agosto e che sta catalizzando l’ attenzione di tutto il randomondo.

Anche grazie ad un aumento delle quote di partecipanti ammessi fatto dall’ organizzazione, sono riuscito a preiscrivermi all’ evento (nota da ricordare: per l’ edizione 2023 fare qualcosa in più di un brevetto da 300km l’ anno prima!), il che significa che ora bisogna qualificarsi! Croce e delizia della PBP, da regolamento per partecipare ad un brevetto da 1200km qualsiasi (alcune eccezioni come la LEL) bisogna fare le quattro classiche distanze nel corso dell’ anno 200/300/400/600 e ottenere così il già di per sé prestigioso titolo di Super Randonneur.

Sembra facile ma non è, e incastrare le date disponibili con tutti gli altri impegni è sempre più difficoltoso (senza dimenticarsi che può sempre andare storto qualcosa ad una qualifica, vedi poi). Avevo quindi deciso di prendere parte ai quattro eventi organizzati da Musseu e Sportverona, sia per comodità essendo la partenza ad un’ oretta di macchina da casa, che per omogeneità e bellezza dei percorsi creati da Giorgio, che in parte conosco bene. Purtroppo però i piani non sono andati come previsto: il 200 è saltato per un’ influenza presa un giorno prima del via, e per il 300 invece ci si è messo un calo motivazionale che mi ha fatto quasi perdere la retta via.

Ad Aprile mi rimbocco le maniche e trovo un’ alternativa, il TFC Tour organizzato a cavallo dei colli Berici ed Eugànei. La giornata scorre liscia e senza intoppi, percorso impegnativo con salite corte e ripide dove ho modo di provare per bene la Condor Fratello, con la quale mi trovo decisamente a mio agio, “assetto” a parte che andrà poi modificato.

Una settimana sola ed è già tempo del 400. Non è mai preferibile saltare a piedi pari una distanza (il 300 in questo caso) ma mi ci ritrovo costretto, ed essendo già iscritto ai Magnifici Quattro vado lo stesso, al 300 penserò poi. Le partenze pomeridiane (il via è alle 16:00) non sono il mio forte, e anche questa volta non è diverso. Ci si mette un forte mal di testa a complicare la situazione, così a mezzanotte con circa 200km fatti, sono costretto a fermarmi in un albergo a Borgo Valsugana che per fortuna sono riuscito a prenotare nonostante l’ ora tarda (tra l’ altro fantastico, consigliato proprio!). Ripartirò alle 5 del mattino per concludere la rando in solitaria e con ancora due ore nel sacco. Nota positiva oltre al percorso stupendo, il passaggio proprio di fronte a casa mia la mattina di domenica che mi ha permesso di fare una bella colazione, salutare tutti e ripartire asciutto e rinfrancato. Ma il vento contro degli ultimi 80km!!!

Dieci giorni dopo sono in pista per il 300, a Ponte nelle Alpi, una rando che avevo già fatto tanti anni fa. Però succede quello che non ti aspetti, anche se un po’ la colpa è mia: ritiro per guasto meccanico. Dopo 50km mi si smonta il reggisella, un bullone è perso e non c’ è modo di sistemarlo. Sconfortato e abbattuto me ne torno alla partenza pedalando in qualche maniera. Altra nota da ricordare: 1-mai andare ad una rando con una bici messa insieme la sera prima, 2-verificare sempre per bene quando appare un rumore strano sulla bici. Se avessi agito in tempo è probabile che il bullone non lo avrei perso, 3-non si parte per 300km con una camera, una pompetta e un multi-tool soltanto, perché “shit happens”. Sbagliando s’ impara, forse.

Mi rifarò due settimane dopo sulle strade di casa con il giro delle Dolomiti di Brenta in solitaria (la randonnée torna il prossimo anno, non mancate!) con delle condizioni quasi invernali, ma che mi ha lasciato un po’ di sicurezza in più sulla mia condizione fisica.

Quindi ad oggi sono a metà strada di questo percorso tortuoso di qualificazioni che dovrebbe portarmi a Parigi per la terza volta. Una settimana esatta e toccherà al 600. La bici è in assetto rando, il meteo non è ancora il massimo ma la voglia di avventura c’è; martedì ultima uscita e poi incrociamo le dita!

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Un Bondone invernale

Il 2019 è l’ anno della Parigi-Brest-Parigi, come tutti sanno, che ovviamente è anche il mio obbiettivo ciclistico di questa stagione. Se però riesco a iscrivermi. Ad oggi infatti sono rimasti solo un migliaio di posti disponibili, e con il mio 300 di pre-qualifica ho ancora qualche speranza di farcela. Lo scoprirò il 25 Febbraio.

Meglio comunque prepararsi, che tanto se non è la PBP qualcosa di alternativo lo si trova sempre.

Domenica ero libero, e cogliendo l’ occasione di una gita in famiglia sulla neve alle Viote del Monte Bondone, ho deciso di raggiungerli in bici. Febbraio, mattina presto, salita dal versante Nord, temperature rigide, la mia bici leggera in manutenzione ecc. ecc., tutte scuse per una testa che forse ha perso un po’ di abitudine a quelle sane strusciate che in fin dei conti sono quello per cui vado ancora in bici. E come poi si è visto, tutte scuse inutili.

Sì, a salire ci abbiamo messo 3 ore da casa (con me anche Carlo, e grazie perché se non fosse stato per lui con tutta probabilità mi sarei rigirato nel letto), sì, era freddo (sottozero in valle e sulla salita 2/3 gradi sopra massimo), sì, ho fatto una bella faticaccia, ma ne è valsa davvero la pena. L’ essenza del ciclismo invernale, come ha scritto poi Carlo in un suo post su Instagram.

E’ stata poi la molla che mi ha fatto pensare: ” SI PUO’ FARE”. Così dopo un paio di giorni sono pronto per la replica con il Passo Bordala. Altri orari ma soprattutto altre temperature! Comunque la caccia alle salite è aperta, per fortuna. E mi viene da pensare perché ho aspettato così tanto…

Prima uscita e primo colle del 2019

La tradizione del ciclista (e credo di ogni qualsiasi altro sport) vuole che il 1° dell’ anno lo si passi, almeno in parte, nel nostro caso in sella. Io ho dovuto aspettare invece il 3 di Gennaio per la mia prima pedalata. In mini-vacanza ligure per quattro giorni in visita a mia mamma che vive li, complice una lieve influenza, mi sono limitato a fare quello che ho sempre fatto a Finale Ligure, scalare, ma con corda e scarpette. Però non volevo tornare a casa senza approfittare di una pedalata nell’ entroterra, e prima di partire mi ero preparato un itinerario che comprendesse un colle nuovo in un anello dal chilometraggio limitato. Ho scovato così l’ unico passo asfaltato disponibile in zona che ancora mancava alla mia lista, il Colle 4 Vie, un piccolo colletto posto a 213mt sul livello del mare. In questo caso però non è l’ ascesa in sé ad essere interessante, vista la sua brevità, ma la possibilità di scoprire nuove strade lungo l’ itinerario da e per il colle, cosa che il Club des Cent Cols mi ha mostrato più volte.

Purtroppo non sono riuscito a beneficiare del clima mite tipico della Liguria. Proprio stamattina infatti una corrente di vento gelido ha fatto calare le temperature drasticamente portandole a valori molto simili ai nostri. Alle 09:30 mi sono messo in marcia con 5°C, speranzoso che il sole avesse fatto il suo dovere. Partenza da Finalborgo dove soggiornavo, per 15km circa ho seguito la SS1 Aurelia, un vero e proprio incubo in questo periodo dell’ anno visto il traffico pazzesco. Mi aggrego ad un piccolo gruppetto che procede tranquillo, poi dopo Ceriale finalmente lascio il lungomare in direzione di Cisano sul Neva lungo la SP3 inizialmente e a seguire la SP582. E’ incredibile il contrasto che c’ è in Liguria tra l’ Aurelia e l’ entroterra in quanto a presenza di persone: in meno di 10km si entra in un altro mondo, è sorprendente.

Proprio a Cisano decido di bermi un caffè. Mi ricordo il bar in piazza , quello degli scalatori, dove venivo sempre anch’ io negli anni che tiravo prese tutti i giorni. Appogio la mia Mercian fuori al sole ed entro. Mi fa piacere che nulla è cambiato, ci sono sempre gli scalatori che fanno colazione e la pila di guide usate da consultare con i settori della zona, il cosiddetto “oltrefinale”. Guardo se per caso incontro qualcuno che conosco, ma no, la generazione di scalatori è un’ altra, facce nuove.

Riparto lasciando la Val Pennavaire e le sue falesie alla mia sinistra, io rimango sulla strada principale. A Zuccarello passo dal centro per dare uno sguardo a questo borgo medioevale ristrutturato, poi poco dopo, seguendo la traccia sul telefono prendo una deviazione a destra verso il colle. Un chilometro e sono al valico. Nonostante la misera quota ha una discreta vista sulla valle e sui ruderi del vecchio castello che però non visito: il ripido sentiero che vi accede con le mie scarpe da strada e relative tacchette SPD non si addice molto. Poi decido di rientrare sui miei passi fino al bivio sottostante visto che l’ asfalto finisce qui: potrei avventurarmi sulla sterrata che ho di fronte, ma visto che non ho molto tempo preferisco la sicurezza dell’ asfalto.

E per fortuna, altrimenti mi sarei perso la fantastica salita verso Castelvecchio di Rocca Barbena che davvero merita una visita. Da qui procedo verso Vecersio con pendenze maggiori ma mai importanti, se non gli ultimi 500mt prima dello scollinamento. Una bella discesa mi riporta a Toirano e le sue grotte, la Val Varatella e le sue falesie calcaree a picco sono un altro luogo da visitare, ma oggi non ho più tempo. Risalgo a Boissano dove termino il giro con una cinquantina di km fatti.

Un bel pranzo in famiglia e si rientra in Trentino, vacanza finita. Anche se mi porto a casa solo questo giro ne è valsa davvero la pena, mi ha ricaricato le energie in un modo indescrivibile. Luoghi e strade fantastiche.

Randonnée del Solstizio d’ Inverno 2018

Sono già passati sette anni da quando mi venne l’ idea di portare in Italia questa manifestazione sbirciata in un video dei Seattle Randonneurs. Scoprii in seguito che la pedalata del Solstizio d’ Inverno è da sempre popolare tra i randagi di tutto il mondo: in Inghilterra ad esempio, dove il movimento Audax ha una lunga tradizione, parliamo di una prima edizione notturna verso la fine degli anni ottanta a cui presero parte tre membri dell’ AUK, i quali incontrarono condizioni proibitive (una bella nevicata e tanto ghiaccio per le strade). Da li’ in poi la organizzarono di giorno, e a tutti’ oggi gode di una certa popolarità.

Ma le presenze che facciamo noi (e me ne vanto, posso?) non le fa nessuno. Un commento di Sara su un post di Instagram diceva: “… come faccia Fabio a convincere tanta gente a pedalare di notte, al freddo rimarrà un mistero…” e in effetti il mistero c’è. O meglio, il merito non è mio, che faccio ben poco a livello di servizi. La magia sta nel luogo: Arco vestita a festa con i suoi mercatini di Natale, il nostro Lago di Garda, le mille luci nei paesi attraversati, il freddo, la condivisione di qualcosa di unico nel suo genere, e perché no, la gente sulle strade che ormai inizia a sapere del nostro passaggio. Mettici anche l’ internazionalità dell’ evento (con partecipanti da Austria, Germania e Svizzera, oltre al Bel paese rappresentato quasi per intero) e il gioco è fatto. Se poi come quest’ anno trovi la luna piena che ti concede di vedere le montagne in Valle del Sarca come fosse giorno, beh….lo dovete proprio vedere.

Una cosa è certa però, se non ci fossero quelle poche persone a darmi una mano non ce la farei. Quindi ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato anche se in minima parte, senza di voi la Randonnée del Solstizio d’ Inverno non sarebbe possibile.

Vi aspetto tutti nel 2019, pronti a vivere di nuovo la notte magica del Solstizio d’ Inverno in sella ad una bicicletta.

ps un saluto particolare a Stefano che è stato vittima di una caduta fratturandosi una scapola. Buona guarigione e se decidi di venire sarai nostro ospite l’ anno prossimo!

foto @cascada.cc, l’ album completo lo trovate qua https://www.facebook.com/cascada.cc/